Caro Salvini, contro gli sgozzatori da pianerottolo chiedi al Matamoros di Pontida

di GIORGIO LEONISantiago_Matamoros

L’interessante evento promosso dal centro culturale Terra Orobica con un focus alternativo su Pontida e i suoi luoghi svelati senza grida e populismi, ci solletica a ricordare, oltre alle leggende, ai miti, agli snodi storici, quel che rappresenti ancora questo Comune non tanto contro il Barbarossa, quanto contro i fastidiosi imperi delle bombe.

Pontida è l’abbazia benedettina, il monastero di Benedetto. E’ il luogo simbolico delle libertà contro l’impero, è simbolo dell’Europa del monachesimo, di quella via dei monaci indicata come profezia di bene e salvezza da tutti i relativismi che ne hanno sterilizzato la centralità cristiana. E’ la Pontida non del sincretismo religioso, del dio unico. E’ l’antitesi dell'”Europa nella crisi delle culture”, titolo dell’omelia di Ratzinger nella terra del primo monastero di Benedetto da Norcia, patrono d’Europa.

Lo spirito dell’Europa combattuta dall’islam abita a Pontida, soprattutto e particolarmente assieme alle reliquie di San Giacomo, cui è dedicata, non bastasse, l’abbazia. Sono conservate nel monastero le reliquie di Giacomo il Matamoros che sconfisse la penetrazione dell’Islam in Europa. La sua statua è a Santiago de Compostela, il terreno del campo della stella, campus stellae. E a San Giacomo, a Pontida, i benedettini gli hanno dedicato l’abbazia.

Se ancora gli scettici e i distratti non capiscono l’attualità del Matamoros ambasciatore benedettino, ci sono le parole di Ratzinger nel suo discorso a Velletri: “Storicamente e culturalmente la Turchia ha poche cose in comune con l’Europa. Per questo motivo sarebbe meglio che la Turchia diventasse un ponte tra l’Europa e il mondo arabo, oppure formasse insieme con quel mondo il suo proprio continente culturale”.

Un altro orizzonte culturale legava la Pontida di Giacomo e Benedetto all’Europa della via dei monaci: era la globalizzazione culturale condivisa non virtualmente che attraversava con i monasteri benedettini l’Europa dalla Provenza alla Borgogna, dall’Inghilterra alla Spagna, dalla Renania alla Svizzera sino a Pontida. Unità culturale, artistica, religiosa, economica, perché le abazie crearono attorno a sè un sistema di approvvigionamento e distribuzione delle materie prime, di difesa dalle razzie, in sostanza sicurezza e accumulo, le due condizioni genitrici del primo moderno nucleo di capitalismo che anticipa le città artigiane e commerciali, le associazioni tra mercanti, dell’Universitas mercatorum. Era l’indipendenza e l’autogoverno. Era l’Europa, la Pontida della via dei monaci di Benedetto e Giacomo che pone le condizioni per l’economia dei liberi comuni, dove esplodono arti e mestieri, le università. E’ la Pontida di Benedetto nella modernità della lotta contro qualsiasi occupazione e ingerenza nell’autogoverno, nell’intrusione di culture straniere che – da dominatrici – vorrebbero sostituirsi alla nostra civiltà.

Lo ricordava anche un liberale come Tocqueville che “i troni vengono dagli uomini da i Comuni vengono da Dio”. E’ la storia di una sovranità umana che sale dal basso, di una spiritualità monastica nata originariamente in forma federativa tra abbazie, rinfrancata nel comune ufficio divino (l’Opus Dei), nella lectio divina, la lettura dei testi e più in seguito nell’Ora et labora formulato in ambiente bavarese.

“L’Europa -diceva un altro Benedetto, Benedetto XVI – nella Lectio Magistralis in Senato  – sembra diventata vuota dall’interno, paralizzata in un certo senso da una crisi del suo sistema circolatorio, una crisi che mette a rischio la sua vita, affidata per così dire ai trapianti, che poi però non possono eliminare la sua identità. A questo interiore venire meno corrisponde il fatto che anche etnicamente l’Europa appare sulla via del congedo”.

Etnicamente, certo, congedata dall’unità politica, dall’idolatria bancaria e monetaria, dalle radici omesse persino nella europea “futile carta dei diritti fondamentali”, come la bollò l’Economist nell’ottobre del 2000, aggiungendo: “Affidarsi a una politica di integrazione fine a se stessa senza curarsi del consenso dei cittadini è una scelta indifendibile”.

Intanto prevale l’Europa dei mercanti, quella che eclissa eticamente la ragione del profitto e declina la responsabilità sulla salvaguardia della propria identità. La storia si ripete, e i vinti si vendicano sui distratti. Benedetta sia la memoria.

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