Caro Salvini, aumentare l’inflazione significa aumentare una tassa

di MATTEO CORSINI

“Magari ci fosse l’inflazione, negli anni Novanta c’era perché la gente comprava, sarebbe una buona notizia se ci fosse”. Ieri, nel commentare le parole di Matteo Salvini sulla “moneta giusta” su questo giornale, scrivevo che “la gran parte dei nostalgici della lira sostiene che servirebbe (un po’ di) inflazione”.

Neanche a farlo apposta mi è capitato di leggere quest’altra sua dichiarazione. Purtroppo sono in tanti a essere convinti che l’inflazione sia di per sé positiva, se a dosi contenute. Alcuni perché sanno effettivamente di cosa si tratta, ossia si una imposta implicita, quasi mai proporzionale e spesso regressiva. Un’imposta che redistribuisce la ricchezza in buona sostanza a favore dei debitori, penalizzando coloro che risparmiano e percepiscono redditi nominali fissi. Altri sono semplicemente illusi che un mondo nel quale si ha crescita nominale equivalga a un mondo nel quale vi è crescita reale.

Che l’inflazione spinga la gente a consumare e ad anticipare anche consumi che non farebbe oggi se non fosse per l’aspettativa di spendere di più per lo stesso bene in futuro è considerato da molti un fattore benefico per l’economia. Ma consumare di più oggi è possibile solo risparmiando meno, erodendo il patrimonio (frutto di risparmi passati), o indebitandosi. Tutte circostanze che lasciano l’individuo maggiormente esposto a eventi negativi futuri, dato che le difese possibili tramite il risparmio si assottigliano o vanno addirittura in negativo. Si dirà, e molti keynesianamente lo dicono, che al futuro ci si penserà a tempo debito, e che in ogni caso nel lungo periodo saremo tutti morti. Qualcuno (ho il sospetto che siano parecchi) pensa anche che le eventuali difficoltà che dovessero presentarsi in futuro dovranno essere risolte dallo Stato (con i soldi degli altri, ovviamente). Non voglio in questa sede tornare sugli effetti deleteri che ha la mancanza di risparmio reale sul sistema economico. Vorrei invece sottolineare che se pagare le tasse non è piacevole – e farlo in Italia lo è meno che altrove, sia per la quantità, sia per l’astrusità delle stesse – essere tosati dall’inflazione dovrebbe esserlo ancora meno.

E’ quindi logico e comprensibile essere di cattivo umore (per usare un eufemismo) quando si ha a che fare con il pagamento delle tasse esplicite. Sarebbe bene, tuttavia, riflettere sul fatto che invocare l’aumento dell’inflazione non significa altro che invocare un aumento di una tassa implicita. Come dicevo, qualcuno è consapevole di ciò che accade con l’inflazione e sa come e chi colpisce. Considero costoro peggio di quelli che, in tema di tasse esplicite, vorrebbero veder calare quelle che pagano loro invocando un aumento di quelle che pagano gli altri. Ai tanti inconsapevoli invece, credo farebbe bene ricordare Tafazzi, che passava il tempo a percuotersi i testicoli. Per costoro vedere di buon occhio l’inflazione è più o meno la stessa cosa.

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30 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Costui vorrebbe uscire da una moneta virtuosa affinché politici e burocrati, del governo e delle opposizioni, tutti insieme appassionatamente, possano dedicarsi alle spese (ruberie) pazze facendo pagare il conto a tutti i Cittadini con il metodo dell’inflazione affinché pochi abbiano la capacità di rendersene conto.

  2. Fidenato Giorgio says:

    Mercanzin, più leggo quello che scrivi e più mi rendo conto che vivi in un altro mondo. Matteo Corsini ha spiegato splendidamente, ma tu sei convinto che lui non ti abbia dato una risposta.
    L’inflazione, come dice Matteo è l’aumento generalizzato dei prezzi, non è l’aumento del prezzo di un bene.
    Hai mai sentito parlare della domanda e dell’offerta? Di solito i prezzi fluttuano in ragione della domanda e dell’offerta. Queste variazioni in su ed in giù, non rappresentano minimamente inflazione o deflazione, ma semplice gioco della domanda e dell’offerta. Ad esempio il bene che tu hai portato come esempio, le mele, è molto facile dimostrare come il suo prezzo abbia delle fluttuazioni importanti da periodo a periodo. Esempio un gelata può portare ad una diminuzione importante dell’offerta di mele e quindi il suo prezzo aumenterà. Al contrario un’ottima annata, con un aumento considerevole della produzione, e quindi dell’offerta, può provocare una diminuzione del suo prezzo. Così come il prezzo del petrolio algerino. Il fornitore Algerino non è che aumenta a casaccio il prezzo, lo aumenta perché, molto probabilmente il mercato gli ha dato il segnale che invece di 100,00 può chiedere 130,00. L’aumento del costo del carburante si trasferisce al produttore di frutta, il quale o dovrà rinunciare ad una parte del profitto, mantenendo invariato il prezzo di vendita o dovrà aumentare il prezzo di vendita. Ma lo potrà fare se, e solo se, il mercato è disposto a pagarlo. Potrebbe accadere che un consumatore, di fronte ad un prezzo delle mele di 1,50€/kg, decida di sostituire le mele con le pere perché costano solo 1,30. Se il melicoltore non riesce a recuperare, con il prezzo di vendita, i costi di produzione, esso subisce una perdita. Conosci il termine rischio imprenditoriale? Perdita? Se non lo conosci, sappi che il mondo funziona così.
    Ora veniamo alle tue farlocche teorie.
    Allora nel sistema economico esiste una massa definita di moneta (come noi libertari vogliamo ed Hayek voleva). Ammettiamo che questa massa costituisca un numerario di 10. Per semplificare dobbiamo comprare 3 prodotti. mele, uova e libri. In una data situazione il nostro consumatore compra 3 denari di mele, 5 denari di uova e 2 denari di libri.
    In una situazione normale, di libero mercato in cui la massa monetaria è stabile e ben definita succede che viene una gelata. Le mele vengono a costare 5 denari. Per comprare i 5 denari di uova e i 3 denari di libri, non ci sono più i soldi. In buona sostanza il nostro consumatore, avendo meno soldi a disposizione farà calare la domanda di uova e di libri. A loro volta i produttori di uova e libri, essendo venuti a calare la domanda di uova e di libri, se vogliono vendere la loro produzione devono per forza calare i prezzi o diminuire la loro offerta di prodotti perché altrimenti la loro produzione andrebbe invenduta (siamo di nuovo nel rischio imprenditoriale). Come vedi in una situazione normale non esiste l’aumento generalizzato dei prezzi, ma una situazione di aumenti e diminuzione dei prezzi in funzione delle migliaia di variabili a cui un imprenditore deve fare fronte (per questo fare l’imprenditore non è un mestiere per tutti).
    Per non farla lunga, puoi ben capire che in una situazione di produzione di moneta a go-go come piace a te e ai MMT, questa situazione non si viene a verificare. Avremo, come ha cercato di spiegarti Matteo, ma purtroppo inutilmente, l’inflazione che, tecnicamente, significa aumento della massa monetaria che, come conseguenza, porta ad un aumento dei prezzi.
    Poi non posso parlare con uno che non conosce la storia economica degli ultimi decenni. La vostra teoria è già stata sbugiardata dai fatti. Forse non eri nemmeno nato, ma negli anni ’70 il mondo ha conosciuto la stagflazione, cioè inflazione con stagnazione economica (quindi la tesi che ci vuole un po’ d’inflazione, cioè ci vuole nuova moneta in circolazione, per stimolare l’economia, è già stata smentita dai fatti (l’impero romano, a furia di inflazione, cioè a furia di immettere nuova moneta, ad un certo punto crollò. L’impero sovietico idem. Stampavano moneta per comprare le merci che però non esistevano perché nessuno aveva voglia di lavorare).

  3. bobdebussy says:

    Tutto vero quanto scritto, anzi ovvio.
    Tuttavia, a mio parere, strategicamente, dobbiamo valutare la mossa anti euro di Salvini come tesa a indebolire l’attuale classe politica. Classe politica che, come sappiamo purtroppo molto bene, e’ disposta a dar supporto a chiunque in Europa pur di ricevere in cambio l’investitura che serve a continuare sottrarre ricchezza agli stessi Italiani che sarebbero vittime dell’inflazione. Prima dell’euro il problema era uno, il meridione. Ora i problemi sono due: in primis sempre il meridione, al quale sia aggiunge l’Europa. Siamo per cosi’ dire tra incudine e martello. Il punto e’ che al momento si vota per quella marmellata che e’ il parlamento europeo. Realisticamente Salvini sta’ eseguendo una delle poche mosse disponibili.

  4. Matteo Corsini says:

    Solo un paio di precisazioni:
    1) La frase estrapolata è abbastanza in linea con i raginamenti di Salvini in materia, e anche con quelli, peraltro più articolati, di Borghi. Del quale conosco bene le posizioni in fatto di euro. Così come conosco bene quelle di Bagnai, sempre per stare su un filone simile.
    2) Nel suo lungo commento, Mercanzin come di consueto attribuisce a me inesattezze che corrispondono in realtà a una lettura non corretta di quello che scrivo (problema risolvibile leggendo con meno fretta oppure con una visita oculistica), oppure a una scorretta definizione dei termini. Che la semplice crescita di un prezzo corrisponda a inflazione non è affatto vero. La definizione mainstream è “crescita generalizzata dei prezzi”. Definizione che, peraltro, confonde uno degli effetti dell’inflazione con l’inflazione stessa. Senza aumento della massa monetaria non può esservi una crescita generalizzata (mai uniforme peraltro) dei prezzi, a prescindere da domanda, offerta e tasse.
    Lo stesso vale per il potere d’acquisto. Nessuno dubita che non vada confuso quello del (reddito del) singolo individuo con quello della moneta, ma è altrettanto indubbio che l’aumento della quantità di moneta determini, a parità di altre condizioni, una diminuzione del potere d’acquisto dell’unità monetaria.

    • Marco Mercanzin says:

      Campionato mondiale di arrampicata sugli specchi.
      Bello il tentativo di svicolare parlando di prezzi generalizzati, contro un solo prezzo.
      Logico che inflazione rappresenti un paniere ampio di aumenti. Ma naturalmente la sua malafede nn capisce che nel mio intervento, “il prezzo” era un esempio semplificativo.
      Per il resto ha confermato quello che volevo correggerle : l’inflazione e’ un aumento dei prezzi, nn un loro abbassamento.

      Stia bene.

  5. sotis says:

    Qui si parla come se inflazione in Italia non ce ne fosse stata con l’euro e ritornando alla lira l’inflazione salirebbe alle stelle.
    Da quando siamo entrati nell’euro, l’inflazione reale è stata ben diversa da quella propinata dall’istat, che sembra più essere dettata da propaganda di regime che non a calcoli su base reale.
    Prima con uno stipendio di 2 milioni di lire eri considerato un benestante, oggi con 1000 euro sei sulla soglia della povertà,
    Quindi l’inflazione c’è stata e c’è ancora con tutti gli aumenti di tasse e balzelli vari (.per sottostare ai dictat imposti dall’eurocrazia dominante) che incidono sui prezzi dei prodotti e servizi, mentre l’istat continua a propinarci tassi di inflazione bassissimi, …ma che non rispecchiano la realtà.

  6. Marco Mercanzin says:

    L’inflazione è, innanzi tutto, un fatto che appartiene all’esperienza quotidiana di ciascuno. Immaginiamo di andare al solito negozio: la scorsa settimana le mele costavano 1 €/kg. mentre, questa settimana, sorpresa, le medesime mele costano 1,5 €/kg. e questo evento è “inflazione”, che è la parola tecnica con cui si indica che sono “aumentati i prezzi”. Questa è l’esperienza dell’inflazione.

    Questione molto diversa è, invece, “il calcolo dell’inflazione”, che è svolto in modo complesso, prevede la raccolta di dati dei prezzi di un insieme di prodotti, tali dati devono essere valutati, soppesati, compensati e, in genere, il risultato ufficiale di tanto lavoro, complicate elaborazioni e analisi statistiche che coinvolgono uno stuolo di tecnici lo si verifica da soli, con chiarezza, in un istante, facendo la spesa.

    Di fronte all’inflazione, come “aumento dei prezzi”, ciascuno si sente un po’ più povero, perché, a parità di soldi spesi, può comprare una quantità minore di prodotti o servizi. In genere quest’impoverimento è definito “perdita del potere d’acquisto”. Mi sorprende sempre come l’impoverimento, un fatto chiaro, sia descritto con un’espressione asettica, un esempio di come distorcere l’uso delle parole per nasconderne il significato più esplicito, come se la parola “povertà” fosse un fatto scabroso in questa nostra società.

    In realtà questa “perdita del potere d’acquisto”, che è un dato in apparenza automatico dovuto all’inflazione, va esaminato con attenzione così da evitare grossi fraintendimenti.

    Ecco un esempio chiarificatore. La settimana scorsa le mele costavano 1 €/kg. e il tuo stipendio era di 1.000 €/mese, per cui, quando il prezzo delle mele passa da 1 a 1,5 €/kg. e il tuo stipendio rimane a 1.000 €/mese, allora, in effetti, l’aumento dei prezzi (inflazione) produce impoverimento (perdita di potere d’acquisto). Tuttavia, se il tuo stipendio, ipoteticamente, nella medesima settimana passa da 1.000 a1.5000 €/mese, l’aumento del prezzo delle mele non produce alcun impoverimento e il tuo potere d’acquisto, almeno rispetto alle mele, rimane esattamente uguale.

    In conclusione, l’inflazione è il fenomeno che si riferisce al solo aumento dei prezzi, mentre il “potere d’acquisto” misura l’andamento dei prezzi in rapporto con lo stipendio (o reddito) della persona. È evidente che mentre i prezzi variano con frequenza, il reddito si modifica in modo occasionale. Questo fatto, induce a confondere “inflazione” e “potere d’acquisto” mentre sono due concetti distinti, sebbene tra loro correlati. Un tempo in Italia esisteva la cosiddetta “scala mobile”, un meccanismo per cui gli stipendi erano legati all’inflazione e al variare di questa corrispondeva il loro adeguamento automatico. Tale meccanismo era a tutela del potere d’acquisto delle persone. Una volta eliminata la “scala mobile” il rapporto tra inflazione e potere d’acquisto assunse un senso del tutto diverso. L’argomento, qui solo accennato, merita di essere trattato ampiamente in un prossimo futuro.

    Ora che è stato chiarito il fenomeno dell’inflazione, è possibile studiarne le sue cause, che sono semplici sebbene poco divulgate. I motivi di questo silenzio saranno chiari al termine di quest’analisi. L’inflazione, dunque, presenta due cause fondamentali, una denominata “interna” e una “esterna”, che è più semplice da descrivere e comprendere.

    Studiamo il comportamento di un produttore di frutta, ad esempio di mele, che ha come unico cliente un negozio al quale consegna ogni sera il raccolto della giornata. Il mezzo di trasporto con cui effettua le consegne, un furgone, è di proprietà del produttore stesso, che deve provvedere alle spese per il carburante, acquistato presso un consorzio agrario. Un giorno il consorzio riceve un messaggio dal suo fornitore estero di carburante, l’Algeria, che segnala un aumento del costo del carburante da 100 a 130 € per ogni ettolitro. Il produttore di mele, che acquista il carburante dal consorzio, si trova quindi a sostenere un costo aggiuntivo per il trasporto delle mele dalla sua azienda al negozio. Non conosce i motivi di tale aumento, tuttavia ne deve prendere atto. Inevitabile che i costi aggiuntivi di trasporto causino un aumento del costo delle mele al negozio, che, a sua volta, adegua il prezzo di vendita delle mele alla clientela. In questo modo si ha un fenomeno “inflativo”, dovuto ad una causa “esterna”, in quanto derivante da una decisione presa in Algeria, che è un paese diverso da quello in cui opera il produttore di mele.

    Passiamo alle cause “interne”, che sono più complesse e si distinguono in due tipologie, la prima legata alla fiscalità e la seconda alla relazione tra domanda e offerta.

    Iniziamo dalla fiscalità. Ipotizziamo che il produttore di mele, debba pagare un insieme di tasse e imposte sulla produzione agricola. È evidente che non appena una di queste tasse o imposte aumenta, il produttore di mele trasferisce il costo aggiuntivo sul prezzo della merce per mantenere il suo reddito. Immediatamente tale aumento si trasmette fino al prezzo di vendita della frutta nel negozio di cui è fornitore. In altre parole, al crescere di tasse e imposte, crescono i prezzi, quindi l’inflazione è influenzata in modo diretto dalla “fiscalità”, almeno nella direzione degli aumenti, mentre, se la fiscalità scende, è possibile che, il prezzo della merce, ormai “accettato” dai consumatori, possa rimanere invariato o ridursi meno di quanto potrebbe, in quanto una parte è incamerata come margine aggiuntivo o dal negozio, o dal produttore o, in parte, da entrambe.

    Esaminiamo ora la seconda causa interna, quella legata alla relazione tra domanda e offerta. Per spiegare questo fenomeno considero, per semplicità, un artigiano del pane, il classico fornaio che da inizio alla sua attività. Dopo aver fatto tutti i suoi investimenti, affitto del negozio, allestimento del laboratorio, acquisto delle attrezzature e delle materia prima, l’artigiano, che di pane sa ogni cosa ma di economia poco o nulla fa un semplice ragionamento. Considera le attrezzature a sua disposizione e valuta che la sua capacità produttiva, al momento, è pari a 10 Kg. di pane al giorno e ritiene di poter lavorare per 300 giorni all’anno, per cui, calcola di essere in grado di produrre, in totale, 3.000 kg. di pane all’anno.

    A questo punto calcola tutte le spese che deve sostenere in quello stesso periodo, dalla luce al gas all’acqua, piuttosto che le rate per pagare i macchinari, l’affitto, una retribuzione minima per se e ogni altra spesa necessaria in quel periodo. Fatto il calcolo delle spese, divide tale importo per la produzione potenziale e scopre che per “tenere in piedi” il suo laboratorio artigiano, deve vendere il pane almeno a 0,9 €/kg. È in conformità a questo calcolo che l’artigiano, il giorno dell’apertura del negozio, decide che il pane avrà un prezzo di 1 €/kg.

    Presa questa decisione, l’artigiano, durante la notte prepara il pane e al mattino, con i suoi 10 kg. di pane fresco apre il negozio, espone il cartello del prezzo e attende i clienti. Dopo poco iniziano ad entrare i primi e, alle 10 del mattino, l’artigiano si accorge che ha venduto i 10 kg. di pane a 1 €/kg. a 10 clienti. È soddisfatto. Tuttavia, dalle 10 del mattino alle 18 della sera, orario di chiusura, molti latri clienti, attratti dal cartello del prezzo, entrano nel negozio per comprare il pane. Tuttavia, il pane è terminato e l’artigiano non può fare altre vendite. Questa situazione lo rende pensieroso. A sera chiude il negozio e rientra a casa riflettendo sul da farsi.

    Il giorno seguente l’artigiano, che non può aumentare la sua produzione di pane, tecnicamente si direbbe che non è in grado di modificare la capacità produttiva nel breve periodo, decide di aumentare il prezzo e cambia il cartello dove ora scrive 2 €/kg. L’artigiano apre il negozio e attende i clienti. La sua attesa si prolunga più del giorno precedente, ma alle 11 del mattino sono entrati nel negozio 10 clienti ai quali ha venduto 1 kg. di pane ciascuno a 2 €/kg. Tutto procede. L’artigiano è soddisfatto. Tuttavia, dalle 11 del mattino alle 18 della sera, orario di chiusura, altri clienti entrano nel negozio per comprare il pane, tuttavia, ancora una volta, è esaurito e non può fare altre vendite. A questo punto la soluzione è semplice. Nei giorni successivi l’artigiano aumenta il prezzo del suo pane fino a quando riesce a vendere tutto il suo prodotto ad un prezzo tale da percepire il massimo guadagno in base alla capacità produttiva (10 kg.) di cui dispone al momento.

    Questo breve e anche banale racconto descrive il meccanismo in base al quale l’offerta (la capacità produttiva di pane) e la domanda (la richiesta di pane da parte dei Clienti) trovano un equilibrio e tale equilibrio è indicato dal prezzo. Nel racconto sono stati trascurati consapevolmente e per semplicità molti altri fattori presenti nella realtà, tuttavia lo scopo è far vedere con semplicità la relazione tra andamento dei prezzi (inflazione) e relazione tra domanda e offerta. In altre parole, ad una domanda elevata e scarsa offerta corrisponde un aumento dei prezzi, ossia inflazione, mentre ad una domanda bassa e un’offerta elevata corrisponde una discesa dei prezzi (deflazione).

    Comprese le cause “interne” dell’inflazione (fiscalità e rapporto tra domanda e offerta) è facile capire che la causa esterna, sebbene non ne possiamo conoscere il dettaglio, quando siamo nella posizione del produttore di mele, possiamo in ogni caso affermare con certezza che in Algeria si sono verificate una o entrambe le cause, che creano inflazione interna (aumento della fiscalità interna e/o variazione del rapporto tra domanda e offerta di gasolio) e che queste si sono poi “trasferite” all’estero.

    Da quanto visto possiamo in conclusione affermare che l’inflazione risente della fiscalità (F) e del rapporto tra domanda e offerta (D/O). Con una notazione matematica del tutto qualitativa e senza alcuna pretesa, se quella di una semplice sintesi, possiamo quindi scrivere che:

    I (inflazione) = ƒ (F, D/O)

    In particolare l’inflazione (I) aumenta al crescere della fiscalità (F) e del rapporto tra domanda e offerta (D/O) e, viceversa, tende a scendere con la discesa della fiscalità e del calo del rapporto tra domanda e offerta, almeno per la parte che non è incamerata come margine dalla catena produttiva e distributiva.

    Chiarito cos’è e quali sono i parametri che “influenzano” l’inflazione, nella prossima e conclusiva tappa del nostro viaggio, esamineremo la relazione tra BCE, Banca Centrale Europea, e inflazione in un rapporto che mai è stato chiarito e svelato, a cominciare dalla formula ormai consunta per cui “l’emissione monetaria produce inflazione”.

    Nessuna dichiarazione fu più manipolatrice della realtà e della verità.

    http://www.luogosicuro.net/linflazione-spiegata-nel-contesto-di-un-progetto-predatorio-part-1/

    • gianluca says:

      Mdonna Mercanzin, un po’ più di sintesi grazie…

      • Marco Mercanzin says:

        Ha ragione, scusi. Ma son due giorni che Corsini pubblica ” leggere inesattezze “, a mio parere naturalmente.

        • Leonardo says:

          Il suo parere, ovvero la replica pappagallesca delle idiozie dell’MMT, è pari a quello mio qualora parlassi di astrofisica nucleare: PURA IDIOZIA.

          • Marco Mercanzin says:

            Ma come? Di fatto per lei Facco, parlare di economia equivale esattamente a disquisire di astrofisica. Va da se che lei nn e’ astrofisico, ergo ….

            Un adepto di Hayek che sappia cos’è l’economia, rappresenta un ossimoro.

    • Eric says:

      Mercanzin, sciagura patavina !

      Qualsiasi pisquanetto, senza titoli accademici nè professionali e senza doti culturali nè intellettuali, può fare il copia/incolla di un qualsiasi testo che avvalori o neghi la medesima tesi !
      E’ così fin dal cuneiforme sumerico !
      Non riesci a capire che un possibile lettore subpadano possa convincersi che in Transpadania furoreggino i minus habentes ?

      Da’ il tuo contributo alla fuga dei cervelli: emigra !!!

      • Leonardo says:

        cervelli è una parola grossa 🙂

      • Marco Mercanzin says:

        Si si, certo, mai è trade nel merito vero?

      • Marco Mercanzin says:

        Invece di giudicare me, smentisci quanto scritto. Attendo.

        • Nazional Libertario says:

          Vede Mercanzin, il problema della MMT è che considera lo Stato come un ente neutro, anzi addirittura quasi una vittima delle circostanze. E invece no, caro. Lo Stato è complice!!! complice eccome di questa crisi economica!!! Perchè lo stato è questo, un’entità controllata da pochi illuminati che credono che ogni cosa facciano sia il bene di tutti. La sovranità non se la sono presa i cattivi speculatori, gliel’hanno data i politici. <Le superbanche coi superintralci non sono spuntate da sole come le verruche ma l'ha voluto la politica.

          Secondo me dovreste imparare dai libertari invece, caro Mercanzin e cari MMTERS, invece di voler profetizzare la vostra ricetta economica (che rispetto ma non condivido) perchè non vi create una vostra comunità autogestita e dimostrate al mondo che la MMT è la nona meraviglia del mondo?

          • Marco Mercanzin says:

            Che lo stato attualmente sia fuori dal controllo dei cittadini, non ci piove.
            Ma soluzione sta nel riprenderselo.
            Esempio: con una Ferrari ti puoi andare a schiantare se non sai guidarla, ma non è motivo per vietare le Ferrari.
            Riguardo alla mmt e alla tua proposta di fondare una comunità autogestita, perché non lo fate voi, e vi applicate le farneticazioni di quel suonato di Hayek ?
            Noto comunque che vi guardate bene dall’entrare nel merito, riducendovi sempre a giudizi politico/morali.
            Contenti voi.

  7. valentino says:

    E’ necessaria una visione piu’ ampia sul discorso delle tasse in italia ed europa.
    Inevitabilmente si finisce col dire che sono alte per colpa di chi non le paga ,come sempre in perfetto stile politichese per confondere l’opinione
    pubblica.
    Sappiamo bene a che livello percentuale arriva la pressione fiscale.
    Prendiamo come riferimento l’inghilterra , penso possa definirsi un paese industrializzato al pari di noi o della germania;
    la tassazione e’ del 20% sul reddito netto sotto le 300.000 gbp e del 26% sopra le 300.000 gbp(sterline).
    Ora con questa tassazione riescono a fare tutto e probabilmente di piu’ di quello che facciamo noi.
    Detto questo credo che ognuno possa trarre le sue conclusioni.

  8. fabrizioc says:

    Sto qua non ha capito proprio un….

  9. Lucio Brignoli says:

    Caro Matteo, estrapolare una frase per costruire un articolo mi pare un approccio poco serio a una proposta decisamente articolata e complessa. Sorvolando il fatto che oggi siamo quasi in una situazione di deflazione, che rischia di costare ben più di una tassa in termini di lavoro e ricchezza, e sorvolando il fatto che l’inflazione è necessaria, certo non troppa, per alimentare qualunque economia simil-capitalistica basata sulla produzione e sul consumo, la invito a consultare l’opuscolo del prof. Borghi sul sito http://www.bastaeuro.org per poter affrontare, anche da posizioni distanti, un dibattito più utile sul futuro delle comunità padane.

    La proposta della Lega Nord è altra cosa e sposta la lotta per l’autodeterminazione del Nord su due fronti, roma e Bruxelles. O meglio roma e Francoforte…

    • Eric says:

      Da mezzo secolo, ahimè, con la coroncina d’alloro ed il viatico accademico, mi sono portato ben inciso nella mente che : “L’economista è un sussiegoso signore che si degna di spiegarti oggi quel che avresti dovuto fare ieri per non perdere i tuoi quattrini !”.

      Ho o mantenuto la famiglia movimentando danaro, mio o di altri, nel mercato libero, non nei corridoi di Provincia o Regione, mentre i “teorici” han fatto quattrini con articoli di stampa e vendendo l’opuscolo: “Come diventare milionario”!

      Il cattolico Borghi racconta la sua favoletta così come gli altri raccontano la loro: lo scopo non è il benessere dei concittadini, è un buon posto a Strasburgo/Bruxelles !

      Il bocconiano Micalizzi (giustamente in gattabuia) invece sì che è un mago nella pratica! Altro che pippaiolo teorico! Ha truffato tutti, di tutto il mondo, dimostrando senza se e senza ma che non esistono casseforti inviolabili !

      La Lega, con Borghi, si accontenta di abbindolare un po’ di sempliciotti disperati, che attribuiscono tutti i loro mali alla moneta europea, invece che al gap tecnologico ed al putrescente Stato sociale !
      Rastrellerà un po’ di voti….in attesa dell’anno del Samurai !
      Prosit !

      • Lucio Bringoli says:

        …e alla fine si scade sempre a parlare delle persone e non delle idee. Come siamo italiani! Per mia fortuna non la conosco e non posso tornarle la pariglia.

        Stia bene e si legga pure allo specchio facendosi un sacco di complimenti.

        • Eric says:

          Pedinci, perbacco e perdindirindina !

          Sei un fulmine: in un lampo hai cambiato cognome ! Da Brignoli a Bringoli ! Potenza regionale ? Sanità lombarda ? Expopò ?

          Giovinotto dalle belle speranze e dalle scarse competenze, dovresti invece conoscermi !
          I tuoi superiori orobici si vantano tuttora di quello che ho fatto a suo tempo, quando stavano accucciati nei vespasiani in attesa, ottenuta la vittoria e ristabilite calma e sicurezza, di uscire, loro sì veri italiani, a sventolare le bandiere !

          Centinaia di economisti, italiani e stranieri, sostengono teorie contrarie a quella di Borghi: i pirlonpadani possono credere a chi vogliono: a disastro avvenuto, non è mai possibile la controprova !
          Misurati nel mondo reale, dove lecchini, consulenti, portaborse e tirapiedi non trovano trippa: buona dieta!
          Eppoi smettila di predicare: pensa invece a terminare gli studi ! Sei grandicello !

          • Lucio Brignoli says:

            Guardi, mi misuro nel mondo reale su cose che lei neanche immagina nonostante si ritenga (da solo) così ben informato e ottengo – modestamente – risultati soddisfacenti senza bisogno di cercare nessun compromesso. Lei resti pure nascosto dietro comodi pseudonimi e continui a vivere del suo (così pare da quello che scrive) livore e sfortunato passato.

            Mi risponda pure e cerchi ancora di insultarmi, comunque non le risponderò per non sollecitare ulteriormente il suo onanismo digitale.

            • Eric says:

              Innanzitutto, giovanotto, mettiti bene in testa, ma bene bene prima che io venga a spiegartelo di persona, che sono uno dei tartassati che ti paga lo stipendio !!!
              Mettitelo bene in testa e non permetterti più di mordere la mano che ti sfama !!!
              In secondo luogo, ti ripeto di studiare!
              Solo gli ignoranti non sanno che l’onanismo è la pratica del coito interrotto, impiegata a suo tempo da Onan per non avere figli !
              Gli ignoranti regionali postformigoniani, per ovvia tradizione, confondono il coito con la masturbazione !

              Brignoli, non confondere Lega con sega !!!

      • gianpaolo says:

        La lega di Salvini porterà in Europa molti furbacchioni e pochi leghisti.

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