Caro presidente, chi salva il lavoratore che annega nello Stato?

UOMO-CONTRO-LO-STATOdi ROBERTO BERNARDELLI – Spesso ascoltiamo le sagge parole del capo dello Stato, garante delle istituzioni, mentre richiama tutti al proprio dovere. E fa bene. Ricordo anche queste sue affermazioni, espresse tempo fa:  “Aiutare chi chiede aiuto o salvare chi sta annegando è un dovere elementare”. Poi un richiamo a Bruxelles: le politiche dell’immigrazione europee “dovrebbero essere omogenee”.  Bene, ma non dimentichiamoci, caro presidente, che tutti i giorni ci sono anche lavoratori e imprese che sprofondano. Si muore in acqua ma anche in altri mari profondi, come quello del fisco, della crisi, di uno Stato che abbandona i propri cittadini. Troppi suicidi macchiano la cronaca: un picco che trova al Nord e in particolare nel Triveneto nuovi record. Era un dovere salvare anche loro, presidente. Sono stati lasciati annegare nel mare della burocrazia, soli e senza speranza. Affogati nello Stato. Era un dovere correre anche per loro.

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