Caro Martino, la smetta di sostenere Silvio Berlusconi

di CLAUDIO ROMITI

Antonio Martino è stato senz’altro all’inizio degli anni novanta un grande punto di riferimento intellettuale per molti di quegli autentici liberali che auspicavano un forte ridimensionamento dello Stato, a vantaggio dello sviluppo della cosiddetta società spontanea. Tant’è vero che l’allora celebrato professore ispirò in prima persona il rivoluzionario programma di Forza Italia. Ricordo che nell’imminenza della discesa in campo del Cavaliere, mi recai insieme a due cari amici nella casa romana dello stesso Martino. Fu un colloquio piuttosto interessante, in cui il futuro ministro degli Esteri del primo governo Berlusconi espresse con grande convinzione il proposito concretizzare, almeno in parte, il suo coerente bagaglio di idee liberali.

Poi, ahinoi, le cose andarono in modo molto diverso. L’esecutivo del ’94 cadde miseramente dopo pochi mesi, non senza aver provveduto – come ha spesso ricordato Oscar Giannino – a battere il record giornaliero dell’indebitamento pubblico (circa tre volte quello che fece registrare il governo D’Alema qualche anno dopo), e le cose andarono ancora peggio in seguito: nella legislatura 2001/2006, nella quale il Cavaliere poteva contare su una maggioranza bulgara, pur beneficiando del crollo dei tassi d’interesse determinato dall’entrata nell’euro, il centrodestra fece letteralmente esplodere la spesa pubblica, perdendo una storica occasione per riequilibrare una condizione finanziaria destinata a condurre il sistema Paese nel baratro. Non solo. In tutto il ventennio berlusconiano, sia dai banchi della maggioranza che da quelli dell’opposizione, da parte del Pdl-Forza Italia nulla di sostanziale è stato realizzato, o almeno tentato, sul piano della riduzione del perimetro pubblico e delle sue troppe ed invasive competenze, così come ha continuato a predicare Martino (che almeno abolì la leva obbligatoria), pur restando sempre incollato alle comode poltrone parlamentari messe a disposizione del suo leader-padrone. Per la verità, si è spesso avuta notizia di aspri scontri tra lo stesso Martino e il ministro dell’Economia Tremonti, accusato dal primo di seguire una linea del tutto contraria ai principi del liberalismo. Tuttavia ciò non ha impedito a Martino di rimanere intruppato nel serraglio politico di Silvio Berlusconi, intonando all’occorrenza il sublime inno del berlusconismo: “Meno male che Silvio c’è!”

E così ha fatto, venendo ai giorni nostri, durante la farsa celebrata al Centro congressi dell’Eur a Roma, in cui un Berlusconi traballante ha rifondato Forza Italia. Antonio Martino era tra i più entusiasti sostenitori di tale “svolta” ad applaudire alla bulgara in piedi in prima fila. Applaudiva alla grottesca riproposizione di una ricetta giusta, basata su presupposti corretti ma, ahinoi, sostenuta ancora una volta da un personaggio che ogniqualvolta si è trovato a governare il Paese di Pulcinella ha fatto esattamente il contrario di ciò che aveva promesso, superando sul piano numerico i suoi tanto bistrattati avversari “comunisti”.

“Si possono ingannare alcuni per tutto il tempo, molti per un po’ di tempo, ma non si possono ingannare tutti per tutto il tempo”, disse Abramo Lincoln. Eppure il grande economista Martino, nonostante il mare di buone intenzioni liberali e liberiste espresse nei suoi innumerevoli interventi, si ostina a farsi volontariamente ingannare da un oramai conclamato venditore di fumo, simile in questo a tanti altri politici professionali della nostra democrazia fallita. E malgrado gli imperdonabili fallimenti del passato, uniti all’attuale  linea politico-programmatica folle – molto centrata sull’idea di convincere la Germania e soci ad aumentare la massa monetaria per coprire i nostri disastrati conti pubblici -, l’autorevole professore messinese mostra una incrollabile fiducia in Berlusconi e nella rinata Forza Italia. Egli probabilmente non vincerà per questo il  Nobel, ma sicuramente il premio fedeltà nessuno glielo potrà portare via.

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11 Comments

  1. lucano says:

    Concordo IN TOTO

  2. Claudio Saragozza says:

    Antonio Martino e Leonardo Facco sono le uniche due persone che io stimo a prescindere. Personalmente considero tutto il resto fuffa.
    Ai duri, sobri, puri , dark, green (e soprattutto Red), libbberali da salotto vorrei ricordare che Martino come oggi, anche qualche anno fa veniva strattonato per la giacca e offeso perché non aderiva all’illuminato movimento di Mr Tulliani (stessi ragionamenti stesse parole), quando all’epoca questo cialtrone (Fini)veniva considerato dai suoi adepti (pseudo liberali)il neo Guru della nuova destra liberale e tutti i fasciocomunistelli di sx e dx marciavano in coro cantando faccetta nera e bandiera rossa.
    Passata la nefasta tempesta di Fli ricordo che si ripeté la stessa cosa con Fare “declino” , stesso copione e stesso calderone che nel frattempo aveva ospitato il gregge di Fli , lo stesso gregge che alla fiera dell’est,..ecc..ecc..
    Ergo.. fa bene Martino a restare in F.I. almeno li ride guardando Berlusconi schifato e disgustato sia da lui che dallo zero virgola per cento dei libbberali italiani ; è meglio ridere guardando l’idiota originale piuttosto che piangere guardando le fotocopie berlusconiane degli utili idioti a servizio della sinistra statalista e parassita come Boldrin, D’Alessandro,…

  3. enrico says:

    Si vabbè i tassi di interesse… Nessuno però dice che con monti il debito è aumentato e che pure in passato quando c’era con la lira non v’era un rischio default. Il guaio è l’euro, non si può fare moneta unica e fisco differente

  4. Luca Berardi says:

    Perché? Pensare che chiuso nella torre d’avorio avrebbe ottenuto di più? Non capite che la maggioranza degli Italiani e dei politici che li rappresentano sono socialisti. Chiunque sia un minimo liberale sarà sempre in netta minoranza e se vorrà fare qualcosa si troverà nella stessa posizione di Martino contro Tremonti e poi contro Monti e poi contro Letta. La colpa non è certo di Martino se le sue idee e di altri liberali non trovano accoglienza. Almeno con Tremonti ha provato a contrastarlo e non ha mai votato la fiducia a Monti e Letta. Voi al suo posto avreste ottenuto di più ? Ne dubito. Che sia consapevole che anche la cosiddetta destra ha poco di liberale lo capireste leggendo il suo blog. Io sono dell’idea che sia inutile fare i “magnifici” e tenersi fuori , tanto anche poco è meglio di nulla

  5. Matteo Napoletano says:

    Cari amici,
    Gli italiani sono famosi per essere dei trasformisti sempre pronti a saltare sul carro del vincitore.
    Ecco cosa dice il GRANDE Antonio Martino:come ricorda, un nutrito gruppo di nostri parlamentari aveva avuto la tentazione di unirsi a “Scelta civica” e andare alle elezioni di quest’anno con la lista di Mario Monti. Quando Berlusconi era vincente era sommerso da una sterminata folla di amici ed estimatori. Oggi, invece, molti lo danno per finito e lo lasciano. Può piacere o meno, ma la vita va così da sempre. Personalmente, non ho mai avuto molta simpatia per i vincitori e sono certo che chi abbandona un amico solo perché in disgrazia è un emerito farabutto. “Ab amicos honesta petamus, amicorum causa honesta faciamus”, questa è la prima legge dell’amicizia secondo MT Cicerone.
    Antonio Martino

  6. alessioXL says:

    Martino grande economista???ahahahahahahaha!!!!!
    Parliamo del nulla.
    Lasciamo perdere che è meglio.
    Questo è il motivo per cui non è stato mai scelto da Berlusconi per quell’incarico.
    Gli è stato addirittura preferito Tremonti il che è tutto dire (gioco delle tre carte).
    L’italia è un paese dove il merito non conta nulla, contano solo le pubbliche relazioni, le amicizie importanti e i politici..
    Gli ordinari delle nostre università non sono i migliori , e questo (tranne pochissimi casi) vale anche per i primari degli ospedali e per tante altre categorie …. Hanno solo il vantaggio di appartenere a famiglie potenti e ricche dove gli agganci e le richieste di favori alla classe politica sono la normalità..sono il quotidiano.
    Il nostro è un paese di soli furbi.
    I migliori quelli veramente bravi e seri sono costretti ad andare via.
    La realtà è questa e bisogna prenderne atto.

  7. Renato says:

    Ariticolo che avrei detto pubblicato dal Fatto.

    Tutte le opinioni sono legittime ma devono essere sostenute dai fatti.

    Il “ventennio berlusconiano” è stato in realtà un ventennio equamente diviso, come responsabilità, tra dx e sx.

    I dati ufficiali (1992-2011, fonte Viminale) evidenziano alternanza e durata equamente distribuita tra destra e sinistra, con uno scarto di appena 207 della destra su un totale di governo di 6377 giorni (esclusi governi tecnici).

    La rivoluzione Liberale, in Italia, non si realizzò e non si realizzera non certo per colpa di Martino, ma per il sodalizio, inscindibile, catto-comunista a cui tutti gli antiberlusconiani (compreso il sedicente dott.Giannino) danno da sempre una buona mano.

    Renato

  8. Albert Nextein says:

    Nel 1994 rimasi interdetto quando vidi che Martino divenne ministro della difesa e non dell’economia.
    Non capisco ancora oggi il perché.
    Idem per tutti i seguenti governi berlusconiani.
    Ricordo Marzano, liberale di seconda fila, all’industria per qualche tempo.

    Riforme liberali senza liberali nei posti chiave non se ne fanno.
    D’altronde con compari famelici e maligni come bossi , fini, casini non si poteva andare da alcuna parte.

    Inoltre, il miraggio dei tassi ridottissimi post-euro ha inquinato le idee liberali e le intenzioni di ridurre spese e costi pubblici.
    Liberali a parole, spenditori keynesiani nei fatti, e che dio ce la mandi buona, siamo ottimisti.
    Arrivarono due belle crisi mondiali che trovarono i governi intenti a spendere per stimolare, inutilmente, l’economia.
    E allora , vai con più tasse.
    Fino ad oggi, e non è ancora finita.

    Berlusconi è vecchio, Martino è vecchio.
    Sono tutti diventati vecchi.

    Si pongano a riposo.
    E non rompano oltre i coglioni con programmi e promesse infondati e senza futuro.

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