Caro Galli della Loggia, nazionalismo non unisce Italia. Nord e Sud sono due nazioni immensamente lontane

italia verace

di Davide Boni e Stefania Piazzo – Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera il 15 novembre scorso ha spiegato così le ragioni del successo del nazionalismo nell’editoriale “Perché la destra è forte”: non si tratta del ritorno del fascismo, quanto piuttosto di un contenitore rifugio in cui strati sempre più disagiati della popolazione cercano quelle certezze che la modernità ha spazzato via. E’ la reazione alla globalizzazione che ha impoverito, tolto diritti, nazionalismo insomma  come “rifugio culturale” e recupero di una identità che viene appannata da dinamiche incontrollabili.  Per questo la sinistra, che crede nel progresso come momento di affrancamento dal passato conservatore, si è trovata in ritardo e paradossalmente dall’altra parte della strada. Perché la modernità la sta seppellendo.

 

PRECIPITARE NELL’ABISSO

Fin qui la spiegazione filosofica sociologica del boom del nazionalismo. Ma è solo così? La paura del nuovo? Il crollo delle sicurezze sociali? In realtà  è lo stesso Galli della Loggia a spiegare come davvero stanno le cose sempre sul Corriere in più occasioni, a cominciare dal 20 ottobre 2013. Vediamo di fare un po’ di giornalismo d’archivio, quello che fa figo oggi chiamare storitelling.

“L’Italia non sta precipitando nell’abisso. Più semplicemente si sta perdendo, sta lentamente disfacendosi (…). Tutte le reti del Paese (autostrade, porti, aeroporti, telecomunicazioni, acquedotti) sono logorate e insufficienti quando non cadono a pezzi. Come cade a pezzi tutto il nostro sistema culturale: dalle biblioteche ai musei ai siti archeologici (…). Anche il tessuto unitario del Paese si va progressivamente logorando, eroso da un regionalismo suicida che ha mancato tutte le promesse e accresciuto tutte le spese.

Italia decadente

NORD E SUD DUE POLI LONTANISSIMI

Mai come oggi il Nord e il Sud appaiono come due Nazioni immensamente lontane”.

Eh beh, caro della Loggia, qui la globalizzazione centra come i fichi secchi. E’ la responsabilità di una classe politica che ha negato le riforme, che non ha fatto il federalismo, che ha maciullato l’autonomia, che ha trasformato Nord e Sud come porti in cui pescare e/o dirottare solo tasse e fondi dall’area più produttiva alla classe politica del mezzogiorno. Infatti aggiunge ancora della Loggia: “Non sappiamo se l’Italia serva ancora a qualcosa, oltre a dare il nome a una nazionale di calcio e a pagare gli interessi del debito pubblico”. Figuriamoci a cosa può servire il nazionalismo. E’ solo un nuovo abito all’inettitudine dei politici che la ruota della fortuna ci propina.

SENTIMENTO NAZIONALE?!

Ma prima ancora, nel 2013, ed era il 22 febbraio, l’editorialista del Corriere tornava sul tema dell’Italia con una serie di valutazioni sul “sentimento di una nazione” per non restare imbrigliati solo nel dogma del “vincolo esterno” ovvero gli obblighi verso l’Europa, l’europeismo come riempitivo per legittimare chiunque volesse fare politica in Italia. Essendo vuota la politica nazionale, l’unico alibi era presentarsi europeisti per salvarsi la poltrona.

Non finisce qui. Perché il 21 dicembre 2015, Galli della Loggia esce con un altro editoriale: “Il governo e il Sud che non c’è”. Allora vuol dire che il problema del paese è che esiste un Paese duale governato da chi dissipa risorse dentro l’abito immarcescibile del dogma unitario.

 “… è la maggior parte dell’intera classe dirigente italiana che ormai non sa più che cosa sia il Sud; che sempre più spesso neppure vi mette piede(…)
italia contro italia

 

LOMBARDIA E CALABRIA PIU’ DISTANTI CHE GERMANIA E GRECIA

Così, nella sostanziale indifferenza degli italiani (compresa, tragicamente, gran parte degli stessi meridionali e delle loro scellerate rappresentanze parlamentari), il Mezzogiorno è giunto dov’è oggi: sull’orlo del collasso. Da anni il suo distacco dal Nord non fa che accrescersi, sicché ormai, per esempio, il gap economico tra la Lombardia e la Calabria è maggiore di quello tra la Germania e la Grecia”.

Evviva lo Stato unitario e centrale, che toglie da una parte e finge di dare all’altra. Ma andiamo avanti, e arriviamo al 30 dicembre 2018. Galli della Loggia cerca di spiegare la vittoria elettorale dei 5stelle e il sentimento populista. E’ colpa delle cattive élite, quelle che hanno governato non per merito bensì per privilegi tramandati di partito in partito. Insomma, qui il populismo e il suo fratello maggiore, il nazionalismo, nascono non per colpa della globalizzazione ma per il cattivo governo.

basta italia

ITALIA, C’E’ TANFO DI CHIUSO NELLO STATO CENTRALE

Memorabile questo passaggio dell’editorialista del Corriere.

“Dove maggiormente si respira il tanfo del chiuso è in quel settore dell’élite costituito dall’insieme dei vertici dei gabinetti ministeriali e degli uffici legislativi, dal Consiglio di Stato, dai consigli d’amministrazione dei più vari enti pubblici, agenzie e «Autorità», dalle alte burocrazie addette agli organi costituzionali dello Stato. Sono gli ambiti per l’accesso ai quali molto o tutto dipende assai spesso più che dall’affiliazione politica in senso stretto (che tra l’altro può mutare con la massima disinvoltura), dalla capacità di equilibrismo e di vantaggioso posizionamento tra i diversi clan, dai padrinaggi, dalle consorterie o dalle filiere di cui si è parte o da cui si è sponsorizzati, dall’essere stati allievi di, nello studio di, dall’aver lavorato nella fondazione di. Da tutto questo deriva la natura sostanzialmente chiusa, iperomogenea e autoreferenziale delle élite italiane, con i suoi tre caratteri tipici: l’età perlopiù avanzata (…), l’assai scarsa presenza di donne (…); e infine la basica formazione o provenienza ideologica di centrosinistra di quasi tutti”.

E’ L’ITALIA IL PROBLEMA

Ci fermiamo qui. Non c’è un passaggio in cui non emerga la prepotenza dello Stato centrale, la presenza irrisolta di un Paese diviso in due, la negazione della responsabilità di spesa, un qualsiasi anelito federalista. Tutto sommerso ovunque, e non lo diciamo a Galli della Loggia, dalla globalizzazione come capro espiatorio di qualsiasi malessere e povertà. Gli altri Stati europei, nonostante la Cina e le frontiere aperte, crescono, generano ricchezza. Noi no. Solo divisioni, tenute insieme con la forza della retorica e dei prefetti. Se neppure una bandiera col leone di San Marco può sventolare in uno stadio e se Venezia è il pisciatoio di mezzo secolo di governi di nullafacenti, la colpa non sta a Pechino o su internet. E’ l’Italia il problema.

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3 Comments

  1. giancarlo RODEGHER says:

    Bel articolo che sottoscrivo in toto.
    E’ arrivato il tempo in cui ogni italiano dovrà fare la sua parte per impedire che i partiti tradizionali, nazionali, ci conducano lentamente ma inesorabilmente verso il baratro sempre più vicino.
    Persino i ciechi ed i sordi si saranno accorti che questa Italia non sta andando da nessuna parte e dicendo questo voglio essere buono e meno catastrofista, anche se non ho elementi per non pensare male…
    Noi VENETI, almeno tutti quelli che hanno già capito che qui bisogna fare qualcosa per salvarsi, si sono decisi a fondare un PARTITO DEI VENETI che non salverà l’Italia di sicuro ma che tenterà di salvare il VENETO.
    Tutto è diventato difficile perché da troppi decenni i politici non hanno messo in cantiere uno straccio di programmazione industriale e di tutela dei territori. Oggi ci troviamo in balia di eventi sempre più catastrofici per il continuo malgoverno di questo paese che è nato come sappiamo ma che non ha fatto nulla per unire ma solo per dividere e foss’anche denigrare o trascurare le peculiarità regionali.
    Niente federalismo, niente devoluzione, niente di niente.. nemmeno le autonomie vogliono fare per ignoranza o per mala fede o per qualsiasi altro motivo non più giustificabile.
    Gli italioti si sono stancati di tirarsi su le maniche e continuare a pagare tasse che vanno solo a mantenere in vita uno stato ormai obsoleto, incoerente, incapace di generare speranze nei cittadini.
    Sembra che l’Italia sia diventata un buco nero che ingoia tutto e tutti senza mai restituire nulla che possa sembrare utile a chiudere questo buco nero pauroso che sembra una apocalisse.
    Le soluzioni ci sono sempre state a cominciare da quella di valorizzare le peculiarità delle varie regioni anziché mortificarle in nome dell’unità e della Repubblica una e indivisibile. Poi modernizzare una costituzione che dimostra tutti i suoi anni e anche in quale periodo fu concepita. Inutile dire che non trovo alcun motivo valido affinché una carta scritta da gente tutta morta debba valer ein eterno anche per tutte le generazioni a venire. Quando è stata modificata non lo viene fatto per il Popolo ma per le istituzioni….. Inotlre visto che il sistema è al collasso non si capisce perché non si lasci che le regioni che tengono in piedi la baracca abbiano la possibilità di autogovernarsi ( visto il pessimo centralismo che si ritroviamo da sempre e che ha solo generato un debito pubblico mostruoso..) scollandosi dall’Italia e camminare con le proprie gambe a beneficio proprio e del Paese intero. Abbassare le tasse si può tramite la Cassa Dep. e Prestiti che momentaneamente potrebbe fare argine per i primi due anni all’bbassamento delle entrate irpef ma che successivamente alla ripresa economica tutto andrebbe sistemato nei tempi che servono. L’ILVA deve prima essere risanata e messa in sicurezza e poi essendo molto più appetibile messa all’asta se necessario o alla peggio tentare il suo salvataggio finale con un lavoro diplomatico certosino che porti a trovare aziende o multinazionali o cordate che ne assumano la gestione. Sul MO.SE. è scandaloso che ci vengano a dire che sarà operativo a dicembre 2021…..e nel frattempo Venezia potrebbe avere dei crolli strutturali a causa della salsedine. SUBITO BISOGNA FINIRE IL MO.SE. …a cosa servono 5.000 euro alle persone e 20.000 euro alle attività come ristoro dei danni quando se il MO.SE. non entra in funzione prima del prossimo autunno 2020 potrebbero accadere nuovi disastri….troppo comodo usare i soldi di noi cittadini e restare inefficienti sul piano politico e pratico.
    Di fronte a tutto ciò dovrà prima o poi sollevarsi una tale rabbia verso il sistema del menga…..da farlo sprofondare negli abissi delle menti bacate che lo sostengono tutt’ora e che il tutto imploda al fine di mettere la parola fine su una agonia che nessuno vorrebbe vedere ma che tutti stiamo subendo,
    WSM

  2. caterina says:

    Il Regno delle Due Sicilie era all’ avanguardia in Europa senno’ non sarebbe stato preso di mira da Inghilterra e massoneria…e il Piemonte con la sua debole dinastia regnante si presto’ al gioco di chi ordiva per recuperare supremazia nel mediterraneo.. e la Serenussoma Repubblica di Venezia che vivava da un secolo della sua gloria fu facile pedina da giocarsi neglimequilibri del tempo.. L’ Italia era vista ormai solo come una penisola, come diceva Metternich, dove giocare una partita da parte delle potenze dell’epoca…Non era e non poteva mai diventare una nazione unica se non nei giochi sporchi di Cavour e cinquant’anni dopo nelle aspirazioni di Mussolini… ma sarebbe ora di finirla di vivere di questo recente passato se vogliamo risollevare le sorti di questa penisola, singolare per varieta’ e specificita’ dei popoli che l’hanno abitata da millenni in una perenne e stimolante emulazione che, oggi, una Roma fasulla corrotta inefficiente e assurda crede ancora di poterla fermare… Si’, forse rassegnata, o insensata al motto..muoia Sansone e tutti i Filistei…
    Dobbiamo dire: basta Roma!!…da soli valiamo di piu’ e sappiamo fare meglio…l’orgoglio e l’emulazione hanno sempre funzionato…e lo sarebbe anche in futuro se sapessimo imboccare la strada giusta della recuperata responsabilita’ di regioni singole o associate.

  3. Paolo says:

    Non solo nord e sud sono 2 cose separate. Ma anche all’interno del nord le situazioni sono diverse. Il Veneto deve unirsi al Friuli e rifare il Veneto pre-1945, la lombardia se ne vada per gli affari suoi, o con i piemontesi.

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