Caro “diritto di resistenza”, ti scrivo e mi appello al tuo buon cuore

di CLAUDIO FRANCO

Leggendo le discussioni dei Padri Costituenti sul tuo inserimento o meno nella nostra Costituzione, come 2° comma dell’art.54, “Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino”, mi sono reso conto di una cosa: era naturale, non potevi essere incluso nella Carta “più bella del mondo”. Mai la classe dirigente italiana ha considerato i cittadini come soggetti degni di fiducia e considerazione. Né nelle Commissioni della Costituente, né nel Parlamento attuale. Coerentemente con questa visione, quella stessa Assemblea ci ha negato la democrazia diretta, una partecipazione più attiva alla vita politica, e ci ha negato una maggiore responsabilità del nostro agire e delle nostre decisioni, con l’autogoverno e il federalismo. Ci ha invece regalato uno Stato centralizzato, una minima possibilità di controllo del potere e una scarsissima rilevanza dei cittadini presso le classi dirigenti.

Nonostante la tua lunga tradizione, dal tomismo alla Magna Charta, ai pensatori monarcomachi a Locke con il suo “appello al cielo”, nonostante la tua presenza nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America (“Allorchè una lunga serie di abusi e di torti […] tradisce il disegno di ridurre l’umanità ad uno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere [ del popolo], oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo”) e nella Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 (“Lo scopo di ogni società è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà e… CONTINUA A LEGGERE QUI.

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One Comment

  1. michela verdi says:

    In questo Paese di cultura fascista il diritto di resistenza è visto come illegittimo. Alla Costituente hanno discusso dei “diritti dello Stato”! Senza sapere che il costituzionalismo è sorto per difendere gli individui dal prepotere delle classi politiche. QUesto Paese non ha futuro.

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