Carmela impugnò l’autonomia del Nord. Ora il Nord vuol fare Tafazzi da solo?

di CASSANDRAplebiscito veneto

Il destino a volte sta tutto in un nome. Il ministro Carmela Lanzetta  – sbarrò, lo ricordate? –  la strada all’indipendenza del Veneto. Non c’è da stupirsi quindi se è accaduto ciò che si poteva prevedere, e cioè che Roma avrebbe bloccato il processo di libertà e di sovranità di un popolo.  Si tenga il suo prosecco, il Veneto, si lamenti in tv  con le partite Iva una sera a settimana, ed è finita lì.

Succede, ed è successo. Va avanti così dal plebiscito paraunitario e va avanti così con tutti i governi che si sono succeduti, che hanno parlato di federalismo e autonomie aprendo un ufficino ministeriale alla villa Reale di Monza, dimenticando che il decentramento c’era già. Bastava andare in centro a Milano e trovare gli uffici scolastici regionali, che sono distaccamenti del ministero dell’Istruzione, quella che ancora manca a molti politici. D’altra parte se Equitalia nasce in seno al governo che doveva fare il federalismo, abbiamo detto già tutto. Chissà la sinistra cosa avrebbe potuto fare di meglio. Per questo c’è Carmela.

La sovranità in Italia non conta, e così anche la volontà di una Regione che si è vista impugnare le leggi sui referendum consultivi sull’autonomia e l’indipendenza del Veneto, votate dal consiglio regionale.

La decisione era su proposta del ministro per gli affari regionali, Maria Carmela Lanzetta. Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata.

Il Veneto  ha ancora un proiettile di riserva e può consultare il popolo su quel che resta, sull’autonomia.

Cosa contesta? Che l’Italia è una e indivisibile, (articoli 3 e 5). Lo aveva già fatto Agazio Loiero, un nome una premessa unitaria. E lo fanno tutti in nome del baratro verso il quale si vuole che tutti, contro il corso della storia, si vada a finire. Si muore insieme. 

 La Corte Costituzionale disse che Carmela Lanzetta aveva ragione.  I “giudici delle leggi” hanno dichiarato incostituzionale anche gran parte della normativa regionale che prevedeva un secondo referendum per  trasformare il Veneto in una regione a statuto speciale e trattenere nel suo territorio oltre l’ottanta per cento delle tasse. La Corte Costituzionale ha ammesso solo la possibilità di indire referendum consultivi minori, per concedere più poteri all’amministrazione veneta, ma nei limiti dell’autonomia già riconosciuta dalla Costituzione e nel rispetto degli obblighi di solidarietà fiscale con le regioni meno ricche.

Morale?

Come sollevato da Alex Storti del Comitato referendario per il Sì in Lombardia e dal sito di VivereVeneto, a firma di Anna Iseppon, si legge:

“La sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il referendum indipendentista, ha bocciato solo parzialmente, invece, la legge 15, voluta dagli allora consiglieri regionali Toniolo e Tesserin (NCD). La Corte ha infatti dichiarato legittima la domanda «Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?», in quanto conforme alla Costituzione (art 116, comma 3); inammissibili invece i quesiti relativi a statuto speciale e tassazione.

Cosa significa? La Regione Veneto NON diventerebbe come il Trentino Alto Adige e NON potrebbe trattenere sul territorio più tasse, ma a fronte di un “si” referendario, potrebbe ottenere maggiori forme di autonomia in alcuni campi – sia ripartiti con lo Stato sia esclusivi – tra cui (attenzione!) l’istruzione, la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema, dei beni culturali, l’organizzazione della giustizia di pace”. In altre parole, meglio che niente, per cominciare. E in Regione è nato un intergruppo guidato dal consigliere regionale indipendentista Guadagnini, per raccogliere forze e consensi.

Per fare cosa? Obiettivo  riaffermare il diritto ad esprimersi sull’auto-determinazione del popolo veneto, ritenendo incompatibile con il principio di autodeterminazione dei popoli, tutelato dal diritto internazionale, la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge regionale, che prevede un referendum per l’indipendenza del Veneto. “Il percorso di costituzione della nuova Europa dei popoli”, hanno poi precisato i consiglieri promotori, “dev’essere fondato sul federalismo europeo dei territori, presupponendo il dissolvimento delle entità statali attuali, del tutto inadeguate al affrontare le sfide geo-politiche mondiali”.

Insomma, la brace brucia ancora.

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One Comment

  1. Marco says:

    La brace brucia eccome… vederete presto!

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