Sindaci e patto di stabilità, è giunto il momento di agire

di ANDREA GIVONE

Paola Tedoldi (vicina a SEL) è il sindaco di Gudo Visconti, piccolo comune in provincia di Milano. In Novembre ha preso la decisione di non approvare il bilancio previsionale del 2013, le ragioni di tale scelta sono perfettamente spiegate nella missiva che il sindaco ha inviato, tra gli altri, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Primo Ministro Enrico Letta e all’Anci:

L’estensione del Patto di Stabilità ai piccoli Comuni con le sue rigide regole si rivela una beffa proprio per le amministrazioni più virtuose come la nostra, con effetti a dir poco paradossali“.

La decisione di non introdurre l’addizionale Irpef e conseguentemente di non approvare il bilancio di previsione 2013 vuole essere una concreta forma di protesta contro l’insopportabile capovolgimento del principio di autonomia e responsabilità su cui si fonda il patto elettorale tra sindaco e cittadini”.

Dopo aver approvato il passaggio dalla Tarsu alla Tares, con notevole aggravio di costi per i cittadini di Gudo Visconti, non si è più disposti a vessare ulteriormente la Comunità Gudese senza restituire alcuna utilità in termini di servizi resi“.

Non si è intenzionati a creare un ‘tesoretto’ che in futuro verrà magari impiegato proprio per risanare quegli enti che non hanno operato alcun contenimento degli sprechi e della spesa“.

Il prezzo del risanamento é stato pagato fino ad oggi dai Comuni ‘virtuosi’: chiediamo e pretendiamo che la politica nazionale di riduzione del debito sia indirizzata anche e soprattutto ad altri settori pubblici a partire dalle amministrazioni centrali.

Riteniamo sia giunto il momento che il controllo dei conti venga esercitato su quei settori che rappresentano il peso più rilevante della spesa pubblica, in primo luogo, come detto, le amministrazioni centrali”.

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6 Comments

  1. Luigi says:

    1 Vorrei vedere nel caso in cui fossero 10000 i sindaci che si “ribellano” al mantenimento del patto di stabilità cosa farebbero a Roma.
    2 Quanti sanno cosa succede ai Comuni che non rispettano il patto d.s.? Pochissimi. Il guaio peggiore é la rinuncia a dei compensi per gli amministratori guarda caso. E questo fa male a chi tiene solo alla sedia.

  2. gastone says:

    “Riteniamo sia giunto il momento che il controllo dei conti venga esercitato..bla..bla..bla..”

    ma a nessuno viene in mente di ritenere giusto e sacrosanto che il controllo dei conti individuali e il diretto controllo del frutto del proprio lavoro vada lasciato d’imperio all’unico titolare che è l’individuo che lo ha prodotto.

    senza libertà economica, e oggi e bella e perduta, non esiste libertà affatto.

    non è escluso che il mivimento silenzioso del non “faccio più un cazzo” diventi il primo partito in italia, con buonapace di tutti i parassiti.

  3. bah, un’altra che chiede soldi, mi lascia del tutto indifferente.

    • Andrea Mi says:

      evidentemente lei non sa leggere, il commento è del tutto privo di senso. Il non volere rispettare l’assurdo patto di stabilità imposto dal governo e rifiutarsi di alzare ulteriormente le tasse ai propri cittadini non significa chiedere soldi.

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