La Carfagna che fa l’economista è davvero troppo!

di CLAUDIO ROMITI

Nel corso dell’ultima puntata di Piazzapulita abbiamo assistito ad uno straordinario spettacolo pirotecnico di sciocchezze col botto. Ciò è stato indubbiamente favorito dall’argomento principe per qualunque azzeccagarbugli di professione: l’euro. Particolarmente apprezzate le acrobazie mentali del contorsionista economico che risponde al nome di Claudio Borghi. Secondo questo cervellone, che tutto il mondo del sottosviluppo ci invidia, uscire dalla crisi appare di una facilità irrisoria. Sarebbe sufficiente tornare alla moneta nazionale, azionando la leva della svalutazione e abbattendo i salari, per riprendere la strada dello sviluppo. Occorre comunque dire che il nostro non ha spiegato se con quest’ultimo sostantivo intendeva riferirsi all’aumento della produzione e del consumo di beni e servizi o ad una pura e semplice crescita incontrollata della carta straccia emessa da una rinvigorita banca d’Italia.

Ma il momento topico della sinistra serata targata Formigli si è raggiunto con l’intervento di Mara Carfagna, la quale sta obiettivamente dimostrando buone doti dialettiche nelle vesti di rappresentante del Pdl. In particolare, scagliandosi contro un sempre più sconcertato Tobias Piller – corrispondente in Italia di un grande giornale tedesco -, che stava inutilmente cercando di portare nella discussione sull’euro alcuni elementi di puro buon senso, l’ex valletta e conduttrice televisiva ha espresso con grande lucidità e chiarezza il pensiero macroeconomico del suo partito di plastica.

In sostanza la Carfagna ha recisamente negato ogni tentazione di uscire dall’euro, comprendendo – contrariamente al prode Borghi – la natura suicida di una simile scelta. Tuttavia, e qui è emersa tutta la sua classe di donna politica con la P maiuscola, ella ha candidamente spiegato al popolo in ascolto che occorrerebbe lavorare per una Europa in cui vi fosse una completa solidarietà tra Stati membri. Solidarietà sancita soprattutto da politiche fiscali comuni e da una stretta unione bancaria. Tutto questo, a beneficio di chi non possiede la decodifica del linguaggio dei cantastorie, si tradurrebbe nell’esportare nella zona euro il modello di democrazia economica che il nostro Paese di pulcinella ha perfezionato nel corso dei suoi oltre 150 anni di storia: far pagare alle componenti territoriali più produttive il costo degli sperperi e delle dissennatezze del merdoso voto di scambio che si continua a chiamare coi termini eufemistici di solidarietà sociale e redistribuzione dei redditi. E dato che la dote migliore di un politico italiota è quella di riuscire a convincere usando argomenti fasulli più dell’ottone, sotto questo profilo la Carfagna ha dimostrato una ottima padronanza del mezzo. Tanto è vero che, dopo averla ascoltata con un certo disgusto, mi sono posto un dubbio: occorrerebbe giudicarla sulla base del criterio weberiano dell’avalutività, promuovendola a pieni voti in relazione proprio a ciò che l’attuale teatrino politico richiede ai suoi primi attori, oppure – secondo un pensiero del barone D’Holbach il quale, pur non avendo nulla contro i leoni affamati, riteneva utile abbatterli per ragioni di sicurezza – sarebbe il caso di difendersi da queste tipologie di incantatori di serpenti, assai validi a prender voti mandando in bancarotta qualunque sistema economico? Lascio ai lettori l’ardua sentenza.

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78 Comments

  1. publio says:

    ma qualcuno sa che buona parte del surplus del nord e’ costruito sul sud d’italia???

  2. Marco Mercanzin says:

    @ Romiti

    ” Ok, mi ha convinto signor Mercanzin. Anche io mi converto al delirio della sovranità monetaria, che lei in un altro intervento confonde con la democrazia economica.”

    Mi creda Romiti, la sovranità di un popolo comprende anche quella economica, che a lei piaccia o meno, e io di un veneto indipendente, senza sovranità economica, non so che farmene.

    “Torniamo alla liretta e stampiamo l’equivalente della ricchezza prodotta. Tuttavia, in primo luogo chi ci garantisce che lo Stato si limiti in questa funzione, approfittando dell’occasione per redistribuire inflazione in cambio di facile consenso? ”

    Le pare forse che il vincolo dell’euro abbia spinto i parassiti a rinsavire ? Anzi, si sono deresponsabilizzarsi all’occhio dell’opinione pubblica nel nome del ” lo vuole l’Europa “.
    Gliel’ho appena scritto: la vera democrazia passa solo per la presa di coscienza di un popolo e l’attrazione di una democrazia il più possibile diretta, non per un vincolo esterno, che oltre a non responsabilizzare i politici, anche matematicamente, distrugge i cittadini : si ricorda la metafora della passera e della loctite ?

    ” Inoltre, ciò contrasta con la sua bizzarra idea di azzerare gradualmente l’enorme debito pubblico emettendo di volta in volta l’equivalente in moneta dei titoli in scadenza. Sotto questo profilo come si riassorbirebbe la grande liquidità priva di sottostante economico? ”

    Lo confesso: questa era una trappola per lei : non speravo ci cadesse, ma vede così e’ stato, quindi come ogni buon cacciatore, rendo omaggio alla preda, e in onore alla vita che era in lei, me la mangio ; i titoli sono già debito accettato e garantito, e le scadenze diluirebbero la monetizzazione in un decennio, inoltre la monetizzazione, essendo il 70% detenuto in Italia da banche, verrebbe a corrispondere a quello che sarebbe una ricapitalizzazione delle stesse, facendo cadere tutte le spade di damocle tipo Cipro, che si stanno addensando sul nostro sistema bancario.
    Ricapitalizzazione che farà cessare una delle cause dell’attuale credit crunch.

    ” Ma la più grossa è l’incredibile mancanza di correlazione tra inflazione e risparmio. Questo vuol dire che se ho alcuni investimenti espressi in valuta corrente, anche se la banca nazionale raddoppiasse per avventura il circolante il loro valore resterebbe immutato? ”

    Dunque, intanto solo lei parla di raddoppio del circolante !!
    Qui si chiede di fornire la liquidità che serve all’economia per girare e sopratutto di non pagare più nessun interesse per corrispondere la liquidità al valore dell’economia, quando essa cresce.

    ” Mi consenta di darle un consiglio signor Marco, da parte di una persona con qualche capello bianco, lasci stare la materia. La vedrei meglio alle prese con l’astrologia. Senza offesa.”
    Non mi offendo, anzi.
    Per quanto ne sa lei, io potrei avere più capelli bianchi dei suoi, e per quanto riguarda il suo consiglio riguardo all’astrologia, non mi pare pertinente ne all’argomento ne ai toni da me usati.
    Detto questo, visto il suo consiglio, me ne permetta uno a mia volta: si dedichi ad una visita otorinolaringoiatrica, visto che non ha saputo cogliere uditivamente, come dimostrato dal link del video di Piazza Pulita, quanto detto da Borghi fra svalutazione dei salari O della moneta : anzi dovrebbe cortesemente chiedere scusa ai lettori e alla testata che la ospita, anziché consigliare agli altri di dedicarsi all’astrologia, materia che probabilmente e’ più professionale dell’economia prodotta da certi ” economisti” o commentatori.

  3. Marco Mercanzin says:

    @ Romiti
    Grazie per l’erudito, anche se presumo, mi corregga se sbaglio, l’accezzione era ironicamente sfottente.
    Ma siccome il confronto, comunque, mi piace, mi permetta di risponderle pezzo per pezzo, non per screditarla, ma per animare un dibattito che, ritenendo lei in buona fede, può giovare a tutti.

    “Egregio Marco Mercanzin, generalmente non rispondo mai direttamente alle critiche, ma in questo caso le sue erudite risposte mi spingono ad infrangere tale consuetudine. Lei, come tanti personaggi che in questi lidi invocano miracolose iniezioni di liquidità, mostra una fiducia incondizionata nella sovranità monetaria, soprattutto all’interno di un Paese di Pulcinella come il nostro.”

    Io non ho nessuna fiducia in questo paese di merda, espressione geografica figlia di di un Risorgimento falso, criminale e massonico.
    Ma il fatto di porre vincoli esterni (l’euro) come briglia per una classe politica incompetente, anzi no, criminale, e’ illogico : le briglie devono essere politiche e nascere dalla democrazia il più possibile diretta ( vedi svizzera) e da una presa di coscienza dei cittadini che la esercitano. Non ci sono ne scorciatoie ne palliativi.

    ” Inoltre, sul piano delle materie prime e dell’energia -in cui già paghiamo un surplus a causa di gravi ritardi infrastrutturali e di scelte sbagliate- la sua fiducia di potersela cavare, una volta usciti dallo standard dell’euro, a buon mercato fa rabbrividire. Le sfugge completamente l’effetto a cascata di una presunta svalutazione della nuova monetaccia nazionale. Dato che in Italia oltre il 90% delle merci viaggia su gomma, l’effetto sui prezzi sarebbe catastrofico. Altro che rimodulazione delle accise. ”

    Veda, io i suoi rilievi li ho considerati eccome, e rientrano comunque nel novero dell’analis/domanda che ho posto in precedenza : le componenti energia, anche nel senso della logistica, sono marginali nella composizione del prezzo finito, relativamente a tasse e costo del lavoro. Glielo dico da produttore.
    Poi, tornando alla macroeconomia, lei ed io potremmo discutere all’infinito, ma porto solo un esempio: nel 92 uscimmo dallo SME, una sorta di euro con una piccola oscillazione di cambio, svalutammo del 20% e l’inflazione invece di salire, calo’ di un punto. Ora, sono passati decenni, lo so, e praticare le reminescenze del passato può portare ad errori, ma così e’.

    ” E poi che fine faranno i risparmi accumulati? Accettando per buona la sua benevola stima di una immediata svalutazione del 30%, non accadrà nulla al sistema finanziario nel suo complesso? ”

    Dunque, i risparmi accumulati : fino all’81, anno del divorzio dalla banca d’Italia, i tassi remunerati sul risparmio, al netto dell’inflazione, erano negativi, ma , ops , sorpresa, fu il periodo in cui il risparmio delle famiglie italiane raggiunse il massimo : ergo, non esiste correlazione fra inflazione e risparmio. Per quanto riguarda il sistema finanziario, con me casca male, e non per contrarietà religiose o ideologiche, ma solo perché ritengo che il denaro non possa generare denaro, ma solo il lavoro lo possa fare. Quindi, separazione fra banca commerciale e finanziaria ( Glass Steagall ), e , siccome solo il fatto di garantire che il risparmio venga restituito ha un costo, chi tesaurizza, per vedere difeso il proprio capitale, dovrà pagare una piccola erosione dello stesso.
    Oppure lo investì nell’economia reale e te ne assumi i rischi.

    “Lo Stato stampatore a che tassi riuscirà a convincere i creditori a rinnovare il suo enorme debito pubblico?”

    Ragioniamo un attimo, che bisogno ha uno stato stampatore ( che pessima definizione) di chiedere a qualcuno di rinnovare i propri titoli stampati in passato ?
    Come lei saprà, i titoli a scadenza vengono restituiti mettendo in asta altri titoli, sborsando ogni volta dell’ammontare degli interessi. Attualmente siamo a 90 miliardi annui, per cui a partire da oggi, se lo stato emettesse moneta senza indebitarsi per rimborsare i titoli, risparmierebbe da subito 90 miliardi. Lasciò a lei l’analisi della funzione matematica che le permetterà di stabilire in quanti pochi anni verrebbe azzerato il debito, che, le ricordo, e’ causato, non da deficit di bilancio primario ( cioè senza gli interessi) ma esclusivamente da interessi composti a partire dal 1982.

    ” Oppure lei ritiene fattibile un suo consolidamento? ”

    Il consolidamento non serve, come matematicamente mostrato sopra.

    “Mi dia retta, il nostro sistema è già fallito, anche in virtù del fatto che troppe persone confondono la ricchezza delle nazioni, ossia produzione di beni e servizi che qualcuno è disposto liberamente ad acquistare, con il gioco di prestigio delle cartacce a corso legale.”

    Concordo : il nostro sistema e’ fallito. E’ fallito il sistema che obbliga uno stato ad indebitarsi per avere quello che può e deve stampare da se.
    Il denaro non è un bene. Esso rappresenta solo un titolo.
    Titolo che ha un valore in base a un accordo sociale.
    La questione più volte tirata in ballo che l’emissione a cazzo di valuta causi inflazione e’ vera.
    Quindi, e’ sufficiente che i titoli circolanti corrispondano al valore dell’economia, ed ecco per magia non esiste inflazione.
    Che poi non ci si fidi di chi comanda la stampante, fa parte di un problema politico, non economico.
    Ma sarebbe come dire che, siccome la moglie può cornificarti, le sigilli la passera con la loctite.

    • Claudio Romiti says:

      Ok, mi ha convinto signor Mercanzin. Anche io mi converto al delirio della sovranità monetaria, che lei in un altro intervento confonde con la democrazia economica. Torniamo alla liretta e stampiamo l’equivalente della ricchezza prodotta. Tuttavia, in primo luogo chi ci garantisce che lo Stato si limiti in questa funzione, approfittando dell’occasione per redistribuire inflazione in cambio di facile consenso? Inoltre, ciò contrasta con la sua bizzarra idea di azzerare gradualmente l’enorme debito pubblico emettendo di volta in volta l’equivalente in moneta dei titoli in scadenza. Sotto questo profilo come si riassorbirebbe la grande liquidità priva di sottostante economico? Ma la più grossa è l’incredibile mancanza di correlazione tra inflazione e risparmio. Questo vuol dire che se ho alcuni investimenti espressi in valuta corrente, anche se la banca nazionale raddoppiasse per avventura il circolante il loro valore resterebbe immutato? Mi consenta di darle un consiglio signor Marco, da parte di una persona con qualche capello bianco, lasci stare la materia. La vedrei meglio alle prese con l’astrologia. Senza offesa.

  4. Tito Livio says:

    Comunque ragazzi è inutile le cose sono due:

    O la Germania abbandona l’euro a causa dell’alleanza tra Fra-Ita-Spa-Portogallo (e fra poco tempo Olanda), per non parlare di U.K oppure l’Italia da sola non esce dall’euro, un uscita disordinata, al di la della teoria interessante di Bagnai Borghi, sarebbe letale. E’ più facile che si formi un euro sud (Fra_Ita_ Spa) e uno del nord (Ger_Ola_Austria ecc).
    Messi così non riusciamo a fare nessuna riforma, anche se al potere ci fosse Gesù quindi è inutile evocare detassazioni e tagli di spesa perchè in questo momento non avrebbero nessun risultato positivo a causa dei vincoli assurdi dell’Eu.

    • Marco Mercanzin says:

      No Tito , per gli stessi motivi che porti, e’ più conveniente uscire.
      Dentro non c’è speranza di sicuro.
      Fuori, con difficoltà all’inizio, ma gli strumenti per mitigarle si sono eccome, una speranza c’è.
      E comunque la sovranità in campo economico e’ democrazia. Tutto il resto merda.

      • Tito Livio says:

        Ti direi di si ma non sono così sicuro sul come, purtroppo siamo in gabbia ed è difficile uscire, complimenti a chi ci ha fatto entrare in quest’inferno.

  5. Alessandro Zerbinato says:

    Mi sembra davvero folle sostenere un’uscita dall’euro per la parte produttiva del Paese che ha convenienza a comperare tecnologia e materia prima solo se può avvalersi di una moneta forte.

    La stessa cosa non si può sostenere per l’area centromeridionale italiana che abbisognerebbe di svalutazione per sostenere, almeno in una prima fase, il comparto turistico.

    Un economista che non tenga conto di questi semplici dati dimostra di essere un cialtrone oppure un unionista ad oltranza in un’Italia che, oltre che divisa nelle questioni economiche, con l’attuale assetto istituzionale non ha futuro, euro o non euro.

    Complimenti a Romiti per la lucidità e speriamo in uno o più Referendum, a breve, per un Veneto indipendente.

    • Marco Mercanzin says:

      Concordo sulla speranza per un Veneto indipendente.
      Per il resto, diciamo così,ci sono un po’ di inesattezze.
      Sa com’è , quando vedo che si parla di enormi costi di importazioni di petrolio o di materie prime, mi vien da piangere…..
      Lei conosce la dimensione della componente importazione che riguardano quei due settori ?
      Lei conosce l’impatto che essi hanno sul costo del prodotto finito?
      Se conosce queste due cose, capirà che una svalutazione anche del 30% sarà’ sempre più vantaggiosa che non rimanere nell’euro : in fondo rivalutare le componenti da lei chiamate in causa, del 30% , e però abbassare i prezzi del prodotto finito, in cui ci sono anche manodopera e altri costi, molto più onerosi dell’energia e della materia prima, non le pare che porterebbero ad un vantaggio per chi produce ?

      Le faccio un esempio : benzina, poniamo che il costo materia prima sia 0,40€ , abbiamo 1,30€ di raffinazione, distribuzione e accise, per un totale di 1.70€
      Secondo lei, con una uscita dell’euro e una svalutazione della lira, per esempio, del 30%, quanto costerà al litro la benzina ? Anche senza abbassare le accise, cosa che uno stato in caso di uscita può fare, ?

      • Tito Livio says:

        Io mi chiedo poi: ma quando appena entrato in vigore l’euro questo si è svalutato in poco tempo del 30% la benzina costava un occhio della testa?

      • Claudio Romiti says:

        Egregio Marco Mercanzin, generalmente non rispondo mai direttamente alle critiche, ma in questo caso le sue erudite risposte mi spingono ad infrangere tale consuetudine. Lei, come tanti personaggi che in questi lidi invocano miracolose iniezioni di liquidità, mostra una fiducia incondizionata nella sovranità monetaria, soprattutto all’interno di un Paese di Pulcinella come il nostro. Inoltre, sul piano delle materie prime e dell’energia -in cui già paghiamo un surplus a causa di gravi ritardi infrastrutturali e di scelte sbagliate- la sua fiducia di potersela cavare, una volta usciti dallo standard dell’euro, a buon mercato fa rabbrividire. Le sfugge completamente l’effetto a cascata di una presunta svalutazione della nuova monetaccia nazionale. Dato che in Italia oltre il 90% delle merci viaggia su gomma, l’effetto sui prezzi sarebbe catastrofico. Altro che rimodulazione delle accise. E poi che fine faranno i risparmi accumulati? Accettando per buona la sua benevola stima di una immediata svalutazione del 30%, non accadrà nulla al sistema finanziario nel suo complesso? Lo Stato stampatore a che tassi riuscirà a convincere i creditori a rinnovare il suo enorme debito pubblico? Oppure lei ritiene fattibile un suo consolidamento? Mi dia retta, il nostro sistema è già fallito, anche in virtù del fatto che troppe persone confondono la ricchezza delle nazioni, ossia produzione di beni e servizi che qualcuno è disposto liberamente ad acquistare, con il gioco di prestigio delle cartacce a corso legale.

      • Alessandro Zerbinato says:

        Mi scusi Mr. Cialtròn De Cialtronis, ma lei è al corrente del fatto che, come ho già detto, un’economia competitiva deve essere in grado di acquistare tecnologia e cioè componentistica ed attrezzatura prodotta con moneta forte e che se si svaluta (il 30% è un dato che presume lei) si perde capacità di acquistarne e quindi di essere competitivi pari alla percentuale di svutazione la quale percentuale non è conoscibile a priori poiché viene influenzata da mille fattori tra cui la fiducia del mercato in un sistema politico/economico?
        La variabile di percentuale in più delle materie prime non fa altro che sommarsi a tutto ciò.
        Quindi prossimamente mi risparmi delle sue emerite sciocchezze e vada a teorizzare la sua autarchia comprensiva di quota 90 in Argentina

        • Marco Mercanzin says:

          Sui dati relativi all’ammontate della svalutazione in caso di uscita, si possono solo fare presunzioni.
          E io il dato l’ho messo per fare un esempio.
          Ma vedo che lei non nota che , se il dato fosse anche maggiore, mentre la componente energia e materie prime ci costerebbe di più , avremo anche più vantaggio in termini di prezzo finale, in quanto una Ferrari ai tedeschi vedrebbe il suo prezzo svalutato della stessa percentuale della svalutazione del cambio.
          In fin dei conti, se in un prodotto le componenti energia e materie prime fossero il 50% ( cosa impossibile nella media della ns produzione, che è per l’appunto ad elevato valore aggiunto, se Sa cos’è ) lei certamente capirà che, per l’esportazione i due valori si annullano, e non cambierebbe nulla.
          Poi lei ha parlato di fiducia etc etc, ma non nota un’altra cosa : i nostri concorrenti mai vorrebbero una lira così svalutata che permetterebbe alla ns produzione di essere micidiale a livello dei prezzi, e si precipiterebbero a sostenere il ns cambio acquistando lire. Normali dinamiche pre euro fra i vari cambi.

          Smettiamola di fare terrorismo vuoto e pieno di luoghi comuni.
          L’uscita dall’euro presenta sicuramente delle difficoltà se mal gestita, ma la permanenza nella moneta unica e’ sicuramente un baratro, al di la di qualsiasi titolo di gestione, buona o cattiva.

      • Alessandro Zerbinato says:

        Mi scusi Mr. Cialtròn De Cialtronis, ma lei è al corrente del fatto che, come ho già detto, un’economia competitiva deve essere in grado di acquistare tecnologia e cioè componentistica ed attrezzatura prodotta con moneta forte e che se si svaluta (il 30% è un dato che presume lei) si perde capacità di acquistarne e quindi di essere competitivi pari alla percentuale di svutazione la quale percentuale non è conoscibile a priori poiché viene influenzata da mille fattori tra cui la fiducia del mercato in un sistema politico/economico?
        La variabile di percentuale in più delle materie prime non fa altro che sommarsi a tutto ciò.
        Quindi prossimamente mi risparmi delle sue emerite sciocchezze e vada a teorizzare la sua autarchia magari comprensiva di quota 90 in Argentina

  6. max says:

    Scusate ma voi tutti siete ne più ne meno come la Lega,Monti,Fornero l’unico modo per risollevare l’economia è tagliare gli stipendi di chi?ovviamente dei dipendenti che già in Italia con l’euro in vigore guadagnano mediamente il 15/20% meno degli altri paesi senza distinzioni di titoli di studio lauree.Abbassando gli stipendi,meno contributi,meno tasse,meno consumi.
    A qualcuno di voi sapientoni dell’economia,ovviamente pagati da qualche industriale che fa il filantropo,non vi passa mai per il cranio che forse qualche grandissimo pezzo di merda di industriale o finanziere d’assalto dovrebbe pagare le tasse in questo cazzo di paese.Perchè i dipendenti dovrebbero tagliarsi lo stipendio,loro invece abbassarsi un pochino il loro profitto no,non sia mai,smettetela di leccare il culo a questi pseudo industriali del nulla.Quante tasse pagano,solo di Berlusconi si sa sperando sia vero,Fiat,Brembo,Tenaris,Merloni,Benetton,Luxottica,Eni,Telecom,Menarini,Coop,quando sarà possibile sapere quante tasse pagano all’erario allora ci taglieremo o ci taglieranno lo stipendio.

  7. pippogigi says:

    Beh, se Monti ha potuto fare il Primo Ministro e dall’alto della sua comprovata competenza economica insegnare economia alla Bocconi, Mara Carfagna può fare l’economista, immagino con maggiore competenza e con migliori risultati.
    Poi che nel paese del diritto e del rovescio, il paese della meritocrazia al contrario, tutto questo comporti i risultati che tutti quanti abbiamo davanti agli occhi è un altro discorso.
    Ma d’altronde con il diritto di voto esteso a chi credeva alla Wanna Marchi, a chi segue solo il pallone, a chi vota PD pensando che sia qualcosa di diverso dal PDL non possiamo pretendere più di tanto.
    Buona Italia a tutti, fino a che ci rimarremo dentro (la prigione dell’inesistente Italia) non aspettatevi nulla di meglio, lo avete deciso voi e lo decidete voi ogni giorno stando zitti e non facendo nulla per cambiare le cose.

  8. Tito Livio says:

    Comunque complimenti per la superficialità delle tesi (quali?) dell’articolo in questione.

  9. Christian Lazzarini says:

    In italia i salari sono bassi, rispetto a molti altri paesi, per un motivo molto semplice. Ci sono troppi stipendi pagati a gente che non lavora o che fa un lavoro che non è richiesto dal mercato. Eliminate tutti gli stipendi “regalati” e, come d’incanto, gli stipendi di chi realmente lavora cresceranno del 30-40%. Senza debiti, senza svalutazioni o altre alchimie finanziarie che non hanno mai creato ricchezza, ma solo arricchito alcuni a spese di altri.

    • Tito Livio says:

      Numeri, dati o per sentito dire?

    • pippogigi says:

      In Italia gli stipendi sono bassi per tre motivi:
      1) il primo è per contenimento dei costi. Con il governo tecnico Ciampi- Amato, quello che segnato l’inizio del tracollo economico, è iniziata una politica di aumento delle tasse e del debito pubblico (più tasse future per interessi) e nessun taglio della spesa pubblica. Le aziende hanno bilanciato l’aumento delle tasse e del diminuito fatturato tagliando il costo del lavoro se non delocalizzando all’estero.
      2) l’elevata tassazione comporta il più elevato cuneo fiscale europeo, praticamente, un dipendente che incassa 1000 euro ne costa 2000 al datore di lavoro. L’elevata tassazione comporta stipendi netti bassi benché al lordo siano solo del 20% più bassi che in Germania.
      3) la bassa produttività. In Italia un lavoratore che è stanco ( o non ha voglia di lavorare o vuol vedere la Nazionale che gioca in tv) va dal medico che senza problemi gli da una settimana di mutua. Praticamente ogni luogo di lavoro tra ferie, malattie, permessi, maternità non vede mai più del 50% (i casi peggiori) 80% di presenze con tutto quel che segue sul rapporto costo/produzione.

      • Tito Livio says:

        Qui:
        http://www.lavoce.info/leuropa-disunita-di-salari-e-produttivita/

        1) Cuneo fiscale, cito:I differenziali nell’andamento del costo del lavoro possono allora dipendere dal cuneo fiscale, spesso citato nel nostro paese come la causa dell’eccessivo costo del lavoro? Il cuneo fiscale rappresenta il divario tra il costo del lavoro a carico delle imprese e la retribuzione netta in busta paga percepita dal lavoratore dipendente. Il differenziale è costituito dal prelievo fiscale, dai contributi previdenziali e sociali a carico del lavoratore e dell’impresa. Dal grafico 6 si può osservare come negli ultimi dieci anni in Germania vi sia stata una riduzione del cuneo fiscale (di un lavoratore single monoreddito) di qualche punto percentuale, che potrebbe aver favorito la riduzione del costo del lavoro in questo paese. In Francia e in Italia, invece, è rimasto sostanzialmente stabile. Quindi è difficile imputare al cuneo fiscale un contributo significativo all’incremento del costo del lavoro. È inoltre interessante notare come il suo livello in Italia sia inferiore a quello degli altri due paesi.

        2) se legge l’articolo sopracitato vedrà che la Francia pur avendo una grande produttività (che ha prodotto un aumento dei salari reali, non come in Germania)sia dal punto di vista della finanza pubblica sia dal punto di vista della situazione economica non è messa bene, perché?

      • Trasea Peto says:

        un dipendente che incassa 1000 costa molto di più di 2000 euro al datore di lavoro che deve pagare anche contributi e molti altri balzelli

        • Tito Livio says:

          Leggi l’articolo della Voce (la parte sul cuneo fiscale in Ger e Fra).

          • Trasea Peto says:

            oro

            da nialtri la xe cusita e se no te ghe credi(come no ghe credevo gnanca mi) te vè in Camera di Commercio, te te verdi na atività tua e te tiri su un dipendente. Basta anca uno, te vedarè come ke i te sega le ganbe e i te fà pasar la voia…

        • luigi bandiera says:

          Peto,
          sastu cosa vol dir?

          Che co i domie euris el ghe fa e paghe de do mantegnesti. Magari do sudde……. ma sicome savemo che i sdadai xe pagai de pi’ el tuto va a uno soeo.

          SEMO ILOTI DEL TERSO MIENIO..!!

          Sani

  10. Mauro LIB says:

    E comunque, Romiti, lei scrive un’inesattezza.
    La Carfagna e una donna politica con la F maiuscola …
    Ossequi.

  11. Egregio Signore , la sua è una visione complessivamente miope senza star lì a suonare i piattini al vezzeggio forbito delle citazioni che fanno sempre effetto . Lo dice anche lei che l’economia non è una legge esatta. Appunto.
    L’on. Mara Carfagna dice la verità semplicemente perchè presuppone il primato della Politica rispetto a quello Economico-Finanziario . Una Europa unita deve avere una Politica comune: questa è la sintesi del suo discorso televisivo. Poi ella potrà dissentire ma senza attribuirle elegie di assistenzialismo che lei teme tornino nel nostro , come ella dice , Paese di Pulcinella.
    Paese che vorrei ricordarle è stato un Paese che non ha mai visto tragedie collettive in campo sociale come in altri Paesi sotto le varie crisi , senza materie prime , con divisioni etnografiche storiche , ed ha saputo nel corso degli anni aiutare gli altri con parole politiche come solidarietà e sussidiarietà.
    Forse non avremo mai avuto tutti la Lufhtansa o un arsenale nucleare da forse de frappe ma il nostro sistema sociale ha fatto star bene , o quantomeno dignitosamente , la stragrande maggioranza di questo Paese .
    Non ritengo che le leggi dell’economia debbano avere il sopravvento su quello dell’umanità, della coesione sociale , dello spirito stesso di un Paese.
    Il liberalismo va unito al popolarismo, ai principi morali del primato dell’uomo, della sua essenza stessa.
    Marx , paradossalmente , vedeva tutto con le leggi del materialismo storico economico. Noi no. Nemmeno per l’iperliberismo senza regole sociali.

    • Trasea Peto says:

      “è stato un Paese che non ha mai visto tragedie collettive in campo sociale ” …ma stai parlando dello Stato italiano, quello che all’indomani della creazione del Regno ha fatto scappare un numero impressionante di abitanti, quello Stato che si è auto-invitato ad entrambe le guerre mondiali, dello Stato che per soddisfare la “fame di sussidiarietà” si intasca i 2/3 di quello che viene prodotto principalmente in Lombardia-Veneto-Emilia?

  12. Christian Lazzarini says:

    Ho scritto “salari reali”, ma ovviamente intendevo “salari nominali”.

  13. Claudio Romiti says:

    Ovviamente scrivendo questo articolo ho pensato di rivolgermi più che altro a chi identifica l’economia con la produzione di beni e servizi e non con una specie di baraccone da cui escono all’occorrenza montagne di cartacce di credito. Osservo inoltre che Borghi e suoi seguaci continuano a raccontare balle. Tra queste la fandonia di un euro che mette in crisi le nostre esportazioni. In realtà gli ultimi dati dimostrano l’esatto contrario. Senza considerare che da quando c’è l’euro l’interscambio con i Paesi aderenti alla moneta unica è più che raddoppiato. Inoltre i sostenitori dell’economia delle cartuccelle ignorano le centinaia di miliardi risparmiati per rifinanziarie il “non problema” del debito pubblico. Tornando alla liretta gli effetti negativi certi sarebbero almeno due: esplosione dei prezzi delle materie prime e dell’energia da un lato; ulteriore aumento del parassitismo politico favorito da ulteriori ondate di redistribuzione sotto la coperta dell’inflazione.

    • Leonardo B. says:

      Allora va tutto bene! In questo caso, di che cosa stiamo qui a parlare?
      Se la nostra bilancia commerciale è in attivo, visto che gli interscambi sono raddoppiati, non abbiamo problemi!
      Grazie, mi ha tranquillizzato, e io che credevo stessimo per fallire!
      Grazie, grazie e grazie ancora!
      Meno male che ha scritto questo articolo.

    • Leonardo B. says:

      Mi scuso con l’autore dell’articolo per l’ennesima intrusione.

      Mi pare che l’accezione corretta del termine citato nel testo sia ‘avalutatività’, e non ‘avalutivià’.

      Mi pare doverosa la correzione, visto che è l’unico errore che ho potuto riscontrare. Grammaticalmente intendo.

  14. meno stato per tutti says:

    a quelli che: “i nobel lo ldicono” “borghi lo dice come i nobel”, “non avete capito cosa dice borghi” ecc..

    punto 1: borghi dice: “per crescere o si svalutano i salari del 20/30%, oppure si ese dall’euro e si svaluta la lira”.
    commento: stronzata immane!!!!
    gli è mai passato per la testa al buon borghi, che magari anziche abbassare salari o svalutare furure lire, bisognerebbe semplicemente abbassare le tasse e di conseguenza abbassare le spese dellos tato italiano????
    no eh? e te credo, rischierebbe di vedere il suo stipendio statale in pericolo……

    per quanto riguarda i nobel suddetti, da krugman a stiglitz a quel’altro genio di sen, stanno dicendo tutti la stessa cosa: l’austerity non funziona, bisogna fare come in giappone!!!!!!

    ok, a parte che la carta non si mangia, cari nobel della mia sacca marinaria, per caso ci sta un fottutissimo stato occidentale che ha praticato l’austerity riducendo anche minimamente le proprie spese negli ultimi 2 anni? no????
    allora dove sta l’austerity???????????

    questi soloni semplicemente sanno che per salvare i loro ricchi emolumenti statali devono fare quello che lo stato vuole che facciano, ovvero promuovere la politica keynesiana statalistica dello “spendi e spendi”.
    d’altro canto se vuoi che l’economia finzioni devi stimolare la “domanda aggregata”.

    da quando esiste il mondo e gli uomini hanno cominciato a scambiarsi prodotti, la legge economica è e resterà solo una: L’OFFERTA CREA LA DOMANDA!!!!!!

    e non vivceversa come i neokeynesiani vogliono farci credere…

    ciauz anche ai tifosi dei soloni co la medaglietta del cazzo che hanno ritirato in svezia….

    • Leonardo B. says:

      L’insostenibile leggerezza dell’essere…

    • Marco Mercanzin says:

      Bhe intanto fin che sei nell’euro, col cazzo che tagli le spese, visto che con il MES devi pagare i debiti che le banche tedesche e francesi hanno elargito ai pigs incautamente.

      Poi, basta co sta storia della carta che non si mangia e che l’offerta crea la domanda :
      Se c’è una crisi di liquidità, tu puoi offrire anche tua verginità, ma o la dai gratis, o la baratti con una cassa di patate, o te la tieni in magazzino.
      Tanto difficile da capire ?
      Che l’offerta determini la domanda, forse funziona in una fase espansiva, non in una crisi come questa, in cui anche chi ha risparmi, ci pensa due volte a spendere, vista la prospettiva.
      Ma voi ” ‘striaci ” le ciclicità economiche, spontanee o provocate non esistono.
      E ancora, basta co sto cazzo di “politiche keynesiane ” di qua e di la : non esiste un paese al mondo che applichi del teorie keynesiane correttamente e completamente.

    • Simone says:

      Hai ragione, l’offerta crea la domanda…vai dagli esquimesi e offrigli dei ghiaccioli…vedrai come te li chiedono…

    • Tito Livio says:

      L’offerta crea la domanda? ma la vogliamo smettere con la legge di Say che tutto il mondo ha capito che è errata e non è sempre così? ma ti pare che oggi il problema è l’offerta ? che nessuno compra nulla? ma per favore e smettiamola di giocare alle etichette neo keynesiani- neoclassici-austriaci-monetaristi un ragionamento sui dati e i fatti sarebbe molto più interessante delle solite beghe tra chiese e credenti.

  15. Vulnet says:

    E quale sarebbe la tua soluzione mio genio della lampada? Che sfigati i giapponesi che hanno usato la leva valutaria e ora si trovano a +3,5% di PIL. Talmente sfigati che noi in Italia siamo furbi e ci teniamo una valuta sopravvalutata e otteniamo un bel -2,4%, per ora….
    Ma vai a raccoglier le banane!!! Ah, mi raccomando che siano della curvatura giusta, se no Van Rompuy si incazza

  16. Leonardo B. says:

    Sapete, ogni tanto prima di parlare (o scrivere) bisognerebbe almeno ascoltare: Borghi ha infatti detto ‘O si esce dall’euro O si tagliano i salari del 20-30%’; è evidente che la seconda possibilità è funzionale al miglioramento della competitività dell’economia.
    Poi capire sarebbe un passo avanti.
    Mi pare, ma mi posso sbagliare, che alcuni premi nobel (altri contorsionisti economici, che rispondono ai nomi di Krugman, Stiglitz, e giusto ieri tal Amartya Sen) abbiano affermato che l’euro è o insostenibile o totalmente sbagliato. Di sicuro sono azzeccagarbugli pure loro.
    D’altra parte credo che altre correnti di pensiero, condivise dall’autore di questo post, (http://www.lindipendenzanuova.com/crisi-uscire-debiti-romiti/) siano da prendere in considerazione: risolvere la crisi sostenendo e sviluppando l’economia dal lato dell’offerta, aiuterebbe chi in questo momento si trova a dover pagare l’IMU sui capannoni vuoti e sfitti.
    Quei capannoni potrebbero almeno essere riempiti dai prodotti di tutte quelle aziende che per stimolare l’offerta produrranno per il magazzino, in attesa che la scuola austriaca gli dica cosa farne.

    • luigi bandiera says:

      OH KAX:
      ” O si esce dall’euro O si tagliano i salari del 20-30%’; ”

      Sempre i salari sono da tagliare..?? (Sono finiti i tempi nei quali il salariato lavorando da solo manteneva famiglia con prole e si faceva pure la casa. Chi ci ha guadagnato facendo tale operazione chirurgica..?)

      Gli stra pagati sono sempre in salvo..??

      SANSONE AIUTACI TU perche’ siamo tornati a prima della rivoluzione francese.

      Dai, giu’ tutto con i filistei compresi..!

      • Leonardo B. says:

        Siccome l’economia non è una religione o un ideale (come sembra invece l’euro), ripeto, prima di parlare meglio cercare di capire.
        Tradotto: restando nell’euro, l’unica cosa che permette di essere competitivi è tagliare i salari. Cosa che la Germania ha fatto.
        Siccome nessuno dice che sia giusto (anzi), è meglio uscire dall’euro.
        Se tagliamo la spesa o aumentiamo le tasse (cose fatte entrambe da Monti) otteniamo quello che vediamo adesso: in 1 anno e mezzo, 10 punti in più di debito/PIL.
        E sa come mai? Si è abbassato il PIL, che essendo al denominatore di quel rapporto ci frega.
        Vuole restare nell’euro e continuare a tagliare la spesa? Va bene, potrebbe aver ragione lei.
        I numeri (e passate esperienze anche italiane) dicono il contrario.
        Stiamo a vedere, c’è più tempo che vita.
        Speriamo che i soldi (i suoi, i miei, e anche degli strapagati) non finiscano prima.

        • luigi bandiera says:

          Leonardo B.

          l’ultima frase: “speriamo che i soldi non finiscano prima.”

          SONO FINITI da quasi subito l’envento euro.

          Io non volevo l’euro ma da come la si voleva dimostrare noi non contiamo proprio NULLA.
          Fanno quello che vogliono.
          Insisto sul fatto del salario.
          E’ troppo basso. Deve recuperare se si vuole movimentare i consumi di cui le produzioni.

          Come e’ deleterio produrre in abbondanza senza vendere…

          Non dovevamo entrare nell’euro..!

          Adesso sarebbe da prendere i responsabili e processarli per vedere quale condanna dar loro..!

          Tuttavia l’apparato statale, para e affini e’ TROPPO COSTOSO..!

          Va ridimensionato. Spianato. Portato a livelli normali e competitivi.

          Altrimenti o con l’euro o con la lira faremo kaput lo stesso. Troppo in basso siamo andati e grazie a certi sapiens… o presunti tali.

          Non sara’ mica colpa dei salariati ne’..?

          Viva l’italia

          • Leonardo B. says:

            Sembra incredibile, visto tutto quello che ci dicono, ma, appunto, ce lo dicono e basta: lo stato italiano costa meno di quello tedesco.
            Cercate e trovate i dati, ci sono.
            Fate questa fatica almeno, prima di credere a tutto quello che ci raccontano.
            E, sempre se ne avete voglia, sempre che non preferite aspettare la fine, guardate di che cosa è fatto il ‘debito pubblico’.
            Caro Luigi, quando Lei va dal panettiere, per Lei il pane è debito, per il panettiere è guadagno.
            Lo stato, con il debito pubblico, paga aziende italiane e non solo gli statali.
            In sostanza, diventa lavoro per gli italiani.
            Per quanto riguarda l’euro, ha ragione, non dovevamo entrare, ma si può sempre uscire, prima che sia troppo tardi.

            • luigi bandiera says:

              Leonardo B,

              non mi dia del lei, mi sento uno straniero.

              Non saremo coetanei ma sicuramente io per via del calendario impostomi saro’ piu’ vecchio e accetto la seconda persona.

              Ecco un esempio da evitare perche’ e’ veramente anacronistico.

              In Germania e’ cosi’, in Italia e’ cola’.

              In Germania hanno salari piu’ alti e lo stato va bene, costa di piu’, ma credo funzioni meglio.

              Poi l’Italia ha una parte produttiva, i privati, e una parte improduttiva.

              Va ben, poi ha i sette colli le sette mafie e cosi’ via e quindi sara’ per questo che costa meno della Germania.

              Ho sempre in testa un colloquio con un dirigente della multinazionale TEDESCA, che voleva farmi capire che in Germania, casa madre, lavoravano (ora non mi ricordo i particolari) cosi’ e cola’. Cioe’ come ewra in Germania era positivo, menterew da noi stavamo andando un p’ FUORI STRADA.

              Sapendo come lavoravano lì in casa madre gli risposi:

              senta caro xyz, FACCIAMO DA SUBITO COME FANNO IN GERMANIA, MA SU TUTTO..!

              Avrei otteno in un colpo solo miglioramento sul lavoro e una gran bella paga.

              Oggi, che mi dicono che in Germania e’ cosi’ e cola’: stessa risposta.

              Trasferiamo il sistema tedesco qua in Italia e poi vediamo se va meglio o peggio. Anche ci togliamo sto kavolo di paragone che per me personalmente dura da troppi anni.

              Capito caro Leonardo..?

              Non intendo aver ragione a tutti i costi pero’ mi baso sulla mia piccola esperienza che feci in una multinazionale tedesca.

              Pensare poi, ora mi sovviene, che la cosiddetta triplice voleva andare ad incontrare il sindacato tedesco per acquisire i loro contratti di lavoro specifici del settore.
              Ovviamente per ANDARE INDIETRO e non AVANTI.

              TROPPI FIGURANO IL VERSAMENTO, POCHI VERSANO…

              Non e’ possibile che ci siano paghe elevatissime e paghe da fame.

              Quelle elevatissime sono le statali e affini in particolare che abbassano quindi il renimento.

              Certo, io non sono un economista e mi posso sbagliare.

              Cordiali saluti

  17. Francesco says:

    Claudio Romiti liquida con disprezzo le tesi di Borghi Aquilini, che in effetti non fa altro che dire cio’ che dicono Krugman, Stieglitz, Friedman e (anche ieri) Amartya Sen.

    Quattro premi Nobel per l’economia,

    Che Romiti non legge e se legge non capisce.

  18. monscolombo says:

    C’è questo qui, un certo Krugman, “un altro cervellone che tutto il mondo del sottosviluppo ci invidia”, che copia Borghi

    http://www.qualcosadisinistra.it/2012/04/18/krugman-leuropa-va-al-suicidio-lalternativa-ormai-e-uscire-dalleuro/

  19. … il costo degli sperperi e delle dissennatezze del merdoso voto di scambio che si continua a chiamare coi termini eufemistici di solidarietà sociale e redistribuzione dei redditi. …

    <b<komplimenti … kiarissimo … lo sfruttamento della miseria … ovvero kome kreare profitto sfruttando il bisogno (e le debolezze umane) prokurato e pianifikato, x fini politici e di poteri lobbystici …

    kome il klero romanista … vuole e propugna immigrazione selvaggia (naskondendosi dietro la necessità di manodopera delle industrie), ke difende akkannitamente x kreare disagio sociale ai residenti e kaos e miserie, spaccio di droghe, barakkati e barboni, prostituzione miserabile e skiavista, mafie e delinkuenza diffuse onde giustifikare la loro essenza falso_buonista e karitatevole…

    senza miseria materiale e morale, kome potrebbero mai pratikare karità e fingersi amorosi, k’è alla base del loro potere e disegno di dominio ed espansione imperialista kristiano_romanista !?

    Propugniamo una Kiesa Kristiana Padana Protestante di Roma, ke viva il kristianesimo in armonia e serenità (kome la sua dottrina vera ed originaria kontiene e predika), senza infingimenti e falsità karitatevoli pelose ke dell’altruismo ne fanno un kapestro, kuando non arma x delinkuere …

    • Kiunkue abbia viaggiato in aereo sa ke, in kaso di necessità, kuando si debbano utilizzare le maskere d’ossigeno, si rakkomanda ke le medesime siano prima indossate dagli adulti e poi, premurarsi verso i minori od inkapacitati …

      normale logika umana e giusta, ke il buonismo klerikale romanista mal interpreta kon danno evidente … l’altruismo irragionevole, oltre ke a prokurare la tua morte, non aiuta nemmeno il tuo prossimo ! … avete kapito o no !

  20. Paolo says:

    Peccato che l’argomento di Borghi è lo stesso di tale Joseph Stiglitz, premio nobel per l’economia

    http://youtu.be/JUkqtc3Yhe8?t=54m

    “.. in my mind to save the Europe, it may be necessary to sacrifice the euro”

    Lo capisci l’inglese? Una occasione persa per stare zitto e non fare brutte figure

    • Leonardo says:

      Quindi un Nobel è Dio? Non può essere criticato? Divertente…

      • N.Aimi says:

        Non è quello il problema, il problema è criticare una cosa che non si è capita e senza prendersi la briga di leggere magari qualcos’ altro di chi si intende criticare, ne risulta una discussione sul nulla e involontariamente comica. Borghi sostiene da sempre e fidati che è in buona compagnia, che:

        1) Bisogna uscire dall’ euro per NON tagliare i salari
        2) Che non sarà un paradiso nè una passeggiata ma è indispensabile
        3) Che una volta usciti, bisogna poi risolvere gli annosi problemi che affliggono l’ Italia
        4) Che queste cose non si potranno mai fare restando nell’ €

        Più chiaro di così.

        • Christian Lazzarini says:

          Sostituite uscire con entrare e ritroverete le tesi sostenute negli anni ’90 da fior fiore di “economisti”.
          Voglio dire che “questi” stanno cercando solo un metodo per vivere alle nostre spalle un altro po’. E stamparsi in casa la moneta, senza dover rendere conto alla Germania, la trovano un’idea allettante (come pensavano fosse allettante negli anni ’90 poter piazzare titoli di stato senza dover pagare interessi stellari).
          Il problema non è l’euro, o la lira. Il problema è nella testa di chi crede che si possa vivere facendo debiti per sempre e rimandando i problemi a domani.
          Usciamo pure dall’euro. Forse i salari reali non verranno tagliati, ma crede che ci potremmo permettere ancora un’AUDI o anche solo una VW o una Skoda? O dovremo accontentarci della “Nuova Duna”? Che monterà gli ultimi ritrovati della tecnologia tedesca di 5 anni prima! Perché le robe “buone” andranno pagate con moneta “buona”, non con la liretta.

          • Marco Mercanzin says:

            Ehi, fra poco non ti compri nemmeno il cacciavite tedesco per fissare il logo vw !!!
            Svegliaaaaa !!!!

            • Christian Lazzarini says:

              Forse sono stato poco chiaro. Io non difendo l’euro perché mi sta più simpatico della lira. Difendo l’euro perché ho visto come veniva gestita la lira, e vedo che l’euro viene gestito un po’ (poco) meglio (grazie alla Germania, peraltro).
              Il punto è che se c’è da dare una colpa dell’impoverimento generale, prima di guardare all’euro e alla Germania, bisognerebbe guardare alla lira e all’Italia.
              Finché su 10 persone abili al lavoro, 6 lavorano e producono ricchezza e 4 prendono uno stipendio facendo lavori inutili, dannosi o non facendo nulla (ovviamente a spese dei 6 di cui sopra), come possiamo stupirci di essere arrivati a questo punto?
              Per anni si è riusciti a nascondere tutto sotto il tappeto, andando a chiedere soldi in giro, ma adesso la festa è finita… e tornare alla lira non risolverà questi fatti, al limite li nasconderà per qualche altro anno.

              • Marco Mercanzin says:

                Scolta, non devi dirlo a me quanto parassitismo ci sia in talia !!!!
                Ma dobbiamo modificare noi quelle cose, non tagliarci i pisello per far un rispetto alla moglie Troia !!!!!!!!!
                Ti pare che l’euro in questi anni abbia frenato i parassiti ?
                Ti pare che attualmente, a parte le briciole per accontentare il popolino tipo il finanziamento dei partiti, il dibattito politico stia attaccando i veri sprechi ?

                Se anche tagli tutti gli sprechi, comunque dei 2000 miliardi non abbatti na sega !!!
                Invece di pagare 90 miliardi come ora, ne pagherai 80, 60,50, ma sempre tantissimo e insopportabile.
                Se anche abbatti di 300 miliardi gli sprechi, e vendi il vendibile, a mala pena arrivi comunque ad un debito di 1500 miliardi, destinato comunque, per effetto degli interessi composti, a lievitare di nuovo.
                Inoltre abbattendo la spesa dello stato, abbatti anche il PIL che è un parametro fondamentale per il rapporto debito PIL , peggiorando ancora il rating dei titoli e qui di il costo degli interessi.
                Questa e’ aritmetica, non matematica.

                • Christian Lazzarini says:

                  Ripeto. Io non difendo l’euro.
                  Sono giunto già da un po’ alla conclusione che l’italia è irrecuperabile.
                  Le strade sono due:
                  1) indipendenza;
                  2) emigrare.
                  Ce ne sarebbe una terza: stare qui e fare la fame, ma la trovo, per ovvie ragioni, meno allettante.
                  Il discorso che fai sull’influenza del rapporto debito/PIL, rating, tassi di interesse sui titoli di stato, fino a qualche tempo fa era sicuramente corretto, ma non so fino a quando varrà ancora. Per quanto mi riguarda, visto l’andazzo di considerare nel PIL spese improduttive e di non considerare nel debito pubblico i debiti della PA verso i fornitori (ormai non trascurabile) non vale più da un po’.

          • Paolo says:

            Ah si? Negli anni ’90 gli “economisti” a favore dell’euro erano quelli pagati dalla commissione EU, come Prodi …

            Tutto il mondo accademico ha sempre detto che l’euro non avrebbe funzionato

            Friedman (1998), L’euro è un soviet
            http://archiviostorico.corriere.it/1998/marzo/23/moneta_unica_soviet_co_0_98032312205.shtml

            Feldstein (1992), THE CASE AGAINST EMU
            http://www.nber.org/feldstein/economistmf.pdf

            Krugman (1992) BEWARE OF WHAT YOU WISH FOR http://web.mit.edu/krugman/www/euronote.html

            Parguez (1997), The Expected Failure of the EMU
            http://ideas.repec.org/a/eej/eeconj/v25y1999i1p63-76.html

            De Grauwe (1998) THE EURO AND FINANCIAL CRISES
            http://www.econ.kuleuven.be/ew/academic/intecon/Degrauwe/PDG-papers/FT_articles/FT%201998%2002.htm

            Godley, (1992)
            http://keynesblog.com/2012/05/11/euro-un-fallimento-annunciato-venti-anni-fa-il-keynesiano-wynee-godley-spiegava-perche-non-poteva-funzionare/

            e si potrebbe continuare. Alla comunità scientifica era perfettamente noto, che l’euro sarebbe stato una catastrofe, spiegandone perfettamente il perché ci avrebbe portato alla crisi attuale

      • Marco Mercanzin says:

        Bhe, su questo ha ragione Facco.
        Bastasse essere un nobel per non sparare cazzate…..
        Anche se in questo caso Stigliz ha ragione, ma non perché ha il nobel…..

      • Paolo says:

        No, ma ridicolizzare l’argomento dimostra semplicemente una ignoranza crassa, perché oltre a Stiglitz è sostenuto da una moltitudine di economisti (internazionali Krugman, Feldstein, Amartya Sen, Mundell, o italiani come Bagnai, Zezza, Cesaratto, etc etc).

        In sostanza o Romiti non sa quello di cui parla, o semplicemente fa disinformazione in maniera dolosa)

      • monscolombo says:

        No, non è DIo. Ma non puoi nemmeno ridicolizzare un professore che ha detto cose sensate. Il tema è questo.

  21. N.Aimi says:

    Mi di spiace amico mio, ma lei non ha capito una beneamata, Borghi sostiene da sempre, ma non è l’ unico, è scappato di bocca anche al prode Fassina, che nelle condizioni date l’ unico mdo conosciuto per recuperare competitività in fretta, perchè le tanto paventate riforme ci mettno anni, è tagliare i salari del 20%, se non si vuole questo, e Borghi non lo vuole, bisogna recuperare la flessibilità del cambio ed una moneta più a misura della nostra economia, come dire….se un Claudio Romiti qualsiasi ( che tutto il mondo ci invidia) si mette a fare l’ economista…….

    • Paolo says:

      giorgio squinzi, uno dei più grandi imprenditori italiani, fondatore di un gruppo da 5000 mila dipendenti, ha detto che uscire dall’euro sarebbe una catastrofe.
      I tuoi amici parassiti statali bagnai e borghi, chi sono in confronto? lasciate stare..

      • Tito Livio says:

        Cos’è conta chi ce la più grosso? bel metodo di pensare, complimenti, poi bella la chicca su chi non la pensa come lei che ovviamente ha la verità in tasca. Vivi complimenti.

      • Ugo says:

        Fagli vedere questo a Squinzi, magari cambia idea

        http://www.youtube.com/watch?v=qqwnqoNrXSc&feature=youtu.be

      • N.Aimi says:

        Perchè a quelli di confindustria va bene il vincolo esterno lo sappiamo bene, soprattutto alla grande industria che ormai se ne strafotte del mercato interno ed è tutta rivolta all’ estero, la moderazione salariale e la desindacalizzazione le vanno più che bene, quando le centinaia di migliaia di PMI capiranno che inchiavardata hanno preso con l’ euro vede che fine fa Squinzi. Buona vita.

  22. Marco Calvi says:

    Sono dispiaciuto nel leggere un articolo e constatare che il giornalista non ha neanche fatto lo sforzo di capire cosa è stato detto in trasmissione.

  23. Marco Mercanzin says:

    Tutto giusto sulla Carfagna.
    Un macrospcopico errore su Borghi :
    http://www.youtube.com/watch?v=PkzlsLWPIX4&feature=player_detailpage#t=7995s

    ….. Al minuto 2h 30m 13sec

    Borghi ha detto che la scelta fra dentro o fuori euro corrisponde a (dentro) svalutazione dei salari, e (fuori) svalutazione della moneta.
    D’altra parte, per quanto riguarda l’uscita, e’ più liberale restare nell’euro con un cambio imposto di imperio, oppure lo è’ uscire, tornare alla lira e lasciare che essa si adegui liberamente sul mercato dei cambi, in relazione alla economia che essa rappresenta ?

    Lui ha quindi solo esposto le due possibilità e cosa succede in un caso e nell’altro, non le ha presentate entrambi come la soluzione.

    • monscolombo says:

      Lo stavo per scrivere. Infatti è restando nel’€ che sei costretto ad abbassare i salari.
      Ed è da suicida “restare” dentro la zona euro, non uscirne.
      Ma, in tutta onestà sono discussioni inutili: perché tanto l’€ salta. Se ne faccia una ragione l’autore dell’articolo.

  24. luigi bandiera says:

    Beh, direi che si sanno scegliere i loro pulpitanti. E’ fondamentale se non proprio una necessita’.

    Poi basta poco: si sceglie il pulpito che oggi puo’ essere un qualsiasi teatro televisivo.

    Le scene seguono lo “spartito” perche’ “suonano” e non recitano, come se usassero il piffero, per incantarci.

    Sono i fatti reali che mancano. Fatti che mettono in condizione di sicurezza il popolo specie quello dei piani BASSI.

    Seguissero il COPIONE forse si andrebbe e meglio verso i fatti.

    Il copione pero’ lo esternano solo prima del voto in campagna elettorale. Solitamente poi, come detto chiamando in campo il piffero, viene dimenticato.

    E chi ha votato si trova a pensare che forse a sbagliato a fotare tizio o caio… ma CAMBIEREBBE LA MENATA DEL KAX invertendo i due o tre interessati..?
    Sono anni che sebbene si cambiavano i fattori il prodotto non ha cambiato.

    Ce la davano da bere, come antipasto, che eravamo e siamo la piu’ bella e grande del mondo. Gia’, nella solita pasta…

    Siamo dentro a sto kax di labirinto e non ne usciremo fin che non distruggeremo il labirinto stesso..!

    Chiamiamo SANSONE..!

    At salüt

  25. Albert Nextein says:

    La carfagna non conta un tubo.
    Piuttosto il Borghi, ogni tanto non parla male.
    Non lo seguo con attenzione, però alcune volte ha detto cose condivisibili sul debito pubblico, sul furto fiscale, sui costi della macchina pubblica, sui risparmi, etc.
    Sulla questione dell’euro io ho letto da qualche parte che addirittura il Prof.De Soto ritiene che con le politiche imposte dalla Germania l’euro sia quasi assimilabile ad un gold standard.
    Se non ho capito male il Prof.De Soto è contrario allo smantellamento dell’euro.

    • Leonardo says:

      Non è esattamente così. Il professor De Soto ha – giustamente – spiegato che l’Euro è stato il tentativo di creare una moneta stabile, non inflazionabile, ma la costruzione politica non ha funzionato per tutta una serie di ragioni. Francesco Carbone, sul sito http://www.usemlab.com ha scritto un bell’articolo in proposito.

      • monscolombo says:

        In parole povere:l’€ è stato un fallimento. “I sistemi di cambi flessibili sono i peggiori sistemi monetari. Esclusi tutti gli altri”. Non ricordo chi l’ha detta.

        • meno stato per tutti says:

          è un parafrasare la frase originaria di churchil che recitava cosi: la democrazia è il peggior sistema politico del mondo, esclusi tutti gli altri.

          (non sono certo che le parole siano corrette al 100% ma il senso era quello)

          ciauz

      • Tito Livio says:

        Ma gli austricanti non sono contro gli esperimenti sociali su larga scala? e imporre un ‘unica moneta all’Europa non mi sembra una cosa da austriaci, non so più chi siano gli austriaci.

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