Carceri: delinquenti messi in libertà o messi alla prova?

di CLAUDIO PREVOSTI

Provvedimento svuota-carceri o superamento del sistema carcerocentrico? Sono i due poli entro i quali si dividono le forze politiche dopo l’approvazione, avvenuta ieri alla Camera, del disegno di legge che ora passa al Senato.

“La legge sulla messa alla prova, approvata oggi, e’ un passo in avanti verso l’obiettivo di modificare la concezione carcerocentrica della pena, utilizzando uno strumento deflattivo duttile e moderno. Umanizzazione e funzione rieducativa della pena non hanno un colore politico, bensi’ il colore, neutro quanto affascinante, della Costituzione repubblicana (art. 27 terzo comma)”. Lo afferma Francesco Paolo Sisto (Pdl), presidente della commissione Affari costituzionali della Camera.

«Con questo testo facciamo uscire dal carcere gente colpevole, anche se recidiva, di prostituzione e pornografia minorile, di truffa, ricettazione, incesto, stalking, incendi boschivi. Diamogli anche un medaglia d’oro». Lo dice nell’Aula della Camera Gianluca Buonanno della Lega in dichiarazione di voto sul ddl messa alla prova. «Qui – rileva – si pensa alla dignità dei carcerati, ma a quella delle vittime ci si pensa? A questo punto il governo potrebbe pensare di non arrestare nessuno, così le carceri non si riempiono davvero. Noi vogliamo che chi si comporta bene venga tutelato ed invece chi sbaglia si faccia la galera, mentre questo provvedimento non è altro che una istigazione a delinquere che finisce con il far sbertucciare le forze dell’ordine. Come accade in una Repubblica delle banane», conclude Buonanno.

Sono 15 gli articoli del ddl sulle pene alternative al carcere e sulla messa alla prova, che la Camera ha approvato e che, ora, passa all’esame del Senato. Questi i punti principali: PENE ALTERNATIVE : Con il provvedimento, il Governo e’ delegato a introdurre nell’ordinamento pene detentive non carcerarie, viene disciplinata la sospensione del procedimento penale con messa alla prova dell’imputato ed e’ disciplinata la sospensione del procedimento penale nei confronti degli irreperibili. Con l’articolo 1 si delega il Governo all’introduzione di pene detentive non carcerarie (reclusione e arresto presso il domicilio), di durata continuativa o per singoli giorni settimanali o fasce orarie, sulla base di specifici principi e criteri direttivi. I criteri di delega prevedono che, il giudice, tenuto conto dei criteri di gravita’ del reato come disciplinato dall’articolo 133 del codice penale, possa applicare la reclusione domiciliare (presso l’abitazione del condannato o altro domicilio) in misura pari alla pena irrogata per i delitti puniti con la detenzione fino a 6 anni; gli arresti domiciliari da un minimo di 5 giorni ad un massimo di 3 anni , come pena detentiva principale, in via alternativa, per tutte le contravvenzioni punite con la pena dell’arresto (indipendentemente, quindi, dall’entita’), sola o congiunta alla pena pecuniaria. Per le detenzioni domiciliari, si prevede il possibile utilizzo di particolari modalita’ di controllo (braccialetti elettronici ). Viene esclusa l’applicazione delle nuove misure detentive ai delinquenti e contravventori abituali, professionali, ed ai delinquenti per tendenza. Si prevede che reclusione ed arresti domiciliari possano essere sostituiti con reclusione o arresto sia nel caso di indisponibilita’ di un’abitazione o altro domicilio idoneo ad assicurare la custodia del condannato sia nel caso in cui il condannato non rispetti le prescrizioni impartite. L’allontanamento non autorizzato dal domicilio equivale ad evasione.

Il provvedimento introduce la sospensione del procedimento penale con messa alla prova . La nuova disciplina si ispira alla probation di origine anglosassone ed estende l’istituto, tipico del processo minorile, anche al processo penale per adulti, in relazione a reati di minor gravita’. Sono aggiunti al codice penale alcuni nuovi articoli. Il 168-bis cp. prevede che, nei procedimenti per reati puniti con pena pecuniaria ovvero con reclusione fino a 4 anni (sola, congiunta o alternativa a pena pecuniaria), nonche’ per il catalogo dei reati in relazione ai quali l’art. 550 cpp consente la citazione diretta a giudizio, l’imputato possa chiedere la sospensione del processo con messa alla prova. L’applicazione della misura comporta condotte riparatorie volte all’eliminazione delle conseguenze dannose del reato e, ove possibile, misure risarcitorie. L’imputato e’ affidato al servizio sociale per lo svolgimento di un programma di trattamento che puo’ prevedere anche lo svolgimento di un lavoro di pubblica utilita’ e attivita’ di volontariato; il programma contiene prescrizioni sui rapporti col servizio sociale o con una struttura sanitaria, oltre a possibili limitazioni della liberta’ di dimora o di frequentazione di determinati locali.

Il lavoro di pubblica utilita’ e’ una prestazione non retribuita a favore della collettivita’ della durata minima di 30 giorni, da svolgere presso lo Stato, regioni, enti locali ed onlus; la sua durata non puo’ essere superiore ad 8 ore giornaliere. La sospensione del processo con messa alla prova non puo’ essere richiesta piu’ di due volte ; non piu’ di una volta se si tratta di reato della stessa indole. Con il nuovo articolo 168-ter cp. si introduce la sospensione del corso della prescrizione del reato durante il periodo di stop del processo con messa alla prova. Se la misura si conclude con esito positivo, il giudice dichiara l’estinzione del reato, restando comunque applicabili le eventuali sanzioni amministrative accessorie. L’ articolo 168-quater del codice penale indica come motivo di revoca della messa alla prova la grave e reiterata trasgressione al programma di trattamento o alle prescrizioni imposte dal giudice. La messa alla prova puo’ essere richiesta dall’imputato (oralmente o in forma scritta), personalmente o a mezzo procuratore speciale, ma entro determinati termini, che la norma specifica sia in relazione alla fase che al tipo di procedimento. Alla richiesta di messa alla prova va allegato un programma di trattamento che l’imputato elabora con gli uffici di esecuzione penale esterna oppure o una richiesta dell’imputato di elaborazione dello stesso programma. Sono previsti limiti massimi di sospensione del procedimento (2 anni, in caso di reati puniti con pena detentiva; 1 anno reati puniti con sola pena pecuniaria). Contro l’ordinanza e’ ammesso ricorso per cassazione da parte dell’imputato, del PM o della stessa persona offesa (che tuttavia non produce effetti sospensivi). Se la richiesta di messa alla prova e’ rigettata, potra’ essere riproposta nel giudizio, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento. In caso di esito negativo della prova che di revoca della misura, questa non e’ piu’ proponibile. Obblighi di relazione al giudice , almeno trimestrali, sull’andamento della prova sono posti in capo agli uffici locali per l’esecuzione esterna.

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3 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Contesto per la prima volta Albert Nextein che penso mi darà anche ragione.
    Non è che stato se ne fotte di tutto.
    Lo stato, entità astratta, non esiste, non pensa e non se ne fotte quindi di alcunché.
    Quelli che se ne fottono sono i componenti di una associazione a delinquere di stampo politico-burocratico che hanno di fatto occupato lo Stato facendone cosaloro.
    Essi usufruiscono di scorta pagata dai contribuenti e sono di fatto intoccabili.
    E se la scorta (meschini) non sono riusciti di farsela assegnare, godono di un tale livello economico che a questa possono provvedere in proprio.
    Non li si troverà mai su alcun quotidiano indicati come vittime (loro stessi od i familiari) di azioni criminose.
    Queste interessano solo gli altri ed allora …
    Come Sordi ne il Marchese Del Grillo “perché io so io e vui non siete un cazzo”.
    A questi malavitosi interessa solo la punizione dei reati fiscali in quando danno vita al bottino che usano spartirsi.

    Poi al riguardo, se nelle carceri italiane espiassero una pena solo Cittadini italiani, le carceri rientrerebbero in tutti i parametri della UE.
    Il fatto è che tutto il mondo sa che in questo paese di Pulcinella si può venire a delinquere contando della massima impunità.

    Per chi nel caso fosse favorevole a provvedimenti di clemenza per convincimenti religiosi, faccio notare che il Papa, quando aveva l’onere di gestire il potere religioso e temporale, ai delinquenti non faceva mancare i conforti religiosi e con tre pater, ave e gloria perdonava i loro misfatti in modo che con l’anima serena potessero scontare per intero tutta la loro pena o finire sul patibolo. La confusione nelle pene per l’anima ed il corpo, è utopia.

    Vorrei che qualcuno desse vita ad un associazione “nessuno tocchi Abele” e che questa si costituisse parte civile in ogni processo di violenza contro persone inermi e che ne seguisse l’iter e la reale attuazione della pena senza sconti di sorta. I media hanno inventato il termine femminicidio, i bambini e gli anziani sono regolarmente vittim … e, non cambia nulla, … perché siamo tanto buoni.

  2. lory says:

    un mio caro amico diceva sempre ” tanti anni fa” il Carabiniere arresta il criminale il Giudice lo libera, cosi facendo tutti tutti tre si guadagnano la paga. cosi funzione nel bel paese.

  3. Albert Nextein says:

    E’ più semplice.
    Allo stato costano meno criminali fuori dalle prigioni.
    I criminali all’esterno costano direttamente alla cittadinanza.
    Lo stato se ne fotte del tutto, e basta osservare come gira la giustizia.

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