Carcere per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni. Chi ha paura delle inchieste?

di REDAZIONEBuzzi-intercettazione-675

“Non volete le intercettazioni perché ne avete paura, perché avete sempre qualcosa da nascondere e da temere, la trasparenza è vostra nemica naturale”. Così i deputati M5S attaccano i partiti dopo la discussione  in commissione giustizia. “I partiti – incalzano i pentastellati – vogliono punire severamente i giornalisti che si azzarderanno a pubblicare le intercettazioni, portando a compimento quel ‘bavaglio’ che neanche Berlusconi era riuscito a mettere. Questo perché le intercettazioni finora hanno rappresentato lo strumento più incisivo per scovare casi di malaffare, corruzione, scambi di tangenti e mazzette, e per far conoscere ai cittadini tutti gli scandali politici”. “Mose, Expo, soldi pubblici alla Lega Nord, connivenze di Mafia capitale, il rolex e i lavori al figlio di Lupi, consigli di politici sul come eludere le leggi fino alla scia di ricatti che ha portato Matteo Renzi a Palazzo Chigi e al caso De Vincenti su Tirreno Power. Su questa strada, però, i partiti troveranno la nostra durissima opposizione: siamo pronti a dar battaglia per difendere leintercettazioni e la libertà d’informazione”, concludono i deputati.

Prevedere che chiunque diffonda riprese o registrazioni di conversazioni svolte di nascosto, al fine di recare un danno alla reputazione, sia punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni. Lo prevede infatti un emendamento approvato dalla commissione Giustizia alla Camera, al ddl Penale, a firma Area popolare. La modifica – contestata soprattutto dal M5s che questa mattina ha occupato la commissione – prevede che la punibilità sia esclusa solo quando le riprese costituiscono prova nell’ambito di un procedimento giudiziario o siano utilizzate da giudici e Pm.

Nel testo dell’emendamento approvato questa notte, che aggiunge un comma all’articolo sulle intercettazioni, si legge: “Prevedere che chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate, è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni. La punibilità è esclusa quando le riprese costituiscono prova nell’ambito di un procedimento dinnanzi all’autorità giudiziaria o siano utilizzate nell’ambito di esercizio del diritto di difesa”.

Ma sulla vicenda ha preso duramente posizione Antonio Di Pietro.

“Se l’intercettazione su Crocetta non esiste l’Espresso deve chiudere e il suo direttore deve venire a zappare la vigna con me. Comunque le intercettazioni vanno usate sempre con le molle”. L’ex magistrato è  intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolo’ Cusano. Sul caso Crocetta, Di Pietro ha le idee chiare: “Crocetta ha detto che è il più grave attentato alla democrazia nella storia repubblicana? Io, in quanto a tentativi di delegittimazione, insulti e diffamazione credo di non essere secondo a nessuno. Sul caso Crocetta bisogna vedere come stanno i fatti. L’Espresso scrive una cosa che se non fosse vera dovrebbe portare alla sua chiusura. Non è possibile trattare così le persone se non si ha la sicurezza di ciò che viene scritto. Detto questo, se il fatto è veramente avvenuto, è talmente grave che Crocetta dovrebbe andarsene subito”.

Sull’uso delle intercettazioni Di Pietro prova a fare chiarezza: “Sul piano tecnico ci sono tre ipotesi: o l’intercettazione non esiste e un giornalista si fida della fonte sbagliata. O magari l’intercettazione è illegale, fatta senza l’autorizzazione della Procura, e questo dimostra da una parte che chi l’ha fatta ha commesso un reato gravissimo, dall’altra che qualcuno al telefono dice cose inaccettabili. La terza è l’ipotesi più plausibile: in una inchiesta così complessa sono state fatte migliaia e migliaia di intercettazioni, chi le ha sbobinate si è concentrato sulle più importanti, le altre sono rimaste nell’ambito della polizia giudiziaria, qualcuno le ha sentite e le ha riferite, facendo un atto gravissimo, raccontando di un atto coperto da segreto istruttorio”. Secondo Di Pietro “bene ha fatto Crocetta a denunciare l’Espresso: il fatto è così delicato che non ci può nascondere dietro il segreto giornalistico”.

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