9 dicembre: capisco il diritto di rivoltarsi, non condivido però i contenuti

di CLAUDIO ROMITI

Avevo deciso di partecipare alla manifestazione organizzata nella mia città, Perugia, e donominata “Rivoluzione del 9 dicembre”. Tuttavia, dopo aver letto i punti qualificanti di tale protesta, ho deciso di restarmene a casa. Con tutto il rispetto per i promotori dell’iniziativa, non ho la minima intenzione di battermi civilmente per obiettivi che mi appaiono addirittura peggiori del male profondo che sta soffocando la parte più produttiva del Paese. Si chiamano, infatti, i cittadini italiani alla mobilitazione  in nome di due princìpi gravidi di nefaste conseguenze: sovranità popolare e sovranità monetaria. Ora, senza entrare nel merito di altre chicche come la lotta alla globalizzazione, alla speculazione ed al signoraggio,  ciò è a mio avviso più che sufficiente per allontanare dalla citata protesta chi, animato da autentico spirito liberale e libertario, crede fermamente nella responsabilità individuale e, conseguentemente, in un sistema democratico nel quale la suddetta sovranità popolare è rigidamente vincolata alla tutela della proprietà privata.

Proprietà privata che proprio l’attuale Stato ladro, basato su un concetto di sovranità popolare illimitata (nel senso che il consenso è unicamente funzionale all’esproprio di chi produce), utilizza da sempre a piene mani. E per questo, dato che il ritorno alla moneta nazionale darebbe alla politica un ulteriore strumento di esproprio, il combinato disposto di queste due istanze risulta chiaramente ben peggiore del male si vorrebbe curare. Poichè, all’atto pratico, invocare il ripristino della vecchia liretta non significa altro che dare le chiavi del proprio risparmio e dei propri redditi futuri al governo di turno, consentendogli di utilizzare la stampa illimitata di carta straccia per pagare ogni sperpero. No, cari amici, questa non è la strada per uscire dai guai in cui la politica del deficit spending, tutta basata sulla sovranità del voto, ci ha condotto.

Dato che il problema di fondo consiste in un eccesso di Stato, di spesa pubblica e, conseguentemente, di tassazione feroce, se la protesta del 9 dicembre avesse posto al primo punto una lotta senza quartiere per una drastica riduzione del perimetro pubblico e delle prestazioni offerte coercitivamente dalla Stato, mi sarei senz’altro schierato in prima linea. Ma quando sento parlare di sovranità popolare e monetaria e di azzerare il debito pubblico il primo istinto è quello di mettere mano al portafoglio. Dalla crisi non si esce certamente dando tutto il potere ai soviet dell’MMT.

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13 Comments

  1. Tutta la moneta nel mondo è moneta-debito.

    Tutto il mondo è in debito verso Il Grasso Bankiere (IGB) per tale moneta (m.). Pare che il 97% di tale moneta sia sotto forma di moneta-bancaria (m. bancaria o m. fiduciaria), creata dalla c.d. banca commerciale (BCOM). Quindi non sarebbe neanche moneta-legale (m. legale).
    Iniziamo malissimo!!11!!

    Perché?

    Perché è moneta legale (m. legale) solo la moneta creata ed emessa dalla banca centrale (BC) e, meglio specificarlo da ora, la BC crea solo moneta legale. La moneta legale si chiama anche “moneta ad alto potenziale” (boom!) o “moneta di banca centrale” o “H” (sic!) o “base monetaria” (BM). E’ presente esclusivamente all’interno del circuito monetario interbancario (ossia un circuito nel quale il cittadino non può operare). Solo quando viene stampata (vedremo come e perché) arriva a noi, che la conosciamo come “banconota”.

    La BC crea quindi la BM (leggi ‘moneta di banca centrale’) a fronte di acquisti di Titoli di Stato (TdS) e la distrugge (i tecnici dicono “la ritira dal circuito monetario”) in occasione di vendite di TdS. Può crearla anche in risposta a richieste di prestiti da parte delle BCOM (“rifinanziamenti”, vedremo dopo nello specifico). La distruggerà, in tal caso, quando i prestiti verranno “ripagati” (“settlement”).

    La somma dei TdS costituisce il debito pubblico (DPUB) di quello Stato che li ha emessi.

    Perché?

    Perché lo Stato deve pagare per riaverli (dai detentori) o pagare gli interessi (se scaduti).

    Quindi ogni m. legale (ergo banconota o anche base monetaria o moneta di banca centrale ecc..) esistente è un debito, poiché i Titoli di Stato sono debito (pubblico), che lo Stato dovrà ripagare, in Capitale più Interessi (rendimento). I detentori dei TdS sono i detentori del debito pubblico.
    Viene da sé che non esiste una moneta, né m. legale né m. bancaria, che sia “credito”, ma solo moneta debito.

    ma’nvedi la vecchia sur motorino!

    I detentori di TdS si chiamano “investitori” e NON “risparmiatori”. Il risparmiatore è colui che si priva dell’uso (del godimento) della “cosa”, senza cederla (ad es: “non uso queste scarpe per mantenerle nuove, così quando schiatto mi ci seppelliscono ma prima faccio bella figura in camera ardente”). L’investitore, invece, si priva della “cosa” per un lucro, ovvero riavere l’oggetto con l’aggiunta di un “interesse” (ad es: “ti presto il motorino per scippare quella madre di famiglia ma tu devi riportarmelo con il pieno di benza”).

    Non c’è differenza, per il popolino che deve pagare le tasse per ripagare i TdS (e gli interessi relativi) tra “la vecchina©” che compra € 1.000 di BOT e “i Soros” che comprano €100.000.000.000 di BTPItalia.

    Statisticamente le “vecchine” hanno il 10% circa del DPUB italiano e “i Soros” il restante. Tra i “Soros” ci sono banche (centrali e commerciali) e altri istituti privati (assicurazioni, SIM e compagnia cantante). Metà dei Soros sono stranieri, direttamente o indirettamente. Infatti una banca “agghindata di denominazione nazionale” (K. Marx) potrebbe avere (e lo ha) il Consiglio di Amministrazione (CdA) formato da soci stranieri (ad es. BNL è del gruppo BNP Paribas – Francia). Questo non vuol dire che il popolino francese goda di benessere grazie alla BNL ma è solo una precisazione da contrapporre ai negazionisti quando tirano in ballo l’argomento “debito in mano agli italiani” (bepp€ grill0, il signor rossi, ecc..).

    Tra le vecchine a buon bisogno ci sarai pure tu (o te?!).

    La banca centrale eclissa (nasconde, frodando il popolo) il signoraggio[1] iscrivendo al passivo del proprio stato patrimoniale (SP) il valore nominale della m. legale, come se avesse affrontato tale spesa per la sua creazione (es. €100 per un biglietto cartaceo di valore nominale – o facciale o legale – da €100), invece spende solo 30 centesimi di euro per tale biglietto (quando non è meramente elettronico – vedi Il PRIMIT, il BIT e la banconota).

    La m. legale è chiamata “circolante” quando circola (sic!) e “riserva” quando è posta in riserva (arisic!) presso la BCOM, che poi in realtà la deposita presso la “sua banca”, ovvero la BC (la banca centrale è la banca delle banche commerciali). Come noi abbiamo i conti correnti presso una banca commerciale, così questa ha il suo conto (riserva) presso la BC.
    E’ questa una parte del circuito interbancario di cui accennavamo prima ad esclusivo appannaggio (vuol dire uso&consumo) dei banchieri privati (che siano commerciali o centrali).

    E’ lapalissiano (vuol dire schifosamente ovvio) ma anche fondamentale capire bene che se una m. legale circola non può stare in riserva. Per questo IGB non vuole banconote in circolazione, poiché €100 in circolazione sono €100 in meno (su cui contare) nelle riserve. E quindi €10.000 di “moneta bancaria” in meno da prestare.

    Infatti laddove esiste il requisito di riserva frazionaria (R.F.) €100 in moneta-legale equivalgono a €10.000 in moneta-bancaria, con R.F. al 1% (dal 18 gennaio 2012 – ma lo vedremo in seguito con la grafica).

    Approfondiremo, infatti, meglio la questione, affrontando i motivi dietro i quali si nasconde “la guerra al contante”, scatenata negli ultimi anni dall’ABI (Associazione Bancari Italiani). Ma alla luce di queste anticipazioni credo appaiano già meno misteriosi.

    Moneta legale dentro e fuori il circuito magico, ovvero dal numerino alla banconota andata e ritorno.

    Il conto “riserve” consiste di un semplice numero (virtuale), indicante il saldo della BCOM in questione.

    Diciamo che la m. legale verrà posta come “riserva” nel momento della sua creazione (dal nulla!) da parte della BC, ossia verrà accreditata al conto bancario del BCOM (c/o la BC stessa) a fronte di vari eventi, che vedremo a breve.

    Il saldo della riserva di una BCOM verrà contabilmente “scalato” (sottratto, detratto, decrementato, fate vobis) quando si verificano uno o più dei seguenti casi::

    – restituzione (pagamento) di un prestito precedentemente ricevuto dalla BCOM ad opera della BC;
    – restituzione (pagamento) di un prestito ricevuto da un’altra BCOM (che era in surplus di riserve);
    – erogazione di un prestito ad un’altra BCOM in deficit di riserve;
    – pagamento della “stampa su carta” di un certo quantitativo di moneta contante (quindi moneta legale), ovvero stampa avvenuta per rispondere (ad es.) alla richiesta di un cliente che ha effettuato un prelievo bancomat/ATM.

    E’ qui che la m. legale, pur rimanendo BM/moneta di banca centrale/moneta bum bum/ecc.., diventa banconota.

    In soldoni, se richiedi €100 tramite un prelievo bancomat, è la riserva in seno alla BC della BCOM presso la quale hai il c/c che si decrementerà (dello stesso valore). Contemporaneamente anche il tuo c/c ti verrà aggiornato (di tale decremento). Avrai €100 in meno sul c/c (in moneta-bancaria) e €100 in più sotto forma di contanti in mano (moneta-legale). Per gli assegni è simile. Sono sempre le riserve a “muoversi”, alla fine. Vedi box “LEZ01 Pagamento tramite assegno”, qui a dx.

    Essendo ora la banconota circolante non è più riserva e questo fa incazzare IGB. Ma solo un poco (vedremo dopo perché).

    Ovviamente vale il discorso inverso. Il conto riserva della BCOM c/o la BC si incrementerà quando verrà accreditato per:

    – un prestito ricevuto da parte della BC;
    – un prestito ricevuto da parte di un’altra BCOM in surplus di riserva;
    – un ripagamento di un prestito fatto ad un’altra BCOM;
    – un depositio (versamento) di €100 che un cliente ha fatto sul suo conto corrente aperto in seno alla BCOM.

    In questo caso il numerario “100” torna a far parte della grande famiglia delle riserve, poiché la banconota viene ritirata dalla circolazione e il nostro “saldo” presso la BCOM viene incrementato (quindi c’è un nesso FORTISSIMO tra moneta-legale e moneta-bancaria). La BCOM consegnerà la banconota alla BC che la metterà in seno al “conto riserve” relativo alla BCOM stessa.

    Il totale della BM in questo caso non cambia, poiché la BM è la somma delle banconote e dei conti riserve delle BCOM.
    Le riserve vengono, perciò, usate solo nel settore interbancario (ossia tra banche commerciali), e la BC stessa. E dallo Stato, ovviamente. Noandri usiamo le banconote e l’altro tipo di moneta che è la m. bancaria.

    A loro la legalità al 100% a noi la FUFFA.

    Perché?

    PER SPINGERE LA MONETA-BANCARIA AD ESSERE VALIDA COME MONETA-LEGALE.

    In che modo?

    Vediamolo.. tanto per iniziare dichiariamo che:

    la riserva frazionaria è una truffa nella truffa.

    In alcuni paesi (UK, Canada, Australia) non c’è il vincolo della c.d. “riserva frazionaria” eppure le banche commerciali prestano ugualmente. Come mai? Semplice: che ci sia R.F. o meno la banca commerciale crea il denaro da prestare dal nulla, senza corrispettivo, senza affrontare spese e senza vincoli. Esattamente come in Italia (e in Europa), negli Stati Uniti d’America e in altri posti. Tutto il mondo è paese, dice IGB. Solo che in questi paesi c’è la noia, per il banchiere, di rispettare tale coefficiente. Ma è, appunto, una noia da poco. Paese che vai usanze che trovi, si consola IGB.

    Perché?

    La vita di IGB è in effetti molto comoda, con facilitazioni e libertà che nessun altro “imprenditore” può vantare. Alcuni esempi:

    1. Non occorrono dei depositi pre-esistenti alla richiesta del prestito.

    Non occorrono contanti già depositati presso la BC prima dell’erogazione del prestito. Sarà il prestito stesso ad essere moneta, ovviamente moneta-debito. Il prestito crea il denaro o in altri termini:

    “IL PRESTITO CREA IL DEPOSITO”.

    Nei paesi con R.F. sarà pensiero POSTERIORE del banchiere (IGB) trovare la piccola somma necessaria a bilanciare il valore numerico prestato.

    2. Non occorrono, di conseguenza, riserve in m. legale ante-prestito.

    In soldoni: una banca commerciale (BCOM) può prestare subito (dopo controllo delle”congrue garanzie”, ovvio) €100.000 e solo DOPO (se non è in UK, Canada o Australia) dovrà trovare € 1.000 da inserire nei “conti riserva” che ogni BCOM ha presso la BC.

    Dico € 1.000 perché dal 18 gennaio 2012 il coefficiente di R.F. è stato imposto (da IGB) all’1%. Nel 1957 era del 22%, nel 1970 era del 12% e fino al 17 gennaio 2012 era del 2%. In soldoni occorre meno moneta-legale in riserva per tenere in piedi lo stesso quantitativo di moneta-bancaria presso le BCOM.

    E dove trova i €1.000 la BCOM? Nessun problema, figuriamoci!

    3. Trovarne 1 per prestarne 100 [Mao-IGB-Unt].

    Ecco cosa accade dietro le quinte di una BCOM
    (continua)

  2. Dan says:

    Sovranità popolare e sovranità monetaria sono principalmente due slogan che possono essere interpretati in tanti modi.
    Non c’è ragione per credere (cinismo misto a mancanza di voglia a parte) che l’unica interpretazione possibile sia quella nefasta descritta dall’articolo.

    Sovranità popolare vuol dire scacciare per intero l’attuale entourage di potere asservito a tutto meno che alla gente.

    Sovranità monetaria vuol dire poter avere di nuovo una propria moneta il cui valore risulta agganciato alle effettive capacità produttive del nostro sistema economico e non a quelle di una qualche altra nazione più o meno sviluppata.
    Stare dentro l’euro è come essere agganciati per il collo ad un treno in corsa e dovergli correre dietro: è gioco forza che si finisce a pezzi.

    Probabilmente l’unica cosa che si può rimproverare a chi ha buttato giù questi punti è di non aver saputo spiegare bene queste cose oltre che il “dopo” destinato a seguire ogni rivoluzione.

    “Facciamo la rivoluzione perchè questo e quest’altro non funzionano” dice il primo.

    “E dopo ?” domanda il secondo.

    “E dopo ci penseremo” risponde entusiasta il primo.

    il secondo manco replica e se ne va.

    • Pietro says:

      Il problema è che il treno in corsa non è l’euro ma è l’economia mondiale a cui dobbiamo essere comunque agganciati se vogliamo, non dico prosperare, ma quantomeno restare a galla. Ora dobbiamo pagare tasse per restare nell’euro, ma avere una moneta che si svaluta significa comunque pagare una tassa forse più subdola perché non si vede. Il problema è che dobbiamo rincorrere euro e economia mondiale con un super peso sulle spalle rappresentato da uno stato che frena qualsiasi iniziativa.

      • Dan says:

        Il punto è che quella tassa che dici te la paghiamo in ogni caso perchè l’economia di un paese è dato dalla capacità dello stesso di creare valore.

        Abbiamo un sistema vecchio, ingessato, dove non si investe in ricerca utile, in nuove tecnologie, limitato dalla presenza di vecchi abbarbicati sulle stesse poltrone praticamente da sempre. Ogni volta che spunta fuori una mente valida o una ricerca degna di studio (v. caso Vannoni) scatta sempre quel qualcosa che in nome dello status quo ovvero di interessi di parte, penalizza tutti.

        Siamo come una persona con le gambe ingessate: prima dobbiamo sciogliere l’ingessatura, poi si deve togliere il gesso, fare riabilitazione con piccoli movimenti prima, brevi camminate poi ed infine correndo.

        Sovranità popolare e monetaria sono solo la prima tappa.

        Che ci piaccia o no una volta usciti dall’euro dovremo tornare ad un regime di autarchia o quasi. Qualunque sia la ragione, fighette e viziati dovranno accettare che i prossimi iphone se li dovranno scordare.

        Quello è il nostro destino: possiamo scegliere se affrontare un futuro triste al fine di raggiungere la libertà o se affrontare lo stesso futuro di cacca per vivere come schiavi.

        • Liugi mobile says:

          Il caso Vannoni? Starai scherzando, spero.

          • Dan says:

            Al momento non ci si può schierare. Non si può dire che è un metodo valido ma neanche affermare il contrario. L’unico dato certo è che coloro che hanno ricevuto tale infuso hanno dimostrato un qualche temporaneo miglioramento e in un paese civile non asservito a logiche economiche criminali questo dev’essere più che sufficiente per poter avviare delle ricerche.
            Lì in mezzo qualcosa che funziona c’è. Chi è intellettualmente onesto lo sa e vuole capire cos’è ma lo stesso deve valere anche per chi vuole giocare al cinico statista.
            Se si chiude la porta a Vannoni, questo se ne va all’estero. Se all’estero scoprono qualcosa di valido, quel posto, ovunque sarà, diventerà la mecca della prossima generazione di ricerca in campo medico e genetico, il che implicherà per quel luogo un’immensa fortuna e per noi l’ennesimo treno perduto.

            Oh bhè che tanto ci siamo abituati e poi vuoi mettere quante belle truffe abbiamo saputo tirare su con i viaggi della speranza ?
            Ti inventi di avere un figlio rovinato da una qualche malattia assurda, che in america ci sta la speranza, cominci a raccogliere fondi e quando hai fatto il pieno scappi con la cassa.
            Sarebbe difficile riuscire a fare lo stesso scherzetto se la speranza si trovasse nell’ospedale della città in cui si vive ed il viaggio costasse solo un abbonamento del tram, no ?

    • LUC says:

      MA VA A CAGARE !

  3. Da le me bande o canton veneto no ghè gnaon ke favela de soranetà de li skei o de le monede come raxon par scuminsiar a dar bataja par parar via li ladri, li parasidi, li buxiari, li abuxivi.

    Se ghè na parte del “povolo” ke senpre riscia e ciapa le pake e kel paga, pì de tuti, ke la se fa ste fixime parké coalke Vana Marki o Bosi de l’economia el ghe contà le storiele sol signorajo e de torno … cogna ver pasiensa e aiar la xente a raxonar.

    A ghè anca li fasisti de CaxaPound ke ga dito de parteçepar … a ghè tanti ke parteçepa par mile raxon (o falbe raxon edeolojeghe) ma senpre popolo lè e a mi me sta ben, me sta pì ke ben se sto “popolo” sto anseme de xenti de la penixla talega el ghe la fese a scorlarse de doso tuta sta marmaja orenda ke la fa cao a Roma e ke la xe parona del stado talian.

    Mi pitosto de ndar a le marce silensioxe e a le sagre coulturali, a li convegni (endoe ke poki li se fa beli en vanti de li tanti bruti e gnoranti) … prefariso ndar en piàsa e se posibile scuminsiar trat xo dal caregoto e da l’altar li falbi dei e li so previ.

  4. Tito Livio says:

    Ben detto, si organizzi una manifestazione di libertari.
    Privatizzare è la risposta!

    • Leonardo says:

      La si smetta di chiacchierare, i libertari di manifestazioni contro le tasse, la burocrazia e le norme ne han fatte. Non l’ho vista partecipare.

      • Caro Leonardo, capisco che “scrivere e parlare” non porta alla rivoluzione.

        La rivoluzione può avvenire in due soli modi:
        1 con le armi.
        2 col consenso e la consapevolezza del popolo.
        L’opzione 1 è la più veloce ma non si sa a quali risultati può portare.
        La 2 è molto più lunga, una persona morta in sudafrica ce l’ha insegnato come quell’altra persona che scacciò gli inglesi dall’india.
        Io sto con l’opzione 2 avendo ben chiari gli obiettivi che voglio raggiungere.
        Quelli del 9 dic sono il braccio di piazza dei 5 stelle che vogliono più stato italiano, nulla a che vedere con me e penso con Leonardo.

        • Naltri del LIFE femo parte del coord, del 9 deçenbre e no semo de çerto el bràso de piasa de i 5 stele.
          Pì lIberisti e libertari (ma soçalmente responsabili) de coeli del LIFE no se ghe ne cata en volta: tuta xente ke se gagna el pan col sagro suor de la fronte, ogni dì, fina ke li garà vida … no ghè statalisti tra de naltri.

      • Tito Livio says:

        Ma infatti il mio commento era ironico, libertario non lo sono.
        Piace vedere come ogni volta che c’è una manifestazione indipendentista/ liberista/ socialista ecc ecc c’è sempre qualcuno che non partecipa per mille motivi.
        Ognuno crede a quel che vuole credere…

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