Caorle: mozione contro l’Imu tratta da “l’Indipendenza”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Nel Comune di Caorle (Ve), l’avvocato Alessandro Borin ha PRESO SPUNTO spunto da un articolo apparso su “l’Indipendenza” per presentare un ordine del giorno aull’IMU, presentato giovedì scorso. Naturalmente l’imbarazzo dell’Amministrazione era palpabile in quanto tutti idealmente condividevano il contenuto (la disobbedienza fiscale proposta da Giorgio Fidenato), ma Sindaco e maggioranza non hanno avuto il coraggio, o peggio non hanno voluto, condividerlo votando contro la sua approvazione.

Eccolo di seguito:

ORDINE DEL GIORNO: IMU – IMPOSTA MUNICIPALE SUGLI IMMOBILI – IMPOSTA ODIOSA, GETTITO INCERTO E RISORSE TRASFERITE

Premesso che:

l’art. 42, comma 2, della Costituzione italiana stabilisce che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti

L’art. 47 della Costituzione italiana sancisce solennemente che la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Gli artt. 29 e ss del titolo II della Costituzione italiana prevedono il riconoscimento e la tutela della famiglia come nucleo naturale fondamentale del corpo sociale, come cellula basilare della società e prevedono in capo ai genitori il diritto-dovere di mantenere e istruire la prole.

L’art. 53 della Costituzione italiana stabilisce il principio che la tassazione debba avvenire secondo la capacità contributiva e con criteri di progressività.

Rilevato che:

prevedere l’esenzione dall’IMU per gli immobili di proprietà delle fondazioni bancarie, in quanto enti no profit, e non prevedere un’eguale esenzione per la prima casa (cioè per la sede, per così dire, istituzionale della famiglia, che certamente non ha fini di lucro), non pare aderente a principi costituzionali di giustizia e di ragionevolezza.

E’ fuor di dubbio, infatti, che la proprietà della casa di abitazione è un dei pilastri sui quali si fonda la famiglia italiana stessa di guisa che colpire tale pilastro equivale a colpire la famiglia.

Considerato che:

l’IMU, dunque, è tra le più insopportabili imposte che si possano pagare: tocca la casa – ovvero ciò che di più caro si possiede – e che per essere comprata o costruita è stata comunque vessata da altre imposte.

La caratteristica di questa imposta è che essa viene divisa fra le casse dello Stato e quelle comunali.

Più precisamente, quando si paga l’IMU alcune somme per essa versate sono legate a dei codici tributo che andranno allo Stato ed altre somme sono invece legate a dei codici tributi che andranno al Comune.

Più precisamente verranno gravati dall’imposta in questione i proprietari dei seguenti beni:

1. Casa di abitazione principale;

2. Fabbricati strumentali all’attività agricola;

3. Terreni agricoli;

4. Aree fabbricabili;

5. Altri fabbricati che non siano le abitazioni principali.

La norma stabilisce poi che i proventi derivanti dalla tassazione dell’abitazione principale e dei fabbricati rurali sono di esclusivo appannaggio del Comune, mentre le somme derivanti dalla tassazione dei terreni agricoli, delle aree fabbricabili e degli altri fabbricati diversi dalle abitazioni principali, saranno equamente divise al 50% tra Comune e Stato centrale.

L’agenzia delle Entrate ha assegnato questi codici tributo all’IMU:

1. 3912 – IMU abitazione principale – Comune;

2. 3913 – IMU Fabbricati Rurali – Comune;

3. 3914 – IMU Terreni agricoli – Comune;

4. 3915 – IMU Terreni Agricoli – Stato;

5. 3916 – IMU Aree Fabbricabili – Comune;

6. 3917 – IMU Aree Fabbricabili – Stato;

7. 3918 – IMU Altri fabbricati – Comune

8. 3919 – IMU Altri fabbricati – Stato.

Quindi, riassumendo, abbiamo che solo le somme relative ai codici tributo 3912; 3913; 3914; 3916; 3918 andranno al Comune, mentre le somme relative ai codici tributo 3915; 3917; 3919 andranno allo Stato.

Un’ulteriore complicazione è dovuta al fatto che lo Stato impone come mezzo di pagamento solo il modello F24 tramite il quale il versamento va all’Agenzia delle Entrate (quindi allo Stato Centrale).

Per contro è stata abolita la possibilità di pagare l’imposta con il bollettino postale che di solito andava direttamente sul conto del Comune in cui i beni immobili erano censiti.

Ulteriore complicazione è poi rappresentata dal fatto che il Governo ha recentemente centralizzato tutte le tesorerie comunali delle regioni a statuto ordinario, portando di fatto la cassa a Roma.

Centralizzazione delle tesorerie che non è avvenuta per le regioni a statuto speciale.

Alla luce di un tanto si ritiene utile e necessario far sentire la voce dei cittadini dei comuni delle Regioni a statuto ordinario anche attraverso delibere di Consiglio Comunale che richiamino l’attenzione sui problemi generati dall’introduzione dell’IMU e muovano delle proposte di mantenimento in loco del gettito di spettanza dei comuni evitando l’inutile ed incerto meccanismo del trasferimento dalla cassa centrale a quelle periferiche ove le imposte sono state riscosse.

A tal fine sono state ipotizzate diverse forme di sensibilizzazione del Governo centrale e di protesta pacifica che tengano conto dell’imminente scadenza del 18 giugno per il pagamento della prima rata e dei successivi adempimenti in materia:

Prima proposta – Non pagare la prima rata e regolarizzarla con la seconda.

Questa proposta è stata fatta dai Tea Party (movimenti apartitici che lamentano l’eccessiva tassazione) ed ha lo scopo preciso di far saltare la cassa agli enti ricevitori della tassa. Se gli Enti a giugno non ricevono niente, avranno sicuramente problemi di cassa con tutte le conseguenze che si possono immaginare. Il contribuente, per non venire meno al proprio dovere e per non subire ripercussioni, viene invitato a saldare l’imposta a dicembre pagando una sanzione del 3,75% sul dovuto (cioè della sola rata di giugno) a cui vanno aggiunti gli interessi del 2,5% su basa annua sulla somma non versata per i giorni che intercorrono tra la data del dovuto versamento e quella dell’effettivo pagamento.

Seconda proposta – Non pagare la prima rata solo nella parte relativa allo Stato e pagare quella relativa al Comune.

Lo scopo di questa protesta è di far mancare le risorse allo Stato centrale, ma non al Comune che si vuole, invece, continuare ad beneficiare. Quindi si tratta di prendere l’F24 elaborato dal CAF o dal commercialista, individuare i codici tributo 3915, 3917 e 3919 e non riportarli sul un nuovo F24 dove verranno riportati solo i codici tributo 3912, 3913, 3914, 3916 e 3918 e le relative somme. I codici e le somme relative al primo acconto dei codici tributo 3915, 3917 e 3919 verranno conservate per essere pagate nel secondo acconto di dicembre con il calcolo della sanzione e degli interessi.

Terza proposta – Pagare la prima rata al solo Comune, inglobando nella parte del Comune anche la somma che andrebbe versata allo Stato.

Lo scopo di questa proposta è quello di esprimere la massima insofferenza dei cittadini e degli Enti locali nei confronti dello Stato centrale che si dimostra sempre più ceco alle esigenze dei contribuenti e dei territori ove vengono prelevate le imposte. Si tratta quindi di individuare nell’F24 compilatoci dal Caf o dal commercialista, le somme dovute, se ovviamente sono presenti, per:

1. codice 3915 e sommarla nell’importo relativo al codice 3914 (sono le somme dovute per terreni agricoli). Con questa azione tutti i soldi dovuti a titolo di imposta sui terreni agricoli saranno versati al Comune e niente sarà versato allo Stato centrale;

2. codice 3917 e sommarla nell’importo relativo al codice 3916 (sono le somme dovute per le aree fabbricabili). Con questa azione tutti i soldi dovuti a titolo di imposta per le aree fabbricabili saranno versati al Comune e niente sarà versato allo Stato centrale;

3. codice 3919 e sommarla nell’importo relativo al codice 3918 (sono le somme dovute per altri fabbricati). Con questa azione tutti i soldi dovuti a titolo di imposta per gli altri fabbricati saranno versati al Comune e niente sarà versato allo Stato centrale.

Con questa azione di fatto non si commettono violazioni di legge ma, al massimo ci saranno degli errori nell’indicazione dei codici utilizzati per il versamento dell’imposta.

A fronte, dunque, del pagamento effettuato con codici diversi, la richiesta di un successivo pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate si neutralizzerà offrendo prova del versamento effettuato con contestuale istanza di sgravio dell’importo e dell’eventuale sanzione.

In tale protesta non sembrano, quindi, profilarsi omissioni di sorta ma semplici errori nell’individuazione dei codici tributo utilizzabili per il versamento.

Quarta proposta – Versare tutto al Comune ma tramite bonifico, su un suo conto corrente che non sia il conto corrente della tesoreria.

Versare l’intera somma dovuta (anche la parte spettante allo Stato) direttamente al Comune utilizzando un conto corrente dedicato intestato a quest’ultimo.

Nella pratica si tratta di fare preventivamente quanto descritto nella terza proposta e poi fare un bonifico dell’intera somma al comune. Poi si prende una raccomandata con avviso di ricevimento e si comunica al Comune, allegando la copia del bonifico, che la somma spedita allo stesso era dovuta per IMU divisa fra i vari codici di cui sopra. Possiamo tutti capire che questa quarta proposta è la più dirompente e potrebbe essere soggetta a sanzione perché in questo caso si è consapevolmente evitato di pagare all’Ente Stato la somma a lui dovuta (mentre nella terza ipotesi il contribuente si trincera dietro un errore di utilizzazione di codici), ma è indubbiamente la proposta più forte e dirompente.

Tutti ciò premesso e considerato

IL CONSIGLIO COMUNALE DI CAORLE

esprime

condivisione verso le considerazioni riportate in premessa

condivide

le proposte di protesta pacifica sopra indicate quale utile strumento di sensibilizzazione del Governo e dei cittadini nei confronti dell’imposta denominata IMU,

manifesta

la preoccupazione per i problemi che l’introduzione dell’IMU ha generato e sta generando e

impegna il Sindaco e la Giunta Comunale

– ad attivarsi, con tutti gli strumenti e le modalità necessarie, affinché sia riportato nelle sedi opportune il desiderio che il relativo gettito di spettanza dei comuni sia mantenuto in loco evitando l’inutile ed incerto meccanismo del trasferimento dalla cassa centrale a quelle periferiche ove le imposte sono state riscosse

– a trasmettere la presente deliberazione al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente della Regione Veneto nonché al Presidente del Consiglio Regionale del Veneto.

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4 Comments

  1. Hotel Caorle says:

    penso che le tasse sono troppo alte ora

  2. Dan says:

    Quinta proposta: non si paga un cavolo a nessuno. Se il comune ha bisogno di soldi, si rimbocca la maniche e promuove il proprio territorio favorendo turismo ed investimenti da parte di imprenditori “stranieri”.

  3. Daniele Roscia says:

    Tanto fumo, niente arrosto: il dispositivo con l’attivazione di ogni azione atta a sensibilizzare le autorità centrale affinché appaghino il desiderio di vedere la tassazione IMU come tassazione locale. Sic! Quando le mozioni o ordini del giorno non contano nulla. Le bestialità italiane non hanno ne’ limite ne’ confine, se questo e’ il risultato della rivolta fiscale, poveri noi.

    • giorgio Fidenato says:

      Meglio di quelli come lei che non fanno niente, fuorchè chiacchiere inutili, e vivono di pensione da parlamentare estorta ai contribuenti. Miglio l’avrebbe definita PARASSITA!

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