Patto di stabilità: in Veneto solo il 4% dei Comuni ha sforato

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Nel 2011, in Veneto solo 11 Comuni su 268 non hanno rispettato il patto di stabilità (erano 8 nel 2010), il 4,1% del totale. Un valore ben inferiore rispetto alla media nazionale (5,3%) e di quella del Molise (33,3%), della Calabria (18.8%) e della Campania (10,4%) ed in linea col dato del Nord (4%) (vedi tabella 1 allegata). Queste cifre, pubblicate martedì scorso in Gazzetta ufficiale, certificano la virtuosità dei nostri Enti locali, che però, nel recente decreto sulla Spending review, pagheranno esattamente come gli altri, cioè 8 euro a cittadino.

“Come al solito – dichiara il capogruppo leghista e vicesegretario federale Federico Caner -, nella bilancia del Governo l’equità nei ‘pesi’ è l’ultimo dei problemi. La Spending review infatti non tiene in alcun conto del fatto che nel 2011 solo il 4% dei municipi del Nord abbia sforato il Patto, mentre al Sud si registrano percentuali più che doppie (9%). In entrambi i casi, gli Enti locali ci rimettono 8 euro a residente, cioè, per il Veneto, 34 milioni di euro (vedi tabella 3). Dal 2010, sono più che raddoppiati i Comuni che non ce l’hanno fatta a rispettare il Patto, e ho buona ragione di credere che la mannaia della Spending review darà il colpo di grazia a municipi che rappresentano, per i cittadini, il primo baluardo nell’erogazione dei servizi. Di fronte a questa cecità dello Stato centrale, che impone tagli alla periferia senza ridurre la spesa del pachidermico apparato ministeriale, credo non sia un tabù accogliere l’avvertimento del presidente dell’ANCI Graziano Delrio e le parole dei sindaci dei capoluoghi veneti: uscire tutti dai vincoli di finanza pubblica, mettendo in pericolo il saldo della Spending review che proprio sui conti locali fonda una buona fetta della previsione di risparmio”.

I Comuni italiani, alla luce dei dati pubblicati in Gazzetta ufficiale, dovranno pagare quasi 89 milioni di euro a titolo di mancato rispetto del Patto di stabilità interno, mediante una corrispondente riduzione dei trasferimenti. In alcuni municipi però i trasferimenti non saranno sufficienti a coprire la sanzione: in questo caso i Comuni dovranno intervenire di tasca propria e letteralmente “versare” allo Stato la differenza (vedi tabella 2). “C’è da dire – spiega Caner – che su 89 milioni di sanzioni ben 38 sono imputabili ad un solo Comune: Torino. Senza il capoluogo piemontese l’ammontare delle sanzioni pagate dagli enti del Nord si ridurrebbe drasticamente, passando da 52 a 14 milioni di euro”.

“Il grado di inadempienza al Patto di stabilità interno – prosegue il capogruppo leghista – evidenzia una estrema variabilità da Nord a Sud e da Regione a Regione. Eppure con i tagli disposti dalla spending review, basati sui consumi intermedi, i Comuni verranno trattati sostanzialmente allo stesso modo, nonostante solo il 4% dei municipi settentrionali abbia sforato il Patto, mentre al Sud la percentuale è più che doppia (9%). Quale concetto di virtuosità è giusto adottare? Quella teorica dei consumi intermedi (cioè le spese per l’acquisto di beni e servizi esclusi i costi del personale, che sappiamo essere altissimi in alcune aree del Paese), o quella del rispetto del Patto di stabilità e della sostenibilità dei bilanci? Perché se anche l’efficienza nell’erogazione delle prestazioni e il risparmio sulle spese per il personale non diventano criteri di virtuosità, non resta che trovare il sistema per garantire comunque servizi ai cittadini:uscire tutti assieme dai vincoli imposti dal Patto”.

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