CANARIE, L’INDIPENDENTISMO CHE COVA SOTTO LA CENERE

di SALVATORE ANTONACI

Con i suoi quasi 10 milioni di soggiorni turistici annuali ed il livello di eccellenza riconosciuto a 2 suoi atenei per il contributo offerto nello studio del rapporto tra paesaggio ed antropizzazione responsabile, l’arcipelago vulcanico delle Canarie costituisce quasi un’eccezione nel panorama in chiaroscuro delle regioni europee, tutte più o meno alle prese con un difficile momento economico e sociale. Sarà perché né la cosiddetta primavera araba né tantomeno la crisi dell’eurozona hanno influito più di tanto sulla crescita dei flussi vacanzieri provenienti da ogni parte del mondo e non solo dal continente più prossimo (culturalmente, se non geograficamente, distando le Canarie poche centinaia di miglia dalle coste africane). Sarà, soprattutto, per la durata di quel felice esperimento conosciuto con l’acronimo ZEC (Zona Economica Canaria), uno status privilegiato che consente a chi è dotato di un minimo di spirito imprenditoriale di poter intraprendere una sua attività in loco pagando un’imposta di società pari ad un inusitato 4% senza, oltretutto, incorrere nei rigori di un’imposizione sul reddito, la proprietà e perfino i consumi assai inferiori agli standard per altri purtroppo abituali.

Peraltro questa franchigia che a prima vista potrebbe apparire una forma di benevolenza è, a ben guardare, solo il giusto riconoscimento di un’antica vocazione commerciale che aveva fatto di questo fazzoletto di terra in pieno Oceano Atlantico uno dei gioielli più fulgidi della corona imperiale spagnola. Almeno fino a quando le relazioni con la madrepatria furono improntate allo spirito di unione tra liberi più che alla consueta dialettica similcoloniale propria di tutti gli imperi.

Riconquistata la propria autonomia con il ritorno alla democrazia susseguente alla morte del Caudillo Francisco Franco, gli abitanti di Tenerife e della Palma si sono rimessi di buzzo buono ad ingegnarsi per recuperare l’antico splendore. Né si può dire che non ci siano riusciti: un numero basti su tutti: il PIL pro capite ammonta (dati del 2009) ad oltre 21.000 euro annui, meglio di una regione come le Marche e appena sotto a quello del Friuli. Anni luce avanti ai dati sconfortanti di Andalusia o Extremadura, tanto per restare in ambito ispanico.

La politica di salutare negligenza messa in atto, una tantum, dalle autorità continentali (spagnole ed europee), ha consentito a questo piccolo miracolo di prosperare disinnescando, nel contempo, un particolarismo assai condiviso tra la popolazione. Le Canarie vivono, infatti, in maniera molto sentita il senso di appartenenza alla propria comunità: secondo un’indagine di qualche mese fa, quasi la metà degli isolani si considerano cittadini della comunidad autonomica prima che spagnoli. Una percentuale a livelli di quelle catalane e basche, per intendersi. Qualora l’inerzia dovesse cambiare per le gravi ambasce del bilancio spagnolo è facile ipotizzare che le 7 navi ammiraglie della flotta canaria sarebbero le prime a mollare gli ormeggi e ad abbandonare al proprio destino il galeone in affondamento.

Benché esista un partito indipendentista di cultura marxista (il PRCC, molto vicino peraltro ad Hugo Chavez), per ora la Coaliciòn Canaria, il cappello di partiti autonomisti e nazionalisti che governa assieme ai socialisti, si è limitata ad adottare come propria bandiera il vessillo dell’indipendenza con le sette stelle verdi incastonate nel tricolore. Ma i padroni del vapore sono avvertiti: da queste parti la navigazione in mare aperto non fa paura.

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11 Comments

  1. Luporobico says:

    Le Canarie sono la mia residenza estiva da dieci anni e il posto dove deciderò di andare a vivere quando qui sarà impossibile.
    La vita costa molto meno,tabacchi,alcolici e benzina costano quasi il 50% in meno,non esiste il riscaldamento(nel sud di Tenerife)e per fare impresa è un ottimo luogo visto le tasse molto basse,gli impreditori li attirano da noi li fanno scappare a gambe levate.
    C’è un ottimo clima in generale ovunque,sarei falso a omettere però che stanno vivendo un periodo di gravissima crisi,i fasti di inizio milleno sono lontani,ma si riprenderanno.
    Il senso di appartenenza alla comunità Canaria è altissimo………..ma la metà della popolazione o forse più è formata da “colonizzatori” con gli inglesi in testa circa “150,000” persone.

  2. alessandro says:

    torno da dieci anni vissuti a tenerife ed in contatto con gli amici che vivono li’.scusi signore ma non ha detto cose corrette.di fatto c’e’ parecchia miseria nelle isole canarie per non parlare del 33% di disoccupazione.

  3. lafayette says:

    Non sono aduso a rispondere a dei troll la cui unica e massima ispirazione ed aspirazione è quella di denigrare la fatica altrui. Perciò buon lavoro e buon premio nobel per la statistica (con tanto di patacca al merito italiota o europea, se preferisce)

  4. fagiano1975 says:

    Si, senza i soldi dell UE e lo statuo speciale con il prelevo fiscale al 18% le canarie sarebbero come L’ Africa….

    ma andate a lavorare!

    LA CAMORRA RINGRAZIA LA LEGA PER AVER SALVATO IL CULO A UN NOSTRO CARO CAMORRISTA

  5. democrazy says:

    http://democrazy-democracy.blogspot.com/2012/03/la-prima-manifestazione-al-mondo.html
    non è tutt’oro quel che luccica cari amici… leggete qua!!

  6. Marco says:

    il pil pro capite delle Marche nel 2009 è di 25.640€.

  7. lafayette says:

    Che colpo d’occhio! Nessuna pietà per le sviste dell’umile cronista, vedo…e allora diciamo che, cospargendoci il capo di cenere, i 21000 non eran dollari , ma euro. E i dati italiani mi sembrano abbastanza gonfiati, come da consuetudine ISTAT

    • Filippo83 says:

      Un discorso senza senso ed un totale disprezzo per i dati, vedo. Se Lafayette fosse stato come Lei – usurpatore di nome! – le 13 colonie sarebbero rimaste britanniche come il Canada.
      Detto questo, i dati sono europei, non italiani. E sono anche verosimili (è PIL, non reddito): il Nord talia produce ricchezza quanto la Germania Ovest, mentre il Sud è su livelli da Est Europa (e se continua così, verrà presto superato):

      http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-HA-11-001-07/EN/KS-HA-11-001-07-EN.PDF

      (si confermano anche le Canarie su livelli medio-bassi).

  8. Filippo83 says:

    Veramente, al cambio attuale, 21mila$ sarebbero circa 16mila€: come PIL pro capite annuo, le Canarie sarebbero al livello della Calabria, cioè del Sud Italia più povero, altro che Friuli o Marche…

    • Filippo83 says:

      P.S. Al 2011, comunque, il PIL furlano era sui 29mila€ annui pro capite, quello marchigiano 26-27mila€: fossero anche 21mila€ quelli delle Canarie, sarebbe paragonabile a Sardegna od Abruzzo.

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