CAMERON STRIGLIA L’EUROPA E DICE NO ALLA TOBIX TAX

di REDAZIONE

Il messaggio è chiaro e illustra senza mezzi termini quale sarà la posizione della Gran Bretagna al prossimo summit europeo: se vuole battere la crisi l’UE deve guardare oltre Manica. La parola chiave per il primo ministro britannico David Cameron è infatti «competitività», vero «tallone d’Achille» del vecchio mondo. Il leader dei Tory ha dunque pungolato i colleghi europei, Germania in testa, come mai prima d’ora: «è il momento del coraggio, non della prudenza». Per spiattellare la sua ‘proposta indecente’ Cameron ha scelto il gotha dell’economia e della politica mondiale, riunita a Davos per il consueto World Economic Forum (WEF). La ‘melina’ è finita, insomma. Se l’Europa vuole avere ancora una chance nel mondo che verrà deve dunque uscire in fretta dalla crisi. «Cinque paesi membri dell’Unione Europea sono oggi meno competitivi persino dello sclerotico Iran», dice citando dati dello stesso WEF. Il che pare un riferimento neanche troppo velato ai PIIGS. Ma non sono solo i soliti noti a preoccupare Cameron: «più della metà dei paesi UE sono ora meno competitivi di 12 mesi fa». Se dunque il cancelliere tedesco Angela Merkel ha «pienamente ragione» a chiedere ai paesi ad alto debito di mettere in ordine le loro case è anche vero che bisogna «essere onesti» sulle «conseguenze» di avere una moneta unica. Bene dunque ha fatto Mario Monti a suggerire che «la contropartita per l’austerity nei paesi del deficit» sia un intervento delle nazioni «del surplus» a «difesa dell’euro». E sempre per restare nel campo dei messaggi alla Germania, Cameron ha sottolineato che la Banca Centrale Europea potrebbe «fare molto di più». «L’Europa», ha aggiunto, «deve concentrarsi su tre temi: Grecia, banche e firewall. Affrontando contemporaneamente questi tre nodi si può attenuare la crisi». Tutto questo va bene nel «breve periodo» ma non risolve gli intoppi strutturali. La soluzione del nodo gordiano che attanaglia l’Europa – l’esigua crescita – non passa però da un aumento degli investimenti – ipotesi tabù nell’austerity Britain di David Cameron – bensì da un grande piano coordinato di «liberalizzazioni» e «deregulation». Più mercato unico, dunque, e meno lacci e laccioli tanto cari a Bruxelles. In soldoni: un’Unione Europea più simile alla Gran Bretagna che viceversa. Anche sul fronte dei debiti sovrani. «Agendo con coraggio nella gestione del deficit il Regno Unito ha mostrato che è possibile guadagnare credibilità e anticipare i mercati». La ‘predicà ad ogni modo non finisce qui. Non poteva mancare infatti un riferimento all’odiata ‘Tobin Tax’. Secondo Cameron, che cita stime della stessa UE, «l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe ridurre il Pil dell’UE di 200 miliardi di euro, bruciare mezzo milione di posti di lavoro e spingere il 90% dei mercati a lasciare l’Europa». «Prendere in considerazione una misura del genere quando stentiamo a far ripartire la crescita è pura follia».

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