CAMERON: LA TOBIN TAX NON E’ ROBIN HOOD

di STEFANO MAGNI

Fareste spegnere un incendio da un piromane? No? E allora perché mai le istituzioni europee dovrebbero poterci salvare dalla crisi, imponendo una nuova tassa?

Questo è sicuramente quel che deve aver pensato il premier britannico David Cameron, quando è stata ventilata, di nuovo, la proposta europea di una tassa sulle transazioni finanziarie. Oggi come oggi, il Regno Unito è l’unico Paese che rifiuta, per principio, l’idea di una Tobin Tax europea. In caso di scontro, però, sa di avere dalla sua parte anche la Svezia. Nicolas Sarkozy, presidente francese, la pensava allo stesso modo. Fino a qualche anno fa. Adesso, invece, assieme ad Angela Merkel è uno dei due sponsor più attivi della nuova tassa. A Cameron, comunque, è bastato sventolare una minaccia di veto per far arretrare di qualche passo la cancelliera tedesca. Berlino appoggerà l’iniziativa solo se tutti e 27 i membri dell’Ue saranno d’accordo.

Nel 2001, l’anno del disastroso G8 di Genova, la Tobin Tax era la proposta principale dei no-global: sottrarre una percentuale di ogni transazione finanziaria per aiutare i Paesi in via di sviluppo. Oggi è diventata una meta dell’Unione Europea. L’obiettivo è facile da colpire. All’apparenza, si tratta di “spogliare” gli uomini più odiati del pianeta, i finanzieri, per salvare interi popoli.

Perché allora la Svezia e il Regno Unito si oppongono, rischiando un linciaggio morale su scala continentale? Prima di tutto: sanno come funziona realmente la Tobin Tax. La Svezia ha sperimentato una tassa analoga trent’anni fa. E questo è quel che è successo: “Quando la Svezia iniziò a tassare le transazioni finanziarie, negli anni ’80 – ha spiegato il ministro delle Finanze Anders Borg – tra il 90 e il 99% del mercato di bond, equities e derivati è fuggito da Stoccolma a Londra. Ci ha fruttato ben poche entrate fiscali, in compenso ha fatto uscire gran parte dei capitali dal Paese”.  In questi giorni, il cancelliere dello Scacchiere britannico, George Osborne, sta ripetendo gli stessi concetti: una Tobin Tax europea farebbe fuggire la finanza dalla City londinese verso altre piazze, quali Zurigo, New York e Hong Kong.

Seconda ragione: siamo sicuri che sia così “morale”? In caso di incendio, come si diceva all’inizio, si chiamano i pompieri, non il piromane. La crisi europea è stata causata da una spesa pubblica insostenibile. Al punto che Stati come la Grecia, l’Italia, la Spagna e il Portogallo (in una certa misura, ancora l’Irlanda) rischiano la bancarotta. La Francia, che pure impartisce lezioni di morale, a sua volta non ha i conti in regola. Alla fine dell’anno scorso, le previsioni europee sulla Francia non erano confortanti: il deficit crescerà al 5,3% nel 2012 e calerà al 5,1% nel 2013. Comunque resterà superiore ai parametri consentiti. Il debito pubblico è già ora l’87,6% del Pil, nel prossimo anno aumenterà (secondo lo stesso governo Fillon) di 9,4 punti percentuali avvicinandosi a un allarmante 100%. Per il prossimo anno la Francia potrebbe registrare una crescita del Pil prossima allo zero: 0,9, secondo le previsioni di Parigi. E Nicolas Sarkozy (casualmente?) da oppositore quale era, è diventato un acceso sostenitore della Tobin Tax. La Germania appare più solida. Appare. Ma rischia anch’essa una crisi bancaria. Nessuno è realmente sicuro su come i soldi della Tobin Tax verranno usati. Andranno veramente ai “poveri” o a riempire le casse di Paesi europei entrati in crisi? “Non è una sorpresa che la Francia e la Germania siano d’accordo su questa tassa – ironizza Nigel Farage, leader del partito euroscettico Uk Independence Party –. Perché mai non dovrebbero esser d’accordo sul razziare il Regno Unito per finanziare i loro fallimenti?”.

La Tobin Tax è stata, spesso e volentieri, presentata come un salvifico Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Nei primi anni 2000 circolava anche un fumetto “Tobin Hood e Fra’ Tax”, molto in voga nei centri sociali. Ma si dimentica sempre un dettaglio: Robin Hood restituiva ai sudditi le tasse ingiustamente estorte loro dallo sceriffo di Nottingham. Oggi, se fosse vivo, Robin Hood non sarebbe contento di vedersi paragonato a una tassa. Per di più: imposta ai sudditi britannici da sovrani stranieri.

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CAMERON: SCOZIA INDIPENDENTE? SUBITO IL REFERENDUM 

LONDRA (Reuters) – Il primo ministro britannico David Cameron ha detto oggi che la Scozia dovrebbe tenere il referendum sull’indipendenza già nel 2013, scontrandosi con il Partito nazionale scozzese (Snp) che invece vorrebbe più tempo per aumentare il sostegno alla causa della separazione dal Regno Unito. Cameron, che è contrario all’indipendenza scozzese, ha detto che l’incertezza sull’unione – che dura da 300 anni – tra l’Inghilterra e la Scozia sta provocando problemi agli affari e danneggia gli investimenti. “Se (il leader dell’Snp) Alex Salmond vuole un referendum sull’indipenza, perché aspettare fino al 2014?”, ha detto Cameron a Sky News. “E’ un vero danno per la Scozia, perché il mondo del business sta chiedendo: ‘La Scozia farà parte del regno Unito? Devo investire?'”.

La Scozia, nazione di cinque milioni di abitanti che ha mantenuto un proprio sistema legale dopo l’unione del 1707, ha dal 1999 un governo di “devoluzione” che controlla la sanità, l’educazione e le carceri. L’Snp ha ottenuto la maggioranza alle elezioni scozzesi del maggio 2011 e si è impegnato a tenere un referendum nella seconda metà della legislatura, che termina nel 2016. (Keith Weir)

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