Camera e Senato alla Lega: “Truffa sui rimborsi, restituite allo Stato 59 milioni”. Il ruolo di Salvini e Maroni

Crozza-imita-Maroni-Bossi-650x359di BENEDETTA BAIOCCHI – E’ una brutta storia, da qualunque parte la si voglia prendere. La vicenda dello scandalo sui bilanci della Lega, esplosa nell’aprile 2012, è ad un giro di boa importante perché, come di recente si era appreso, il Parlamento si era costituito parte civile contro l’ex senatur. Era la prima volta nella storia che Camera e Senato arrivavano ad una simile presa di posizione contro un leader di partito. Non si ricorda nulla di simile neanche ai tempi di Tangentopoli. Ma gli sviluppi sono ancora più eclatanti  adesso che si leggono gli atti con cui Camera e Senato presentano il conto.

Infatti, secondo i calcoli fatti da Repubblica.it. si tratterebbe non solo di 40 bensì addirittura di 59 milioni di euro sul tavolo del processo ripreso a Genova contro l’ex amministratore del Carroccio e contro il Senatur. Secondo il quotidiano spunterebbero anche “carte inedite depositate dal Parlamento” che, secondo il giornale, dimostrerebbero che “una parte di quei rimborsi elettorali” sarebbero sono stati “incassati dalla Lega anche dopo il “movimento delle scope” del 5 aprile 2012 che aveva defenestrato Bossi”. Tutto è al vaglio dei giudici.

Secondo i calcoli di Repubblica.it, nel periodo maroniano il Carroccio avrebbe ricevuto dal Partlamento 13 milioni ma quei soldi rientrerebbero nel computo dei fondi contestati da Camera e Senato. Lo stesso varrebbe per  820mila euro durante la segreteria Salvini.

Insomma, la questione diventa più delicata ancora. Infine, resta l’interrogativo: se i fondi sono stati incassati indebitamente, che fine avrebbero fatto?

E i fondi arrivati poi dovevano essere incassati comunque dai due segretari che si sono succeduti al Senatur? La partita, secondo il quotidiano, sarebbe a tre e non riguarderebbe solo Bossi.

Ma le carte processuali, rivela Repubblica.it. andrebbero oltre. “I documenti depositati nel processo genovese rivelano uno scontro all’ultimo sangue tra leghisti. Bossi, per voce del suo avvocato Matteo Brigandì, chiede a Salvini la restituzione dei 40 milioni che la procura ritiene il corpo del reato della truffa elettorale. Il 29 ottobre del 2014, il legale di Bossi invia al segretario leghista una lettera dai toni affabili (“Caro Matteo….”. “Un abbraccio padano”), ma dal contenuto al vetriolo. Lettera presente tra i documenti processuali. Bossi ha lasciato in bilancio un attivo da 41 milioni: “Sono certo – scrive, sarcastico, il legale di Bossi – che mai verrà dalla Lega adoperato anche per il futuro un solo euro da questa detenuto e da questa stessa dichiarato (con la costituzione di parte civile, ndr) corpo di reato”.

Un quadro articolato.

E ancora, riporta Repubblica.it: “Tenterò ogni conciliazione – aggiunge il legale Brigandì alludendo alle costituzioni di parte civile di Camera e Senato – sul presupposto della vostra disponibilità a rendere quanto da voi dichiarato come prezzo della truffa aggravata, prezzo presente nelle vostre casse”. “Quindi – conclude l’avvocato di Bossi, ben sapendo che tutti i soldi sono stati spesi – ti diffido dallo spendere quanto da te stesso considerato come corpo di reato”.

In altre parole, se le carte sono confermate e non sono un’invenzione del quotidiano, il Senatur vorrebbe chiedere  ai giudici di  valutare “se aver incassato i soldi oggetto della truffa costituisce concorso nel reato e, averli spesi, ricettazione. La difesa di Bossi, a questo punto, sembra essere quella (fatti di dovuti distinguo) di Sansone: che muoia Bossi, ma con tutti i (segretari) leghisti. Almeno quelli che gli hanno fatto la guerra”.

Noi, umili spettatori, stiamo a guardare.

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5 Comments

  1. Riccardo Pozzi says:

    Partito il trappolone. Lega, già morta politicamente, ora finita anche elettoralmente.

  2. GPaolo says:

    E dovevano cambiare il Nord: Almeno così quasi tutti speravano. Una delusione infinita!

  3. Giancarlo says:

    Niente di nuovo sotto il sole verrebbe da dire, se non per il fatto che la LEGA NORD si è sempre dichiarata pura e dura…..mentre roma ladrona era lo slogan ( veritiero ) che andava per la maggiore.
    Ora la LEGA NORD è nuda e scopriamo che anch’essa rubava o spendeva indebitamente i soldi dei contribuenti. E’ la dimostrazione del fallimento dei partiti italiani cui la LEGA NORD appartiene.
    PADANIA LIBERA , FEDERALISMO , VENETO INDIPENDENTE, ETC…ETC….. sono solo slogan per buttare fumo negl’occhi agli italiani……i padani ormai se ne sono accorti da tempo che la LEGA NORD è diventata un partito nazionale e basta !!!.
    La democrazia diretta non è impossibile ma fattibile.
    Esempio per tutti la SVIZZERA………..
    Spero che chi venisse dichiarato colpevole faccia la galera per molti anni e sia obbligato a restituire alla collettività sino all’ultimo euro.
    WSM

  4. renato says:

    Attenti agli untori, ai loro finanziatori e mandanti. Un tempo era Berlusconi al centro dell’inquisizione, perché era responsabile di tutto il male. Ora è il turno di Bossi e della Lega. Non è detto che non se lo meritino. Ma ci sono altre figure losche, che vivono ed agiscono nel torbido. Che da decenni sono causa di gravi danni economici e morali alla comunità, che si salvano solo perché sono come le bisce e possono contare sulla memoria corta degli italiani. Sono gli opportunisti che volano alto, che non si mischiano con la politica ufficiale pur vantando l’appartenenza, discreta ma influente, al partito tuttora “trendy”. Non amano il palcoscenico, agiscono dietro le quinte da dove dirigono lo spettacolo.

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