Cambio di insegna del Pdl e primarie Pd: vince il superfluo

di DANIELE VITTORIO COMERO

Volenti o nolenti, anche questo mese se l’è accaparrato Berlusconi. Con tutte le sue invenzioni mediatiche, i suoi patimenti pubblici e privati, conditi da esagerati problemi giudiziari. L’agenda politica è fatta da lui e dai suoi appuntamenti: sabato prossimo Consiglio nazionale del PDL e mercoledì 27 novembre ci sarà il voto sulla sua decadenza da senatore. In sala macchine mercanteggiano sulla legge di stabilità, mentre lui tiene l’opinione pubblica occupata con il tormentone della sentenza di condanna inflittagli dalla Cassazione il 1° agosto, con l’aggiunta del passaggio dal PDL a Forza Italia. Sono passati neanche due mesi dall’inaugurazione della nuova sede di Roma, a San Lorenzo in Lucina, che sui giornali imperversano i resoconti della lotta fratricida  tra lealisti e governisti nel PDL. Questa specie di guerra civile dovrebbe concludersi sabato, con la seconda riunione del Consiglio nazionale, formato da circa 800 persone, appositamente convocato per il cambio nome, con una scaletta dei lavori ancora misteriosa.

Tanto fumo per niente, per un modesto cambio di insegna alla ditta, che è sempre la stessa “bottega” del Cavaliere, che da buon venditore è in perenne fermento.

Intanto sulla nuova sede aleggiano uccelli neri come corvi, in vista dell’altra data – il 27 novembre, san Virgilio – con il voto al Senato sulla decadenza da senatore del Caimano. Nei giorni scorsi il ministro Quagliariello, noto per essere una mite colomba, su La Repubblica ha detto che “nessuno di noi intende uscire dal centro destra”, lasciando intendere che da lì, dal PDL, non si muoveranno. C’è il rischio che alla fine, invece di costituire insieme con altre frange centriste questo nuovo partito di “governisti”, una specie di centro democristiano pseudo-doroteo,  rimangano in mezzo al guado, un po’ PDL, un po’ popolari, un po’ forzati forzisti. Pezzi sparsi senza voti. Con questa operazione le regole sono state piegate e rigirate, gli iscritti estromessi. Il PDL è un partito costituito come associazione, con atto notarile, che ha uno statuto. In qualunque associazione, società o impresa, il nome rappresenta  l’anima, le finalità dell’organizzazione, ne configura le idealità e l’immagine verso l’esterno. A maggior ragione per un partito che ha capacità di governo. Il Congresso PDL si è svolto una sola volta a marzo del 2009 e non è stato più riconvocato. Chi ha redatto lo statuto PDL furbescamente ha inserito nell’ultimo articolo una deroga per avere mano libera, poter effettuare comunque delle modifiche statutarie, senza convocare il Congresso (art. 52: Le modifiche statutarie spettano al Congresso nazionale, che le approva a maggioranza qualificata dei due terzi degli aventi diritto al voto. Nell’intervallo tra due Congressi, eventuali modifiche statutarie possono essere proposte dall’Ufficio di Presidenza al Consiglio nazionale, che le approva con il voto favorevole dei due terzi degli aventi diritto al voto.). L’operazione di cambio insegna, di fatto è già stata attuata a settembre, decisa dal suo presidente, come fosse un monarca o un pontefice che agisce motu proprio, si accompagna bene all’altra grande operazione mediatica, come sono diventate le primarie del PD, dove i risultati non sono mai stati in discussione. Ieri, sempre sulle colonne di Repubblica, Giuliano Urbani, politologo, che è stato uno dei fondatori di Forza Italia, nel 1993, ha dichiarato: “Forza Italia e le primarie del PD. Sono tutte cose irrilevanti per il futuro del paese, parlano del passato. Berlusconi faccia quello che vuole, non me ne importa niente – conclude con amarezza – Intendiamoci: il Cavaliere è vitale, vitalistico, ha tutto il diritto di battersi per quella che ritiene un’ingiustizia. Il problema non è lui, siamo noi. Vogliamo pensare al futuro dei nostri figli sì o no? Gli italiani si rendono conto che siamo alla deriva totale e occorre cambiare strada?”.

Certo che si rendono conto e sono arci-stufi, ma vengono abilmente distratti con argomenti superflui come la disputa tra “lealisti” e “governisti” nel centro destra, oppure con le inutili primarie del PD, condite con le squallide vicende dei tesseramenti gonfiati. Come se le presunte lotte tra Renzi e Cuperlo, tra Alfano e Verdini, tra la Gelmini e Formigoni, potessero avere una qualche utilità per combattere la pericolosa deriva che affligge l’Italia. Sono solo lotte di potere che passano sopra la testa della gente comune. A dicembre le famiglie rischiano di essere travolte dalle inique tasse che impietosi  e maldestri governanti stanno dispensando a piene mani nelle leggi fiscali. Il Parlamento, più che il punto di equilibrio tra tutte le rappresentanze politiche, appare sempre più la roccaforte dei “nominati”.

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