Callegari: Quando la Costituente riconosceva quelle piccole patrie che fanno resistenza all’unità forzata

 

di Corrado Callegari   “Chi guarda avanti dieci anni pianta alberi, chi guarda avanti cento anni pianta uomini”. Il cambiamento non è cosa che si fa in pochi giorni, è un processo mentale, culturale e politico che viaggia a diverse velocità.   Accanto alle regioni geograficamente e storicamente determinate – si legge nella relazione di mezzo secolo fa sul “Problema della regione” all’Assemblea costituente della II sottocommissione, diretta da Arturo Carlo Jemolo, finissimo storico del Risorgimento e del complicato rapporto tra Stato e Chiesa – esistono raggruppamenti che aspirano ad una propria individualità e offrono una tenace resistenza alla loro incorporazione in più vaste aggregazioni territoriali”.

Che significa? Che l’Italia così come la stavano disegnando, a qualcuno stava già più stretta che a qualcun altro. E che esistono, verbalizzavano alla Costituente, individualità precise, piccole patrie che non volevano, per motivi di storia e tradizione, finire dentro regioni politiche anziché essere espressione territoriale. I cattolici o i loro compagni che oggi sono ancora contro uno stato federale, a diverse velocità,    sottoscrivono un falso storico. Non solo perché rinnegano don Sturzo, le autonomie, lo sforzo di alcuni costituenti di dare valore di principio alle autonomie. Ma perché proprio non leggono un fico secco. Neanche il loro illuminato giurista liberale Jemolo che, alla vigilia del ’46, prima della Costituente, pubblicava il librettino “Che  cos’è la Costituzione”. È musica per le nostre orecchie, perché l’ultimo paragrafo s’intitola ”Pensare, studiare, avere idee chiare’”. (forte, troppo avanti!!).

Leggiamo: «Aver fiducia negli uomini che saranno eletti a far parte della Costituente è bene; ma non sarebbe saggio rimettersi completamente al loro valore, senza aver prima considerato e studiato ogni singolo problema; ogni legislatore dev’essere guidato, sorretto, confortato dalla coscienza del suo popolo». Sì. La coscienza del popolo è la guida di ogni riforma.

Ma è lo spirito liberale aperto al cambiamento ciò che manca in tanti politici di oggi. Oltre al coraggio, finito sotto i tacchi. Lo Stato, e la Costituzione, sono diventati una nuova forma di religione, da difendere come il Vangelo. Scriveva ancora il giurista dimenticato dagli eredi del cattocomunismo: «Il laicismo non è tanto stato sconfitto, quanto si è dissolto, non restandone traccia che in cenacoli di uomini di cultura, non nelle masse, non nei partiti politici. […] Questo confessionalismo statale è un effetto del conformismo, della paura dell’isolamento, del desiderio di stare con i più, con chi ha il potere […]». Quanto è travolgente per le nostre tasche e per la pessima qualità della nostra vita quel “confessionalismo statale” che blocca ogni riforma.

 

Corrado Callegari – Partito dei Veneti/Grande Nord

Print Friendly, PDF & Email

2 Comments

  1. Se fossero stati piu’ accorti e avessero dato piu’ forza al principio di autodeterminazione dal momento che si rendevano ancora conto di attuare delle forzature, oggi non saremo cosi imprigionati da formule paralizzanti che alla fine faranno giocoforza esplodere la baracca diventata una prigione…chi puo’ essere felice di restarci?

  2. Veramente illuminato questo Jemolo come lo erano coloro che avrebbero voluto una nazione italiana su basi federali o che nella Costituzione vi fosse un articolo che permetteva al Popolo di poter intervenire se il Governo o qualche istituzione stravolgesse la libertà o la democrazia del Popolo in favore di qualcosa di autoritario o dispotico. Ciò non avvenne per i precisi motivi riportati dall’articolo.
    Oggi lo possiamo affermare ( e non per essere presuntuosi) che questa Costituzione va cambiata, aggiornata, ristrutturata. Non è più accettabile che generazioni intere debbano sottostare ad una carta concepita 74 anni or sono ed in un periodo storico della guerra fredda e mai approvata con referendum direttamente dal Popolo. Quindi da gente che come dice l’articolo doveva :””Pensare, studiare, avere idee chiare’,
    Inoltre è mai possibile che per modificare un articolo della Costituzione si debbano fare i voli pindarici che portano inevitabilmente a complicazioni e immobilismi?!?!?
    Semplificare, semplificare. semplificare. Una parola sconosciuta ai nostri politici purtroppo.
    160.000 norme ingolfano i cittadini e lo stato quando in altri paesi ce ne sono poche migliaia.
    Senza interventi sulla Costituzione, ormai diventati doverosi , assisteremo come è già avvenuto che la stessa Costituzione permetta a partiti minoritari di fare governi assurdi come quello che ci ritroviamo adesso per il solo fatto che afferma che la legislatura dura 5 anni e basta avere una maggioranza e si deve andare avanti. L’assurdo è che questi ci credono……o meglio ci giocano con la Costituzione a seconda delle loro convenienze. Di questo passo ormai diventato costante…. andremo a sbattere e noi Veneti non ci stiamo a dover soccombere solo perché a qualcuno piace fare il “benefattore solidale” con i soldi degli altri…..!!!!!!!!!!!!!!
    WSM

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

I giudici della Cassazione: Rackete ha rispettato dovere di soccorso

Articolo successivo

Coronavirus, Bernardelli: siate coerenti, rinviare referendum ed elezioni regionali