Callegari: Grande Nord con Partito dei Veneti. Perché noi come i sudtirolesi, i catalani, gli scozzesi, i nordirlandesi

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di Stefania Piazzo – Si chiama politica. E’ lavorare per un progetto comune, trovare i punti che legano, evitare i distinguo, guardare agli obiettivi comuni. Corrado Callegari come uomo di trincea da tempo aveva costruito una rete umana di rapporti col mondo dell’autonomismo e dell’indipendentismo veneto. Divisi si disperde energia, uniti la massa critica cambia e i rapporti di forza nella Regione che va al voto nel 2020 possono cambiare.
Un modello di strategia che non affoga in Facebook, che non si alimenta di dirette, di bulimia da comunicazione gridata ma che nasce dalla padronanza di saper fare politica con quello che c’è a disposizione: la testa, il cervello. E che può vedere arrivare i primi significati risultati istituzionali di rilievo per Grande Nord grazie a chi non nasce ieri ma non ha consumato la propria immagine nel decadimento della politica. Callegari, che da sempre ha un filo diretto con il nostro quotidiano, che apprezza per il suo spirito libero e indipendente, uno dei rari politici che crede nella buona comunicazione da diffondere come strumento di cultura politica, ci racconta la sua giornata epica.

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“Alle precedenti elezioni – ci racconta – i movimenti si erano presentati divisi. La somma dei loro voti avrebbe potuto portare all’elezione fino a 3 consiglieri regionali anziché uno. E siccome la posta in gioco è più alta rispetto a 5 anni fa, davanti al fallimento delle promesse leghiste, alla pesante mutazione della Lega, sovranità, nazionalista, che usa solo come bandierina segna posto la questione settentrionale, e forse neppure questo, ecco che Grande Nord ha lavorato d’intesa con le altre forze in campo per una battaglia che non ha precedenti”.

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Callegari, è un salto di qualità del movimentismo in Veneto?
“E’ la prima volta – spiega a lindipendenzanuova il responsabile della confederazione di Grande Nord in Veneto – che l’anima indipendentista e autonomista veneta trova la sua sintesi in una lista unica per le regionali del 2020. E’ un passaggio necessario e strategico. Il nemico non può essere tra di noi, ma al di fuori dei nostri movimenti, ed è in chi ha tradito il voto popolare, le aspirazioni, le speranze di milioni di cittadini che non hanno pretese insormontabili ma hanno diritto, come noi chiediamo, di uscire da una schiavitù fiscale, da una sudditanza amministrativa, da una dipendenza che serve solo per barattare cose che al Veneto non interessano”.

Callegari, riuscire a vincere questo traguardo sarebbe storico, la comprenderanno gli elettori questa alternativa così netta alla Lega?
“La Lega non c’è più. E’ un partito di destra, alleato con la destra estrema in alcuni casi. Ha come unica ragione sociale fermare gli sbarchi. Cosa importante, ma come vediamo la soluzione non arriva da via Bellerio bensì da una sana politica estera che non grida in faccia all’Europa tutti i giorni. Mai come in questo momento è fondamentale una forte e unitaria rappresentanza veneta per rivendicare con determinazione il diritto all’autogoverno.
Non è cambiato nulla in questi ultimi 5 anni. La sanità è in affanno, le tasse non calano, le imprese lasciano casa nostra, davanti a noi ci aspetta un deserto. Ecco perché la quasi totalita’ dei movimenti autonomisti e indipendentisti con senso di responsabilità hanno deciso di unirsi per difendere i diritti dei veneti”.

Non crede che gli elettori siano disillusi ormai?
“I vari tentativi del passato di portare autonomia ai nostri territori è purtroppo fallito, dalla devolution ai decreti dei costi standard che ho potuto vivere personalmente…… fino all’ultimo tentativo dell’autonomia differenziata sostenuta peraltro con un referendum dove in massa 2.300.000 veneti si sono pronunciati.
E’ proprio a questi elettori che noi guardiamo, e non solo anche a coloro che per sfiducia verso le istituzioni non votano, e sono tanti”.

La risposta ai problemi del Veneto arriva dunque dal Veneto?
“Esatto. E’ ora di avere un movimento che rappresenti il Veneto e non risponda a segreterie nazionali barattando le nostre richieste con altro. Vogliamo essere anche noi come i sudtirolesi, i catalani, gli scozzesi, nordirlandesi ed avere un movimento che rappresenti gli interessi del territorio che ormai nel Veneto non esiste più”.


Cosa ne pensa della prossima manovra economica Grande Nord?

“Ecco, appunto! Speriamo che i veneti anche alla luce della prossima manovra finanziaria capiscano che non possono essere sempre loro a sobbarcarsi le inefficienze altrui. Ricordiamoli, anche se sembrano cose antiche.. sono più che mai vive e vegete: i forestali siciliani, calabresi, i lavoratori socialmente utili di Napoli, la manutenzione delle autostrade pugliesi, campane, calabresi, siciliane, le sanità e i comuni del sud in continuo dissesto mantenuti con il nostro residuo fiscale.
Come grande nord ci siamo costituiti per sollevare la questione settentrionale ormai abbandonata e sposiamo in pieno il progetto del partito dei veneti. Da oggi saremo al loro fianco in tutte le iniziative a cominciare da quella del 19 ottobre prossimo, a Padova, al Palageox per l’iniziativa “No se pol far de manco!”.

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