Callegari, ecco dove corriamo con Grande Nord in Veneto il 26 maggio

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di CORRADO CALLEGARI –  Quando tutti gridano al lupo al lupo, prima o poi nessuno si volterà più. Il populismo è un soggetto tipico da Esopo. Non sono tempi facile né brevi, quelli che portano ad un cambiamento, ma sono un passaggio obbligato. Il Veneto va al voto il 26 maggio come tutta Italia, ma il Veneto è diverso dal resto dell’Italia. Ha esigenze diverse, parla una lingua diversa, ha una cultura diversa rispetto a chi vive a 1000 km di distanza. E ha un diverso approccio alla soluzione dei problemi. Perché la risposta deve essere per forza uguale per tutti? Perché noi non possiamo dire “prima gli italiani”? Perché siamo veneti, e la nostra identità non può avere la stessa matrice quando si tratta di sanità, di scuola, di turismo, di impresa, di fisco. Siamo ad un passo con il Nord Europa, i servizi sono da Nord Europa. Ma paghiamo per omologarci al Sud. Va avanti così dall’unità e più ancora con la questione settentrionale da quando nei primi anni Ottanta Bossi ridiede forma e voce ad un Nord sonnolento, come lo è ora. Il Nord si è di nuovo seduto.

Grande Nord, confederazione di più movimenti autonomisti, indipendentisti e federalisti, in Veneto corre per le amministrative del maggio 2019. Oggi la questione settentrionale non va di moda. Va di moda la battuta pronta sui social. Solo che non ci si arriva a fine mese, con i followers.

E’ più facile, incredibile a dirsi, trattare della questione del Nord al di fuori della politica. Ne è cosciente il mondo del giornalismo, ne è coinvolto nelle analisi il mondo degli studiosi di politica. Ma non dei partiti. Sapete cosa scriveva Piero Ostellino qualche tempo fa? Che  la questione settentrionale è “il problema di come rispondere alla domanda di modernizzazione degli elettori italiani che appartengono alle zone più industrializzate””, si può ancora leggere in un articolo sulla rivista “Polena”. Non è forse così?

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Ma è anche la sinistra ad avere avuto coscienza del problema. Da Chiamparino a Cacciari persino a Cofferati il Nord e la Padania non erano estranei nei discorsi. Anzi.  Nel 2013 la questione settentrionale fu al centro di un sondaggio della SWG di Trieste e di un successivo dibattito pubblico proprio con la loro partecipazione. Cosa emerse? L’indagine rivelava che il il 16 per cento si ritenesse assolutamente discriminato, mentre per un altro 30% fosse “abbastanza” discriminato. I numeri? Per quasi 27 milioni di cittadini del Belpaese (il 66% di quelli del Nord) le politiche italiane avevano sfavorito il Settentrione. Ed eravamo ben lontani dal referendum sulla devolution. Dunque, il problema era ancora scottante.

Vi sembra poco?

Poi, dopo il “morbido golpe” del 2012, con Monti il Federalismo fiscale fu morto e sepolto. Un quarto di secolo di battaglie buttate via…

E dopo la guida Maroni, la Lega di Salvini iniziò a occupare politicamente lo spazio deserto della destra e del centrodestra. ma occorreva lasciare tutti i bagagli a casa. Pulizia “etnica” ovvero via il Nord, via la questione settentrionale, via le vecchie solide ragioni del Nord. Caccia al nemico esterno. L’euro, l’Europa, l’immigrazione. Viva Roma, viva il Sud, abbasso Bruxelles.

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Il centro doveva risoffocare la periferia. Tempo fa su IlPost, governava ancora Renzi, lessi un titolo che è tutto un programma: “La scomparsa dei settentrionali”, a firma Lorenzo Ferrari. Impietoso e brutale l’attacco, un vero e proprio censimento che non lascia scampo: “In Italia, non c’è più un solo settentrionale nei principali posti di potere: non era mai accaduto prima. Il presidente della repubblica, si sa, è siciliano. Il presidente del consiglio, si sa ancora meglio, è fiorentino. Il partito su cui si regge tutto il sistema – il Partito Democratico – è presieduto da un romano e in Parlamento è guidato da un lucano e da un sardo. L’altro partito di maggioranza è diretto da un siciliano, e al governo i ministri più importanti sono romani, siciliani e toscani. Qualche ministro settentrionale c’è, ma hanno poco peso politico o sono in crisi, come Lupi”.

Oggi? Oggi un vicempremier è lombardo ma non fa gli interessi del Nord. Lo ha anzi tolto dai piedi. Scriveva il Post prima dello stravolgimento salviniano: “Persino il partito che era nato esplicitamente per fare gli interessi del Nord, la Lega Nord, sta abbandonando il suo carattere settentrionale”.

Tra le cause, il fenomeno sarebbe dovuto  “in parte” ad “una reazione ai fallimenti degli ultimi decenni, ma è anche la manifestazione di una crisi più ampia che investe la classe dirigente del Nord, pure al di fuori delle istituzioni politiche”.
Oggi siamo consapevoli che la sfida è dura, durissima, perché un piccolo esercito va contro corrente e sfida  il mainstream politico e della comunicazione pubblica che ha eliminato la presenza della questione territoriale dai temi di fondo e anche da quelli di contorno.

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E la parte – malgrado la crisi – più produttiva di questo Stato resta sempre più priva di rappresentatività, di visibilità, di potere contrattuale. Fino a che punto, dopo aver conosciuto le speranze dei decenni passati, una situazione di questo tenore potrà  essere considerata ancora sostenibile?

Possiamo dire “prima gli italiani” come se l’unico problema fossero gli sbarchi? Io non credo affatto che con qualche legge, dal reddito di cittadinanza a quota 100 al decreto sicurezza, si cambi il Paese. Il Paese è e resta duale. La classe politico amministrativa è duale. Il rischio è che l’omologazione sia al ribasso e non al rialzo.Ma mi pare che questo sia evidente. E se non lo è ancora, se per i giovani non è questione di destra o sinistra ma di opportunità e di sentirsi europei, allora non si può essere a lungo sovranisti, nazionalisti. Non sarà un ciclo breve, ma nemmeno i faraoni sono arrivati ai giorni nostri. Forza, che si può cambiare.

Ed ecco dove saremo presenti alle amministrative 2019.

Vittorio Veneto (Tv) lista Grande Nord con candidato sindaco
Breganze (Vi) lista Prima il Veneto con candidato sindaco
Torri di Quartesolo (Vi) lista  civica
Arcugnano (Vi) lista civica
Monselice (Pd) lista civica
Spinea (Ve) lista civica

 

Corrado Callegari responsabile Confederazione Grande Nord Veneto

 

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One Comment

  1. caterina says:

    quanti anni sono che ci si sta impegnando per fare del Veneto una Repubblica indipendente?… ogni volta che ci sono chiamate a votare sembra si debba cominciare tutto d’accapo… e questo se va bene per le nuove leve, mette tristezza a quelle che non lo sono più… ma la speranza è l’ultima a morire, e i giovani speriamo che non se ne vadano prima…

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