Calenda fuori dal coro: priorità tagliare tasse a imprese. Il ministro è in campagna elettorale

CALENDARIO-SALDIdi CASSANDRA – “La priorita’ e’ abbattere il carico fiscale sulle imprese, che costa immensamente meno rispetto al taglio dell’Irpef”. Così è intervenuto il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, intervenendo all’assemblea annuale di Confesercenti. “La diminuzione delle tasse deve essere una diminuzione delle tasse sulle imprese e non generalizzata”, ha spiegato raccogliendo l’applauso della platea. Anche perche’, ha aggiunto, “non siamo in grado di fare un taglio gigantesco sull’Irpef”, che sarebbe “la via maestra”.

Mentre la Lega si affanna sulla lotta allo ius soli, proponendo un referendum, mentre il Parlamento si arrovella, per finta, sulla ormai rinviata nuova legge elettorale, ecco che fuori dal coro esce la voce del ministro a cui il polo dei cosiddetti moderati, guarda come possibile leader o catalizzatore di nuovi consensi per superare il renzismo da una parte, e il berlusconismo dall’altra.

La questione delle tasse è cruciale. La riduzione dell’Irpef, secondo Calenda, “è sì centrale ma se viene un politico e dice abbasso l’Irpef di 50 euro secondo voi questo rilancia i consumi?”, ha domandato alla platea di commercianti. Invece per le imprese “la platea è piu piccola, si può fare uno sforzo con risultato maggiore”. “Rendere più competitiva l’impresa è quello che fa girare l’economia”, ha concluso.

Da ora Calenda è in campagna elettorale più di quanto non lo fosse prima.

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One Comment

  1. Alessandro Guaschino says:

    In un paese in cui un artigiano o un commerciante arivi a pagare il 70% del suo reddito tra imposte e contributi previdenziali è evidente che è urgente abbassare la pressione fiscale e contributiva a livelli “europei” o per lo meno “umani” ovvero al 33%. Se il discorso è che è meglio abbassare le tasse sulle imprese vuol dire che le ditte individuali e di professionisti sono tagliati fuori e che la riduzione sarà “propagandistica” di qualche decimale che verrà prontamente riassorbito aumentando qualche altro tributo.
    In ogni caso diminuire le tasse sulle sole imprese non ha senso, servirebbe se fossero tutte esportatrici, non vendono adesso e quindi non assumono, se il potere d’acquisto degli italiani rimane minimo (viste le tasse ed il costo delle utenze) non venderanno domani, sarebbe solo un ritardare la chiusura. Occorre una massiccia riduzione del prelievo fiscale e contributivo che faccia ripartire i consumi ed i risparmi (a patto che i risparmi vengano usati per finanziare le imprese, viste le cifre indicate si parla del 50% di riduzione finanziabile agevolmente tagliando del 50% la spesa pubblica. Si può fare, viste le dimensioni mostruose e le inefficienze e gli sprechi della predetta, per esempio i dipendenti pubblici sono in esubero del 50% e troppo pagati, un mucchio di gente percepisce pensioni per le quali ha pagato poco o nulla.

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