AFFARE TANZANIA: COINVOLTI CALDEROLI, SPERONI E BRANCHER

di REDAZIONE

VENEZIA – Il 15 maggio del 2009 Roberto Calderoli varca i cancelli della caserma della guardia di finanza di Milano. Qui, in un lungo interrogatorio, si difende dall’accusa di aver intascato due buste contenenti 200 mila euro ciascuna. Mittente del regalo, l’ex numero uno della Popolare di Lodi Gianpiero Fiorani. E a consegnare il denaro, secondo l’accusa, è il parlamentare del Pdl Aldo Brancher, uomo di collegamento tra il Pdl e la Lega. Un sodalizio, quello tra Brancher e Calderoli, che si conferma più forte che mai nella gestione degli affari della Lega, i cui bilanci – sospettano i pm – venivano truccati dall’ex tesoriere Francesco Belsito per camuffare gli esborsi a favore della famiglia Bossi e del cerchio magico.

Tra i beneficiari dei soldi ottenuti, si legge negli atti, figura anche il senatore del Carroccio Roberto Calderoli. Che a quanto emerge dagli atti non si accontenterebbe di stornare un po’ di denaro dai fondi del movimento padano, ma sarebbe direttamente coinvolto nelle due operazioni più discusse effettuate da Belsito, ovvero gli investimenti a Cipro e in Tanzania. È proprio l’ex tesoriere, in una telefonata con la responsabile amministrativa Nadia Dagrada, a mettere a fuoco il ruolo del senatore: «Calderoli arriva, il casino l’ha fatto lui, dice che (parrebbe vuole) i soldi in Tanzania».

Si tratta di denaro che tramite un giro di conti esteri parte da via Bellerio e approda appunto in Tanzania: sei milioni di euro che Belsito gestisce in parte con fondi del Carroccio e in parte con un finanziamento erogato dal suo ex socio d’affari Stefano Bonet. Il quale a sua volta ha stretti legami con Brancher, condannato a due anni per appropriazione indebita e ricettazione in uno stralcio del procedimento sulla tentata scalata di Banca Popolare di Lodi ad Antonveneta.

In almeno due circostanze l’ex ministro lampo per la Sussidiarietà e il Decentramento, che guidò per soli diciassette giorni, si è avvalso della collaborazione di Bonet. La prima da presidente del fondo governativo Odi (Organismo di indirizzo), istituito nel gennaio 2011 con l’obiettivo di finanziare progetti dei comuni confinanti con le province autonome di Trento e Bolzano e una dotazione di 160 milioni di euro. «In occasione di una manifestazione di presentazione del fondo, Bonet è stato presentato da Brancher come suo collaboratore», scrivono gli investigatori negli atti dell’inchiesta sulla Lega. I rapporti tra i due si sono quindi riallacciati in riva al lago, dove la società Polare di Bonet figurava tra gli sponsor principali di “Garda Endurance Lifestyle”, una manifestazione equestre con tanto di sceicchi giunti dal medio Oriente.

Tra le intercettazioni agli atti c’è il riferimento a un “progetto Garda” di cui Bonet parla con una sua collaboratrice, lamentando un «problema di congruità» con gli «importi indicati». Ma poi conclude dicendo che «lì è un’operazione politica e bisogna pagare e fine della questione». Registrano gli investigatori: «A riguardo Belsito aveva riferito a Nadia Dagrada, tra le altre cose, che il Bonet ha dato al Brancher 150.000 euro per la ”festa del Garda”».

L’operazione su cui si concentra l’attenzione degli inquirenti, tuttavia, è quella a rischio riciclaggio che porta alla Tanzania. Come è rilevato negli atti, «si coglie un legame d’interesse da parte del Brancher per le attività del Bonet». L’ex ministro «lo prega di fargli con urgenza un bonifico a tale Enzo e Bonet afferma che non gli mancano di certo i soldi per questa operazione. Brancher afferma che è stato sollecitato dall’amministrazione e gli chiede il favore di fargli il pagamento. Bonet riferisce poi di un “intreccio” da svelare proprio sulla vicenda degli investimenti fatti da Belsito e la Tanzania e che lui ha molte informazioni che si possono dare sulla vicenda». Bonet sa che Belsito ha sbianchettato la delega del partito che lo autorizza a trattare somme non superiori ai 150 mila euro.

Ma secondo gli investigatori altre due persone sarebbero al corrente del ”dossier Tanzania”. Uno è l’eurodeputato leghista Francesco Speroni. Dice la Dagrada a Belsito in un’intercettazione: «Tieni presente che il fondo che hai fatto tu l’ha fatto Speroni quello lì della Tanzania». Poi insiste: «Guarda, quegli investimenti sono talmente tanto folli che Speroni ha fatto lo stesso investimento!…visto che è il cognato di qualcuno di questi qua». E l’altro che sa, secondo gli inquirenti, è Calderoli. Sui suoi rapporti con Brancher alza il velo Fiorani in un interrogatorio in cui parla dei soldi per il leghista: «Brancher diceva di parlare per conto del senatore Calderoli, o si interponeva come richiesta anche per conto di Calderoli».

di Claudia Guasco

FONTE ORIGINALE: http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=189762&sez=NORDEST#

 

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3 Comments

  1. Orlando says:

    Basta, pietà! Non ne posso più di leggere notizie riguardanti questi individui. Il mio stomaco non regge e non so dove andare a prenderli con il forcone.

  2. rumba says:

    Brancher!!!!! Il grande amico di Quello che Regioni!!!!!! Bravissimo, la ex portavoce di Bossi diceva che era bravissimo!

    • FrancescoPD says:

      era per evitargli la forca anche a Brancher, ..pensa che per qualche giorno sono riusciti a farlo ministro per fargliela evitare.
      Doveva essere ministro dell’agricoltura grazie a lega e pdl,.. ma che vadano tutti a morire ammazzati

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