GRECIA DECLASSATA ANCORA: DEFAULT IN VISTA

di REDAZIONE

La Grecia è arrivata sulla soglia del fallimento e, una volta esaurito il nuovo probabile maxi-prestito internazionale da 130 miliardi di euro, non sarà in grado di tornare sui mercati per vendere i propri titoli di Stato.

È questo il verdetto generale delle tre agenzie di rating Standard & Poor’s, Fitch e Moody’s. Quest’ultima ha tagliato il giudizio sul debito ellenico da “CA” a “C”, ossia all’ultimo gradino della propria scala di valutazione prima della bancarotta totale, allineandosi così con le sue sorelle, che nelle settimane scorse avevano già proceduto a mettere in “default parziale” la Grecia. E i contratti “credit-default swap” (un’assicurazione) sul debito greco a cinque anni segnalano il 99% di probabilità di un fallimento del paese ellenico entro i prossimi cinque anni. La decisione delle tre agenzie scaturisce dal fatto che l’accordo tra Atene e i creditori privati sulla ristrutturazione del debito ellenico con lo swap dei titoli comporta perdite eccessivamente alte.

Messo a punto il mese scorso, il piano implica infatti perdite complessive per i creditori di oltre il 70% e cancella 107 miliardi di debito ellenico. Si spera che la contribuzione dei privati aiuti a ridurre il debito pubblico della Grecia al 120,5% del Pil entro il 2020, dal 160% dell’anno scorso. Nel dettaglio l’accordo prevede un taglio nominale del 53,5% sui titoli in portafoglio, che saranno scambiati con titoli a più lunga scadenza e che avranno una cedola del 3% fino al 2014, 3,75% fino al 2020, e 4,3% dopo il 2020. Lo scambio dei titoli è volontario, ma l’Eurozona si aspetta una partecipazione vicina al 90%. E la Grecia può anche introdurre una legge che lo renderebbe obbligatorio, qualora la partecipazione fosse insufficiente. Tutto questo, sostengono S&P, Fitch e Moody’s, rappresenta “un distressed debt exchange”, e dunque “un default”. Lo swap sul debito dovrebbe partire l’8 marzo prossimo ed essere chiuso entro l’11 marzo. Secondo Charles Dallara, il capo negoziatore per l’Institute of International Finance (Iif) che raggruppa gli istituti creditori della Grecia, l’accordo sullo swap è “giusto e serio per gli investitori”, e ci sono “buone basi per attivarlo” considerando “le reazioni positive che abbiamo ricevuto dagli investitori. Ci aspettiamo di portare a termine l’operazione con successo”, ha detto nei giorni scorsi.

L’agonia continua, nonostante i brindisi di qualche giorno fa per l’ok dell’Ue agli aiuti.

FONTE: AGENZIA INTERNAZIONALE ILLIRIA

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One Comment

  1. Giacomo says:

    Il famoso “prestito della BCE e dell’FMI alla Grecia” altro non era che un obolo dei cittadini europei alle banche e finanziarie internazionali (tedesche e americane in primis) che si sono arricchite a dismisura continuando a investire nei junk bonds greci quando tutti già sapevano che la Grecia sarebbe finita in default. Noi paghiamo per finanziare i loro “investimenti” cinici e solo apparentemente dissennati. Quando avranno recuperato (dalle nostre tasche) fino all’ultimo centesimo, lasceranno andare la Grecia alle ortiche e noi dovremo scucire di nuovo per tirarla fuori dal fosso.

    Gli stati, braccia armate della finanza internazionale, stanno lavorando sodo per concentrare la ricchezza nelle mani di un numero sempre più ristretto di filthy rich, e per diffondere capillarmente la miseria, la disperazione e il cupio dissolvi. Per ottenere ciò, fanno affidamento sulla nostra miopia, ignoranza, superficialità, codardia e litigiosità. Una piccola nazione unita ha mille volte più speranze di togliersi dal giogo rispetto a una grande accozzaglia di gente che si odia a vicenda (spesso con buone ragioni) e si divide su tutto, avendo di fatto interessi contrapposti. Un po’ come il cane e le zecche che ne abitano il pelo.

    Indipendenza.

    Giacomo Consalez

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