QUANDO E’ L’IMPRESA A SALVARE GLI ANIMALI

di ROBERT J. SMITH

Nel maggio del 1975, il Ministero del Commercio statunitense ha permesso l’ingresso sul mercato nazionale dei prodotti derivati dalla tartaruga verde d’allevamento, purché venisse dimostrata l’autosufficienza produttiva dell’azienda. Per ben tre anni, tramite il Ministero degli Affari Interni, certi ecologisti hanno fatto tutto il possibile affinché le tartarughe rimanessero nella lista degli animali in pericolo di estinzione, proibendone così il commercio negli Stati Uniti. (E’ curioso notare che negli Usa le tartarughe sono sotto l’egida del Ministero degli Affari Interni quando si trovano sulla terraferma e del Ministero del Commercio quando sono in acqua).

Nel luglio del 1978, i due ministeri si sono uniti per inserire nella lista degli animali in via d’estinzione tutte le tartarughe marine; hanno proibito anche le importazioni di tutti i prodotti derivati dalla tartaruga d’allevamento, nonostante alla società mancasse solo un anno per raggiungere la completa autosufficienza produttiva, terminando definitivamente con la raccolta delle uova.

Benché la metà dei clienti della “Cayman Turtle Farm, Ltd” fossero americani, la società ha continuato a vendere i suoi prodotti a molti altri paesi, che non hanno opposto alcun divieto agli animali d’allevamento. Ciononostante, alcuni ecologisti si rallegrano del risultato ottenuto e si augurano che la società chiuda i battenti. Sarebbe “divertente” se anziché assistere al fallimento della “Cayman Turtle Farm, Ltd” (http://www.turtle.ky/) gli ecologisti assistessero all’agonia della specie delle tartarughe marine.

I risultati positivi ottenuti dalla società in quanto a salvaguardia della specie sono lampanti quando si ricorda che il numero delle tartarughe verdi d’allevamento oggi è pari a 80.000 unità, mentre non superano le 5000 unità quelle selvatiche che popolano i Caraibi occidentali e il Golfo del Messico. Dato che la maggior parte delle tartarughe allevate s’è cibata sia di uova selvatiche (poche delle quali sarebbero sopravvissute se non raccolte) che di uova d’allevamento, il guadagno netto rispetto alla sopravvivenza delle tartarughe è stato enorme. La fattoria delle tartarughe sta assortendo il mercato con prodotti di pregio che gli ecologisti vorrebbero proibire totalmente. E qui non si tratta solo di procreare più tartarughe (cosa che il proibizionismo commerciale non realizza), ma anche di abbattere la domanda di prodotti derivati da quelle selvatiche.

Senza contare che progetti come quello della “Cayman Turtle Farm, Ltd” sono sponsorizzati volontariamente da persone facoltose, non dalle tasse del cittadino medio.

 

 

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One Comment

  1. zenzero says:

    Eccezionale. Spiegatole ai verdi sciocchi e in malafede

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