Caccia aperta al “Porcellum”. La casta non vuole cambiarlo. Cittadini gabbati!

di DANIELE V. COMERO

Lo schema di gioco del tavolo ABC è sempre quello: apre A, lancia B, chiude C, e si ritorna allo stesso punto. Dopo sei mesi, è stato ancora una volta eluso il duro pressing del presidente Napoletano. A palazzo Madama, mercoledì 25 luglio, ore 15,15 si riunisce per la quarta volta il Comitato ristretto sulla riforma della legge elettorale, dopo un’ora la riunione termina. Ancora nulla di fatto, prossimo appuntamento il 31 luglio. I partiti del tavolo di maggioranza lasciano filtrare l’indiscrezione che il loro obiettivo resta quello di dare un segnale positivo d’intesa entro il 10 agosto, prima della pausa estiva delle Camere.

Subito dopo, giovedì sera, al Tgcom24 interviene Mario Monti: ”Se i partiti riuscissero, come Napolitano spesso sollecita a fare, a trovare un accordo per la riforma della legge elettorale, si darebbe il senso di un progresso realizzato e anche i mercati e i cittadini, che sono più importanti dei mercati, sarebbero rassicurati’‘. Spinge per una rapida riforma della legge elettorale mentre girano molte voci su elezioni anticipate a novembre. Forse per questo che Monti in settimana ha incontrato separatamente tutti i componenti del tavolo. Casini, nella conferenza stampa che ha tenuto dopo l’incontro, dice : ”Basta con la ammuina. A Pd e Pdl dico usciamo dai conciliaboli segreti e smettiamo di andare in ordine sparso. Facciamo una riunione di maggioranza per una piattaforma di accordo sulla legge elettorale. Chi mette troppi paletti sulla legge elettorale, ha un palettone grande e cioè vuole tenersi il porcellum – aggiunge – io sono per il proporzionale alla tedesca, ma se mi siedo con altri non posso mettere veti e sono per discuterne subito”.

Invece, Pierluigi Bersani e Angelino Alfano, sembrano litigare. Quando veniva data per certa l’intesa, che si fosse ormai a un passo dalla chiusura, la partita viene riaperta e i due segretari, a distanza, si lanciano la sfida: il primo e’ Alfano che, in conferenza stampa, afferma: “Se il PD dice sì alle preferenze l’intesa c’è già questa sera”. L’oggetto del contendere è imbarazzante: il PD non vuole le preferenze. Bersani insiste nel rifiuto delle preferenze a favore di una soluzione tipo Mattarellum, con i candidati in collegi uninominali, poi chiede un premio di almeno il 10% per il partito vincente, se si dovesse scegliere un modello proporzionale con soglia di sbarramento al 5% per entrare in Parlamento.

Il PDL ha fatto una giravolta incredibile in questi ultimi mesi, apparentemente abbandonando le liste bloccate per il reinserimento delle preferenze. Le questioni sono trattate da un gruppo di fiduciari – Migliavacca (PD), Verdini (PDL) e Adornato (UDC) – che potrebbero passare la mano agli stessi leader Pier Ferdinando Casini, Pier Luigi Bersani e Angelino Alfano con un vertice ad hoc, nei prossimi giorni. Allo stesso obiettivo lavorano, da un punto di vista istituzionale, anche Carlo Vizzini (area PDL), presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, e i relatori sulla riforma elettorale Lucio Malan (PDL) e Enzo Bianco (PD), che si ritroveranno martedì prossimo al Senato per la 5° riunione del tavolo ristretto che si è detto precedentemente, per formulare un’ipotesi di riforma.

A questo riguardo è illuminante il parere di Vizzini: Di una cosa sono certo. Parte dei seggi continueranno ad essere assegnati con liste bloccate. I partiti devono salvaguardare i propri gruppi dirigenti”. Finalmente qualcuno che parla chiaro. Gira e rigira si è ancora al punto di partenza: come cambiare le liste bloccate dei nominati del Porcellum, senza perderne i vantaggi, cioè il posto sicuro. Questo è il punto principale della trattativa in corso sulla riforma elettorale, dove le parti in campo potrebbero trovare l’intesa ad agosto. L’anno scorso Arturo Parisi (PD) e altri avevano avuto un grande successo proprio ad agosto, raccogliendo un milione firme per un referendum contro il Porcellum.

Quest’anno quegli italiani che avevano firmato sotto il sole non possono andare in ferie tranquilli, c’è il sospetto che il detestato sistema possa essere camuffato, riverniciato di nuovo e proposto come la panacea di tutti i mali italici.

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One Comment

  1. Cantone Nordovest says:

    Temono sopratutto l’uninominale.

    Temono un sistema in cui un personaggio stimato a livello locale possa organizzare un Comitato Elettorale che sostengaa la sua candidatura

    Temono che questo Comitato Elettorale trovi il sostegno delle Associazioni di volontariato operanti al livello locale

    Temono di perdere il privilegio di essere loro , attraverso le liste , a indicare chi può andare o non andare in Parlamento .

    Il popolo se proprio INSISTE , può limitarsi ad esprimere una preferenza .. limitarsi quindi a correggere una posizione in graduatoria

    E ad insistere sono quasi sempre le mafie , anch’esse attive a livello locale

    La premiata ditta Casta & Cosche NON vuole il collegio uninominale

    Così

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