BUROSAURI, RIFORMA IMPOSSIBILE

burocrazia - documentazione

di ROMANO BRACALINI –   Renzi nelle sue sparate quotidiane, aveva promesso di licenziare i fannulloni degli uffici statali che, unici in Europa, osservano l’orario unico. Arrivano al mattino, prendono il caffè col maritozzo, e senza ammazzarsi di lavoro se ne vanno presto. Anche qui i sudditi della Magna Grecia sono in soprannumero. Il ducetto di Rignano ha trovato il modo di far pagare il canone RAI anche a chi non possiede il televisore; ma quanto alla riforma della burocrazia è probabile che farà un altro buco nell’acqua. Ci aveva già provato Franco Bassanini, quando era ministro per la Riforma della Pubblica Amministrazione, e mal gliene incolse.

Aveva avuto l’ardire di proporre il ritorno all’orario spezzato negli uffici pubblici, come avviene nei paesi dell’Europa civile, per dar modo al cittadino di usufruire di un arco di tempo più ampio per sbrigare le innumerevoli incombenze dello stato burocratico:fatture, bollette, raccomandate. Poco mancò che lo prendessero a ombrellate. Gli statali minacciarono una sollevazione. La rivoluzione dell’orario avrebbe sconvolto radicate e meritorie abitudini: il pomeriggio libero per il “pupo” o per la seconda attività in nero da svolgersi dopo l’ufficio. Così, essendo ormai vasta l’area (si calcola almeno del 30%) degli assenteisti abituali (quelli che sul lavoro non si fanno nemmeno vedere) si era giunti alla geniale risoluzione, non di perseguire penalmente chi compiva una quotidiana truffa allo stato, come sarebbe stato giusto, ma, al contrario, di ricompensare l’eroismo statale di coloro che facevano almeno lo sforzo di recarsi sul posto di lavoro.

Si premiava il gesto, il gesto soltanto, non il dovere compiuto. Adeguarsi all’Europa non sarà uno scherzo per certo costume levantino che domina in tutta la penisola e che considera il lavoro una fatica che non nobilita l’uomo. A Napoli per dire lavoro si dice “faticà” che già con la parola si dà la misura dello sforzo compiuto. C’è alla base di tutto un vizio culturale, una diversa concezione del decoro. Il lavoro statale è considerato poco interessante, scarsamente remunerativo, in cambio promette di non fa sudare molto. Negli uffici pubblici si accede per concorso, ma più spesso per raccomandazione di un pezzo grosso del paese o di un partito, che è pratica generalmente deprecata ma da chiunque ricercata e ambita come la sola via certa per trovare un impiego, o meglio il “posto” sicuro, espressione più amabile che non comporta necessariamente l’obbligo del lavoro. Nelle questure vige la legge dell’ereditarietà; il figlio del questurino ha un vantaggio su chi non può valere nessuna divisa in famiglia. Ed è inevitabilmente al Sud che spetta la fetta più grossa. Avete mai visto un questurino di Treviso a Linguaglossa o Trani?

Il passaggio dalla dittatura fascista alla “democrazia” repubblicana parve un fatto decisivo quando tra i primi governi di coalizione antifascista si abolì l’orario spezzato introdotto dalla legislazione fascista e si introdusse con soddisfazione di tutti l’orario unico;ma si protestò quando,col consenso dei sindacati,si manifestò l’intenzione di abolire il “sabato fascista” che dava diritto a un incentivo sulla busta paga.

Secondo un sondaggio il 70% degli italiani,di destra e di sinistra, sarebbe favorevole al licenziamento degli impiegati fannulloni. Invece lo stato assistenziale e inefficiente, li premia e li blandisce. E’ allo sportello dell’ufficio pubblico; è nel rapporto quotidiano tra cittadini e impiegato che si coglie il grado di civiltà di un popolo. La burocrazia, per antica tradizione, dipende dal potere politico che nomina i vertici degli Enti pubblici e definisce programmi e comportamenti: Ferrovie, Enel, Poste, autostrade, aeroporti. Ha scritto Piero Ostellino che rispetto alla grande borghesia francese che con l’Ecole politecnique e l’Ena ha creato i grandi “Commis d’Etat”, la società italiana ha espresso una piccola borghesia post-unitaria priva di coscienza di classe che ha rifiutato la modernità e con essa il capitalismo e la libera concorrenza, rifugiandosi nel corporativismo e nell’autarchia del fascismo, prima; nell’assistenzialismo, nel protezionismo parassitario e nella burocrazia del pubblico impiego, dopo. Dal dopoguerra a oggi la moltiplicazione degli impiegati statali si è aggravata paurosamente e di converso è scaduta la qualità e la quantità del lavoro svolto. Meraviglia che la burocrazia italiana, la più numerosa del mondo occidentale, sia alla pari per “trasparenza e onestà” con le isole Samoa, il Ghana e la Macedonia? Riformare l’Italia? Ironizzava Massimo D’Azeglio, il miglior critico dell’Italietta unita: progetto impossibile finchè gli italiani non  riformeranno se stessi. Vasto programma!

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One Comment

  1. lombardi-cerri says:

    Carissimo, bisogna”togliere ai pesci l’acqua per nuotare”! Ossi, a poco a poco, Leggi , Regolamenti attuativi e circolari esplicative devono scriverli i parlamentari usando esperti di organizzazione industriale, fuori dalla burocrazia. Si ridurrebbero così o COSTI di GESTIONE!

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