In Italia vige un principio: far tribolare chi ha voglia di fare

di ANGELO PELLICIOLI

E, alla fine, è arrivata pure la stoccata da parte della Banca mondiale: l’Italia è solo al 73° posto, su 185, nella classifica “Doing Business2013”. Abbiamo sì recuperato alcune posizioni, per l’esattezza 14, ma, per qualità dei servizi e, soprattutto per impegolamenti burocratici, siamo ben indietro dalla Germania (classificatasi al 20° posto) e dalla Francia (classificatasi al 34°, ma pure in forte discesa). In ogni caso, in classifica, siamo preceduti da paesi come la Tunisia ed il KaZakhistan, mentre, in Europa, solo Grecia e Malta vengono dopo di noi. Il che la dice lunga.

Ma andiamo con ordine: cos’è che in quest’ultimo anno ci ha permesso di guadagnare 14 posizioni, rispetto all’anno precedente?  Principalmente l’informatizzazione del catasto e i servizi elettrici. Per il resto, in campo burocratico, vi è conferma del buio più assoluto. L’effetto Monti, si dirà, ha quindi sortito qualcosa di buono, se siamo riusciti a risalire la china di ben 14 posizioni rispetto al 2011.  Occorre aver molta prudenza nell’affermare ciò. Infatti  l’ informatizzazione del Catasto e la miglior razionalizzazione dei servizi elettrici, non possono essere frutto di uno studio di mesi, ma sono certamente dovuti ad anni di ricerca, di applicazione e di verifica: quindi non sono di certo opera del bocconiano. Uno dei pesanti legacci che ci attanaglia, ben al di sotto di  metà classifica, è costituito dal mancato snellimento delle procedure burocratiche nel settore immobiliare.

Ultimamente si è cercato di far fronte a tali ingarbugli con il decreto Monti, cosiddetto delle “semplificazioni”, modificando, più con le parole (Dia, Scia…. Zia…. Pia…..ecc.) che con i fatti,  le storture burocratiche del settore. Basti pensare che, in materia di edilizia privata per esempio, alla Legge nazionale si sovrappongono poi quella regionale,  le ordinanze delle Province e pure i regolamenti edilizi comunali. A volte sui arriva a veri e propri casi emblematici, generati dalla babele politica, conditi da buone dosi di arroganza burocratica e, perché no, pure corredati da più che evidenti dosi di ottusità personale, spesso originata da un perverso sentimento revanchista di chi, nella vita, altro non ha saputo fare che il travet dello Stato, o giù di lì.

Pensate dove siamo arrivati: certi Comuni si arrogano oggi il diritto di voler conoscere, a priori, quali piante e quali cespugli si andranno a piantare, o tagliare,  nel giardino di casa. Solo loro, infatti, possono fornirtene benestare, a volte addirittura sulla base di vere e proprie liste proscrizionali  dei poveri ed incolpevoli vegetali. Essi stilano, cioè, ampi e dettagliati elenchi delle piante consentite, di quelle vietate e, persino di quelle… consigliate. Non già dal giardiniere di casa, competente in materia, ma dai loro consulenti; contraddistinti, quasi sempre, da un caratteristico color rosso-verde del tutto inconfondibile. E, per specie arboree e cespugli vietati non si intende di certo la marjuana o la valeriana velenosa; nossignori: in certi comuni della Lombardia, ed in particolare in bergamasca, sono vietate, per esempio, le piante di ulivo,  i cipressi argentati, gli abeti argentati, le siepi di lauro ceraso, ecc.. Tutte piante queste che, se ci si vuol prendere la briga di fare un tour per i quartieri e le  strade del posto, sono presenti in loco, e da secoli, in quantità veramente massicce. Ed allora? Misteri della fede. E, a proposito di fede, c’è da pregare Iddio che il Comune non abbia istituito la cosiddetta “Commissione Paesaggistica”, perché, in tal caso, i tempi si allungano di mesi e le relative autorizzazioni sono sottoposte ad un vero e proprio processo inquisitorio comunale e regionale. E l’auspicato rilancio dell’edilizia e del suo indotto?  Non gliene può fregare di meno a nessuno.

In Italia vige unicamente il principio di far tribolare chi intraprende o fa qualcosa. Ma questo accade, stranamente, soprattutto nelle regioni del nord dove il comportamento dei  cittadini è, da sempre, ossequioso e rispettoso delle leggi. Poi si scopre che, man mano che si ridiscende la penisola, fino a raggiungere le più piccole e sperdute isole del Mediterraneo,  la situazione cambia e di molto. Altro che commissioni paesaggistiche comunali,    lì si costruisce sulla battigia, in spregio di tutto e di tutti, in barba alle leggi, ed ai burocrati ottusi che le dovrebbero applicare, ai vigili  che le dovrebbero far rispettare, e via dicendo. E non parliamo della cosiddetta “sdemanializzazione”, altro brutto neologismo politico-burocratico con il quale si intende la vendita dei beni di Stato a privati. Provate, per curiosità,  ad avvicinarvi, solo per un momento, ad un bando per la vendita di una caserma, piuttosto che di un ospedale dismesso, o di un palazzo di Stato. Toccherete con mano, di persona, quante difficoltà burocratiche esistono, quanti cavilli si frappongono e, soprattutto, quante teste ottuse di burocrati e di sottoburocrati incontrerete sul vostro cammino. Roba da far venire l’orticaria, altro che la voglia di intraprendere un percorso di tecnica. E così, di caso in caso, si arriva al paradosso. Il fosso demaniale diventa una insormontabile trappola burocratica e la Società di cartotecnica del padovano non può espandersi e sviluppare la sua attività. Il tutto con buona pace della crisi economica, della disoccupazione ormai sopra le due cifre percentuali, e di tutte le buone intenzioni di Mont Blanc che, è ormai noto,  preferisce i summit finanziari a quelli imprenditoriali. Ai quali lascia ampia delega al sottosegretario Polillo. Questi almeno non è blindato e serioso come il suo capo; riesce, infatti,  quasi sempre, ad allietarci (coon il suo aplomb, ma soprattutto con le sue gaffes) ad allietarci le noiose ed apatiche serate dei talk show, sia  che passino in prima o in seconda  serata.

Per l’anno prossimo cosa si prevede? I posti in classifica sono, in tutto, 185. Non ci resta che sperare bene. Preso atto che la speranza è l’ultima a morire, è probabile che noi la precediamo, prima che, nel nostro belpaese, cambi veramente qualcosa.

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2 Comments

  1. Dan says:

    Non mi ricordo se lo letto qui però nel dubbio è giusto riportare certe cose:

    http://www.today.it/cronaca/luigi-furini-giornalista-pizzaiolo-chiude-pizzeria.html

    Sarebbe bastata una nota ufficiale grossa quanto un post-it con riportato:

    – fai il corso di pronto soccorso
    – compra i guanti di lattice
    – compra l’acqua ossigenata

    Dall’articolo si capisce invece che sono arrivate tre multe a raffica… roba da comprarsi l’acido muriatico invece della H^2O^2 ed attendere il prossimo pirla con diritto di sanzione e cervello in mezzo alle chiappe

  2. Domenico Galluzzo says:

    In mancanza di palle gli italioni hanno solo due alternative: subire o “votare con i piedi” e andarsene. Sperare che in un sussulto di dignità facciano saltare il sistema è come sperar di vedere gli elefanti volare. E quand’anche il sistema saltasse da solo non saprebbero che fare… Meglio andarsene senza voltarsi indietro…

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