Burocrazia: abita al Sud, e vota a sinistra

di ARNALDO FERRARI NASI

Quando chiediamo ad un italiano se nella propria famiglia ci sia qualche impiegato pubblico o parapubblico, il 33% risponde di sì [1]. In Italia il lavoro statale occupa quattro milioni di addetti, il 14% del lavoro totale, mentre le famiglie con almeno un lavoratore sono quindici milioni. Considerando che la domanda si riferiva anche ai dipendenti parapubblici, il dato pare del tutto affidabile. Si tratta di persone residenti al Sud in misura pressoché doppia rispetto al Nord. Rispetto alla media nazionale, sono più rappresentate le fasce di istruzione mediobasse o anche quelle più alte. In altre parole, vi si possono trovare più persone con la licenza elementare o con la laurea. Sono in grande maggioranza persone che dichiarano essere di sinistra, in particolar modo elettori del Partito Democratico.

Ciò che risulta interessante è che quando a costoro viene chiesto se ritengano che i dipendenti pubblici o parapubblici siano un numero adeguato ai bisogni dello Stato, tre su quattro rispondono che sono di più di quanto servano [2]. Un numero così alto di dipendenti pubblici, però, non migliora i servizi pubblici: l’84% dei cittadini ritiene che la PA in Italia funzioni male o abbastanza male. Non è lo stesso in Germania o nel Regno Unito, dove la quota scende al 25% ed al 44% [3]. Ovvero, l’Italia è un paese in cui la burocrazia è “gonfia”.

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Passiamo al secondo fattore: la corruzione. Transparency International, l’ONG mondialmente riconosciuta che pubblica ogni anno un dettagliato indice sul livello di corruzione percepita delle nazioni, ci colloca al secondo posto in Europa tra i paesi più corrotti. Prima di noi solo la Romania ed a seguire, Grecia, Bulgaria, Croazia, Slovacchia. I migliori risultano invece essere, nell’ordine: Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia, Svizzera [4]. Si può scendere nei particolari ed è interessante farlo nell’alveo di un confronto con i paesi più simili al nostro nelle proporzioni geografiche e demografiche. Ad esempio, se ad un italiano si chiede se nella propria vita quotidiana viene in qualche modo colpito, coinvolto, dal fenomeno della corruzione, risponderà affermativamente per il 42%. Un tedesco od un francese lo farà al 6%, una differenza significativa. Probabilmente perché in Italia il 49% è molto convinto del fatto che la corruzione faccia parte degli affari, mentre la media UE è del 26%, battiamo persino la Grecia (43%) [5]. Il risultato di tutto questo fa dire al 58% dei nostri connazionali che nel proprio Paese la corruzione sia un fenomeno “molto diffuso”. Non è la stessa cosa per gli altri: tedeschi al 16%, francesi al 19%, inglesi al 26% e media europea al 35%. Considerati tutti i nuovi membri dell’Est, dove la corruzione è molto alta.

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Risultato non dissimile quando viene chiesto se questo fenomeno sia aumentato o diminuito, rispetto ai tre anni precedenti. Per il 45% degli italiani la corruzione risulta molto aumentata, percezione che hanno solo il 15% dei tedeschi ed il 20% dei francesi. Qui la Spagna “ci batte”: 63%. Questo confronto europeo e gli altri dati presentati, sembrano quindi dirci ancora una volta, come diretta sia la relazione tra burocrazia, corruzione e crescita economicaUn apparato statale elefantiaco, che non funziona, in un Paese in cui il fenomeno corruttivo appare virulento, accomuna le nazioni in cui negli ultimi tre anni la crescita economica è stata negativa: Italia e Spagna. Dove questo non accade, o accade solo in parte, i dati economici sono decisamente positivi. Crescita costante negli ultimi anni per e Regno Unito e Germania, che hanno chiuso il 2014, rispettivamente, con un tasso del 2,8% e del +1,6%.

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Il problema dell’eccessiva pesantezza dello Stato che si ripercuote nella vita economica del Paese viene sempre più spesso sottolineato dai cittadini italiani. Un italiano su quattro ritiene che vi sia un eccesso di capacità invasiva dello Stato sulla popolazione – 33% [6]. Il dato è aumentato di venticinque punti percentuali rispetto alla stessa rilevazione del 2011 ed è da notare come si riscontrino forti accentuazioni nelle regioni con Pil più alto e nella fascia di popolazione che ha maggiore incidenza produttiva, quella dei 35-55enni. A livello politico è importante rilevare come il dato sia praticamente raddoppiato tra coloro che non votano: una buona indicazione per il recupero del drop out elettorale, fenomeno che affligge fortemente oggi l’area del centrodestra più che del centrosinistra.

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Elevando il livello di astrazione della relazione burocrazia-corruzione-crescita economica, occorre ricordare che che la metà degli italiani si sente “di poter fare di più”, rispetto a qualcosa che di continuo glielo impedisca. Anche in questo caso si passa dal 32% del 2011 al 48% dell’ultima rilevazione. Ed è nel Sud, più che altrove, si vorrebbero liberare quelle energie inespresse che oggi si sentono in qualche modo impedite a fuoriuscire. In questo caso il dato è comune alla maggior parte dei partiti ed è, dunque, principalmente un problema sociogeografico.

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Meno lacci e più trasparenza, quindi, per un’Italia non antistatalista (il 48% non è contrario dell’intervento dello Stato in economia) ma certamente favorevole a delimitare i campi di intervento del settore pubblico. Meno lacci e più trasparenza, quindi, per un’Italia che  “vuol fare di più”.

(da http://www.logos-rivista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=515%3Aburocrazia-corruzione-e-crescita-economica-a-ferrari-nasi&catid=56%3Acategoria-slide)

 

ferrarinasiArnaldo Ferrari Nasi

sociologo e analista politico

professore a contratto di analisi della pubblica opinione

membro della Società Italiana di Scienza Politica

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[1] Fonte: Ferrari Nasi & Associati, 2013.

[2] Fonte: Ferrari Nasi & Associati, 2013.

[3] Fonte: Eurobarometro, 2014.

[4] Fonte: Transparency International, 2014.

[5] Fonte: Eurobarometro, 2014.

[6] Fonte: Ferrari Nasi & Associati, 2013.

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One Comment

  1. Riccardo Pozzi says:

    Notevole. Grazie professore.

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