Cristiani crocefissi ma l’Onu difende il Burkini. Commissariato per i diritti umani contro la Francia: discrimina i musulmani

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di GIULIO ARRIGHINI – Migliaia di cristiani uccisi, perseguitati nelle terre dell’islam, persino crocifissi ma nessuna parola gridata dall’Alto commissariato Onu per i diritti umani, l’ente più inutile del pianeta, che ha però voce per  attaccare il divieto di alcuni comuni francesi al burkini in spiaggia, perché “discrimina” i musulmani.

Da non crederci. Non una parola, non un fatto concreto sulla massa di disperati che scappano dall’Isis, ma parole di fuoco contro chi nega che le donne debbano essere discriminate e coprirsi come nel medioevo.

Che ce ne facciamo di questo Onu? Discrimina la libertà, quella che rispetta la dignità delle persone e manda al macero i diritti e i principi di parità tra esseri umani.

Per questo l’Onu dei musulmani accoglie con favore la decisione del Consiglio di Stato di bloccare l’introduzione del divieto. “Questi decreti non rafforzano la sicurezza – dice un comunicato – ma, al contrario, alimentano intolleranza religiosa e discriminazione dei musulmani in Francia, in particolare le donne. La parità di genere non si ottiene regolamentando i vestiti che le donne decidono di portare”.

E come si raggiunge?

Per l’Alto commissariato Onu per i diritti umani, favorendo la polarizzazione tra le comunità, i decreti anti-burkini “hanno solo aggravato le tensioni e potrebbero in realtà nuocere agli sforzi destinati a combattere e prevenire l’estremismo violento”.

“Le limitazioni alla libertà di ogni persona di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni, inclusa la scelta dell’abbigliamento, sono autorizzate solo in circostanze molto limitate, inclusa la protezione della sicurezza pubblica, l’ordine pubblico, la salute pubblica o la morale”, prosegue la nota. Inoltre, “i codici che riguardano i vestiti, quali i decreti anti-burkini, colpiscono in modo sproporzionato le donne e le ragazze e ledono la loro autonomia, limitano la propensione ad adottare decisioni indipendenti sui modi di vestirsi e costituiscono una chiara discriminazione nei loro confronti”.

Insomma, non dobbiamo mettere in discussione una ideologia religiosa che discrimina e sottomette le donne, spacciando la loro schiavitù in consenso, in scelta libera.

Intanto si alimentano nuove polemiche sul “burkini” in Francia, dopo una frase del primo ministro Manuel Valls secondo il quale “Marianne, il simbolo della Repubblica, ha il seno nudo perché lei nutre il popolo, non è velata perché è libera. La Repubblica è questo”. Parlando  a Colomiers, nella regione dell’Alta Garonna (sud), Valls ha ribadito la fedeltà della Francia alla “libertà” delle donne contro il “nuovo totalitarismo islamico” che bisogna “combattere e abbattere” cambiando la “nostra cultura della sicurezza”. Le reazioni non si sono fatte attendere. Cecile Duflot, ecologista, ha affermato che Valls “avrebbe fatto meglio a rimanere alle parole scritte del suo discorso perché quando si lancia in digressioni finisce per inciampare”. E ha postato su Twitter immagini della Marianne interpretata alcuni anni fa da donne di banlieue. Benoit Hamon, socialista dissidente dal governo e candidato alle primarie interne, accusa Valls di aver “molto contribuito a dividere il paese quest’estate”. Per Jean-Luc Melenchon (Front de gauche) “non c’è bisogno di essere nudi per essere Marianne”.

In ogni caso, meglio un seno nudo, simbolo di fecondità e maternità, che un lenzuolo che copre le statue così come le donne per non offendere il senso del pudore oscurantista.

*Segretario Indipendenza Lombarda

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