Budapest, una pagina di eroismo negato, ma non dimenticato

di PAOLO MATHLOUTHI

In piazza Vorosmarty due ragazzini, seduti su una panchina, si baciano all’ombra della gigantesca statua in bronzo di Imre Nagy, giustiziato dai sovietici nel 1956 dopo aver guidato il suo popolo alla rivolta. Dell’insurrezione armata che infiammò l’Ungheria in quei giorni lontani i due innamorati, probabilmente, non sanno nulla. I martiri della primavera ungherese sono stati dimenticati. Nessuno ricorda Miklos Vasarhely, che finì impiccato come un predone, e la vedova di Pal Maleter, l’ufficiale che ordinò ai soldati di ammutinarsi sul quale Montanelli scrisse pagine commoventi, non viene più invitata alle cerimonie ufficiali. La rivolta dei Santi Maledetti magiari è stata rimossa dalla memoria collettiva del popolo ungherese.

Qualcuno, però, riannoda ora i fili dispersi del ricordo. Poco più in là si è appena concluso un comizio di Gabor Vona, leader dello Jobbik, movimento identitario e populista che nel 2009 è salito al potere modificando la costituzione e introducendo il principio dell’appartenenza etnica come precondizione per l’ottenimento della cittadinanza, come a dire l’Ungheria ai Magiari. La sua oratoria è vibrante, ipnotica, travolgente: attacca senza posa gli avversari, si scaglia contro i tecnocrati di Bruxelles colpevoli di aver comprato la sua terra all’asta e miete consensi. Gli rispondo ovazioni, inni alla Grande Ungheria e alla Transilvania irredenta, perduta in favore degli odiati Rumeni. Si ode ancora il vociare cupo del proletariato rancoroso e deluso che monta per le strade come un’onda anomala e accompagna il passo cadenzato della Magyar Garda, formazione paramilitare che in file ordinate e disciplinatissime presta giuramento in ricordo degli Ungheresi caduti contro i Turchi, suscitando l’apprensione dei giornalisti occidentali,   i quali gridano allo scandalo paventando lo scoperchiarsi delle tombe e il riaffiorare dei fantasmi di un passato che, in tutta evidenza, non si rassegna ad essere tale. L’instabilità sociale ed il senso di apprensione per il futuro generati dalla globalizzazione, con le sue false promesse, hanno riportato indietro le lancette della Storia, trasformando in un sogno di riscatto e rivalsa quello che per i benpensanti è un incubo. A tutto ciò il Danubio assiste placido e silenzioso, trascinando lungo la corrente, come diceva Paul Morand, ad un tempo fiori e cadaveri.

All’orgogliosa nazione magiara, che ha costruito e difeso nel corso dei secoli la propria peculiare identità in un complesso caleidoscopio di relazioni militari, diplomatiche e dinastiche con la vicina Austria, alla quale la lega una curiosa, cordiale inimicizia, è dedicato l’ampio focus dal titolo Ungheria cuore d’Europa ospitato sull’ultimo numero di Terra Insubre, storica rivista di cultura identitaria che è in distribuzione in questi giorni. Il dettagliato dossier, impreziosito al solito dall’apporto di firme prestigiose, indaga vicende note e meno note del Paese metteleuropeo e offre l’occasione di guardare con nuovi occhi luoghi, eventi e volti di una terra a noi così vicina per aver condiviso con la Lombardia e il Veneto  le sorti della Casa d’Austria, eppure irriducibilmente esotica.

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4 Comments

  1. walter says:

    MA CHE ROBA AVETE PUBBLICATO?? a parte che jobbik non è al potere e non ha modificato la costituzione, e quest’errore clamoroso basterebbe per cestinare l’articolo, ma poi definire jobbik un “movimento identitario” è decisamente ridicolo, jobbik è un movimento dichiaratamente nazista ed antisemita, la guardia magiara è ricreata ad immagine e somiglianza delle croci frecciate movimento nazista ungherese degli anni trenta che governò come alleato dei nazisti.
    E a proposito della “orgogliosa nazione magiara” tanto decantata, scusate ma il fatto che essa si sia sviluppata ed arricchita opprimendo per secoli tutti i popoli ad essa vicini: croati, slovacchi, serbi e rumeni, oltre che massacrando ebrei e zingari durante la seconda guerra mondiale, immagino che naturalmente non vi sia noto?

    spero che quest’articolo sia una scherzo di cattivo gusto perchè altrimenti fa vomitare, andrebbe bene su qualche forum per imbecilli nazsiti ma non qui.

    saluti di libertà

  2. Roberto Porcù says:

    Gli ungheresi hanno avuto Miklos Vasarhely e Pal Maleter,
    gli italiani hanno quel Re Giorgio che al tempo li avversò (da casa).
    Ogniuno ha gli eroi che si merita.

  3. BRUNO DOLFINI says:

    IL VENTO DEL NORD — (Lega Nord 3.0) .

    UNGHERIA 1956 : NEL MENTRE CHE ALLORA UN
    TAL COMUNISTA GIORGIO NAPOLITANO
    PLAUDIVA AI CARRI ARMATI SOVIETICI,
    LO SCRIVENTE DOLFINI BRUNO SI BECCAVA
    UN SEI IN CONDOTTA AL LICEO CHE
    FREQUENTAVA PER AVER AVUTO L’ARDIRE
    DI PARTECIPARE AD UNA PICCOLA
    DIMOSTRAZIONE (VERAMENTE SPONTANEA E
    PACIFICA E SILENZIOSA) CONTRO L’URSS
    CHE REPRIMEVA UN’INTERO POPOLO
    NEGANDOGLI OGNI LIBERTA’.
    Saluti.

  4. Adriano says:

    Jóbbik nn é il paritito al governo ( che é FIDESZ)anche se i consensi sono aumentati .,ahimé.

    firmato:un italiano a BP

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