Bruxelles-Atene, nel 2012 la stessa sceneggiata che fermò la Grexit

di BRUNO DETASSISpoveragrecia

Il governo greco di Alexis Tsipras ha presentato ai creditori una nuova proposta per un piano biennale in linea con il Meccanismo europeo di stabilità (Esm) per coprire le necessita’ di finanziamento del paese, compatibile con la ristrutturazione del debito imposto da Bruxelles. Lo ha annunciato lo stesso primo ministro. Parlando dell’iniziativa il premier greco Tsipras ha ribadito “da subito abbiamo spiegato che la decisione di indire il referendum non eè la fine ma la continuazione di una trattativa, nel tentativo di arrivare a condizioni migliori per il popolo greco”.

Fin qui la cronaca e anche oltre. Ma un po’ di sana memoria storica. A fine ottobre 2012 nessuno più ricorda che la Grecia chiuse i propri negoziati con l’allora troika. L’accordo sbloccò un pagamento da 31,5 miliardi di euro per evitare il default. Il premier era Samaras, «Abbiamo ottenuto significativi miglioramenti, anche all’ultimo minuto», aveva detto.

La Grecia si era aggiudicata un pacchetto per avere una certa autonomia per altri due anni, con un rientro dal deficit entro il 2016. Ma la finanza non è una scienza esatta. E Bruxelles non è un dogma. Al solo pensiero di perdere 50 miliardi di euro in titoli greci detenuti dalla Bce, i creditori non possono immaginare di perdere tutto. Meglio forse prenderli anche a babbo morto, ma non perdere di vista il debitore. Poi, con i tempi che corrono, con la Turchia che alza la bandiera dell’amicizia e Putin che non è nemico di Atene, sembra che la storia non cambi. Per il ministro tedesco Wolfgang Schäuble, l’importante è che la Grecia «attui le riforme necessarie ad assicurare l’integrità dell’euro».  Era l’autunno 2012. Nell’estate 2015 cambia l’ordine dei fattori ma il risultato non cambia.

 

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1 Commento

  1. Dan says:

    Non è proprio la stessa sceneggiata. Adesso sia l’europa che la merkel vogliono proprio sapere qual’è il pensiero dei cittadini greci: sarebbe il minore dei mali.
    Supponiamo pure riuscissero a far rientrare nei ranghi tsipras (anche che con metodi non proprio puliti) e questi levasse il referendum: cosa succederebbe ?
    Che almeno metà popolazione greca da quel momento delegittimerebbe l’intero governo e rifiuterebbe di pagare da quel momento ogni tassa.
    Un conto e non pagarle per manifesta impossibilità, un altro per netto rifiuto pur avendo la possibilità.
    L’europa si troverebbe a far riprendere le linee di prestito con la certezza che in ogni caso non rientrebbe più di un centesimo, neanche una dracma.
    Inoltre avere la popolazione così manifestatamente spaccata potrebbe portare ad eventi non proprio pacifici: molto meglio quindi lasciar correre il referendum nella speranza che se vince il si, i sostenitori del no se ne facciano una ragione e tornino ad essere passivi.

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