Bruxelles 5/ Il sogno millenario: conquistarci. Servono altri indizi?

 

Medioevo

di ROMANO BRACALINI – Scriveva Andrè Glucksmann, il filosofo francese recentemente scomparso: “Presto o tardi gli europei scopriranno la necessità di resistere e di resistere insieme”. Il momento è arrivato. Il fascismo islamico ha dichiarato guerra all’Europa e all’Occidente. Il multiculturalismo, nei suoi modelli più vari, da quello francese, olandese o belga, è fallito in Europa che pure si era disposta, con eccessivo ottimismo e tolleranza, all’accoglienza e all’integrazione di culture ostili e incompatibili.

Non solo la comunità islamica, la più numerosa e riottosa, ma anche le comunità indiane, pachistane e caraibiche rivendicano il diritto di applicare le loro leggi e usanze in aperto contrasto con i principi secolari delle democrazie liberali. L’Olanda, il paese più aperto, ha dovuto sperimentare la fredda ferocia del delitto simbolico e tribale. Le banlieue parigine esplodono periodicamente e il motivo può essere il più banale. Ma non siamo più alla protesta tribale, alla Marsigliese fischiata negli stadi. Il califfato ha restituito a migliaia di figli di immigrati sradicati l’orgoglio millenaria di conquistare e soggiogare l’Europa. Il disegno fallirà se gli europei capiranno che l’Islam va combattuto con le armi. Siamo allo “scontro di civiltà”. Tanto vale prenderne atto.

La lotta sarà dura perché il nemico è subdolo e sfuggente. Sfugge allo scontro frontale sapendo che non potrebbe mai vincere. Il terrorismo fondamentalista è già un atto di guerra, ma secondo lo stile dei codardi, per ora agisce nell’oscurità, con la complicità negata delle comunità musulmane in Europa e nell’apparente condanna degli Stati musulmani. Non è così. Il fascismo musulmano, che ha visioni comuni da Damasco, a Giakarta a Teheran, non aspira che al predominio politico-religioso e sobilla i musulmani con la promessa della rinascita a nuova gloria dell’Islam. I libri di dottrina grondano nostalgia per i perduti giardini di Cordoba, per le antiche moschee di Granada e Palermo.

L’avanzata dei turchi musulmani sottomise l’Europa balcanica,il Vicino Oriente,Il Nord Africa,giunse a minacciare Vienna e lì si arrestò.La Libia nel 1911 era un possedimento turco trascurato e impoverito da Costantinopoli.I turchi non portavano,come gli europei nelle colonie d’Africa, leggi civili,scuole,ospedali e opere grandiose e un tozzo di pane sicuro.

La Tripolitania e la Cirenaica, non ancora riunite nella colonia libica, avevano sofferto sotto il giogo turco, come qualunque territorio soggetto alla Sublime Porta. Ma quando la Libia venne occupata dagli italiani, i libici presero le armi contro di loro, a fianco degli sfruttatori turchi, con i quali condividevano la medesima religione. Il concetto di governo “giusto e democratico”, come lo intendiamo noi, è una astrazione e un assurdo nell’universo musulmano.

La Francia sta pagando un eccesso di tolleranza e di accondiscendenza che l’Islam mortuario non meritava. Nell’Islam la guerra è all’insegna dell’odio e della crudeltà. La “guerra santa” giustifica ogni abominio. L’ingiustizia sociale è un principio condiviso. La ricchezza dei satrapi arabi che nuotano nell’oro grazie alle royalty petrolifere sarebbe un buon motivo per scatenare una rivoluzione sociale. Ma nell’Islam rimasto al Medio Evo e alla letteratura delle Mille e una Notte la sola libertà consentita è quella di incendiare le bandiere Usa. Le plebi arabe se ne guardano bene dall’accusare i loro tiranni di sfruttatori e affamatori del popolo. Con quali strumenti di conoscenza dovrebbero farlo?

Nell’Islam l’analfabetismo ha le stesse percentuali dell’Europa di due secoli fa. Nella “moderna” Tunisia gli analfabeti sono il 45,8 per cento, in Arabia Saudita, dove non esistono partiti politici e non si tengono elezioni,il 75,4 per cento; in Somalia, ormai in preda ai signori delle guerra e tornata alle tribù primitive, l’88,4 per cento. L’Iran ha il 57,2 per cento di analfabeti ma vanta la bomba atomica, come Mussolini vantava “otto milioni di baionette”.

Il fascismo iraniano, disarcionato Saddam, il piccolo duce dell’Eufrate, è quello al quale il mondo civile deve guardarsi. L’Europa non deve più nascondere la testa sotto la sabbia come fece alla conferenza di Monaco nel 1938. Quello che è successo a Parigi è solo l’inizio; nei fatti la Terza guerra mondiale è già cominciata.

 

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