Brunetta fa il bullo con la Merkel e fa 10 domande. Ecco le risposte

di MATTEO CORSINI

Renato Brunetta ha posto le dieci domande, qui di seguito riportate, in un recente editoriale pubblicato sul Giornale. Lo scopo è quello di mettere in discussione l’euro per come è stato costruito e, soprattutto, il ruolo della Germania.

“1. Come risponde la Germania alla sanzione che la Commissione europea le ha inflitto per aver superato il limite, tra l’altro definito ad hoc nel Six Pack e nel Fiscal Compact, del 6% di surplus della bilancia dei pagamenti? 2. Come si pone il sistema bancario tedesco rispetto agli stress test cui la Bce si accinge a sottoporre gli istituti di credito dell`Eurozona? 3. Perché la Germania non vuole l’unione bancaria? 4. Come spiega, la Germania, l’andamento degli spread negli anni della crisi? 5. Perché all’inizio della crisi, in maniera del tutto inspiegabile, DeutscheBank ha venduto titoli del debito sovrano greco e italiano, innescando un circolo vizioso sui mercati finanziari? 6. Come spiega, Angela Merkel, il fatto che le imprese del suo Paese si finanzino a tassi più bassi rispetto ai concorrenti degli altri Paesi? 7. Ricorda, la signora Merkel, la passeggiata con il presidente francese Sarkozy a Deauville il 18 ottobre 2010? 8. Perché la Germania blocca il funzionamento del Meccanismo Europeo di Stabilità? 9. Perché la Germania non vuole gli Eurobond? 10. Perché i due membri tedeschi del Consiglio direttivo della Bce hanno votato contro la riduzione dei tassi di interesse lo scorso 7 novembre?”. 

Lungi da me l’idea di difendere in tutto e per tutto l’uno e l’altra, vorrei comunque provare a rispondere a quelle domande.

1) Non mi risulta che la Commissione europea abbia sanzionato la Germania per il suo “eccessivo” surplus di bilancia dei pagamenti, riconducibile per lo più all’avanzo commerciale. Al più lo si può classificare tra i richiami verbali che non contano assolutamente nulla. Peraltro non avrebbe alcun senso economico accusare qualcuno, come sono soliti fare i mercantilisti-keynesiani, di essere più competitivo degli altri. O si dimostra che tale competitività è ottenuta violando le regole che si è concordato di rispettare, oppure le lamentele sono prive di senso. Sarebbe come rimproverare Usain Bolt perché corre troppo veloce: o si dimostra che è dopato, oppure lamentandosi ci si rende ridicoli.

2) Come si pone il sistema bancario tedesco lo si scoprirà quando gli stress test verranno effettuati il prossimo anno, ammesso che questa volta siano svolti in modo sufficientemente credibile. Che le banche di maggiori dimensioni mostrino indici di patrimonializzazione elevati solo grazie al giochetto delle basse ponderazioni per il rischio attribuite a una parte significativa delle attività che hanno in bilancio è fatto noto. Prova ne sia che gli indicatori di leverage che non tengono conto delle ponderazioni mettono in evidenza una situazione mediamente penosa. Quanto alle banche ancora di fatto pubbliche (Sparkassen a Landesbanken), la Germania è messa oggettivamente peggio dell’Italia.

3) La risposta 2) fornisce quindi gli argomenti per rispondere alla terza domanda. Non è che la Germania non voglia l’unione bancaria, semplicemente la vuole in una versione minimale, in modo tale da escludere tutte le banche imbottite di asset maleodoranti e feudi della politica.

4) Suppongo che la Germania spieghi l’andamento degli spread negli anni della crisi come valutazioni espresse da chi opera sul mercato in merito alla rischiosità dei singoli debitori statali. Peraltro, sarebbe una pretesa del tutto campata per aria voler indicare il valore corretto dello spread prescindendo dalla effettiva domanda e offerta di mercato. E ciò vale sia che a fare la valutazione sia la Germania, sia nel caso dell’Italia o chicchessia.

5) La domanda 5) è davvero quella meno sensata, nonostante sia quella che fa maggiormente presa nel pubblico, perché presuppone l’esistenza di un piano (neppure troppo) occulto per danneggiare i Paesi periferici. Molto più banalmente, Deutsche Bank (e non solo essa) ha venduto i titoli di Grecia e Italia perché riteneva che il loro rendimento sarebbe aumentato, con conseguente calo dei prezzi. Più in generale, credo sarebbe bene non confondere ciò che andrebbe cambiato nei sistemi bancari attuali (basati sulla riserva frazionaria e dominati dall’azzardo morale, ossia profitti privati e perdite socializzate), dall’operatività che le banche stesse effettuano sul mercato. Aggiungo che, per coerenza, Brunetta dovrebbe anche chiedere per quale motivo la stessa Deutsche Bank si fosse imbottita di titoli greci e italiani negli anni precedenti, considerando che gli indicatori di finanza pubblica dei Paesi periferici erano già peggiori di quelli tedeschi e lo spread all’epoca era inferiore a 30 punti base.

6) C’è ben poco da spiegare: se il rischio Paese incide sul costo del debito sovrano, a cascata ciò si ripercuote sul costo della raccolta per le banche e sul costo dei finanziamenti per le imprese. Ciò detto, sarebbe ingenuo pretendere che la signora Merkel si stracciasse le vesti per le imprese italiane. Brunetta lo farebbe a parti invertite?

7) A questa domanda non credo sia necessario rispondere.

8- La Germania non vede di buon grado l’idea di dover pagare i debiti contratti da altri. In questo credo si debba precisare che quando c’è un cattivo debitore c’è anche un creditore che non è stato abbastanza attento a chi prestava denaro. In altri termini, le esportazioni nette tedesche verso i Paesi periferici sono state pagate con dei debiti, e adesso i nodi sono venuti al pettine. Ciò detto, è comprensibile che il creditore cerchi di evitare il più possibile di fare sconti ai debitori. Non è peraltro colpa della Germania se l’Italia, senza mai battere ciglio, si è accollata finora un onere di circa 50 miliardi per soccorrere Grecia, Portogallo, Irlanda, le banche spagnole e Cipro, figurando come terzo contribuente ma essendo l’unico grosso contribuente a prestare soldi a tassi inferiori a quelli che paga per reperire le stesse risorse da destinare ad aiutare gli altri. Tutto questo è iniziato quando Berlusconi era ancora al governo, ed è proseguito con il “salvatore” Monti e con Enrico “palle d’acciaio” Letta.

9) Vedi la risposta 8).

10) Non sto in questa sede a discutere nel merito di politica monetaria, dato che lo faccio abbastanza di frequente. Ciò detto, è abbastanza comprensibile che i tedeschi fossero contrari a un ulteriore abbassamento del tasso Refi da parte della Bce, dato che l’economia tedesca non ne ha affatto bisogno. E’ vero che in sede di Consiglio direttivo andrebbe valutata la politica monetaria “ideale” per tutta l’Area, ma si può credere a questa favola solo se si crede anche all’esistenza di Babbo Natale. I tedeschi votano in base a ciò che ritengono convenga alla Germania, lo hanno sempre fatto e continueranno a farlo. Dieci anni fa questo comportò tenere il Refi troppo basso in un periodo in cui la Germania doveva uscire da una crisi e ciò comportò una crescita del debito e una bolla immobiliare in diversi Paesi periferici (su tutti, Spagna e Irlanda). Nulla di nuovo, quindi.

In conclusione vorrei fare io una sola domanda a Brunetta: che senso ha chiedere a qualcuno per quale motivo cerca di tutelare i propri interessi?

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4 Comments

  1. Leonardo Cancilleri says:

    Concordo con l’articolo. Il creditore Germania cerca di non fare sconti al debitore. Per questo non gradisce che il debito venga inflazionato con un tasso di sconto espansivo che impone la repressione finanziaria al piccolo risparmiatore tedesco. Del resto i tedeschi avevano in maniera espicita posto la condizione che la BCE doveva essere modellata sulla Bundesbank e non si possono demonizzare se adesso pretendono il rispetto dei patti. Il sistema industriale italiano perde competitività non perchè il cambio è svantaggioso, ma a causa dell’oppressione fiscale causata da un settore pubblico dilatatosi in maniera anomala. Il cambio forte sarebbe anzi una manna dato che l’industria italiana potrebbe approvvigionarsi di materie prime a prezzi vantaggiosi, ciò vale però di più per i settori ricchi dell’industrailizzazione e meno per quelli a minore valore aggiunto. La Germania è in surplus perchè ha sempre investito in innovazione, nella produzione di merci indifferenti al prezzo e non perchè non si è servita del cambio per ottenere espansione e aggiustamento di competitività. Per questo non le si può fare una colpa se esporta di più. Ma nello stesso tempo rimane il problema del debito italiano. Non credo che l’Italia riuscirà seriamente a limitare i costi della politica e della burocrazia. La classe politico-burocratica si oppone dato che ha capito che il cosiddetto vincolo esterno ne minaccia l’autoriproduzione. Il popolo italiano non ha la forza morale per imporre alla classe politca un cambiamento di rotta significativo, dato che non ha mai fatto il salto da suddito a cittadino. Penso che alla fine i debiti debbano essere ristrutturati con un default parziale come quello greco. In questo modo si possono evitare continui sacrifici alla parte debole della popolazione. La responsabilità non è soltanto del debitore cicala che non ha fatto le riforme, ma anche del creditore che non ha saputo valutare la meritevolezza del credito. I debiti alla fine dovranno essere ristrutturati anche perchè l’euro è un vettore di unificazione politica. Ciò significa che alla fine prevarrà la logica politica su quella economica. Ciò perchè anche il ceto politico burocratico di Brusselle ha a cuore la sua autoconservazione, il fatto che si stia creando una gendarmeria europea significa che ciò che è in gioco non è soltanto l’aspetto economico. Da siciliano vorrei anche fare un’ ulteriore osservazione: anche negli anni ottanta dell’Ottocento il Nord dell’Italia vantava un surplus delle partite correnti verso il Meridione, e ciò era anche dovuto ad una politica dei dazi tesa a proteggere l’industria nascente. Ma sappiamo come è andata a finire. Esiste un fiume carsico di nemesi ed eterogenesi dei fini, di cui non conosciamo la portata precisa, ma che finisce per agire sulla storia.

    • emilia2 says:

      Ma a Lei sembra che in Grecia, dopo il parziale default, “vengono evitati continui sacrifici alla parte debole della popolazione”? Magari togliendo l’assistenza sanitaria a tanti malati, compresi i bambini leucemici?

  2. Diego Tagliabue says:

    Hey terroncello d’Europa! Le risposte? Te le aveva già date Theo Waigel nel 1992.

    EUROZONA SENZA KEYNES E SENZA PIGS!

  3. renato says:

    La domanda a Brunetta è ben posta. Quando si comincerà a ragionare (non da ragionieri) sarà comunque tardi.

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