Ascolti il deputato Sibilia e capisci che il socialismo ha vinto

di GIOVANNI BIRINDELLI

Qualche giorno fa ho letto un articolo su Il Sole 24 Ore dal titolo: “Chi ha ragione: Giappone e Stati Uniti che stampano moneta a go-go o l’Europa e la paura del ‘mostro’ dell’inflazione?”. Tradotto: “Chi ha ragione: Giappone e Stati Uniti che, avendo un sistema monetario puramente socialista, inflazionano sistematicamente la quantità di moneta producendo:

1) La progressiva diminuzione del potere d’acquisto della stessa (in questo modo commettendo il crimine della contraffazione e tassando in maniera occulta);

2) La distorsione della struttura produttiva (da cui, necessariamente, la crisi economica);

oppure l’Europa che, avendo lo stesso sistema monetario puramente socialista, fa esattamente la stessa cosa?”. La possibilità che potrebbe aver ragione chi coerentemente sostiene il libero mercato e quindi la sovranità della legge intesa come principio, non viene nemmeno presa in considerazione.

Il giorno dopo per caso mi è capitato di ascoltare in macchina il delirante discorso (notare il numero di condivisioni e di “mi piace” su Facebook) di un deputato del Movimento 5 Stelle, tale Carlo Sibilia, che attaccava il governo e l’Europa discettando di denaro, di banche centrali, di debito pubblico, di “separazione del nesso fra banche e Stati”. Nel buio economico in cui vagava questo discorso pareva di intuire che la critica principale fosse al fatto che la banca centrale sia “di fatto” di proprietà di istituti di credito privati: cioè il problema centrale secondo questo signore sarebbe che il soggetto che ha il privilegio del monopolio legale della stampa di moneta a corso forzoso non sia puramente di proprietà pubblica (naturalmente non è stato menzionato che è lo Stato a concedere a quel soggetto quel privilegio, a regolarlo e a nominarne i vertici), non che un soggetto (pubblico o privato non importa) abbia il privilegio del monopolio legale della stampa di moneta a corso forzoso: le conseguenze economiche di questo privilegio (chiunque sia ad averlo) non sono nemmeno accennate. Anche qui, la possibilità di un sistema monetario basato sul libero mercato e quindi sulla sovranità della legge e sull’assenza di privilegio non è presa nemmeno in considerazione: né da parte del governo e dell’Europa, né da parte di chi, in questo caso con un’evidente ignoranza totale di economia (ma la cosa non cambierebbe anche nel caso in cui ci fosse una solida formazione economica neoclassica, monetarista o keynesiana), li attacca sulle questioni monetarie e del credito.

Ora, questi sono solo due esempi (fra gli innumerevoli che potrebbero essere fatti) che mostrano come il dibattito non sia fra libero mercato e socialismo (che come Mises ci insegna sono le uniche due possibilità di assetto economico: la cosiddetta “terza via” non esiste), ma fra socialismo e socialismo. Più precisamente, fra diverse sfumature di socialismo.

L’esempio del deputato M5S è molto più inquietante di quello dell’articolo de Il Sole 24 Ore e non per il fatto che evidentemente egli non aveva la più pallida idea delle cose di cui stava parlando (di cosa sia il denaro, della sua storia, della storia del legame fra banche e Stati, delle implicazioni economiche dei privilegi del corso forzoso, della stampa di moneta, della fissazione arbitraria del tasso d’interesse, della riserva frazionaria). Che il giornale di Confindustria sponsorizzi il libero mercato dove gli fa comodo (deregolamentazione, abbassamento delle tasse, ecc.) e il socialismo dove invece gli fa comodo quest’ultimo (svalutazione, riserva frazionaria, ecc.) è comprensibile: dopotutto quello è il giornale di un sindacato e con la scienza economica non ha nulla a vedere. Ma nel caso di quel deputato M5S il discorso è diverso: anche lui con la scienza economica non ha evidentemente nulla a che vedere, ma egli credeva sinceramente di stare attaccando un sistema di privilegio e, a causa della sua non socratica ignoranza, non sospettava nemmeno che in realtà lo stava difendendo, che stava lavorando per esso. Il tono della sua voce era pulito, aveva quel «sano disprezzo e antipatia nei confronti del potere che solo una vecchia tradizione di libertà personale è in grado di creare» di cui parla Hayek in The Road to Serfdom.

Qui sta la vera vittoria del socialismo: nell’aver eliminato il libero mercato e l’assenza di privilegi dal novero delle possibilità intellettuali perfino di coloro che credono onestamente di essere contrari a ogni privilegio; nell’aver escluso il libero mercato dal dibattito creando uno scontro fra diverse forme di socialismo; nell’essersi appropriato dell’essere perbene di quel giovane deputato; nell’aver prodotto e coltivato (con soldi ‘pubblici’, naturalmente) quell’ignoranza economica e filosofica grazie alla quale le persone perbene e pulite difendono il privilegio quando pensano di attaccarlo. La vera vittoria del socialismo sta nell’essere riuscito a conquistare l’anima e l’energia delle persone oneste, nell’essere riuscito a trasformarle in operai del suo cantiere di totalitarismo dando allo stesso tempo loro l’illusione di star demolendo quel cantiere.

Per questo è importante ricordare sempre e a qualunque costo, anche e soprattutto quando si avanzano proposte concrete in difesa della libertà, che è solo sul piano coerente delle idee astratte che le sorti della guerra (perché di questo si tratta, anche se la nostra resistenza è non violenta) possono essere rimesse in discussione.

TRATTO DA www.movimentolibertario.com

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14 Comments

  1. Nereo Villa says:

    http://digilander.libero.it/VNereo/archiagottlieb-philosophie.htm

    Archiagottlieb Philosophie
    http://youtu.be/wWtNz-KV6Tg

    Il socialismo ha NON solo vinto come scrive G. Birindelli su lindipendenzanuova.com il 26 maggio 2013 a proposito di Sibilia e del Sole24ore (http://www.lindipendenzanuova.com/brindelli-moneta-sibilia-europa-usa/; vedi anche su Sibilia il mio video “Dalla padella alla brace senza la triarticolazione”: http://youtu.be/950B4uZDjbo). Credo sia in atto una comunistizzazione giuridica di tipo fichtiano perfino dell’antroposofia. Nelle sedicenti conferenze antroposofiche tenute dal relatore Pietro Archiati (Archiagottlieb nel personaggio dalla dialettica semantica da me creato) si assiste ad una vera confusione (non vale neanche la pena di chiamare i suoi sproloqui contraddizioni) in cui si afferma tutto e il contrario di tutto su ogni cosa, dato che vige in esse l’assolutizzazione dei concetti secondo l’unilateralismo di J. Gottlieb Fichte. Ovviamente Fichte, detto a suo tempo “il giacobino” per il suo scritto “Contributo alla rettificazione dei giudizi del pubblico sulla rivoluzione francese” (“Beitrag zur Berichtigung des Publikums über die Franzoesische Revolution”, GA I, 1, pp. 193-404) non ha nulla a che fare con Steiner, il quale, anzi, nella sua tesi di laurea (“Verità e Scienza”) dedicherà un intero capitolo per mostrarne i grossolani errori di pensiero. È segno di decadimento il fatto che la maggior parte di coloro che vanno alle sue conferenze (tranne qualcuno ancora pensante, che egli comunque zittisce) crede ed applaude costui (dimostrando così di essere antroposoficamente disinformata) al quale interessa, fino a prova contraria, che lo status quo resti com’è, dato che non vuole assolutamente prendere posizione scientifico-spirituale contro errori di pensiero e/o crimini dell’umanità. La cosa grave è che sono proprio gli steineriani, oggi, che contravvenendo a tutto quello che ha evocato Steiner con la sua filosofia della libertà a proposito dell’individualismo etico, portano in giro un Landsknecht del genere pagandolo oltretutto dai 9 mila euro in su per ogni suo convegno di fine settimana. Addirittura questo vanesio riesce a vendere l’individualismo etico e l’immaginativa morale (fantasia morale) di Steiner con la gebärde (atteggiamento) di Fichte perfino nell’interloquire con coloro che esprimono dubbi sul suo dire, usando il paternalistico “aufpaßt” (sta attento, stai attento) di J. Gottlieb Fichte! Proprio perché sembra che nessuno si accorga che promuovere conferenze come le sue è solo dannoso (in quanto mistificazione fichtiana dell’antroposofia), credo sia in atto una comunistizzazione dall’alto anche dell’antroposofia. “L’intento istituzionale di costoro nei confronti di Steiner mi appare simile a quello della chiesa nei confronti del Cristo), come espositori e portatori della confusione sulla triarticolazione sociale” (Osservatorio Scientifico Spirituale http://www.ospi.it/ospi/corrispondenza/focusncorrisp_1024.asp?nomecorr=Aurea%20Palladi). Povera Italia in mano ai lanzichenecchi!

  2. Piero says:

    Giovanni, le sue legittime critiche e precisazioni, a quanto traspare, mirate alla difesa dell’attuale sistema monetario, dovrebbe dirle ai figli di coloro che, grazie a questo sistema monetario, si sono uccisi dopo aver perso il lavoro. Però, se avrà il coraggio di farlo, lo faccia da lontano, avvicinarsi sarebbe molto rischioso. Quanto ai contenuti del suo articolo, per quanto mi riguarda, il fatto che le direttive ed i vertici della banca centrale siano decisi da un governo, poco risolve, se quel governo è eletto a seguito di campagne elettorali fatte con i soldi di quella banca o di chi ha interessi in quella banca. Si svegli Giovanni.

    • Luca says:

      Veramente l’autore dice proprio che il sistema monetario è da cambiare. Comunque cosa c’entri il sistema monetario con i disoccupati che si suicidano proprio non l’ho capito.

    • 1) In questo articolo io attacco alla radice l’attuale sistema monetario: questo è basato sul corso forzoso, sulle banche centrali, sulla stampa di moneta da parte di queste ultime, sulla loro fissazione arbitraria del tasso d’interesse, sulla riserva frazionaria. Qui e altrove io propongo l’abolizione del corso forzoso, l’abolizione delle banche centrali e quindi della possibilità di stampa di moneta e di fissazione arbitraria del tasso d’interesse da parte loro, l’abolizione della riserva frazionaria. Come io “difenderei l’attuale sistema monetario” proprio non lo ho capito.

      2) è in grandissima parte l’attuale sistema monetario, e in particolare la stampa di moneta da parte delle banche centrali e l’espansione del credito resa possibile dalla riserva frazionaria, che, distorcendo la struttura produttiva, ha prodotto la crisi. Io non avrei nessun problema a spiegare queste cose ai figli di coloro che sono stati distrutti dalla crisi, e da vicino.

  3. guglielmo says:

    Tutti i discorsi di questi individui partono sempre dallo stesso presupposto: ignoranza crassa e supina e presunzione. Questo vale per giornalisti, talk-showers, personaggi televisivi, politici, parlamentari. Nessuno fa il proprio mestiere parlando di ciò di cui è esperto. Nessuno esprime mai un dubbio o lascia parlare solo gli esperti es.: matematici, statistici, economisti, esperti internazionali. Tutti parlano di tutto [in italiano dialettale romanesco]. Tranne quando costoro hanno male al pancino…Ah! Allora niente talk-show, niente discussioni e disamine televisive. Quando si tratta della propria pelle niente manifestazioni di scienza totale o di certezze, lì è l’unica volta che vanno dallo specialista.
    Siamo un paese di pezzenti.

  4. Dan says:

    Tutti i discorsi di questi individui partono dallo stesso punto, un po’ come le barzellette sui carabinieri: “supponiamo che c’è qualcuno (altro, mai loro) che lavora e produce….” e poi dagli giù di cazzate perchè tanto a loro non tocca.

    Supponiamo invece una buona volta, che questi individui, questi geni della teoria (mai della pratica) economica vanno presi e spediti tutti ad arare i campi ?

  5. Miki says:

    Quale sarebbe il libero mercato che funziona, se nemmeno Usa e Jap vengono considerati tali (magari a ragione)? SFizzera? Australia?

  6. Tito Livio says:

    Certo perchè stampar moneta = inflazione…..quindi se si svaluta di 10 allora l’inflazione sarà di 10? no? Il problema del Giappone non è legato al fatto che stampa moneta:
    http://phastidio.net/2013/05/06/la-malattia-giapponese-si-chiama-invecchiamento/

    “Il Pil per lavoratore giapponese potrà pure continuare a crescere in modo soddisfacente, ma se la popolazione attiva si restringe all’avanzare del Ventunesimo secolo, il Pil totale ad un certo punto comincerà a diminuire. Se, in aggiunta a ciò, i prezzi continuano a calare, il rapporto tra debito pubblico e Pil inizierà a crescere quasi asintoticamente, anche senza ulteriore indebitamento pubblico»”

  7. meno stato per tutti says:

    caro Birindelli,
    sorvolo sull’articolo del “sole” che non ho letto, e che non leggerò, ma ho ascoltato pure io l’intervento del deputato grillino, ovviamente spammato in tutto fb da orde di “osannatori” al grido “gliene ha dette 4 a sti fetenti della casta”.
    il 90% delle persone non ha la minima idea di quali siano le differenze tra diritto pubblico e diritto privato, e di qui ci sta la confusione sulla “proprietà” delle varie banche centrali.
    ma credo che questo lei lo sappia meglio di me.
    è comunque sconcertante trovare ancora gente che predica di signoraggio senza sapere minimamente cosa era, parla di monete senza sapere cosa sia una moneta ecc. e questa gente gode del plauso di un’infinità di altra gente.
    Lei ha pienamente ragione, il socialismo ha vinto.
    il socialismo ha convinto la stragrande maggioranza della gente che il problema non è che ci sta troppo stato, ma che ce ne sta troppo poco.
    come direbbero i “borg” “ogni resistenza è inutile”.
    dobbiamo solo aspettare che salti tutto per aria, e nel frattempo continuare a comperare qualche bella monetina gialla o grigia luccicante?

    chissà…

    • Dan says:

      Non ha vinto il socialismo ma l’ignoranza attraverso il menefreghismo. Troppa gente che considera la democrazia quella cosa dove ogni tanto si va a mettere una croce, a scaricarsi un peso, tipo una scorreggia che non esce, a scaricare una responsabilità delegando il primo pirla furbo interessato che passa di lì per caso.
      Salgono così al “potere” (con le virgolette perchè non è vero potere) personaggi che pontificano di cose importanti come se fossero al bar sport a discutere di calcio (e per inciso nei fatti non potrebbero entrare neanche lì) che dicono quello che la gente piace sentirsi dire in seno non ad un’autocritica profonda dei mali della società da affrontare e sconfiggere ma semplicemente alla via più comoda per scaricare il peso, ancora una volta, sugli altri.

      Poi lamentiamoci se esistono i fantomatici illuminati che cospirano per il dominio del mondo: così tanta ignoranza e menefreghismo portano per forza alla formazione di gruppi di persone convinte di essere migliori e più responsabili di altre.

      • Dino says:

        E’ giusto pagare,i pensieri intelettuali degli uomini.Qui risiede il problema a cui ogniuno deve darsi una onesta risposta. La possibilità di una conoscenza distribuita rende superflue alcune gerarchie intelettuali create a suo tempo onde ottenere una resa e obiettivi con una soglia più elevata. Questa situazione sempre necessaria in ambito imprenditoriale viene meno,oggi, in ambito politico,finanziario e persino religioso. Le contraddizioni che si palesano ad ogni azione rendono necessarie la sostituzione di molti attuali paradigmi.L’esigenza di semplificazioni è avvertita da chiunque,non potendo resettare come con un computer le situazioni createsi anche al di fuori delle nostre genuine volontà.Visto che le attuali strutture non sembrano in grado di risolvere i ns problemi,anzi partecipano ad aggravarceli,e non potendo più permetterci di mantenerle a debito collettivo,o ridimensionano tutto il sistema attuale con uno sforzo di buona volontà,oppure,stà già avvenendo,dovremo necessariamente occupare collegialmente quello spazio ora delle caste, a suo tempo non previsto da nessuna legge democratica.

      • grazie Dan, perfetta e sintetica fotografia sulla democrazia ignorante.
        È per questi motivi che sono scettico su una sollevazione popolare a favore dell’indipendenza.
        “odio gli indifferenti” di Gramsci è sempre più attuale.

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