RAI: IL GENERALE DEI BRIGANTI CHE SEGUI’ GARIBALDI

di REDAZIONE*

“Il Generale dei Briganti” fa il suo ingresso su Rai1 domenica 12 e lunedì 13 febbraio per raccontare un pezzo di storia dell’unità d’Italia. Bollino Rai fiction per i 150 anni concessa a Paolo Poeti che descrive, tra reale e ideale, le gesta del brigante Cesare Crocco, interpretato da Daniele Liotti.

Il soldato del regno dei Borboni, diserta quando si vede negare una licenza concessagli dal Re per sposare la donna amata. L’amore, l’inganno, il tradimento, il potere confonderanno verità ed eventi. La scrittura è l’elemento d’unione tra i fatti. Due uomini, un figlio di contadino Cesare Crocco (Daniele Liotti) – abile e onesto soldato che in seguito alle delusioni diventa Brigante delle terre che oggi portano il nome di Basilicata, mantenendo saldi i suoi valori – e un borghese Mariano Aiello (Danilo Brugia) – medico, convinto repubblicano e mazziniano, innamorato della contessina Giuseppina (Christiane Filangeri), dall’animo integro. Il rapporto tra i due racconta un’Italia frammentata che lotta per la sua unità tra le storie di uomini, ingiustizie di classi e alti ideali. L’amore per Nennella (Raffaella Rea) segna e cambia Crocco, nello stesso tempo lo accompagna e lo fortifica. Anche l’amico Mariano, che lo convincerà a lottare per Garibaldi contro i Borboni in cambio della cancellazione di tutti i crimini commessi da lui e dalla sua gente, per tornare uomini liberi, ama profondamente una nobile e vive un conflitto interno da repubblicano. Capirà che le diversità si assottigliano sul cammino del sentimento.

La miniserie, realizzata interamente in Italia, racconta la condizione meridionale durante la guerra d’indipendenza più sanguinosa che sia mai esistita. Una lotta che ha portato ad un’unità legale ma, di fatto, non reale. Racconta l’inganno del Sud, il suo mancato riscatto e le negate promesse. Così come a Crocco e ai suo briganti è stata rifiutata la libertà, nello stesso modo la gente meridionale, dopo il tributo di vite pagato alla guerra, è stata tradita dalle politiche dei Savoia che hanno spopolato i loro territori per un’emigrazione volta allo sviluppo di un’area italiana che di certo era troppo lontana dal mare e dal sole. Il soggetto di Antonio Ferrero e Paolo Poeti, sceneggiato dal regista e da Giovanna Koch, con la consulenza del Prof. Carlo Felice Casula, racconta fatti prima del 1860 e dopo per restituire una carrellata delle conseguenze generate.

Questo film, prodotto da Rai Fiction, Ellemme Group e Massimo e Vanessa Ferrero, mescola racconti documentati ad altri inventati per restituire, informazioni mancanti, legami probabili o voluti, come il ruolo di Mariano Aiello, costruito a tavolino dalla scrittura che tanto aveva aiutato il soldato istruito Crocco, realmente esistito nella Basilicata del brigantaggio. Nella letteratura discrepante vive l’eroe e il criminale.

Fabrizio Del Noce, intervenuto in conferenza stampa tiene a precisare che questa sarà una nuova pietra miliare da sommare alle fiction che hanno riscosso grande successo in casa Rai. Ci sarebbe da chiedersi se alleata, delle buone storie e interpretazioni, possa essere anche una poco variegata e competitiva programmazione dei palinsesti TV. Quel che è certo è che sia Del Noce che Poeti si attendono da questo film la popolarità chi negli ascolti chi nei contenuti.

Oltre la delusione del Sud anche Crocco farà i conti con i crimini commessi e con la libertà tanto amata. Riscoprirà, però, nelle difficoltà il valore dell’amicizia, quella che supera incomprensioni e falsità, quella che non ti abbandona oltre la sofferenza, quella di un mazziniano dalla parte dei giusti al momento giusto ma che non dimentica il valore della verità e della coerenza. Quella, più comunemente, amicizia fraterna. Traslare questi valori nell’attualità potrebbe far inciampare il film sul verde speranza di coinvolgere chi di verde tinge le giacche in parlamento. Ma “chi non risica non rosica” e forse il Generale Crocco riuscirà in una nuova impresa da sommare alle sue gesta epiche.

*AGORAMAGAZINE.IT

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5 Comments

  1. Enrico says:

    Ma quanta fantastoria vogliono ancora propinarci ????

  2. Francesco says:

    Il film e’ stato sottoposto alla più vergognosa delle censure di regime. Ricordo benissimo che usci’ nel 1999 e venne mandato in programmazione a Napoli nelle sale cinematografiche per una sola settimana. Dopodiché, spari’ letteralmente dalla circolazione perché era terribilmente scomodo per il potere precostituito ed i suoi miserabili scagnozzi! Il Sud e’ stato sottoposto ad un’autentica colonizzazione, le cui nefaste conseguenze si vedono ancora oggi, a 150 anni di distanza da un’operazione voluta dalle massonerie internazionali!

    • sciadurel says:

      diciamo che è stato uno schifezza immensa per tutti, da nord a sud …. torniamo agli Stati Preunitari e facciamola finita con questa farsa che ha fatto solo cataste di cadaveri

      ciao itaglia, qui non ti rimpiangerà nessuno

  3. Faber says:

    Ecco cosa è l’italia: creata da briganti puzzolenti e criminali, ivi compresi garibaldi e cavour! FALLIMENTO totale!

  4. Domenico says:

    La storia di Crocco non era stata già portata sugli schermi da Pasquale Squitieri? Mi pare che il titolo fosse “Li chiamarono… briganti”. Un film quasi introvabile, perchè è una denuncia della protervia e della violenza savoiarda impiegata per sottomettere le popolazioni meridionali… Un film poco politically correct per le buffonesche celebrazioni del 150°…

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