Brexit, siamo sgraditi agli inglesi? Che fare per sopravvivere se…

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Lo storico “multiculturalismo” britannico garantisce e protegge l’identità culturale degli immigrati e delle loro comunità, il cui peso politico non è di poco conto. Questo aiuta a spiegare l’importanza dei flussi migratori nel dibattito sulla Brexit.

diEnrico Di Pasquale, Andrea Stuppini e Chiara Tronchin – Nel corso di uno dei tanti accesi dibattiti alla Camera dei Comuni durante il mese di gennaio, Theresa May si è lasciata sfuggire la frase: “non permetteremo agli immigrati comunitari di surclassare gli altri”. Un indizio interessante di un aspetto poco esplorato nel dibattito sulla Brexit: alla base non esiste soltanto una generica ostilità verso l’immigrazione come quella che si sta diffondendo in molti paesi europei, quanto invece una più precisa avversione contro l’immigrazione da altri paesi Ue.
Sembra evidente come l’intera classe politica britannica abbia sottovalutato le conseguenze del referendum del 2016 e non riesca a indicare all’opinione pubblica una via d’uscita credibile. Dopo decenni di propaganda antieuropea diffusa dai tabloid popolari, comincia a farsi strada l’idea che uscire dall’Europa potrebbe produrre più danni che benefici.

L’immigrazione nel Regno Unito

Fin dall’inizio del dibattito sulla Brexit infatti il fenomeno migratorio è stato una componente fondamentale per la vittoria del leave. L’allarme sulla cosiddetta perdita del controllo delle frontiere del Regno Unito aveva di mira soprattutto l’immigrazione dai paesi dell’Unione Europea, che si era intensificata con gli allargamenti a Est del 2004 (Polonia, Ungheria, Paesi Baltici ecc.) e del 2007 (Romania e Bulgaria).
Secondo l’istituto di statistica del Regno Unito, tra il 2004 e il 2017 la presenza degli immigrati nel Regno Unito (nati all’estero) è passata dall’8,9 al 14,4 per cento della popolazione complessiva, ovvero oltre 9 milioni sui 65 totali.
Nello stesso periodo i nati all’estero sono aumentati, con la componente europea in crescita maggiore (da 1,5 a 3,7 milioni, +148 per cento) rispetto quella di immigrati extra Ue (+51 per cento). La popolazione nata nel Regno Unito invece ha registrato un aumento del 3 per cento.
Osservando il dettaglio per paese di nascita, le componenti principali sono Polonia (10 per cento, 922 mila persone), India (9 per cento, 829 mila) e Pakistan (6 per cento, 522 mila).

 

SEGUE SU https://www.lavoce.info/archives/57806/quali-sono-gli-stranieri-sgraditi-agli-inglesi-e-quali-no/

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One Comment

  1. caterina says:

    Certo che un paese che ci tiene a non diluire la propria identita’ fisica prima ancora che comportamentale e di costumi con un’immigrazione benche’ regolamentata di questa portata il problema se lo pone…. ma gl’inglesi ovunque sono andati nel mondo, che rispetto a loro ritenevano meno civile, hanno costretto gli altri ad adeguarsi a loro, e peggio per gl’indigeni se non li capivano….cosi’ l’inglese e’ diventato obbligatoriamente l’esperanto diffuso senza che ancora il problema si ponesse…. E’ comprensibile che per tanti, soprattutto i piu’ conservatori ora che hanno le porte aperte il problema se lo pongano…e forse le difficolta’ di prendere delle decisioni se stare o non stare con l’Europa che sicuramente non amano stanno solo nell’incertezza di come difendere i propri interessi fatti esclusivamente di commerci navali come e’ sempre stato per la peculiarita’ di essere appunto un’isola, che di questo ha fatto la sua forza.

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