Brexit. Scalpitano anche Danimarca, Olanda, Austria e Svezia

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di MARCELLO RICCI – La Brexit e l’ art. 50 del trattato di Lisbona possono destrutturare l’Unione Europea. Se i britannici decidessero di uscire dall’ Ue , come previsto, entrerebbe in azione l’art. 50 del trattato di Lisbona. L’articolo regola l’uscita  di un singolo stato dall’Ue.  E’ un processo lungo che inizia con la notifica al Consiglio europeo, da parte del governo britannico (in questo caso) della decisione di uscire. Questo atto apre i negoziati per la continuazione degli accordi commerciali già esistenti. Una roba non semplice che secondo fonti dello stesso governo di Sua Maestà potrebbe durare anche 5 o 10 anni anni. Stabilite le modalità, le stesse dovranno essere discusse col Consiglio Europeo che le dovrà accettare o proporre modifiche. E’ noto che l’adesione di Londra alla Ue è parziale, infatti la sterlina è moneta viva e mantiene il suo peso.

Le conseguenze del Brexit innescherebbero altre uscite; certamente la Danimarca che scalpita, e potrebbe  essere seguita da Olanda, Austria e Svezia. Inoltre in molti dei 28 paesi membri ci saranno importanti tornate elettorali per cui con certezza il tema dell’ Ue sarà ampiamente dibattuto e utilizzato per discutere sulla permanenza nell’ Unione . Tutto questo riporta alla ribalta il problema italiano di aver aderito all’UE senza consultare i cittadini. Ciò è stato possibile perché la Carta Costituzionale non permette referendum sul tema. Si apre un altro delicato capitolo, quello della riforma proposta dal duo Renzi – Boschi .

Premesso che ogni Costituzione deve essere adeguata ai  tempi e che quella italiana, scritta in un momento ‘particolare’ , ha superato i settanta anni deve essere riformata con molta attenzione.  E’ necessario mantenere una sola camera dimezzando il numero dei deputati. Il senato divenuto inutile dovrà essere abolito.  Che senso ha ridurre i senatori con ridotte, incerte e superflue funzioni, mantenendo attivo tutto il costoso apparato di funzionari necessari per scrivere  e guidare gli eletti in compiti che non sono spesso capaci di assolvere? Una sola Camera di 300 deputati è più che idonea.

Un’altra riforma deve riguardare il trasformismo, il cambio di casacca, impedire l’esistere di verdiniani drappelli e la possibilità di essere a scilipotiani individui di far mercato del proprio ruolo. Altra riforma importante e l’obbligo di consultare il popolo per le questiono economiche, militari e internazionali che superano i limiti della routine. Non sudditi , ma cittadini e perché ciò possa avvenire serve ampliare i poteri regionali svincolandoli dal potere romanocentrico, particolarmente per la fiscalità, la scuola, la sanità e anche la giustizia. Compito serio di grande impegno che non può essere affrontato da un presuntuoso parolaio  inconsapevole di essere l’emblematica espressione del nulla culturale, politico, sociale, Nulla in potenza, nulla in atto, tutto in burletta!

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