BREXIT, ma l’Italia ci perde o ci guadagna?

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di MICHELE CAMPINI – L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, nota anche come Brexit (sincrasi formata da Britain ed exit), è il processo che porrà fine all’adesione del Regno Unito all’Unione europea, secondo le modalità previste dall’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea, come conseguenza del referendum, sulla permanenza, del Regno Unito nell’Unione europea. David Cameron, leader del partito conservatore e primo ministro, negoziò nel febbraio 2016, un nuovo accordo con Bruxelles; tuttavia, per avere maggior margine di manovra nelle trattative, scelse di chiamare gli elettori britannici a un referendum sulla permanenza nell’Unione,,  la sua idea era mostrare a Bruxelles e ai partner europei, la concretezza dell’opzione di uscita del Regno Unito dall’Unione, per renderli più malleabili nella trattativa in corso. Egli stesso si pose comunque contro l’uscita, che non era un suo obiettivo politico. Sul fronte Brexit si pone chi vuole un controllo sull’immigrazione, in quanto ritengono che troppe persone giungono dai paesi UE, molte persone sfruttano il sistema dei sussidi, oppure accettano di lavorare spingendo al ribasso i salari danneggiando i lavoratori britannici. Al fine di tutelare la sicurezza, in quanto la libera circolazione significa libero spostamento per criminali armi e terroristi, riconquistare la sovranità nazionale, in quanto la Corte di Giustizia Europea impone le sue sentenze, contro il volere dei Giudici britannici e del Governo. Ci sarebbe una riduzione dei costi perché UE costa troppo, nonché sottrarsi alla burocrazia europea rilanciando l’economia liberandola dalle imposizioni di Bruxelles. La data del divorzio è fissata al 29 marzo 2019, ma non sappiamo ancora con precisione in cosa consisterà, né cosa comporterà esattamente la Brexit per tutti, tra cittadini europei che vivono nel Regno Unito e cittadini inglesi che vivono in altri paesi Ue.

Quello che sappiamo è che sono ancora in corso i negoziati tra Europa e Regno Unito e che gli accordi potrebbero essere più o meno restrittivi in termini di libera circolazione delle persone e delle merci. È a questi scenari possibili che si riferiscono le espressioni hard Brexit e soft Brexit molto in voga nel dibattito in corso. Lasciare UE senza alcuna certezza per il futuro potrebbe essere un gesto irresponsabile, che provocherebbe  caos nei mercati, indebolendo la sterlina e rendendo più costosa la vita per i cittadini Britannici.brexit2

L’Inghilterra sembrerebbe essere oggi destinata a di­venire un vero e proprio paradiso fiscale, nonché un’ottima occasione per le aziende ita­liane che guardano all’estero, propense all’export ed alla internazionalizzazione. Alle critiche previsioni sotto il profilo negativo non hanno certamente partecipato  gli imprenditori, bensì  politici, lontani dal mondo dell’imprenditoria e della crescita economica. Dal punto di vista  economico il popolo britannico ha saputo, con il proprio voto, esprimere coraggio e tenacia, decidendo di liberarsi dai dogmi europei che, a quanto pare, non hanno portato grossi benefici. Prima votata, poi data per certa entro la fine di marzo 2019  a proposito di Brexit i giornali inglesi più autorevoli, parlano ormai apertamente di no deal, soprattutto dopo che a metà ottobre un incontro annunciato come risolutivo tra Unione europea e Regno Unito non ha portato ad alcun esito.

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Le analisi economiche ritengono che l’effetto Brexit sull’Italia sarà limitato rispetto ad altri partner commerciali. Gli effetti potrebbero riguardare, la riduzione del commercio e quindi la riduzione delle esportazioni, la volatilità dei mercati finanziari con l’aumento dello spread, un calo di fiducia delle imprese, ripercussioni sul sistema bancario. Dall’altra parte c’è chi ritiene che la Brexit possa rappresentare una grande occasione  per l’Italia con maggiori opportunità per le aziende italiane,  nel complesso, chance di business interessanti si intravedono secondo gli esperti in segmenti quali per il made in Italy, lusso, trasporti, navale, farmaceutico, food. L’Italia risulterebbe tra i paesi meno vulnerabili rispetto all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Accordo, non accordo è questa la domanda che si stanno ponendo milioni di cittadini della Gran Bretagna, ma nel contempo anche gran parte degli europei.

Avv. Michele Campini

MC Lawyers – Lugano

Studio Legale Campini – Milano

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