Bretagna: la protesta di Notre-Dame-des-Landes arriva a Nantes

di GIANNI SARTORI

Dopo gli avvenimenti di sabato 22 febbraio a Nantes, per quanto tardivamente, la stampa italiana sembra aver aperto gli occhi sulla questione Notre-Dame-des Landes, anche se con qualche imprecisione. Sul sito di qualche noto quotidiano si poteva leggere che “la lotta contro il previsto nuovo aeroporto dura da più di un anno con occupazioni e manifestazioni”. In realtà è cominciata più di 30 anni fa, una lotta “in difesa della Terra” paragonabile a quelle storiche dei baschi contro la centrale nucleare di Lemoiz e la diga di Itoiz o a quella in Val Susa contro il TAV.

Manifestazioni e scontri del 22 si sono svolti in una zona centrale della capitale storica della Bretagna, tra Place du Commerce e Place Royale. Ovviamente i media hanno puntato i riflettori sulle vetrine infrante da alcuni manifestanti (stando ai giornali “ultra-gauche, anarcoautonomes…”), ma per la maggioranza dei partecipanti, moltissime le famiglie al completo con bambini, si è trattato di una iniziativa pacifica e festosa contro la grande opera che se realizzata devasterà un’ampia area di bocage.

Negli ultimi anni ho avuto modo di partecipare ad alcune delle numerose iniziative contro il folle progetto aeroportuale la cui inaugurazione, inizialmente prevista per il 2017, è al momento slittata al 2020.

 

Ma karez vo freuzet ker, ma-mout ganti!(Distruggi anche la fattoria se vuoi, già che ci sei!).

Cosi , mi raccontava Per Rhun, suo padre aveva risposto, in bretone ovviamente, all’arrogante funzionario dei lavori pubblici. Dopo aver spianato un terrapieno e abbattuto alcuni olmi e castagni secolari, i bulldozer si accingevano a proseguire l’opera di devastazione del bocage intorno alla piccola fattoria della famiglia Rhun, a Trémèoc (Finistère). Lo stesso Per Rhun, dopo aver protestato di fronte ai cumuli di ceppi sradicati, veniva invitato seccamente a “parlare francese” per aver usato una “parola contadina” (in bretone) dal funzionario “egli stesso figlio di un contadino della bassa Bretagna, ma passato dalla parte del potere”.

L’episodio risale al secolo scorso, all’epoca delle “Giornate Rurali di Nantes” (15-16 novembre 1974), quando vaste estensioni di terreni agricoli in Bretagna e Loira Atlantica venivano sottoposte all’opera di “modernizzazione e ricomposizione delle terre” per favorire l’agricoltura meccanizzata a scapito del paesaggio tradizionale. Tra gli effetti collaterali, grave erosione dei suoli sui pendii, siccità e inondazioni. A cominciare dal 1973 Morlaix, Quimper, Chateaulin e altre località bretoni vennero regolarmente invase dalle acque, una conseguenza della distruzione del reticolo di terrapieni coperti di vegetazione e fossati (il bocage) che trattenevano gran parte delle precipitazioni. Del resto non è quanto sta avvenendo da qualche anno nelle provincie di Padova e Vicenza a seguito della sistematica cementificazione delle campagne tra Brenta, Tesina e Bacchiglione?

Ma la testimonianza di Per Rhun, divenuto in seguito docente di Geografia dell’Università di Nantes, potrebbe tranquillamente riferirsi ai nostri giorni. A una ventina di chilometri dalla capitale storica della Bretagna, dopo una breve parentesi dialogante in coincidenza con le ultime presidenziali, a Notre-Dame-des-Landes  da mesi è ripreso il confronto duro: barricate, cariche della polizia, lacrimogeni, arresti, demolizione di accampamenti e case occupate.

Nantes, città dell’Editto sulla libertà di culto (1598) e di Jules Verne, va legittimamente orgogliosa della sua cattedrale, del Castello dei Duchi di Bretagna e della Maison Radieuse di Le Corbusier. In passato coinvolta nella tratta degli schiavi (e forse anche per questo sede attualmente di molteplici iniziative contro il razzismo e la discriminazione), ma anche città martire durante l’occupazione tedesca. Basti pensare ai numerosi resistenti torturati e uccisi dai nazisti. Cinquanta partigiani nantesi vennero fucilati il 22 ottobre del 1941 (rifiutando di essere bendati), alcuni al “champ de tir du Béle” di Nantes, altri nella cava della Sablière e al Mont-Valerian (Parigi), come rappresaglia per l’uccisione  del Feldkommandant tedesco Karl Hotz. A perpetuare la memoria dei “50 Otages”, l’omonimo monumento sul fiume Erdre, affluente della Loire.

Ed è qui che all’alba del 25 giugno 2006 avevo appuntamento (non casualmente, dato il valore simbolico del luogo, monumento ad ogni Resistenza passata, presente e futura contro ogni ingiustizia) con alcuni benévoles (volontari) a cui toccava il compito di montare il palco e i gazebo per una grande manifestazione. Guy, Paul e Jèrome, militanti ambientalisti e pacifisti da vecchia data, almeno dagli anni settanta, hanno vissuto per molti anni a Larzac (dove negli anni settanta si svolse un lungo braccio di ferro tra i contadini, tra cui José Bové e il governo francese che intendeva trasformare l’area in un immenso poligono di tiro militare) ed erano anche a Genova nel luglio 2001. Nonostante le delusioni accumulate negli anni non demordono, continuano a lottare e hanno partecipato a quasi tutte le mobilitazioni che si sono svolte nel nord-ovest della Francia contro il progetto di un nuovo aeroporto a Notre-Dame des-Landes, a circa 20 chilometri da Nantes. Quella del 25 giugno 2006 rimane ancora una data significativa nella storia del movimento. Nonostante il tempo piovoso, diverse migliaia di persone, in gran parte famiglie, si erano riunite a Fosses-Noires tra praterie e bocage. Un ambiente ancora incontaminato, protetto da migliaia di querce secolari. Dopo un pic-nic collettivo, i manifestanti si erano riuniti per formare una grande “fresque humaine”: AEROPORT, NO!”, mentre al microfono proseguivano gli interventi. I “resistants” di Larzac avevano portato il loro incoraggiamento agli “amis bretons” e alla loro azione in difesa della Terra. Erano intervenuti gli antinucleari, varie associazioni protezioniste, Greenpeace, la Confédération Paysanne e gli indipendentisti bretoni di sinistra (Emgann). Dominique Voynet, esponente dei Verts, ci aveva spiegato che quando era al ministero dello Sviluppo del territorio e dell’Ambiente aveva potuto “esaminare il progetto di Notre-Dame-des-Landes. All’epoca si ragionava in termini di aeroporti internazionali piuttosto che di piccoli aeroporti distribuiti sul territorio come quelli di Angers, di Saint-Nazaire o di Rennes. Ma ora -aveva continuato Voynet- con il petrolio a 70 dollari (eravamo nel 2006 nda) la situazione è completamente cambiata”. Sulla stessa linea si era espresso Yves Cochet, altro esponente del partito ecologista presente alla manifestazione: “Il rincaro del petrolio non va a favore del traffico aereo, soprattutto di quello delle compagnie a basso costo”. E aveva concluso sostenendo che “noi abbiamo la speranza di poter seppellire questo progetto”. Molto meno ottimisti si erano mostrati Guy, Paul e Jèrome, i tre militanti con cui ero arrivato a Fosses-Noires. “Chi ha i soldi e il potere vuole a tutti i costi costruire l’aeroporto e probabilmente ci riuscirà”. In ogni caso “faremo di tutto per impedirlo”. All’epoca i fautori del progetto (sbagliando clamorosamente) sostenevano che entro il 2010 l’aeroporto già esistente di Nantes-Atlantique sarebbe stato “saturo”. Di diverso parere un portavoce della Confèdèration Paysanne secondo cui queste previsioni erano “completamente infondate, così come lo erano quelle che nel 1970 prevedevano cinque milioni di passeggeri entro il 2000. Invece siamo ancora a due milioni”. E proseguiva: “Sono 35 anni che questo progetto è nato, ma al momento di realizzarlo è già troppo tardi. Il degrado ambientale, l’aumento della temperatura, la fine ormai annunciata del petrolio sono solo alcune delle ragioni per cui questa opera è inutile oltre che nefasta”. Da sottolineare come l’area individuata per l’aeroporto si trovi in una zona di bocage ancora ben conservata, un corridoio naturale tra la valle dell’Erdre, la Brière e l’estuario della Loire dove esiste una eccezionale varietà di flora e fauna, con specie altrove scomparse da tempo (alcune varietà di tritoni e altri anfibi, per esempio). La realizzazione dell’opera “porterebbe alla distruzione totale di queste ricchezze naturali”. Infatti un aeroporto concepito per 9-10 milioni di passeggeri comporterebbe “più di 130mila movimenti all’anno tra decolli e atterraggi; 350 aerei di media ogni 24 ore; un aereo ogni 2-3 minuti dalle 8.00 alle 19.00; 30 aerei all’ora nelle ore di punta”. Questa la situazione nel 2006.

Nel 2012 avevo poi seguito a Nantes un’altra clamorosa iniziativa contro il progetto AGO (Aéroport du Grand-Ouest, più conosciuto come aeroporto internazionale di Notre-Dames-des-Landes): un mese di sciopero della fame, tra aprile e maggio, di due contadini, Marcel Thébault e Michel Tarin. Contrari agli espropri delle aree agricole, si erano rifiutati di negoziare i previsti indennizzi con la multinazionale Vinci responsabile del progetto. All’epoca appariva evidente che se il ballottaggio per le presidenziali avesse riguardato soltanto la regione Bretagne (4 dipartimenti: Finistére, Cotes-d’Armor, Morbihan, Ille-et-Vilaine) e il dipartimento del Pays de la Loire (il 44, dove sorge Nantes), Hollande avrebbe avuto non poche difficoltà nel recuperare i voti di Europe EEVV (i Verdi francesi), Front de Gauche e Modem (per non parlare del NPA, Nuovo Partito Anticapitalista), tutti contrari al progetto sostenuto sia dai socialisti locali (Ayrault in particolare) che dall’Ump di Sarkozy. E’ ormai da tre decenni che la popolazione si mobilita con manifestazioni, proteste e occupazioni (“tra elicotteri, cariche e lacrimogeni, contro il cemento e la rassegnazione” si legge in un volantino) per la salvaguardia di questo territorio. E, va detto, non appare per niente intenzionata a desistere.

Il bocage a nord di Nantes si caratterizza per la presenza di centinaia di grandi alberi secolari; 1650 ettari di terre agricole che con la realizzazione della “grande opera” verrebbero completamente devastate.

Dopo aver firmato con i responsabili del PS di Loire-Atlantique e l’inviato di Hollande l’accordo per una  moratoria sulle espulsioni dei contadini, l’8 maggio 2012 Thébault e Tarin avevano sospeso la grève de la faim. Tre giorni prima, il 5 maggio 2012, avevano incontrato il consigliere comunale Gaelle Berthand, gli esponenti di Saint-Herblain à Gauche Toute e di Breizhistance (la formazione della sinistra indipendentista bretone in cui è confluita la stragrande maggioranza di Emgann) che avevano commemorato il 31° anniversario della morte di Bobby Sands. E’ perlomeno singolare che una ventina di anni fa un amministratore locale socialista avesse dedicato al prigioniero politico irlandese (morto il 5 maggio 1981 dopo 66 giorni di sciopero della fame nel carcere imperialista di Long Kesh) una via di Saint-Herblain, piccolo municipio del nord-est di Nantes agglomération. Nella stessa zona vi sono altre strade intitolate a Juan Grimau (giustiziato dal franchismo nel 1963), a Sacco e Vanzetti, ai coniugi Rosemberg (vittime del maccartismo), al martire praghese Jan Palach e a Soweto, la città simbolo della lotta contro l’apartheid in Sudafrica. Alla cerimonia di commemorazione del 2012 avevano partecipato, oltre a Saint-Herblain à Gauche Toute e Breizhistance, alcuni esponenti dei Verts, militanti del NPA, degli Alternatifs e del Comitato di sostegno ai grévistes di Nantes. Tutte organizzazioni di sinistra come è giusto che sia nel rispetto dell’identità politica e culturale del militante irlandese “divenuto un simbolo per tutti i resistenti e prigionieri politici del mondo”.

Da rue Bobby Sands il corteo si era diretto nella piazza di Nantes (non lontano dal castello dei Duchi di Bretagna) dove da circa un mese i due hunger-strikes (a cui si erano uniti altri contadini, un docente universitario di Nantes e alcuni consiglieri regionali) esprimevano la loro opposizione all’aeroporto. L’accordo provvisoriamente raggiunto non implicava il blocco definitivo dei lavori per l’AGO, ma soltanto la sospensione delle espulsioni in attesa di una risposta ai ricorsi depositati sia sui lavori affidati al gruppo Vinci che sulla “questione prioritaria di Costituzionalità” (QPC). Ancora il 30 aprile 2012, intervistato da Ouest-France, Hollande aveva dichiarato che “prima di iniziare i lavori bisognava attendere che la giustizia si fosse pronunciata”. Un altro ricorso era stato depositato davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Oltre ad una apparente “disponibilità al dialogo” di Hollande, dietro alle quinte si intravedeva l’operato di José Bové e di altri esponenti ecologisti che avevano coinvolto anche Louis Peillon, uno dei maggiori esponenti della battaglia giuridica dei contadini di Larzac contro lo Stato francese negli anni settanta.

Dal punto amministrativo il dipartimento 44 (Loire Atlantique) fa parte della regione Pays de la Loire (e non della Bretagne), ma Nantes rimane la capitale storica dei bretoni. Come scrivevano quelli di Emgann (la formazione della sinistra indipendentista bretone che si ispirava ai baschi di Herri Batasuna e da cui deriva Breizhistance) “il nostro paese, la Bretagna, resta amputato di un quinto del suo territorio in virtù di un decreto firmato da Pétain (il maresciallo collaborazionista dei nazisti durante l’occupazione nda) nel 1942 e successivamente fatto proprio da gollisti e socialisti PS”. Normale vedere scritte come “BZH 44” (dove BZH sta per Breizh) o assistere a Nantes a manifestazioni per una “Bretagne à 5 dèpartements”. Nello stesso giorno della sospensione dello sciopero, l’8 maggio 2012, Breizhistance e UDB avevano organizzato una “catena umana per la riunificazione” sul ponte St-Nicolas tra Redon e St-Nicolas de Redon, al “confine” tra Bretagne e Loire-Atlantique.

Dimenticavo. Singolare coincidenza, quel giovane amministratore socialista che dedicò una via al martire irlandese, altri non era che Jean-Marc Ayrault, divenuto in seguito maire (sindaco) di Nantes, deputato di Loire-Atlantique e attuale primo ministro. La sua designazione alla prestigiosa carica era stata interpretata come una contropartita offerta da Hollande all’ambizioso Ayrault in cambio della rinuncia al progetto AGO.

 

Invece, dopo un periodo di momentanea tregua, ben presto la situazione era tornata incandescente. La giornata del 7 novembre 2012 merita di essere ricordata come una vera battaglia campale. Almeno cinque ore sono occorse ai due squadroni di gendarmes mobiles affiancati dai CRS per demolire le sette barricate innalzate sulla strada dipartimentale 281 (tra Notre-Dame-des-Landes e La Paquelais) nella zona dove si vorrebbe costruire una pista del contestato Aéroport du Grand-Ouest.

Contro i manifestanti -che avevano acceso dei fuochi per riscaldare l’ asfalto e facilitare lo scavo di buche a colpi di ascia- decine di cariche, lacrimogeni, pestaggi, arresti…

Come sempre,  tra gli oppositori di AGO sia contadini che semplici abitanti del luogo, non solo quelli colpiti dagli espropri. A loro si sono aggiunti gli occupanti di alcune fattorie abbandonate, esponenti di Europe Ecologie-Les Verts e della sinistra indipendentista bretone (Breizhistance), militanti anarchici e autonomi.

Le espulsioni erano iniziate il 15 ottobre 2012 con un’operazione denominata, in maniera alquanto rivelatrice, “César”. Un vero autogol mediatico, se pensiamo che l’irriducibile villaggio di Asterix (quasi “eroe nazionale” in quanto antagonista dell’invasore della Gallia Giulio Cesare) era stato immaginato da Goscinny e Uderzo (per inciso, di origine veneta, da Piovene in provincia di Vicenza) proprio in Bretagna.

Prontamente i manifestanti hanno lanciato lo slogan “Veni, vidi, Vinci” ironizzando sul nome dell’azienda costruttrice, Vinci Airports. Ripetutamente ascoltata anche la variante “Veni, vidi, reparti”.

Grande delusione da parte degli ambientalisti per la mancanza di disponibilità mostrata dal nuovo primo ministro, l’ex sindaco di Nantes Ayrault. Quanto al presidente Hollande, era inevitabile fare un confronto con Francois Mitterand che nel 1981, appena eletto, aveva fatto sospendere l’ampliamento del poligono militare di Larzac. Considerazioni ambientaliste a parte, non si comprende quale sia l’utilità di AGO visto che intorno a Nantes sono già in funzione ben due aeroporti, Nantes-Atlantique (pochi chilometri a sud) e Saint-Nazaire-Montoir (a circa 40 chilometri). Obiettivo dichiarato del movimento per i prossimi mesi, rioccupare i terreni e gli alberi da dove i manifestanti sono stati forzatamente evacuati.

E intanto la protesta, in tutta la sua spettacolarità, è stata portata nel cuore di Nantes. Volente o nolente, l’ex sindaco e attuale primo ministro Ayrault dovrà ripensarci.

 

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4 Comments

  1. Dan says:

    C’è poco da fare. Questo tipo di proteste può vincere solo quando si mettono da parte tutte le remore e ci si spinge oltre.
    Finchè c’è la gente, finchè c’è la massa, può funzionare.
    Kiev è lì a dimostrarlo

    • Gigi says:

      Non lo so Dan, forse ha ragione ma magari anche no. Cosa hanno ottenuto i Baschi con la lotta armata? I Catalani, senza violenza, hanno quantomeno deciso di svolgere un referendum per decidere il proprio futuro.

      • Dan says:

        I Baschi hanno fatto terrorismo. Mettendo le bombe in giro ci si inimica la gente. Se avessero organizzato una vera secessione di popolo, sarebbero andati lontano.
        I Catalani invece, sì, adesso hanno il diritto di mettere una croce su un pezzo di carta ma poi sarà tutto da vedere quanto la cosa avrà effettivo valore.
        La verità pura e semplice è che chi ha guadagnarci dall’attuale status quo, non cederà mai con le buone.
        Lo farà solo quando sarà messo davanti la scelta se rimetterci poco o tutto quanto.

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