Brescia è Brescistan: ancora covo della jihad. Ma va tutto bene, Madama la marchesa

bresciadi GIULIO ARRIGHINI – Ecco prima la nuda cronaca. Sono quattro i cittadini kosovari fermati nell’ambito di un’operazione antiterrorismo della polizia nei confronti di una presunta organizzazione che propagandava l’ideologia jihadista. Per la prima volta, nei confronti di una di loro, è scattata la misura della sorveglianza speciale. La richiesta è stata avanzata direttamente dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti.

Il blitz, in collaborazione con le autorità kosovare, è scattato contemporaneamente in alcune città italiane e in Kosovo.

“Ricordatevi che non ci sarà più un Papa dopo questo, questo è l’ultimo”. Avrebbero divulgato su Internet anche frasi minacciose contro il Papa i kosovari fermati. Il punto di riferimento del gruppo è stato identificato in Imishiti Samet arrestato in Kosovo e ritenuto affiliato al Daesh.

L’indagine che ha portato agli arresti è stata condotta dagli uomini della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, l’Antiterrorismo italiano, e da quelli della Digos di Brescia. Gli investigatori hanno ricostruito contatti e organigramma di una presunta organizzazione terroristica che, anche attraverso l’uso della rete e dei social network, propagandava l’ideologia jihadista.

Ora una sola considerazione. Brescia è Brescistan, grande somma di terrorismi e traffici internazionali. E scarcerazioni.

Vorremmo solo ricordare una notizia del 13 luglio scorso, per cominciare.

Il Tribunale del Riesame scarcerò Alban Elezi, uno dei soggetti arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Brescia che lo scorso marzo aveva fatto luce su una presunta organizzazione in grado di reclutare terroristi per l’Isis. Sarebbe lo stesso gruppo che avrebbe mandato in Siria a combattere il 25enne di Vobarno, nel Bresciano, Anas El Abboubi, arrestato nell’estate del 2013, scarcerato dal Riesame e poi partito per il territorio di guerra. Alban Elezi torna in liberta’ cosi’ come era gia’ accaduto per il nipote Elvin, anche lui scarcerato nei mesi scorsi. Alban Elezi, di origini albanesi, era stato estradato proprio poche settimane fa dall’Albania ed era finito nel carcere bresciano di Canton Mombello, da dove poi uscì.

 

Andiamo poi al 23 luglio dello stesso anno. tranquilli, non è successo niente.

Scrivevamo…. Il Colosseo, il Duomo di Milano, autostrade, stazioni e fermate della metropolitana, l’Expo, la polizia, i carabinieri. E, soprattutto, la base militare di Ghedi, nel bresciano. Lassad Briki, nato in Tunisia, e Muhammad Waqas, nato in Pakistan, entrambi operai, erano perfettamente integrati nel nostro Paese. Parlavano italiano tra loro, ma studiavano da terroristi. Vennero arrestati a Brescia con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico, di “adesione e partecipazione all’organizzazione terroristica denominata Stato islamico”. Nell’ordine di custodia, il procuratore aggiunto antiterrorismo Maurizio Romanelli ha fatto sapere che la coppia scriveva questo: “Siamo nelle vostre strade, l’Isis è tra voi”, fotografando  i luoghi simbolo del nostro Paese postati su twitter all’account “Islamic_State_in_Rom”. Sul profilo figurava anche la spiaggia tunisina di Sousse, teatro dell’attentato rivendicato dall’Isis. Per l’accusa, i due avevano scaricato il “manuale per Mujaheddin in Occidente”.

Briki, si leggeva negli atti, “ha continuato incessantemente la navigazione web su siti jihadisti ed ha contattato in chat ed incontrato soggetti sicuramente contigui agli attentati commessi in Tunisia”. Viene riportata, infatti, una chat di facebook del 28 giugno scorso classificata come “telematica attiva di Briki” e nella quale, tra le altre cose, tale Farid May dice a Li Mei, che sarebbe Briki, “ci sono troppi servizi (…) dobbiamo aspettarti in un posto vicino”. E poi ancora: “Io adesso faccio i calcoli per ogni passo (…) Bardo la conosci”, con un probabile riferimento alla precedente strage del museo del Bardo e a un possibile “incontro” tra i due. Il 3 luglio scorso, tra l’altro, “il localizzatore Gps collegato all’intercettazione telematica, collocava l’indagato Briki a Sousse, ovvero la localita’ della strage” e “contestualmente venivano captati alcuni screenshot relativi a foto scattate da Briki” sulla spiaggia, qualche giorno dopo il massacro.

http://www.lindipendenzanuova.com/terrorismo-brescia-il-tribunale-del-riesame-riscarcera-reclutava-per-lisis-no-vendeva-noccioline/

http://www.lindipendenzanuova.com/il-nord-dellisis-como-brescia-massa-carrara-marocchino-scarcerato-dai-giudici-rastrellava-per-la-jhad/

 

 

Segretario Indipendenza Lombarda

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One Comment

  1. Giancarlo says:

    La sottovalutazione fatta per decenni, circa la lenta penetrazione di cellule dormienti nel nostro territorio anche Veneto è stata grande e colpevole sotto tutti i punti di vista.
    Adesso ne avremo a decine di queste cellule impazzite e il ministro degli interni beccherà solo quelli che ingenuamente per la troppa esuberanza si sono fatti scoprire via internet (stupidamente) ineggiando a farneticanti accadimenti che dovranno esserci.
    Se è vero che nessuno stato è esente da possibili attacchi terroristici è anche vero che invece di arrestare i 25 Veneti per l’innocuo TANKO e poi rilasciati………i giudici e le forze dell’ordine avrebbero dovuto vigilare meglio su altri ambienti molto più pericolosi.
    Insomma la solita manfrina, si perseguono più felicemente gli italiani o i Veneti, meglio che stranieri magari senza identità, documenti o residenze fisse.
    Perché non dare anche ad essi uno stipendio fisso affinché evitino di colpirci alle spalle ???’????
    Cosa che purtroppo accadrà, è inevitabile, dopo le minacce chiaramente fatte dall’ISIS !!
    WSM

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