Nel nome della Rosa, l’insegna ribelle contro Roma

RosaCamunaChiccoriceviamo e pubblichiamo da Diritto di Voto

di ALEX STORTI

La mattina di sabato 11 ottobre, si svolgerà a Brescia, di fronte al termovalorizzatore dell’A2A, una manifestazione organizzata dal Collettivo Avanti. L’iniziativa è stata indetta per protestare contro il Decreto 133 del Governo italiano: questa norma impone alla Regione Lombardia di smaltire i rifiuti prodotti nel Lazio e nel Mezzogiorno, bruciandoli nei propri termovalorizzatori –in particolare proprio in quello di Brescia-.

Non è mia intenzione, in questa sede, soffermarmi sul decreto criminale partorito dalle menti perverse del P(artito) D(ellaNazione), guidato dal Cavalier Renzi –a proposito, le mafie certamente ringraziano-. Ho già scritto in proposito le mie osservazioni. Preferisco, in questa occasione di ormai quasi vigilia, dedicare un po’ di spazio ad un aspetto simbolico della manifestazione bresciana. Un aspetto cui tengo particolarmente. Voglio spiegarvi perchè è importante che, sabato mattina, davanti all’impianto di smaltimento dell’A2A, sventolino tante Rose Camune. Tante bandiere della Regione Lombardia, insomma. rosa camuna

A Brescia dobbiamo dimostrare che in Lombardia sta crescendo una presa di coscienza collettiva sempre più concreta e radicale. Dobbiamo dimostrare che siamo lì come cittadini di questa Regione e che intendiamo difenderne le prerogative e i diritti. Dobbiamo, in altri termini, alimentare il conflitto giuridico, politico e anche simbolico fra la nostra Regione, in quanto comunità istituzionalmente organizzata, e lo Stato italiano, che ci sfrutta e ci opprime con tasse, leggi e burocrazia, riducendo il nostro autogoverno a ben poca cosa.

La Rosa Camuna non deve essere per forza amata. Non facciamone una questione araldica. Facciamone una questione politica. Trasformiamo questa bandiera in uno strumento di lotta, rivoltandolo contro lo Stato che ci vorrebbe sudditi proni e ubbidienti, nonché frustrati per il fatto di non riuscire a riconoscerci nell’unico simbolo che abbiamo tutti in comune –e siamo dieci milioni, santo Dio, non dieci amici al bar-. A Roma pensano di avere sterilizzato l’indipendentismo lombardo nel contenitore tranquillizzante dell’identità nostalgica. Piaccia o non piaccia, la verità è questa. E bisogna avere il coraggio di dirsela in faccia, non possiamo soprassedere su tale questione. Non possiamo, perchè la capacità dello stato italiano di far apparire folkloristiche le rivendicazioni anche più serie, è devastante, agli occhi dei nostri stessi concittadini, soprattutto di quelli meno impegnati in politica e più distratti, s’intende. Ovvero, la quasi totalità. Ed è questo ciò che precisamente è avvenuto sino ad oggi: indipendentismo = folklore; secessione = rivendicazione nostalgica. Ergo, argomenti non importanti e anche poco praticabili. Sogni irrealizzabile e fuori dal tempo.

Noi sappiamo che non è così, sappiamo che la secessione e l’indipendenza sono argomenti tremendamente seri, ma… Ma a Roma ridono di noi, del nostro affannoso aggrapparci ad ogni sorta di retaggio storico che non sia quello che già abbiamo davanti agli occhi, se solo lo vogliamo vedere e sfruttare per tutto ciò che può darci. A Roma si fanno beffe di un certo nostro snobismo nei confronti della Regione, perchè sanno che questo atteggiamento è il miglior alleato di governo italiano. Non soltanto “divide et impera”, ma anche “confonde et impera”. Questa la strategia italiana, ormai palese e consolidata.

E allora, torniamo a quel retaggio che non abbiamo sino ad oggi voluto sfruttare: la bandiera camuna, con tutto ciò che essa significa. La Rosa Camuna ci lega ad un passato antichissimo e carico di significati. Di più: tale passato è oggetto di divulgazione ampia e praticata dal vivo a favore di tutti i nostri bambini. Le classi elementari, è cosa risaputa, compiono come prima (o quasi) gita vera e propria il “pellegrinaggio” in Valcamonica, alla scoperta delle incisioni rupestri dei nostri avi Camuni. E’ quasi un piccolo rito di passaggio. Mentre scrivo, mio figlio di 9 anni l’ha vissuto proprio quest’oggi, insieme ad altre decine di compagni di scuola. Esattamente come capitò a me oltre 30 anni fa e agli altri genitori che conosco, che ben si ricordavano di questa escursione fra sentieri, boschi e rocce. E quando è tornato a casa, sapete cosa mi ha portato il mio bambino? Come piccolo souvenir, una “fetta” di tronco decorata con il disegno originale della Rosa Camuna, quello con i pallini disseminati all’interno dei petali.

Trentanove anni fa quattro grandi grafici del tempo, tutti di scuola milanese, realizzarono il simbolo della Regione Lombardia ispirandosi a quell’antico simbolo solare. Lo scelsero poiché univa due concetti: il legame con la tradizione più antica e, al contempo, l’attitudine ad immaginare e a forgiare prodotti d’uso quotidiano, attitudine che, specialmente in Milano, ha la propria capitale mondiale. Passato lontano e presente contemporaneo, dunque, il tutto rivisitato da designers esperti, in modo da dotare la nostra Regione di un simbolo immediatamente riconoscibile e al contempo particolarissimo. Così è nata la bandiera della Rosa Camuna. E chiamatela pure “rubinetto”: provate a vivere senza rubinetti. Acqua, gas, petrolio, condutture di ogni sorta. Provateci a vivere, senza rubinetti. Fu una scelta geniale e nobile, quella della Rosa Camuna, perchè in quel simbolo si uniscono il sacro e il profano, l’ascesa al cielo illuminato e riscaldato dal Sole e il legame saldo con la nostra terra, unita da occidente ad oriente da un tessuto di fabbriche che ci hanno reso grandi, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

Usiamola, la bandiera con la Rosa Camuna, facciamone uno strumento di affermazione del nostro essere cittadini di una delle Regioni più produttive, creative e avanzate del pianeta. Una Regione conosciuta e riconosciuta, la nostra istituzione comune, la nostra comunità politica democraticamente organizzata. Trasformiamo la bandiera camuna nel vessillo ribelle che né Roma né i suoi servitori locali si aspettano. E, alla sua ombra, rivendichiamo il sacrosanto diritto di decidere lo status istituzionale di questa nostra Regione. Per arrivare alla secessione della Lombardia dallo Stato italiano e per la costruzione di una Repubblica Lombarda indipendente.

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3 Comments

  1. Venetkens says:

    da veneto, spero che anche un bel pò di lombardi si sveglino dal torpore, e che smettano di riporre le loro speranze di ottenere rispetto da Roma nella trentennale parodia di partito indipendentista chiamato lega nord.
    purtroppo è vero, lo stato italiano controlla gli armamenti dei giorni nostri, cioè i massmedia, e riesce sempre a ridicolizzare e far percepire come folklore l’indipendentismo, soprattutto se veneto, tanto che molti veneti, nonostante si rendano conto in prima persona della sofferenza del loro popolo, continuano a mantenerne le distanze e a bocciarlo a priori. ma non continuerà così per sempre.

    ah, una cosa, lasciatevelo dire lombardi:

    se oltre a farvi derubare sistematicamente 6mila euro a testa di residuo fiscale, riuscite anche a farvi mandare sotto casa vostra i rifiuti di Roma, Napoli e Palermo, beh, davvero inizio a pensare che vi mancano gli attributi.

  2. Diavoli Padani says:

    Veramente senza radici non si và da nessuna parte il Ducale non è una mera questione nè di araldica nè di folklore…..poi se vogliamo combattere su temi politici ben venga…ma non sputtaniamo le NS origini perlomeno..il rubinetto in campo verde noi non lo riconosciamo neppure come bandierina del tram!!!! Noi verremo sempre ma con una bandiera NON di design ma di STORIA, perchè è questo che ai Lombardi manca, il senso di appartenenza ad una storia gloriosa!!!!!..percui SCORDARSI per favore il RUBINETTO CAMUNO (perchè non vuol dire nulla ok!!!) come bandiera identitaria, ma rivendichiamo unità di intenti, perchè quello che promuovete è giusto!!!!

    • caterina says:

      la rosa camuna non sarà storia, ma sarà preistoria…e comunque io che ho vissuto da veneta quarant’anni a Milano, trovavo molto identificativa la rosa camuna e la ricordo verde in campo bianco, il che anche ha il suo significato… inventarsi altro dove ogni città ha avuto la sua storia e ha stemmi importanti mi sembra una cosa inutile oltre che creare un nuovo problema per le competizioni che si fomentano… no! io vedo bene la rosa camuna, e non solo perchè richiama la val Camonica e le sue iscrizioni rupestri, ma anche perchè ha anche la sua collocazione prestigiosa nel museo in corso Magenta… appunto Magenta, che fu l’inizio della fine per buona parte dell’Italia di oggi.

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