BRACALINI: CATTANEO “EROE ITALIANO” A SUA INSAPUTA,  CHE NON VOLEVA QUEST’ITALIA FEDIFRAGA E IMBROGLIONA

cattaneo4 di ROMANO BRACALINI – A Grinzane Cavour, nel cuneese, dove ogni anno si svolge la sagra del tartufo, c’è un viale imbandierato di tricolori dedicato agli eroi italiani del Risorgimento. Ci sono tutti: politici, soldati,l etterati. C’è ovviamente Cavour che conosceva la Francia e l’Inghilterra, parlava francese essendo di origini ginevrine, ma non conosceva l’Italia e proprio perché non la conosceva la mise insieme alla rinfusa. E c’è ovviamente Mazzini che l’Italia la voleva diversa ma la voleva. E c’è anche chi l’Italia non la voleva, come per l’appunto Carlo Cattaneo, che viene considerato eroe italiano a sua insaputa. Un sopruso e un falso storico.

Per Cattaneo l’espressione “Nazione italiana” non aveva senso; una nazione italiana non era mai esistita e comunque lui non la voleva in nessuna forma.Cattaneo aveva individuato il primo nucleo della futura federazione nel Lombardo-Veneto, liberi gli altri territori di aggregarsi sulla base del medesimo grado di incivilimento,come diceva. Vedeva problematica l’unione di territori più poveri e arretrati, perché quest’ultimi avrebbero fatalmente rallentato il progresso dei primi. E’ quello che è successo in Italia con la questione meridionale in cui il Sud levantino e parassita è stato aggregato al Nord produttivo ed europeo.

Due Italie inconciliabili, come diceva Giustino Fortunato:”DUE ITALIE ECONOMICAMENTE DIVERSE E MORALMENTE DISEGUALI”. Non diversamente Filippo Turati, capo dei socialisti lombardi, parlava di doppia morale.

Le nazioni, dice Ernest Renan, storico francese, si formano in due modi: o per l’ambizione di una casa regnante o, al contrario, per volontà popolare. Al primo genere appartiene l’Italia che al suo nascere scelse la forma fortemente accentrata sul modello francese. Al secondo genere appartengono gli Stati Uniti d’America e la Svizzera, che si sono formati con aggiunte successive, dando luogo allo stato federale voluto dai cantoni e dalle contee.

I re invocano il diritto divino: i Savoia erano re per grazia di Dio e volontà della nazione.Cattaneo si appellava al diritto delle genti.

L’Italia in Europa resta un paese duale. In Europa era comune l’idea che all’Italia convenisse la forma federale. La pensava così il celebre  socialista francese Proudhon, il quale aggiungeva che un unico centro di potere avrebbe accentuato il carattere oppressivo e antipopolare dei governi.

La pluralità dei centri di potere invece era garanzia di libertà. Cattaneo citando Machiavelli diceva: Il POPOLO PER CONSERVARE LA LIBERTA’ DEVE TENERCI LE MANI SOPRA”. Carducci l’aveva accusato di volere “un’Italia in pillole” tanto era l’ignoranza del significato del principio federalista che si aveva in Italia a quel tempo. Si pensava che federalismo fosse divisione,invece significa esattamente il contrario.

Si pensava bastasse il decentramento accordato dallo stato alle regioni. Ma decentramento e federalismo sono due cose diverse:il decentramento è un concetto amministrativo, il federalismo è un concetto politico.

Cattaneo era nato a Milano IL 15 giugno 1801. Studi: collegio religioso e università di Pavia. Incontro decisivo con Giandomenico Romagnosi. Insegnamento nel liceo Santa Marta di Milano. Nel 1839-44 pubblica il Politecnico, nome inconsueto per confondere la censura. L’aveva fondato per richiamare il popolo a studi più severi e concreti. Il Politecnico è un esempio di grande giornalismo moderno. Tratta di agricoltura, di ingegneria, di dazi, di ferrovie, di strade, di trafori.

1848,le Cinque giornate. L’esilio nel Canton Ticino,a Castagnola. Autore della riforma scolastica del Canton Ticino. Professore al Liceo Cantonale di Lugano. Candidato alle elezioni italiane. Muore nel febbraio 1869.

Aveva detto una frase che riassumeva tutta la sua vita:

“IO VIVO TRA COLORO CHE VERRANNO”. Ma neppure i posteri l’hanno trattato meglio.

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One Comment

  1. caterina says:

    mi sembra di ricordare che era uomo di pensiero e di cultura, appassionato, che subì perfino il fascino di Garibaldi e la sua impresa rivoluzionaria, ma se non sbaglio una volta raggiuntolo a Napoli, si rese subito conto che un repubblicano fanatico facilmente diventa un dittatore e deluso ritornò sui suoi passi… devo leggere il libro di Bracalini, l’avevo comprato e poi me l’ero scordato…

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