Botta e risposta sugli ultimi casi di suicidio. Brusasca: lottare per la libertà. lindipendenzanuova: per quale libertà… se si è dei poveracci senza potere?

dantedi GIANFRANCO BRUSASCA – Carissima Stefania, per meglio comprendere l’origine di “Cara Libertà”, (raccolta di poesie dell’autore, ndr): la “nascita”di “Cara Libertà” diventa confessione, resistenza ed esistenza di vita composita e accorata serpeggiando tra l’ “io” ed il “noi” cioè tra “privato” e “pubblico”  tra la “libertà di coscienza individuale come aspetto di autonomia di pensiero e di vita” e l’ “appartenenza comune ai nostri luoghi ed ai nostri cuori”. Penso di dover dire di  Ettore A. Albertoni, Prefatore di “Cara Libertà”, che non ha difficoltà, nella sua Prefazione, riprendo io, di citare l’opera dantesca della Divina Commedia, quando Virgilio, all’uscita dall’Inferno, presenta Dante a Catone l’Uticense, custode dell’accesso alla montagna del Purgatorio, dicendo a Catone (XXXIV Canto dell’Inferno -Terzina 70-72):

“Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è si cara,
come sa chi per lei vita rifiuta”.


Quanti cuori in questi ultimi tempi hanno rifiutato la vita suicidandosi in nome di un travaglio estremo di vita,  sempre indicatore di un messaggio non solo corporale, ma anche rivelatore di un processo interiore di ribellione, un grido ultimo di libertà . Allora partirei dalla Terzina, testè citata di Dante, parafrasandola:

Caro Catone,Ti prego di accogliere benevolmente Dante che va cercando quella Libertà che gli è cosi cara come cara fu per Te per la quale Tu stesso,addirittura, rifiutasti la Vita (cioè ,Tu Catone ti sei suicidato per Essa).

Primo Chiarimento

Dante comprende il gesto di Catone l’Uticense fatto per opporsi alla dittatura di Cesare nell’antica Roma, ma, in cuor suo, non lo giustifica, da non emulare, perché rappresenta il seme della rassegnazione umana a lottare, da vivo, per la Libertà (per dimostrare la mia opposizione a te che mi hai reso o che mi stai rendendo schiavo mi uccido).

Secondo Chiarimento

Tuttavia, Dante comprendendo l’alto valore morale di Catone che rivela lo stato d’animo di un uomo che non si sente più uomo libero fra uomini liberi, lo mette a custodire la montagna del Purgatorio ( luogo di passaggio per guadagnarsi, dopo un certo tempo, il Paradiso)  e non nell’Inferno insieme agli altri suicidi condannati alla pena eterna nelle tenebre.

Morale

La vita è il Bene supremo come quello della Libertà e non si combatte per la Libertà suicidandosi,ma continuando a lottare contro il Male perchè esso vince là dove c’è la mancanza del Bene. Tuttavia, la storia si ripete e oggi molte persone scelgono la strada di Catone l’Uticense (ved. proprio, recentissimamente, il pensionato 68.nne di Civitavecchia ) per lanciare un messaggio che non può andare perduto perchè sinonimo di una grande sopraffazione morale e materiale su uomini liberi resi schiavi. Potremmo anche immaginare la “Libertà” nei versi poetici miei che ora ti scrivo:

Con la Luna
che lenta s’inchina
ti ho sentita
sfogliare le ore della notte.
Nella penombra d’oro dell’aurora
ti ho visto aleggiare
con il fruscio del vento aurorale
e balzare
sui cavalli rossi del mattino
e come un guerriero andare
prigioniera nella nube.
Come rosa di luce
mater celeste, carne
ti vedo scorrere
leggera
come sorella sulla terra,
madre nella vita,
figlia nell’eterno
ti sento fluire
nella mente e nel sangue
come zolla arsa
che s’apre,
riverente,
al tocco dell’acqua antica.

Cosi , “la cosa “…. “Cara Libertà” si muove attraverso una sorta di sospensione tra “divergenza – convergenza“, uno speciale mix culturale per tentare di porre in condizione il Lettore di elaborare personalmente, con nuovi e variegati  stimoli intellettivi ed emozionali, i concetti ed i sentimenti scritti dall’Autore che si alternano e si connettono sinergicamente tra saggistica, narrazione, richiami storici, aforismi, assiomi e passi poetici che è una tecnica avanzata, multifunzionale, della comunicazione letteraria e non solo.   (Gianfranco Brusasca)

 

LA REPLICA

 

di STEFANIA PIAZZO – Caro Gianfranco, la letteratura è piena di esempi di personaggi, e scrittori, che si tolgono la vita. Oggi il dramma esistenziale è però legato ad altre riflessioni meno auliche e più scavate nella nostra contemporaneità. Sono la perdita di dignità per la perdita del lavoro, per una truffa che sottrae tutte le risorse o per la schiavitù occulta che toglie decoro e rispetto a chi accetta di fare tutto pagato la metà e meno ancora  di una badante.

Oggi non ci si toglie la vita per noia. Ma per la crisi economica. Il logorio del male è poi anche questo: la stupidità e l’avidità di un sistema economico e datoriale che vuole pagare sempre meno e sempre meno riconoscere il saper fare. Oggi Catone è chi non arriva a fine mese perché il suo reddito annuale costa all’imprenditore meno o come un lampadario nell’ingresso della sua impresa, o meno di una utilitaria usata ed è Catone chi, per quanti lavori multipli si adatti a fare, non riesce più a mantenere sè e la propria famiglia. Si chiama usura fisica e mentale. Un consumo inarrestabile. E’ una lotta ad armi impari. 

Per quale libertà dovrebbe lottare un lavoratore schiavo? Dovrebbe contrastare il suo padrone, il suo datore di lavoro, con una forza contrattuale pari a zero: “guarda che fuori c’è la fila di quelli che ti sostituiscono”, gli spiegano. Insomma, parlare di lotta per la libertà oggi vuol dire calarsi in questa realtà. Altrimenti è meglio tacere e non toccare l’argomento.

Io sto con tutti i Catoni di oggi a cui non viene data alcuna alternativa. Sono certa che Dante li condannerebbe, molto meno li condanna sono certa la misericordia del Signore, che le sofferenze le vede fino in fondo. Smettere di soffrire per le sofferenze inflitte dall’avarizia umana non è peccato. A tutto c’è un limite, Gianfranco, e neanche la speculazione poetica può lenire il dolore per l’ingiusto danno. 

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