BoT a zero, in attesa del grande botto

di Claudio Conti Bot

La notizia è da prima pagina. Ma siccome nessuno sa bene come trattarla quasi tutti spingono il tasto “ottimismo” e fanno finta di non vedere l’altra faccia della medaglia.

Partiamo dunque dalla notizia semplice semplice: ieri il ministero del Tesoro (ora accorpato a quello dell’Economia) ha collocato BoT a scadenza di sei mesi a un tasso di interesse pari a zero. In pratica, il Tesoro chiede un prestito sui mercati e tra sei mesi non pagherà nulla come “retribuzione del capitale”, limitandosi a restituire la cifra ricevuta.

L’Italia non è l’unico paese europeo a godere di questa eccezionale situazione finanziaria. Tutti i paesi del Nord Europa (Germania, Olanda, Finlandia, ecc), più paesi fuori dell’euro come Svizzera, Svezia e Danimarca, sono da qualche mese in una situazione ancora migliore perché possono addirittra restituire meno di quel che hanno ricevuto in prestito, visto che pagano interessi sia pur infinitesimamente negativi: -0,2%.

Se si spinge il tasto “evviva” il quadro è splendido: un paese in queste condizioni può rifinanziare il proprio debito gratis, o addirittura guadagnandoci, togliendo così un peso enorme dai conti pubblici (chiamato “servizio del debito”, ossia interessi). Anche la spiegazione tecnica resta semplice: tutto merito della Bce, che da due mesi ha messo in moto il quantitative easing, cominciando ad acquistare sui mercati titoli di stato dei paesi europei (ma non della Grecia, che invece non può rifinanziarsi perché altrimenti dovrebbe pagare interessi al di sopra del 20%).

La domanda che apre la porta sul “lato oscuro” è altrettanto semplice: perché un investitore (una banca, un fondo di investimento, o persino un normale cittadino con qualche risparmio da parte) accetta di prestare i propri soldi sapendo in anticipo che non ci guadagnerà nulla o addirittura ci rimetterà qualcosina? […]

Qui il lettore ci deve perdonare, ma siamo obbligati – come tutti quelli che cercano la risposta a questa domanda – ad addentrarci nei “massimi sistemi”. Non lo facciamo per motivi ideologici o passione teorica, ma per le identiche ragioni addotte da uno degli editorialisti di punta de Ilsole24Ore, Alessadro Plateroti:

Per gli economisti della scuola classica, il fenomeno è scioccante: non solo è definitivamente tramontato il cosiddetto «LZB», o Level zero boundary, il livello di supporto dei tassi che si pensava non sarebbe mai stato raggiunto e infranto, ma si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche. «Nella storia d’Europa – ha commentato Ambrose Evans Pritchard, noto commentatore economico inglese – dobbiamo tornare al Quattordicesimo secolo, quando il depauperamento delle miniere d’argento provocò una lenta contrazione monetaria, seguita dal default di Edoardo III sul debito contratto con le banche italiane e dall’epidemia della Morte Nera, innescando un devastante processo deflazionistico». Frasi da apocalisse, certamente esagerate nei toni e negli obiettivi, ma anche suggestive e soprattutto indicative della confusione che regna sui mercati, dei timori sui rischi generati dalle «bolle» (ecco l’analogia con la peste in Europa…) e soprattutto della difficoltà di prevedere gli effetti collaterali della manovra della Bce.

Il “livello zero” di rendimento del denaro, in regime capitalistico, è un limite concettuale, una sorta di assioma che non necessita di dimostrazione, anzi serve ad argomentare le dimostrazioni. E le esibizioni di “competenza professionale” di pupazzi come il capo dell’Eurogruppo, Dijsselbloem. Chiunque presti soldi si attende un guadagno da questo impiego, no? Siamo nel capitalismo e dunque può funzionare solo così… O no?

Cosa significa? Che nessuno ha studiato cosa possa avvenire quando questo evento impossibile si verifica. Non è avvenuto sul piano teorico (perché era impossibile), tantomeno su quello empirico (non era mai avvenuto, se non nel Trecento, ma era il Medioevo, mica la modernità capitalistica…).

Lo stesso sconcerto provato da Plateroti è stato descritto dal più autorevole Martin Wolf, nientepopodimeno che sulla bibbia del liberismo anglosassone, il Financial Times, con un titolo che molti avrebbero definito catastrofista se scelto da un marxista: “Ecco perché l’economia globale non brillerà più”. Senza se e senza ma.

Renzi e Padoan non lo hanno letto, altrimenti non ciancerebbero di “ripresa in atto” (“ma solo dello zero virgola”).

Wolf, in particolare, indica come “stranezza incomprensibile” – oltre ai tassi di interesse sottozero – anche il fatto che la produzione reale sia mantenuta al suo livello potenziale solo al prezzo di un indebitamento finanziario crescente. Più precisamente:

La produzione è finanziariamente sostenibile quando i modelli di spesa e la distribuzione del reddito sono tali che il frutto dell’attività economica può essere assorbito senza creare pericolosi squilibri nel sistema finanziario. È insostenibile quando per generare abbastanza domanda da assorbire la produzione dell’economia si deve ricorrere una dose eccessiva di indebitamento, o quando i tassi di interesse reali sono molto al di sotto dello zero, oppure entrambe le cose.

Possiamo anche dire che il mercato non riesce più ad allocare in modo ottimale risorse. Ovvero un altro assioma del liberismo teorico (ideologico?) che salta come un birillo davanti a una realtà impossibile. La finanza lavora per conto proprio, indipendentemente dall’andamento dell’economia reale, da molti decenni (meglio sarebbe dire “secoli”). Certamente dalla fine degli anni ’90, quando Bill Clinton abolì il Glass-Streagall Act, ossia il divieto di cumulare nella stessa banca le normali attività di raccolta dei risparmi/prestiti a famiglie e imprese con quelle tipicamente speculative della “”banca d’affari”. Era una legge degli anni ’30, immaginata per limitare ed evitare il ripetersi del grande crack del 1929.

Ma ora la realtà della produzione – ferma, non a caso – riprende il volatile per le zampe e lo tira giù.

Il capitalismo non funziona più. I fenomeni considerati impossibii avvengono sotto i nostri occhi. I “professionisti” dell’accumulazione sono costretti ad accontentarsi di non guadagnare nulla o di rimetterci solo poco. Per quanto può durare? Non lo sa nessuno, perché si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche.

Allacciate le cinture…

(da luogocomune.net)

 

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4 Comments

  1. Bortolo says:

    Sono stufo di leggere che il capitalismo non funziona più, di liberismo o turbocapitalismo. La realtà si chiama socialismo reale, attuato tramite corso forzoso, carta straccia inflazionata dai vari ampliamenti di base monetaria, appriopriazione indebita dello strumento di pagamento da parte delle banche centrali. Tutto questo ha creato infinite bolle fnanziarie, per ovviare alle quali le banche centrali continuano ad inondare i mercati di sempre più liquidità.
    Mi fanno ridere tutti questi soloni, bocconiani e non, che ripetono a pappagallo che non capiscono più nulla e non hanno le risposte a quanto sta accadendo. Non hanno le risposte né riescono a fare previsioni perché le loro conoscenze economiche non vanno oltre le fallaci e demenziali teorie economiche keynesiane. Chissà come mai i (pochi) economisti di scuola austriaca non solo hanno tutte le risposte, ma avevano previsto da lungo tempo tutto ciò che sta accadendo.
    Liberismo e capitalismo sono cose serie, che nulla hanno a che vedere col socialismo reale delle banche centrali. Leggete, imparate e vergognatevi.

    • Dan says:

      C’è bisogno di scomodare la scuola austriaca per capire come far girare l’economia ? L’ultimo dei contadini saprebbe come far funzionare le cose senza andare in fallimento. Per questo sono da prendere tutti quanti e spedire a calci a girare il letame nei campi

  2. Pippogigi says:

    La spiegazione è semplice.
    La prima domanda da porsi è: perché nonostante l’Italia sia virtualmente fallita e la cosa sia ben nota negli ambienti finanziari, nonostante le agenzie di rating diano un valore ai suoi titoli di Stato prossimi alla “spazzatura”, i suoi titoli di Stato invece che avere un tasso di interesse elevatissimo invece lo hanno basso quasi come i titoli di Stato “sicuri” come quelli Svizzeri o tedeschi?
    La risposta è anche la spiegazione. I titoli di Stato italiani, che un tempo erano posseduti al 50% da banche ed istituzioni estere, al 15% da privati italiani, sono ultimamente acquistati solo da banche italiane. Tutte le pseudo manovre degli ultimi anni, a partire da Monti, hanno solo mirato ad assicurare liquidità ” a qualsiasi costo” al fine di rimandare il fallimento, che sarebbe ufficiale con la mancanza di fondi per pagare stipendi e pensioni, ed il conseguente default sul debito pubblico.
    Nel frattempo le banche tedesche e francesi sono state messe in sicurezza vendendo i titoli di Stato in loro possesso. Chi li ha acquistati? Non altri soggetti esteri (che ben sanno che il fallimento è prossimo) e neppure soggetti italiani. Tutti i titoli di Stato sono stati acquistati dalle banche italiane sia con i depositi dei risparmiatori (ecco perché non concedono più prestiti ad imprese e famiglie…) sia con soldi della Bce con il Ltro ed il recente Q.E.
    Presto ci sarà il botto con fallimenti a catena della banche italiane (dopo Cipro sono state cambiate le regole sui salvataggi).

  3. Dan says:

    L’unica vera incognita macroeconomica è quanto la gente sarà ancora disposta a far girare la ruota del mulino. Tutto il sistema compreso il QE della Bce si regge sulla tranquillità che pantalone aprirà sempre il portafogli e pur di pagare le tasse sarà disposto ad farsi concedere prestiti mettendo in gioco i frutti del lavoro di una vita e oltre.
    Non durerà. In Sicilia i pochi forconi rimasti (pochi ma buoni) da tempo agiscono contro ogni tentativo di esproprio (mancano solo i metodi squadristi ma ci sono più vicini di altri, a cominciare da paperetti con la ruspa) e spesso gli imprenditori preferiscono demolire con le proprie mani i capannoni piuttosto che cederli.
    Va preso esempio e va esteso in tutta italia anzi no in tutta europa così si manda in crash questo sistema malato

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