Bossi, un politico vero. La nuova Lega cosa sarà?

 

MILANO - 12/07/2010 - VIA BELLERIO - SEDE LEGA NORD - INCONTRO SULL SANITA - FRANCESCA MARTINI - FOTO DAVIDE SALERNO/NEWPRESS

di Stefania Piazzo – Ebbene sì. Tutto si può dire di Umberto Bossi tranne che non abbia fatto cadere, in Italia, un muro, sul finire degli anni ’90. Se a Berlino crollavano le ideologie, al Nord crollava la rassegnazione e un territorio riprendeva fiato chiedendo una rappresentanza politica diversa. Bossi, un politico vero, era il titolo con cui il Fatto quotidiano del 7 aprile 2012 apriva un pezzo a firma di Massimo Fini. Scriveva questo, con realistica profezia:

“Con le dimissioni di Umberto Bossi da segretario della Lega finisce un’epoca. E una speranza”.
Oggi si può condividere a piene mani come la Lega sia stata “un prodotto del più grande sconvolgimento avvenuto in Europa nel dopoguerra, il tracollo dell’Unione sovietica, che portò alla fine di un Impero, alla liberazione dei ‘Paesi satelliti’, delle Repubbliche baltiche, alla riunificazione della Germania, alla disgregazione della Jugoslavia. Più modestamente in Italia molti elettori che per decenni avevano votato, turandosi il naso, per la Dc, il Psi, il pentapartito, scomparso il pericolo comunista, rivolsero la loro attenzione a questo movimento strano e nuovo, nel linguaggio, nei contenuti, nei programmi e nella dichiarata intenzione di dare battaglia alla partitocrazia, alle sue pratiche clientelari e lottizzatrici, alla sua corruzione di sistema”.
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Oggi per i giovani Umberto Bossi è la figura di un anziano signore dalla salute cagionevole e dal destino provato da vicende giudiziarie che lo hanno forzatamente allontanato dalla guida della sua creatura politica. Oggi è Matteo Salvini il comunicatore organico alle masse che traduce in promesse salvifiche alle nuove folle il malessere dell’insicurezza sociale, della precarietà, della perdità di identità, l’accerchiamento globale che ruba democrazia, soldi, futuro.

E’ un diverso fuoco di sbarramento. Ai tempi di Bossi crollava la prima repubblica. Non c’erano  i social, nemmeno i telefonini, c’erano le piazze, i comizi. La politica si faceva ancora a mani nude. Oggi  Salvini utilizza l’informatica per avere suggerimenti sui temi da proporre. Bossi usava il suo fiuto, il suo istinto istrionico di politico, vero. Come ammetteva Massimo Fini.

Che scrive ancora: “…. Ma alle elezioni del 1994 si assistette a un fatto strabiliante. Bossi aveva scosso l’albero, ma i frutti li aveva colti Berlusconi, il principale sodale economico di colui che era ritenuto l’emblema stesso della corruzione della Prima Repubblica, Bettino Craxi. Fiutato il pericolo, Bossi nel 1995 col suo più bel discorso tenuto in Parlamento, fece cadere, dopo solo un anno, il primo governo Berlusconi. E si mise con le sinistre. Ma in breve queste lo regalarono di nuovo a Berlusconi, per insipienza (la sola cosa intelligente che D’Alema ha detto in vita sua è: “La Lega è una costola della sinistra”. Bossi è sempre stato un uomo di sinistra, lui stesso me lo confessò, una notte, davanti alla solita pizza).

L’alleanza duratura con Berlusconi fu l’inizio della fine della Lega. Perse tutti i suoi connotati fondanti. Era un movimento che puntava sull’identità e si alleava con uno che viveva nell’etere. Era un movimento localista e quindi, in sé, antiglobalizzazione e si alleava con un globalizzatore assatanato. Era un movimento antiamericano e si alleava con uno più americano degli americani. Le sue fortune erano andate di pari passo con le inchieste giudiziarie e dovette allinearsi con la devastante campagna di delegittimazione della magistratura condotta da Berlusconi e dai suoi. Berlusconi è stato il primo assassino di Bossi”.
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Il secondo assassino è stata la stessa Lega. Il tarlo interno che ha sgombrato la strada agli eventi del 2012. Ma quando mai in una cassaforte si lascia una cartelletta con la scritta The family? Ma neanche un bambino… E si fanno trovare al suo interno tutte le carte vere o verosimili per dare un colpo di maglio alla Lega di Bossi?

Quella parabola viene definita da Fini in modo inequivocabile come “quella del marito che, per far dispetto alla moglie, si taglia i coglioni”.

La Lega di Maroni collassa, arriva quella di Salvini che cambia connotati al partito, che chiude col passato. Tutto ciò che è presalviniano è antico e superato, così come la guerra fredda è superata, perché non serve più il nucleare ma la guerra informatica per avere potere, conquistarlo e mantenerlo. E con i partiti in crescente crisi, vuoti di idee, il populismo ha di che nutrirsi.

Con la differenza che Bossi, pur tra i suoi errori e le sue debolezze, aveva uno spessore politico e una capacità di essere visionario e pioniere che lo tiene saldamente attaccato alla classifica dei veri politici comparsi “sulla scena negli ultimi vent’anni, il solo animato da un’autentica, disinteressata, passione che ha finito per pagare con la salute. E in quest’ora della sua fine politica voglio dirgli, con rispetto, con ammirazione e con affetto: grazie Umberto”.

Lo scriveva Fini allora. Credo lo possano dire, più che i leghisti di oggi al vertice del nuovo partito, che in tutti i modi si sono disfatti di lui, con ipocrita riconoscenza, tutti gli altri leader di partito. Un uomo così non lo avrebbero mai trattato come un paio di scarpe vecchie. Quelle che, non dimenticherò mai, gli vidi indossare, lise e bucate in via Arbe, mentre smadonnava davanti al pc con il buon Alfredo Croci mentre la notte finivamo il giornale elettorale. La notte, col Capo, era fatta per lavorare.

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4 Comments

  1. mumble says:

    Ricordi ? Affetto ? oh, sveglia: noi vogliamo la secessione e non sarà un trabocchetto romano a fermare la storia.
    La separazione verrà, anche se non ci fosse più la lega, come predisse il grande Miglio.
    che lungimiranza

  2. Alberta says:

    un articolo che mi sento di condividere in pieno, e come ha ben detto Stefania, chi ha avuto l’opportunità di vivere quella stagione politica (e fortunatamente l’ho vissuta) “ne custodisce con affetto i ricordi”

  3. Franco Q. says:

    Un delicatissimo ricordo di una stagione splendida e irripetibile.

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