Bossi: “prima il Nord” vale solo per pagare!

di STEFANIA PIAZZO

Sulle scale c’è la lettera autentica di Carlo Cattaneo dal Consiglio di guerra. “Riceviamo di pietra fermi quest’ultimo assalto dei nostri aggressori”.

La casa di Umberto Bossi a Gemonio ha ancora il camino spento, ma i sigari volano nel braciere mentre si consuma un ragionamento dietro l’altro. La politica bossiana è un tizzone acceso e coperto solo dalla prudenza che impone di studiare l’aggressore. “Sta fermo”, lo ha sempre insegnato il Senatur, “quando il nemico si muove”. E il nemico, o il tarlo se si preferisce, per lui è dentro la sua Lega e a Roma.

Cattaneo è l’esilio, è il Ticino, quindi la libertà e quindi anche il ritorno sulla scena. E il Cantone amico è “luogo di speranza, di intraprendenza, di libertà d’impresa, di tunnel di fuga verso la libertà”.

Onorevole Bossi, allora è vero che si candida alla segreteria del partito? O sta con i dissidenti di “Padania Libera”?

“Guardi, aspetto fino all’ultimo momento… se la mia discesa in campo crea problemi, non lo faccio. La Lega va salvaguardata perché è l’unico strumento che abbiamo per sperare nella libertà da Roma. E’ poco, ma è quello che abbiamo adesso”.

Ma allora, è un sì o un no, senatur?

“In linea di massima intendo candidarmi”.

Secondo lei se il futuro segretario della Lega fosse Matteo Salvini, ce lo vede a trattare col Cavaliere?

“E’ dura. Come la vedo dura alle prossime europee”.

Non pensa sarebbe utile recuperare i fuoriusciti che hanno dato vita a piccoli partiti indipendentisti?

“Sì, la Lega è una madre, tutto quello che è nato attorno a lei è sorto nella prospettiva del Carroccio. Ritengo più grave però quanto accaduto con un Tosi che dichiara che la libertà del Nord è impossibile. Ritengo dannoso che ad essere espulsi siano stati i militanti che fanno volontariato, che ci hanno messo negli anni il loro tempo, i loro soldi, per la Lega”.

Maroni ha detto: Bossi si candida? Non è un problema per la Lega”. Che gli risponde?

“Bontà sua”.

E come deve essere il nuovo segretario?

“Deve essere uno che unisce, che tiene insieme il partito. Non che lo sfascia, deve avere ben in testa l’unità del movimento”.

E a lei piace il nuovo corso del suo partito, Senatur?

“Se intende l’ultima manifestazione di Venezia,  dove un tempo portavamo decine di migliaia di persone in piazza, quella fatta questa volta a Mestre, in un albergo con la gente invitata ad entrare controllata da un codice a barre? No, questa cosa non mi è piaciuta. Se sapevo che era così, neanche andavo. La Lega degli alberghi non mi piace”.

E intanto si alza, Bossi, a salutare la schiera di leoni di San Marco sopra il camino, sui tavolini della sala.

“Questo è di Murano, il più bello, me lo hanno regalato nel 1996. E questo è di bronzo”. Poi lo osservi bene e ti accorgi che è la versione tutta bossiana del Leon che tiene in bocca la Lupa di Roma mentre allatta Romolo e Remo. E lui se la ride.

Questo Nord, per quanto così vicino alla Confederazione elvetica, dopo 25 anni di Lega, non ce la fa ancora a conquistare l’autodeterminazione. ”Il progetto di macroregione non è utopistico”.

Però nonostante la Lega governi le tre regioni più produttive dell’Italia, ancora nulla si muove. E’ tutto fermo, o quasi.

“La Svizzera ci ha sorpassato, in produttività e competitività… Dobbiamo assistere alla fuga delle imprese di confine in Ticino, perché sanno di trovare stabilità, certezza delle regole, fisco equo, una vita insomma normale, che di qua ce la sognamo. Ma dobbiamo imparare dai popoli che hanno conquistato la libertà prima di noi. E quindi dai cantoni, dai ticinesi che sono il nostro modello più prossimo, luogo di speranza, di intraprendenza, di libertà d’impresa, di tunnel di fuga verso la libertà. Le nostre imprese cercano lì soccorso, i nostri lavoratori grazie al Ticino mantengono le loro famiglie. Ma questa non è la soluzione. Va contrastato il male alla radice, quell’Europa degli Stati che non vuole la sovranità dei popoli. Dobbiamo allearci anche con catalani, scozzesi, baschi. Nei cantoni raccolgono le firme, fanno referendum per cambiare la costituzione, per decidere se alzare o meno le tasse, se far votare o meno gli stranieri”.

Che ne pensa della recente consultazione sul burqa in Ticino?

“Penso che l’esito vada oltre. E’ un monito per noi, oltreconfine, in merito al dibattito sullo ius soli. Non passerà, non passerà anche perché gli stranieri iniziano a capire che lavoro non ce n’è più come prima”.

Negli altri paesi europei intanto conquistano pezzi di devoluzione anno dopo anno. La vostra Padania resta indietro?

“Dobbiamo unirci ai popoli già più avanti in questo percorso, è lì che noi dobbiamo agganciare il Nord,  Lombardia in testa. Attraverso la raccolta di un milione di firme per l’autodeterminazione (iniziativa che è già partita attraverso l’Icec, l’International Comission of Europea Citizens, ndr). Dobbiamo unire i popoli che lottano per l’autodeterminazione”.

Non arriverà da una trattativa con Roma l’autonomia del Nord?

“L’Italia non vuole riconoscere l’autodeterminazione, per un solo motivo: il giorno dopo, senza il Nord, crollerebbe”.

Sarebbe stato più facile con una Lega più forte nei consensi. Ora siete davvero sotto il livello di guardia.

“I voti persi sono stati tanti, la politica delle espulsioni e dei militanti retrocessi a sostenitori per non farli votare è stata un errore politico madornale (come ha fatto il tricolorista di Verona). Semmai si mandano a casa i dirigenti, non la base”.

Calo dei consensi. Colpa di chi?

“Hanno fatto sparire il nome Lega. Hanno scritto: prima il Nord. Io aggiungo: prima il nord a pagare. Questo è il risultato del cambio della guardia, non fermare la politica di polizia fiscale sull’area che lavora e produce per tutto il Paese. Ho anche letto che hanno contestato ad una cena di un circolo d’èlite uno eletto nella lista del governatore lombardo. Gli dicevano: “Noi siamo per l’Italia unita”. Era andato a parlare di un cantone cisalpino… Mah…, non è meglio parlare alla gente, essere intellettuali organici di base, al servizio della politica di liberazione piuttosto che andare a queste cose?!”.

E lei come saprebbe, con il suo rientro sulla scena, far risalire il consenso?

“Io so come, so quali tasti giusti vanno schiacciati…”. Poi fissa il calendario…: ”Ma adesso non glielo dico. E’ troppo presto. Però le dico:sicuramente rilanciando la cultura, l’attenzione per le identità. Io sono arrivato alla politica passando per il dialetto, per lo studio delle lingue. I popoli che sono consapevoli del valore dell’identità sono più liberi. Basti vedere la Svizzera…”.

Bossi, l’euro tiene, la Merkel ha vinto… a che prezzo per l’Italia?

“Il problema non è tanto l’euro quanto l’Italia che non tiene”.

E il governo tiene o si va presto alle politiche?

“Non le vedo prossime. Non vedo neppure Berlusconi caldo sul tema. Ma secondo me finché non c’è una nuova legge elettorale il capo dello Stato non ci farà votare. E finché i sondaggi diranno che c’è il rischio di una vittoria del centrodestra… vedrà che le urne saranno lontane. E la ripresa del Paese pure”.

Non le piace questa sinistra, Senatur?

“La sinistra che vedo non sta dalla parte delle imprese, non ha nel suo dna soluzioni per competere.   Sto preparando un progetto di legge per abbassare i costi, per creare territori energetici legati alle risorse locali, come in Svizzera, come in Germania. La voce più importante nei bilanci dei Comuni è il costo dell’energia elettrica, non si scappa… La soluzione va trovata partendo anche da lì. Berlusconi c’aveva fermato col nucleare, poi è stato fermato”.

Se lei torna segretario, sarete ancora alleati? E se vince un altro segretario, Berlusconi resterà amico della Lega?

“Bisogna chiederlo a lui”.

Che centrodestra sta avanzando, Senatur? E ci sono margini di alleanze future?

“Io di queste cose non so niente, non mi interesso”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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22 Comments

  1. L'incensurato says:

    Lasciamo il doppiogiochismo ai Boboliani come Salvini Giorgetti e Tosi: secondo me dovrebbe dire chiaramente che si ricandida alla segreteria,anche per godersi i maldipancia dei patrioti infiltrati in Ln. Padania Libera
    Con Bossi. SEMPRE

  2. nazione toscana says:

    bossi è il padre fondatore della LN e garante della nostra unità e identità.
    bossi é la guida verso la nostra indipendenza.
    chi infama bossi é un miserabile nostro avversario.

  3. el doge says:

    Questi i-taglioni pseudoindipendentisti..che “spiegano” come fare la rivoluzione indipendentista..il Bossi?? un fallito, Maroni un incapace ..la Lega?? non ha fatto un cazzo!!..loro che al massimo avranno votato per anni Dc e poi berlusconi ho pd…e questi dovrebbero essere quelli che difendono il Nord??…ma fate ridere..la LEGA NORD in 25 anni ha portato al centro della politica di questo paese di merda la questione del NORD!!…ha fatto molto di più la Lega con un 8% …che partiti nazionali da 25% che no hanno fatto un CAZZO per il Nord…ma scherziamo non si vota la Lega, si critica, si dileggia ho si creano partitini da 0,3 % magari per prendere i rimborsi elettorali VERO!!!!….il Male del Nord, sono le Persone che lo abitano questo strano e Burlesco Settentrione..W la LN e W SANMARCO

  4. Silvia says:

    Anche gli operai lavorano poco per lavorare tutti. Conosco gente che “regala ore” a persone con più figli e mutui e non ne parla nessuno. Questa e’ solidarietà. I signori giornalisti scenderebbero a fianco degli operai per protestare? E i dipendenti statali? Non fatemi incazzare, per favore…i signori giornalisti e dipendenti statali non lavorano in una fabbrica con le cappe aspiranti mal funzionanti (o per niente). Ecco perché non saremo mai come la Catalunya. Bla, bla…

  5. alessioXL says:

    Bossi uno spettacolo nello spettacolo…
    I leghisti che lo stanno ancora a sentire …uno spettacolo nello spettacolo……
    Che tristezza …stiamo parlando del nulla….

    • Luigi Andrew says:

      il nulla?
      Nella XIV legislatura, Bossi e la Lega, da sola (il partito di Berlusconi aveva altro per la testa e l’opposizione l’ha sempre ostacolata), ha portato a termine la riforma costituzionale di più ampia portata dal ’45 a oggi: devoluzione alle regioni della potestà legislativa in diverse materie, fine del bicameralismo perfetto, riduzione del numero dei parlamentari e altro ancora. Il popolo italiano l’ha poi bocciata, ma non l’elettorato della Lega. In Lombardia, ad esempio, la maggioranza degli elettori l’ha approvata e questo oggi, per chi sa leggere il passato, è una base formidabile perché i Lombardi rivendichino il diritto alla propria autodeterminazione.

      • AUVERNO says:

        Ah sì, mi ricordo…. Quella riforma costituzionale che Nania, capogruppo AN al senato, invitava i “sinistri” a votare perché correggeva i potenziali pericoli secessionisti della riforma di Dalema.
        Infatti con la sua riforma del menga la Lega aveva ridotto le materie di esclusiva competenza regionale… proprio una roba formidabile per un partito autonomista/secessionista.

        • L'incensurato says:

          Si: salvo farle diventare di ESCLUSIVA competenza regionale,a differenza della riforma titolo V che risolvendo tutto in accozzaglia in cui regioni e stato centrale avevano stesse competenze, e medesimo peso decisionale, in pratica condannava al più totale immobilismo qualsiasi tentativo di devoluzione di poteri alle regioni (tel quel le riforme nazionali fatte con due camere identiche: non si riesce a fare un tubo salvo i ghirigori e naturalmente gli adeguamenti di stipendio (dove vige l’unanimità più assoluta): ogni tanto informarsi prima di sgranchire le dita sulla tastiera non sarebbe una cattiva idea. Padania Libera.
          Con Bossi. Sempre.

        • Luigi Andrew says:

          Argomentare impervio: l’asserzione di un parlamentare italiano assume maggior rilievo del voto espresso da milioni di Lombardi che si sono espressi, a maggioranza, a favore di quella riforma.
          In realtà il mio punto non riguardava la riforma in sé ma il significato del fatto che una modifica della costituzione italiana, approvata in Lombardia, sia stata rifiutata in altre parti del paese (con un picco di contrari in Calabria – una percentuale dell’elettorato superiore all’82%).
          Mi sento anche di suggerire all’amico AUVERNO che l’uso di espressioni colorite può suscitare sul momento simpatia ma non è molto adatto a esprimere con lucidità i propri pensieri.

    • L'incensurato says:

      E infatti il tuo nulla contenutistico aggiunge elementi preziosi. Io faccio semplicemente notare che se si é portato alle dimissioni un leader politico sulla base di FANGO di una magistratura a delinquere (“lo yotte de Bossi poi ci staresse la redbulle e poi gli agliene che voleveno invadere la téra con l’aiute del cerchie magiche”) se i Padani fossero una CIVILTA’ e non un accozzaglia senza spina dorsale, pur avendo un alto senso etico, non solo esigerebbero la rimessa al comando del loro Fuhrer ma scenderebbero in piazza, per tributare il doveroso sacrificio di magistrati teste di ca**o (ovvero napoletani) al dio Po. Ma vedo che é un concetto troppo complesso per chi ha fatto della magistratura levantina la propria divinita’ pagana

  6. il Serenissimo says:

    Bossi ha fatto poco?
    Dimostra temi che qualcun altro ha fatto “qualcosa” per la gente padana….

  7. aussiebloke says:

    >”Deve essere uno che unisce”
    >”la politica delle espulsioni e dei militanti retrocessi a
    >sostenitori per non farli votare è stata un errore politico
    >madornale”

    detto da uno che ogni settimana insultava ed espelleva qualcuno, commissariava sezioni, cambiava serrature alle sedi e bannava dalla radio.

    >”Semmai si mandano a casa i dirigenti, non la base”

    detto da uno che per 10 anni non ha piu’ fatto congressi o lasciato eleggere liberamente i dirigenti perche’ “la Lega e’ cosa mia”.

    >”sicuramente rilanciando la cultura”

    detto da uno che considerava Miglio “una scorreggia nello spazio”.

    • dimecan says:

      Purtroppo non sai e non capisci.
      Quelli che espellevano i militanti sono gli stessi che comandano adesso (utilizzando indebitamente la frase “l’ha detto Bossi”)….
      Bossi ha fatto mille errori, ma ha espulso la Pivetti, Castellazzi ed altri quattro dirigenti mezze tacche, certo ha litigato con Miglio, ma NON ha espulso maroni nel 1995 (errore più grave).
      Chi ha attaccato Bossi due anni fa (anche Oneto) ha distrutto il “progetto Padania” perchè volenti o nolenti per 10 milioni di padani Bossi e Padania coincidevano.
      Attaccare Bossi senza garantire continuità con persone credibili è stato un suicidio ideologico (quelli cui Oneto strizza l’occhio, sono legati a doppio filo a Roma).
      Buon Salvini, buon Maroni, Buon Giorgetti, Buon Tosi a tutti.
      E continuate a pagare le tasse e ad ingrassare i lecchini di costoro che alle vostre spalle predicano rivoluzioni (insubri o venete o lombarde), campando coi soldi di roma!!!

  8. Matteo says:

    Caro Umberto,
    Per anni ci hai preso per i fondelli, promettendo la luna e partorendo topolini, illudendo masse pronte a seguirti in capo al mondo e facendo giravolte degne del miglior ballerino.
    Alla fine, tuttavia, la cerchia di cui ti sei circondato e’ risultata tale e quale – se non addirittura peggiore – rispetto alla gentaglia che avremmo voluto soppiantare.
    La fine della Lega e’ solo frutto dei tuoi errori, dei diamanti, delle lauree finte, dell’ignoranza.
    Avresti dovuto premiare i migliori, non i lecca culo: rappresentavi un simbolo e oggi saresti potuto essere il Grillo del Nord. Invece no, hai pensato solo al tornaconto e
    purtroppo queste continue esternazioni senza senso peggiorano ulteriormente il tuo tramonto. Abbi più dignità.
    Game over, basta!

  9. biboppo says:

    Oh, ma com’è ‘sta storia che da quando se n’è andata la Piazzo in Padania c’è un casino mondiale? Il Bossi non si vede più nei corridoi di Bellerio e da oggi quelli del giornale sono anche in sciopero. Ma che caz..pita sta succedendo? Stefania tu che hai passato qualche anno da quelle parti, che ci dici?

    • gianluca says:

      Ve lo dico io: attualmente è in stato di solidarietà, cioè i giornalisti lavorano e guadagnano di meno per poter lavorare tutti. Ma questa condizione si esaurirà entro marzo 2014 e non sarà più replicabile, per cui a partire da quel momento dovrà avvenire il taglio di una decina di dipendenti. E così il personale ha proclamato lo stato di agitazione…

      • biboppo says:

        Ma il Bossi l’ha poi denunciata la Lusiana che aveva detto che prendeva i soldi dal Berlusca per fare il giornale nuovo con il Leoni?

  10. MIGOTTO SANDRO says:

    Leggere il “Bossi pensiero” fa veramente pena.
    Non c’e’ nulla di peggio di leggere gli “Statisti Finiti”.
    Non hanno prodotto un cazzo, si sono rivelati incapaci di una qualsiasi linea politica che abbia prodotto il benche’ minimo progresso in qualsiasi campo della Societa’ e sono ancora li’ a pontificare……

    Faccia autocritica seria, spieghi come il piu’ grande partito “regionalista” d’Europa abbia miseramente fallito.
    Le proposte che fa in questo articolo sono demenziali… un milione di firme per l’Europa dei Popoli. Evidentemente non ha perso il vizio di farci perdere tempo…

    Quanto prima la Lega sparira’ (e con lei i Partiti indipendentisti), tanto prima il Veneto potra’ cominciare a pensare di rendersi indipendente.

  11. Diego Tagliabue says:

    L’unica cosa sensata: “Il problema non è tanto l’Euro, ma l’Italia che non tiene”.

    Allora perché, “caro” Senatúr, Lei ha sostenuto per due decenni un apolitica nanobunghista a carattere prettamente sudeuropeo, gli sprechi di Raffaele Lomobardo e di compari simili ecc.?

    Perché Lei e il suo partito definite la Germania come “Quarto Reich”, mentre in realtà questa è la LOMBARDIA D’EUROPA e – insieme ad Austria, Olanda, Danimarca ecc. – ha sempre fatto una politica di STABILITÀ economica, finanziaria e monetaria, diametralmente opposta a quella (disastrosa) dei PIGS???

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