Bossi: prima il Nord” non mi piace. Maroni: basta con queste menate

di GIANMARCO LUCCHI

Umberto Bossi a Brugherio e Roberto Maroni a Treviso: così il botta e risposta indiretto fra i due leader della Lega.

“Lasciate perdere, son tutte rogne quelle li’, lasciamole agli altri”. Cosi’ Bossi ha ‘stoppato’ i sostenitori che urlavano ‘segretario’. “Ma le cose andranno al loro posto”, ha aggiunto il presidente federale della Lega Nord, che solo ieri aveva annunciato di volersi ricandidare a segretario al congresso straordinario, deciso da Roberto Maroni dopo la sua elezione a governatore lombardo. “Penso che la Lega si deve salvare, senno’ facciamo gli interessi degli altri”, ha poi aggiunto Bossi, parlando coi cronisti, al termine del comizio. Ma, a questo punto, sarebbe favorevole che il prossimo segretario fosse un giovane? “Voglio un segretario che si ricorda del passato”, ha risposto. Il senatur non ha voluto addentrarsi nei problemi interni del movimento, dopo i recenti attacchi a Maroni. “Non voglio storie – ha tagliato corto – siamo in campagna elettorale”.

Per la prima volta, in un appuntamento pubblico, Umberto Bossi ha criticato lo slogan ‘Prima il Nord‘, coniato durante il congresso del 1 luglio scorso che ha portato all’elezione a segretario federale di Roberto Maroni e simbolo della nuova ‘Lega 2.0’. “Io non sono tanto per ‘Prima il Nord’, meglio ‘Padania’ che e’ la parola chiave”, ha scandito il presidente del Carroccio, tra gli applausi dei sostenitori accorsi ad ascoltare il suo comizio, primo appuntamento pubblico dopo gli attacchi alla leadership di Maroni. “La ‘Padania’ ha diritti internazionali che l’Onu riconosce, l’auto-determinazione – ha sostenuto – se fai ‘Prima il Nord’, non c’e’ questo diritto”.

“Mi pare che la Lega sia in un periodo difficile. La riconoscenza sembra una virtu’ del giorno prima, non del giorno dopo, ma sono piu’ che certo che le cose si raddrizzeranno” ha detto ancora Bossi, aggiungendo: “Avevo lanciato questa frase ‘tutti per uno, uno per tutti’, non e’ possibile che adesso sia il contrario”.

“Io sono convinto che non bisogna espellere nessuno, soprattutto quelli che hanno fatto la Lega, cioe’ la base, non Maroni e neanche io, anche se mi sono speso tanto”, ha continuato Bossi. “La riconoscenza – ha insistito, con riferimento al suo ruolo di fondatore del partito – deve finire di essere una virtu’ del giorno prima, ma deve essere la virtu’ del giorno dopo”. “In questo momento – ha continuato – c’e’ qualcuno che un po’ dimentica quello che la gente ha fatto per noi. Io non ho dimenticato i tanti di voi che mi hanno aiutato a portare a casa uno strumento politico che difende gli interessi di casa nostra”.

E passiamo a Treviso. ”Non basta dimostrare di saper governare bene per vincere. Adesso bisogna cambiare marcia e smettere di farci male da soli”. Lo ha detto il segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni, nel corso di un comizio di sostegno al candidato sindaco  Giancarlo Gentilini. ”A chi giova se non ai nostri avversari? ha proseguito, con riferimento alle turbolenze interne al partito ed ai suoi echi sulla stampa. ”Noi possiamo iniziare una fase nuova ma non possiamo piu’ continuare con tutte queste menate perche’ personalmente mi sono stufato di tutto”. ”La mia piu’ grande soddisfazione – ha concluso Maroni – e’ che la settimana scorsa il consiglio federale ha approvato il bilancio del 2012 che ho preteso fosse certificato dal collegio sindacale e da una societa’ esterna che non ci ha fatto sconti. Abbiamo chiuso quella brutta pagina, quel brutto capitolo, adesso si deve cambiare passo”.

”La madre di tutte le battaglie e’ riuscire a tenere qui le tasse che mandiamo a Roma”. E’ la risposta data da  Maroni a chi gli chiedeva se il ballottaggio di Treviso fra Giancarlo Gentilini e l’avversario del centrosinistra, Giovanni Manildo, sia la sfida centrale per la Lega. ”Tutte le sfide sono importanti – ha concluso – e se Gentilini si trova a dover rincorrere vorra’ dire che a vincere ci sara’ piu’ gusto”.

Dunque, a due giorni dai ballottaggi soprattutto il Senatur ha abbassato i toni  rispetto agli ultimi giorni, anche se Maroni ha detto chiaro e tondo di essere stufo dell’andazzo. E il segretario si interroga su quando indire il congresso per la nomina del suo successore: anziché la primavera del 2014, prima delle elezioni europee, di cui si era parlato finora, starebbe interrogandosi sulla possibilità di andare a scadenza natura, cioè nel 2015, oppure anticipare all’autunno di quest’anno.

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19 Comments

  1. Silvia says:

    Io non ho vissuto gli anni “d’oro” della Lega ma mi sono documentata abbastanza( non so se in maniera imparziale ma in ogni caso per rendere (credo) giustizia ai tanti militanti che hanno sacrificato tempo, energie e fatiche e che comunque porto grande rispetto per gli ideali in cui credevano.
    Questo è dedicato a loro.

    Questo è anche un atto di rispetto per Shark che io stimo.

    Piccola premessa…

    La Regione Friuli Venezia giulia venne alla luce in forma tormentata. Come una crisalide che fatica a uscire dal suo bozzolo, così i costituenti incontrarono difficoltà a trovare le ragioni della “specialità” accordata. D’altronde, i caratteri “mistilingue” e “confinari” alla base delle motivazioni per la nascita del Trentino Alto Adige, Valle D’Aosta, Sicilia e Sardegna erano scarsamente giustificabili se applicatr al confine nord-orientale italiano. In realtà erano sopretutto gli autonomisti friulani a opporsi alladecisione, perché vedevano svanire il sogno della ricostituzione dell’antica “Patria” che riuniva in un territorio, ricco di storia, dal Livenza al Timavo sotto la regia di Udine. La resistenza al compromesso, raggiunto nelle aule dei palazzi romani, fu evidente attraverso lo spoglio dei quotidiani e periodici udinesi. Non si riusciva a comprendere l’unione con la Venezia Giulia, cioè con una realtà che aveva pochi punti in comune. “E’ là semmai che ci sono problemi di confine e di minoranze linguistiche” ribadivano a più riprese molti esponenti udinesi, gelosi della loro identità friulana. I critici denunciavano anche il rischio “del disfacimento dello stato unitario”. Il riconoscimento dell’autonomia a una regione così frantumata posta in un confine così delicato-sostenevano- avrebbe potuto rappresentare un’occasione in più per favorire le ambizioni di Tito.
    Iniziative decisamente contrarie alla “specialità” provenivano anche da Pordenone (dove il consiglio conunale all’unanimità si era dichiarato favorevole all’uniuone col Veneto) e da Gorizia (dov’erano forti le preoccupazioni di una nuova annessione da parte di Udine, dopo aver a fatica riconquistato la provincia, pur sempre mutilata). Ma neanche i triestini condividevano l’accordo raggiunto, perché aspiravano a una loro autonomia specifica, che tra l’altro pare fosse stata ventilata direttamente da De Gasperi. Ci furono anche delle iniziative politiche per bloccare l’operazione nel suo insieme.
    L’onorevole Tessitori, di fatto il padre del compromesso, dovette faticare molto per spiegare l’opportunità, offerta a tutti i friulani, di aver conquistato la Regione autonoma in una fase storica così delicata per lìItalia. Infatti, l’Italia(uff…) usciva dalla guerra in una situazione economica preoccupante ed era ancora sottoposta a un’umiliante situazione di sovranità limitata., il cui malessere si avvertiva sopratutto a ridosso dei confini con la
    Jugoslavia. Il deputato udinese non si stancava di ricordare a tutti che era “preferibile una regione a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia, piuttosto che una normale del Veneto, al cui interno il Friuli avrebbe probabilmente finito per perdere ogni individualità”. Comunque l’opposizione era forte, tant’é vero che, neanche un mese dopo la sua battaglia costituente, Tessitori fu oggetto di un attentato dimostrativo: un ordigno dannegiò la sua abitazione a Udine. Lui non si perse d’animo …Soltanto una parte degli ambienti autonomisti friulani gli diedero man forte nella difficile difesa del suo operato. D’Aronco su tutti cercò sempre di sostenere il risultato acquisito:”La concessione della specialità, lungi dall’apparire negativa, consente di attuare una forma di autogoverno regionale molto maggiore di quella normale”. Bisogna pur aggiungere il rispetto al Veneto,, il cui distacco rappresentava la “madre di tutte le battaglie”.
    …uscirono proposte in contrapposizione fra loro: un’unica Regione, due Regioni tra loro indipendenti, una Regione ma con accentuate autonomie provinciali, una Regione unica con un’autonomia specifica assegnata a Trieste. Si aggiunse anche,scrisse Mario Bertolissi, “che ragioni di contrasto avevano ad oggetto il capoluogo: erano state candidate Trieste, Udine gorizia e addirittura Aquileia”

    La Regione nacque il 31 gennaio 1963…comunque sia , ha sempre subìto il ricatto dei compromessi tra territori che hanno mantenuto le loro diversità. Sopratutto è rimasta in ostaggio del dualismo tra Udine e Trieste, causato ad intermittenza dalle proposte di riorganizzare attraverso il riconoscimento del Friuli storico e dell’area metropolitana triestina, con Pordenone e Gorizia a rivendicare un maggior peso finanziario e una miglior visibilità politica.

    …continua con “la corsa al Carroccio”…

    • luigi bandiera says:

      Eh si.

      Si evince che ci hanno fatto baruffare piu’ o meno per poi dire: ha vinto la democrazia..!!

      Bisogna stare attenti a certi girotondi politici.

      Lasciamo perdere il De gasparri…

      Volevano farlo perfino santo…

      Per carita’ di Dio nostro, un politico santo..??

      Meglio santificare Belzebu’… e non intendo l’Andreotti…
      Pace alla sua anima.

      Ma perche’ devo ripetermi..??

      IL POPOLO NON E’ MAI STATO SOVRANO…

      Smettetela di considerarlo tale.

      Almeno fin che vedete che ha una legge contro..!!
      O non si vede che le ha contro..?

      Ma ne ha talmente tante contro che ce ne vuole di tempo per arrivare che le abbia tutte a FAVORE..!!

      Vorrei dire, ALMENO UNA A SUO FAVORE..!!

      Sim sala bim…

    • Silvia says:

      “Anche il Friuli è nostro”. letti i dati del voto regionale, Umerto Bossi ha aggiunto un’altra casella nel mosaico dell’avanzata leghista contro “Roma padrona”. In effetti, nel 1993, anche il panorama politico fel FVG è cambiato radicalmente.
      …continua…

      • Silvia says:

        …C’era poco da riciclare dalle macerie dei partiti tradizionali, così la Lega si è mossa attraverso la cooptazione di alcuni militanti nella galassia dell’autonomismo friulano. Il primo referente di Bossi é statp Mario Prata, consigliere comunale di Pordenone, poi espulso dal Movimento Friuli. Attorno a lui è nato il primo nucleo leghista: Carlo Casetta, Gian Paolo Gobbo, Marilena Marin e FRanco Rocchetta, che era già leader della Liga Veneta. Altri personaggi dell’autonomismo sono passati armi e bagagli nel Carroccio, sopratutto nell’Udinese e nellìIsontino, creando non poca confusione e anche screzi di carattere personale. A questo punto é stato necessario il primo intervento di Bossi, attraverso il fido Patelli, per mettere ordine in un movimento che, appena nato, già si caratterizzava come polveriera di idee contraddittorie, di rancori e naturalmente di ambizioni.
        Alla fine, la sentenza inappellabile del “leader maximo” è servitoa a costituire lo zoccolo duro della Lega Nord Friuli, alla cui guida è stato messo lo spilimberghese Roberto Visentin, politico già in pista, con un passato di autonomista e di verde, peraltro senza grandi fortune. Il suo punto di forza era la conoscenza personale di Bossi. Ad aiutarlo nell’impresa di costituire un solido gruppo, sono stati chiamati a Udine, Pietro Fontanini, poi diventato primo “governatore” leghista della Regione e senatore, e a Trieste, Fabrizio Belloni, un commerciante lombardo trapiantato nel capoluogo giuliano. Sono stati invece isolati gli uomini del Movimento Friuli e il nucleo storico formato da Mario Prata. Ormai é risaputo che, i leghisti, pur facendo leva sul localismo, non sono riusciti a costruire un ponte con le esperienze “mature” dell’autonomismo friulano e triestino. Anzi, le hanno sempre ostacolate. L’avvertimento di Visentin a quei “mondi” è sempre statp perentorio: “Fino a quando ci sarà la Lega, non potranno esserci spazi per altri gruppi”.
        In realtà, il Movimento Friuli e la Lista per Trieste, orgogliosi della propria identità politica, non hanno mai accettato di piegarsi alla volontà di Bossi, evitando così il rischio di posizioni subalterne alle logiche “padane”. I motivi li ha rimarcati fi dall’inizio il capo storico del Movimento Friuli, Marco de Agostini, raccolti nel libro “Carroccio a Nord-Est” dei gionalisti Alberto Bolis e Massimo Graco. “Il Friuli alle dipendenze di Milano-ha sostenuto- rischierebbe di diventare la Cenerentola di una macroregione settentrionale”. E anche per la Lista per Trieste il Carroccio rappresentava- come ha affermato Manlio Cecovini, uno dei leader storici-“un male inevitabile in un’Italia tradita dalla partitocrazia”., ma da cui stare alla larga. Le stesse perplessità sono state raccolte successivamente dai due giovani dirigenti della LpT, Giulio Camber e Roberto Antonione, entrambi diffidenti nei confronti “dell’apparato leninista dei leghisti”. Tutti e due sono poi confluiti nell’allora Forza Italia.
        I nuovi politici dovevano essere scelti nel rispetto di una regola fondamentale , imposta da Bossi: restare uomini ombra, al servizio della causa dell’indipendenza. E’ significativa la testimonianza del professor Gianfranco Miglio, riportata nel suo diario segreto sulla Lega. “Bossi-ha scritto-è sempre stato morbosamente geloso di chi ottenesse, fra i leghisti, una simpatia e un credito eguali, se non addirittura superiori, a quelli a lui tributati. Dovendo scegliere fra una persona integra ma scomoda, e un’altra più maneggevole perché dotata di una buona coda di paglia, ha quasi sempre optato per la seconda”.Ovviamente, questo meccanismo di selezione ha minato fin dalle sue origini la tenuta del Carroccio. E, constatati i limiti del movimento, molto evidenti sopratutto nella gestione della cosa pubblica, numerosi vecchi politici soprafatti da Tangentopoli si sono rincuorati al motto “A’ da passa a’ nuttata”. Il dissenso, è chiaro, non può esistere in un movimento rivoluzionario, come la Lega si definisce. “Io volevo solo aprire un dibattito-ha spiegato Roberto Maroni, a Bruno Vespa, prima di bere la sua dose di “olio di ricino” per aver criticato la rottura dell’alleanza con Berlusconi-che finalmente non fosse definito un complotto. Ma questo nella Lega è praticamente impossibile. Nella Lega, quando si apre un dibattito che mette in discussione la linea del segretario, la base parla subito di un complotto. E allora si interrompe il confronto e arrivano le sanzioni. Ma la cosa più dura da subire, per chi è in dissenso con il segretario, è l’attacco sul territorio. Che è immediato, durissimo, personale. E porta spesso a rotture insanabili”. Il pollice verso di Bossi si è girato all’insù una volta soltanto, quando ha deciso di salvare il mite contestore Maroni. Lui è rimasto il numero due. Tutti gli altri sono stati decapitati, dopo aver subìto un vero e proprio massacro sul territorio di riferimento. Roberto Visentin l’ha sempre detto, prima di cadere anche lui vittima delle misure punitive:” Nella Lega non si rientra più. Un partito rivoluzionario non può permettersi la democrazia”. Nel 1992, è stato cacciato il carnico Maurizio Manfroni. A Triste, è stato cacciato Edoardo Marchio, già consigliere provinciale. Nel 1996 c’è stato un repulisti più clamoroso: Fiordelisa Cartelli, Bruno Stroili e Carlo Sticotti, accusati di eresia politica. Il veneto Franco Rocchetta, è stato spazzato via anche lui senza nessuna esitazione e la mannaia ha colpito ancora in Veneto l’odiato Comencini, accusato di aver stretto patti con il Polo senza il consenso della casa madre.

  2. luigi bandiera says:

    Non ho la VERITA’ IN TASCA PRONTA CONSEGNA… pero’ prima il nord non mi e’ sembrato un motivo valido… leitmotiv.
    Va ben poi col senno di poi uno puo’ diciamo migliorare e magari indovinarla.

    Qui o si ragiona secondo ZENITH o SI PERDE.

    L’AZIMUTH l’asciamolo ai tririnkoglioniti che non sanno nemmeno che il NORDEST cade in medio Adriatico.

    Solo se saremo consapevoli di questo potremmo andare un passino (che fa molto rima solo con fassino che forse non c’entra) in avanti.

    L’Azimuth o la rosa dei venti… non serve a noi..!!

    Serve a chi ci VUOLE OCCUPARE, COLONIZZARE E SFRUTTARE..!!

    A NOI SERVE CAPIRE KE KAX E’ LO ZENITH..!!

    Kax, con tutti sti architetti in giro, economisti e “bravi” vari (di Manzoni memoria) siamo SCHIAVI DE ROMA DA SEMPRE PREDONA..???

    Sapete che io sono un ripetente perche’ non ci arrivo come gli altri ma insisto: se noi non voteremo scheda NULLA, NULLA CAMBIERA’..!!!!!!!!!!!!

    Beh, salvo, occupare le piazze che sono, pero’, il CAMPO (santo) delle sinistre e delle destre e del centro..! O per noi..?

    Ma cosa vi danno da bere lì in Kantina Sociale Talibana..?? (KST).

    E’ questo il primissimo problema oltre a tantissimi altri tutti prioritari: BASTA KST..!!! STOP ITALY..!!!!!

    Salam

  3. Franco says:

    Dare del “traditore” a Maroni da parte dal reperto leghista è oltraggiante, perché in tradimenti, lui, è un esperto!

    • ma kuel “traditore” si riferiva alla sua persona… mika agli ideali ke x entrambi non sono i nostri ke blaterano in xfetta ciarlataneria…

      • Unione Cisalpina says:

        e poi il kasino ke Bossi ha piantato è konseguente alla minaccia maroniana di tagliargli gli € 800.000/anno di prebende ke il partito non intende + pagargli …

        è kome se l’affittuario d’una kasa si rifiutasse di pagare il kanone all’affittante … e da kuà partono le akkuse di “tradimento” … gli ideali non centrano un kazzo …
        da ridere se non fosse kuestione e morale bossiana ke kontinua a sbeffeggiarsi di tutti noi …

        i problemi sono di proprietà e le diatribe di pagamenti … solo ke nel nostro kaso specifiko non si tratta di lokazione di pura e semplice abitazione, ma di avviata attività kommerciale di illusionisti politici specializzati in “bidoni e pakki” milionari e di kualità … 😀

        io skerzo ma è la verità… non avete ankòra imparato a konoscerli ?!

    • Miki says:

      Sta di fatto che la coerenza di Maroni in fatto di statuto lascia molto a desiderare (eufemismo-ismo)

  4. druides says:

    Infatti: anche i calabresi possono dire ai siciliani ‘prima il nord’.
    Figuratevi poi cosa possono dire ai padani i norvegesi.
    Mi sa che chi ha pronunciato per la prima volta lo slogan lo pronunciato così “pima il nodde”.

    • Unione Cisalpina says:

      esatto… un italiota ke vive in Padania ma ke bvuol kongtinuare ad essere ciò ke non è, ovvero italiano… kuesti sì, veramente, sono affetti dalla Sindrome di Strokkolma …

      vanno kurati, altro ke votarli !

  5. Bepe says:

    Tutto quel che si vuole, basta che il prossimo segretario sappia scegliere bene i tesorieri.

  6. BRUNO DOLFINI says:

    QUI LEGA NORD 3.0 (Dolfini Bruno) :
    — DOBBIAMO AMMETTERE CHE ” PRIMA IL NORD”
    E’ UN DIRE INSIGNIFICANTE,CONIATO DA UNA
    MENTE MOLTO MOLTO LIMITATA.SINCERAMENTE
    NON SI CAPISCE CHI POSSA ESSERE COLUI CHE
    HA PARTORITO UNA FRASE DEL TUTTO PRIVA DI
    UN MINIMO DI INTELLIGENZA POLITICA.
    E’ UN FATTO SIMILE A QUELLO DELLE
    “SCOPE INFAMI” ,UN FATTO CHE RICORDA
    LA STORICA “COLONNA INFAME” DI MILANO
    AL TEMPO DELLA PESTE DEL1600 DESCRITTA DA
    ALESSANDRO MANZONI.
    LA LEGA 2.0 NON ANDRA’ DA NESSUNA PARTE,
    QUESTO E’ FIN TROPPO EVIDENTE!
    QUINDI : LEGA NORD 3.0 .
    Sinceri Saluti.

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