BOSSI, L’ONORE DELLE ARMI MA BILANCIO POLITICO FALLIMENTARE

di GIANLUCA MARCHI

Al vecchio condottiero è stato reso l’onore delle armi, anche da questo giornale particolarmente critico con la politica della Lega fin dalla sua recente nascita (a proposito, domani festeggiamo i tre mesi di vita e abbiamo superato abbondantemente il mezzo milione di contatti unici e il milione e mezzo di pagine visitate: pare siano risultati di un qualche rilievo nel mondo del web, dunque grazie a tutti quelli che ci stanno seguendo). Umberto Bossi si è dimesso da segretario, anche se non esce affatto di scena, come lui stesso ha dichiarato ieri in alcune interviste, e allora vedremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi se la sua continuerà a essere una presenza ingombrante, che negli anni ha via via incartato la Lega, costringendola a girare su se stessa in una sorta di centrifuga degenerativa che ha prodotto quanto ora sta sotto gli occhi di tutti. Oppure se effettivamente inizierà una nuova fase dove molte teste cadranno, dove la purificazione sarà vera e dove il progetto politico sarà chiaro. Diversamente, come ho già avuto modo di scrivere, il Carroccio è defunto l’altro ieri.

Ribadito ciò, un qualche ragionamento politico sulla parabola di Bossi almeno dal 1996 a oggi va pur svolto. Altrimenti ci limitiamo all’agiografia del personaggio, esercizio fine a se stesso. Ebbene, al Senatur va reso merito di almeno tre cose: 1) avere imposto con forza sulla scena italica la cosiddetta “questione settentrionale”, tema del quale già altri parlavano prima di lui, ma che ha ricevuto una spinta notevole dalla crescita tumultuosa della Lega Nord; 2) aver imposto sul tavolo politico nazionale il tema del federalismo, che prima di allora poteva essere scambiato con qualsiasi cosa di commestibile; 3) aver aperto le porte della politica a molta gente comune che in precedenza mai avrebbe immaginato di impegnarsi direttamente nella cosa pubblica.

Fine: qui si concludono, a mio giudizio, gli aspetti positivi. Dopo di allora, infatti, la “questione settentrionale” non ha compiuto un passo in avanti, cioè le condizioni del Nord del Paese non sono per nulla migliorate, anzi semmai è avvenuto il contrario, con la Lega che soprattutto negli anni di alleanza governativa con Berlusconi ha avallato le peggiori politiche centraliste immaginabili, accompagnate da tanti episodi di “elargizioni” al Sud in stile Prima Repubblica e anche peggio.

Sul federalismo il bilancio è, se possibile, anche peggiore, nel senso che l’assoluta insipienza delle teste applicate da Bossi e dalla Lega in questa riforma ha finito per produrre un gigantesco pasticcio che, come ho già avuto modo di rilevare in precedenti occasioni, persino gli studiosi strenui fautori del federalismo – vedi il professor Luca Ricolfi – si sono augurati che quella pseudo riforma non trovasse mai applicazione perché sarebbe stata una minestra indigeribile. E se vogliamo appuntare una medaglietta sulla giacca del professor Mario Monti, dico che potrebbe essere quella di aver dimenticato in un cassetto la riforma-bidone.

Spalancare le porte dell’attività politica a coloro che prima quasi non ne avevano diritto è stata una sorta di popolarizzazione della politica, ma il processo nel tempo avrebbe richiesto una adeguata selezione della classe politica che si andava via via consolidando, con la crescita delle migliori teste in gioco. E invece sappiamo che molte di quelle “belle teste” sono cadute in corso d’opera, perché il capo non tollerava che ci fosse qualcuno, non dico più carismatico di lui perché ciò era difficile, ma più preparato e più fine nell’elaborazione politica. Quindi zac, le capocce sono rotolate a mucchi, altre pur valide si sono salvate per il rotto della cuffia e invece sono proliferati i signorsì ai quali andava bene accettare qualsiasi cosa, tanto uno strapuntino caldo su cui sedersi comodamente era già grazia ricevuta. Adesso, invece, si insiste molto sulla Lega del territorio, sulla nuova generazione dei sindaci e degli amministratori locali molto bravi e apprezzati che costituirebbero la struttura portante del nuovo Carroccio: che vi siano tanti personaggi in gamba è probabile, ma di schiere di sindaci leghisti buoni a sistemare le strade e i tombini e a gestire le finanze comunali con oculatezza che ce ne facciamo se poi non intraprendono un’azione che sia una per perseguire quella che resta (per statuto) la ragione sociale della loro ditta di appartenenza, cioè l’indipendenza della Padania?

In definitiva, per Umberto Bossi il bilancio politico, e sottolineo politico, degli ultimi quindici anni è quantomeno negativo, se non disastroso. Molti dei delusi, dei fuoriusciti dalla Lega, degli elettori che hanno smesso di recarsi alle urne ritengono che l’uomo abbia generato in loro un sogno e poi glielo abbia rubato. Difficile dargli torto.

A mio parere, il tradimento del progetto politico leghista comincia nel 2000 con l’alleanza politica che Umberto Bossi ha siglato con Silvio Belrusconi: da quel momento il “sogno” viene triturato e gettato nel cestino, anche se formalmente tenuto in vita sull’onda dello slogan che solo l’alleanza col Paperone di Arcore “ci può portare al federalismo”. Non so se a quel “contratto” Bossi è stato costretto solo per salvare la sua creatura oberata dai debiti (assommati dai troppi errori disseminati sul percorso) o perché, essendosi trasformata la Lega da movimento rivoluzionario in partito classico all’italiana, avesse bisogno di entrare nella stanza dei bottoni (il potere) per assecondare i troppi “affamati” di cui si era infarcita. Resta il fatto che un movimento che si professa indipendentista o autonomista non può allearsi con le forze centraliste che deve necessariamente combattere sul territorio dove vorrebbe portare l’indipendenza. Un movimento del genere o raggiunge il suo obiettivo o si scioglie: questo predicava Bossi ai tempi del parlamento padano di Chignolo Po. Tutti i razzolamenti successivi sono andati in direzione opposta.

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29 Comments

  1. marcopolo says:

    Facciamo un po’ di storia.
    Nel 1996 alle elezioni politiche la Lega – sull’onda dell’indignazione popolare del dopo “tangentopoli” – riceve 3.776.354 voti ( 10,97%). Risultato mai più ripetuto. Se ci fosse già stato Grillo, avrebbe probabilmente ottenuto un successo analogo.
    Dopo cinque anni di “sproloquio bossiano” sulla “secessione” i voti scendono nel 2001 a 1.443.354 ( 3,94% ) e solo l’alleanza con Berlusconi – “il mafioso di Arcore” – permette alla Lega di entrare in Parlamento.
    Giustamente il Direttore rimprovera a Bossi quella sciagurata, innaturale alleanza, ma a lui della coerenza e del rispetto del suo elettorato non importa proprio nulla.
    Quello che veramente gli interessa è di tornare ad accomodarsi ancora una volta nell’odiata ma tanto accogliente Roma.
    Nel 2006 – dopo cinque anni di governo con la Lega, quelli della “devoluzione” -i voti risalgono di poco: 1.749.632 ( 4,6% ).
    Ma qui Bossi ha un altro colpo di fortuna, come quello di tangentopoli. Va al governo Prodi con quei casinisti dell’Unione.
    Esplode l’immigrazione incontrollata. Un magnifico cavallo di battaglia per la Lega.
    Nel 2008 i voti tornano così ad un ottimo livello, 3.024.522 ( 8,3% ). Ma Bossi non ha alcun merito, solo autolesionismo della “sinistra” gli regala questo risultato.
    Il resto lo vedremo nel 2012, ma il futuro mi sembra oscuro.

    • Marco says:

      Nel ’96 l’effetto Tangentopoli era già esaurito; il grande successo di quelle elezioni politiche è dovuto alla campagna elettorale del “Padania contro Roma-polo – Roma-ulivo” che poi ha portato alle grandi manifestazioni indipendentiste del settembre ’96.

  2. Sante says:

    ASSOLUTAMENTE CONTARARIO.
    PER BOSSI e PER LEGA NORD
    eterna “damnatio memoriae”.
    ……………..altro ke onore delle armi.
    Hanno rubato 30 anni di sogni dei Veneti.
    .
    SerenissimiSaluti

  3. Nicola Job says:

    Le lega nord in realtà per noi veneti ha rappresentato uno sviamento colossale dalla volontà popolare di creare uno stato veneto indipendente. Se ci pensate la lega nord ha di fatto eleiminato la liga veneta di Rocchettai. La padania come entità storico politica non esiste e non è mai esistita. Il progetto di Bossi si è rivelato assurdo in quanto la maggioranza dei lombardi o dei piemontesi non vuole l’indipendenza. Solo il popolo veneto mantiene salde queste prerogative. Non perdiamo ulteriore tempo con questa lega nord che non ci appartiene.

  4. gigi ragagnin says:

    come siamo stati coglioni. dovevamo capirlo subito, quando abbozzi ha affidato il ministero delle riforme a speroni.

  5. Bruno Giordan says:

    Io sono rimasto dentro ad ogni costo e finalmente vedo un pò di luce. Il nostro movimento continuerà a funzionare con un capo migliore, ed avremo qualche speranza di realizzare qualcosa. Ho abbastanza rispetto di voi, se non su un punto: non è chiudendosi in ristrettissime conventicole che si ottiene qualcosa. Un movimento di massa, con il tempo e la pazienza, può ottenere di più, specialmente aprendosi anche a chi leghista non è, grazie ud una nuova fase incentrata su un personaggio dal passato di ministro efficiente come Maroni. Naturalmente ci vorranno decine di anni, ed una pazienza di ferro. Per me, assolutamente necessaria nel contesto geopolitico attuale. Senza questa, si resta alla fase dei sogni.

    Bruno Giordan, militante

  6. Cristian Merlo says:

    Tutto perfettamente condivisibile. Un’analisi impietosa del “celodurismo”: una concezione delle cose fatta solo per slogan e proclami tanto inconsistenti, quanto più triviali; alimentata dal culto cieco e fideistico del “capo”; volta a dispensare illusioni e ferocemente orientata a sfruttare quelle illusioni per perseguire il proprio reale oggetto sociale: potere, potere e potere; incardinata sui sacri dogmi dell’ignoranza ferina (il Trota ne è solo il corollario logico e… fisiologico), della cialtroneria, e dell’incoerenza integrale.Insomma, gente che, eccettuato l’aureo periodo migliano, ha sempre parlato di cose senza nemmeno sapere cosa fossero…Del resto, “per chi fa fatica a fare una o col bicchiere”, sarebbe stata troppo fatica studiare od approfondire, (non avendone chiaramente e mezzi) o peggio, frequentare dei corsi intensivi di recupero per imparare a leggere… quello che si sarebbe dovuto poi studiare ed approfondire. Tanto, per ingannare ed illudere i militonti sono sempe bastati i bla,bla,bla beceri ed assurdi del capo: per raggiungere l’indipendenza sarebbe bastato un suo “gesto dell’ombrello”… Ergo, non si può nemmeno trovare un’attenuante, per questi squallidi parassiti locali…

  7. giuseppe says:

    Cosa accadrà dopo le “vicende leghiste”, è difficile dirlo.
    Indipendentemente dal fatto che tutto sia vero, oppure tutto sia falso, oppure in parte vero in parte falso, l’unica cosa certa è che queste vicende hanno fatto arrabbiare i padani, già abbondantemente arrabbiati anche prima. La Padania è una “polveriera”, lo sappino quelli che intendono accendere dei “fiammifferi”.

  8. Franco says:

    Più semplicemente si può serenamente affermare che ha fatto SOLTANTO CHIACCHIERE ,non ha prodotto NIENTE,e ha trasformato la Lega (che non è più NORD) in un vero partito ROMANO e ROMANZZATO,che prima di pensare a realizzare ciò che è stato sbandierato e solennemente promesso,pensa ai soldi del finanziamento pubblico e vuole più voti soltanto per aumentare le”entrate”(i figli costano molto).Il primo passo per realizzare questo”progetto” è stato nel 1994 l’esclusione del Prof. MIGLIO dal Ministero delle Riforme Istituzionali,preferendogli “l’inutile” Speroni.Quindi………..

  9. Ferdinando says:

    Sarebbe anche il momento di fare chiarezza anche su quella , mai smentita, compravendita del simbolo della lega alienata a favore di Berlusconi . Non è che la fine, quella vera, è iniziata con quel contratto “immorale”? Cari leghista chiedetelo a gra voce : non ” fora di ball” ma ” fora tutti i contratti!!!”

  10. Ferdinando says:

    La idolatria della persona non può portare che guai!.
    Che Bossi fosse all’oscuro di tutto è una gran baggianata a cui nessuna persona dotata di un minimo di cervello può credere, E questo indipendentemente dalle testimonianza delle segretarie già acquisite dai magistrati, Bisogna essere critici e realisti!. Ma quando anche si volesse optare per ” era all’oscuro di tutto” questo dimostrerebbe la assoluta incapacitá dell’uomo a ricoprire cariche importanti e di alta responsabilità: e pensare che Bossi fino a 4 mese fa era addirittura Ministro della Repubblica,,,,,,!!!!!. Dico ai leghista, per i quali in questo momento ho il massimo rispetto, aprite gli occhi, non è idolatrando il capo che si risolvono i problemi, pretendete chiarezza e completezza della verità , non accontentativi di dichiarazioni furbastre e fuorvianti quali. ” se qualcuno ha sbagliato dovrà pagare indipendentemente dal nome e cognome che porta”

  11. Vittore Vantini says:

    Le assoluzioni o le autoassoluzioni lasciamole ai preti (per chi ci crede) o alle coscienze individuali. La Lega è ufficialmente un capitolo chiuso, almeno sul piano morale. Parliamo un pò più di noi !

  12. sciadurel says:

    Bossi purtroppo si è rivelato disastro su tutti i fronti:

    ha sollevato la questione settentrionale solo per avere il potere, ha infangato l’autonomismo Padano e il termine secessione (sdoganandolo, vero, ma per poi ripudiarlo a mani basse) ma sopratutto DEVASTATO il concetto di federalismo, dileggiando e ostacolando Gianfranco Miglio che il massimo esperto della materia in itaglia

    l’ultima “chicca”, dopo aver tradito le idee politiche, è quella di aver sputtanato il concetto di moralità in Padania associandosi a gentaglia di dubbia provenienza (Dell’utri, Cosentino, ecc…) e consegnando la guida della LN ad una cosca siculo-calabrese-pugliese

    • liugi says:

      Un giorno, quando Bossi sarà passato a miglior vita, a Roma gli sarà dedicata una statua. La targa sarà intitolata a “Umberto Bossi, che salvò l’unità nazionale mettendo in ridicolo i concetti di autonomia e federalismo”.

      Ci sarà da lavorare parecchio per togliere la patina di ludibrio dagli ideali sacrosanti che il partito di Bossi diceva di portare avanti.
      La Lega ha fatto danni talmente profondi che per decenni non si potrà usare il verde per l’abbigliamento e i simboli di partito. Non parliamo poi del Sole delle Alpi, simbolo storico delle comunità alpine che farà grossomodo la fine della svastika.

  13. Gino says:

    In tutti questi anni cosa ha realizzato la Lega?
    La secessione non l’abbiamo vista, e neanche il federalismo.
    Il numero degli invasori allogeni penso che con la Lega al governo sia aumentato e non certo diminuito.
    Un partito che speriamo chiuda.

  14. Daniele Roscia says:

    Caro direttore, non possiamo distinguere il fallimento di Bossi a cominciare dall’ anno 2000. Sembra quasi un’autodifesa di quanto fatto precedentemente, e purtroppo noi c’eravamo, tu come direttore ossequioso della Padania ed io come parlamentare a Montecitorio. Dobbiamo ammettere che il grande capo non era all’altezza del ruolo di risolutore della questione settentrionale. Ti ricordo alcuni passaggi significativi: il mancato incarico di ministro delle riforme al professor Miglio nel 94, Bossi non avrebbe mai ammesso di non avere le competenze teoriche per una simile riforma, il fallimento della bicamerale con D’Alema lasciata deliberatamente marcire per insipienza, l’incapacità di utilizzare persone capaci e competenti, non solo intellettuali, nei posti strategici. Tutti questi aspetti che abbiamo visto per anni, purtroppo sopportato e taciuto, mi inducano a fare il mea culpa, ma sarebbe ora che c’eri anche tu, non ripetiamo questi riti autoassolutori, non servano alla mission che tutti, spero, hanno perseguito e resta ancora li’ in cerca di una soluzione. * Promoter Lombardia Stato.

    • gianluca says:

      Mio caro Roscia, io prima di tutto non ero un militante leghista e non ho mai avuto la tessera. E nemmeno mai nessuno mi chiese di farla mentre ero direttore. Per accettare l’incarico, dopo due rifiuti, ho posto delle condizioni e solo quando sono state accettate ho firmato. Certo dirigevo la Padania e non l’Unità, quindi dovevo comportarmi conseguentemente. Quando quelle condizioni sono venute a mancare, me ne sono andato prima che il mio contratto scadesse: potevo restare al caldo e accettare l’involuzione, così avrei fatto i miei interessi, finendo magari in Rai o in Parlamento. E invece ho fatto i bagagli e in seguito ho pagato assai caro essere stato il primo direttore della Padania. E non avevo vitalizi maturati a scadenza naturale… Quindi vediamo di non confondere le acque.
      Marchi

    • Leonardo says:

      Da conoscitore della questione, confermo ogni parola di Gianluca Marchi. Ogni parola!

  15. Giacomo says:

    “1) avere imposto con forza sulla scena italica la cosiddetta “questione settentrionale”, tema del quale già altri parlavano prima di lui, ma che ha ricevuto una spinta notevole dalla crescita tumultuosa della Lega Nord;”

    Giusto, salvo coprire di fango questa giusta causa con il proprio comportamento e la propria totale inadeguatezza su molti fronti, compresi quelli affiorati giorni orsono. Le speranze di milioni di persone per bene sono state asservite al delirio di onnipotenza di un narcisista estrovertito grave.

    “2) aver imposto sul tavolo politico nazionale il tema del federalismo, che prima di allora poteva essere scambiato con qualsiasi cosa di commestibile;”

    Bossi non ha mai fatto lo sforzo per lui sovrumano di capire neppure l’abc del federalismo, e ne ha dato una versione talmente distorta e baggiana da SPUTTANARE questo termine per secoli. Miglio lo aveva ben capito, e io penso che il più tragico errore di Miglio, uomo che ammiro e rimpiango con tutto il cuore, sia stato quello di pronunciare the “F” word davanti alla “brodaglia umana” come la chiama Oneto.

    “3) aver aperto le porte della politica a molta gente comune che in precedenza mai avrebbe immaginato di impegnarsi direttamente nella cosa pubblica.”

    Sì, ma in base a due soli criteri: fedeltà assoluta e mediocrità assoluta, fatti salvi rarissimi casi di persone che hanno saputo nascondere le proprie qualità intellettuali e morali.

  16. Federico says:

    in realtà, tutto era già segnato nel 1994, quando Bossi ha rotto con il signor Mediaset non perché Forza Italia andava a riunificare l’Italia, ma attaccandolo su tutta una serie di questioni risibili e poi facendo anche un’alleanza assurda con D’Alema e Buttiglione. Lì Bossi inizia a parlare di tutto meno che dell’indipendenza: parla di Nord protestante, immigrati, mondialismo, poi andrà addirittura da Milosevic, poi finge di fare il cattolico tradizionalista, poi va alle pendici del Monviso e prega il Dio Po… mentre nel frattempo si moltiplicano gli scandali e le ruberie: e per me è una ruberia anche spendere 3 milioni di euro provenienti dal canone Rai per fare quella scemenza di film che è Barbarossa. Purtroppo, Bossi è sempre stato una persona molto ignorante e molto cinica: poche idee e nessun ideale. Oggi dovrebbe essere chiaro tutti, ma questo deve servire solo a dare coraggio a chi voglia costruire un indipendentismo serio, e quindi totalmente diverso (lontano da ogni razzismo e da ogni cialtronata)

  17. Claudia says:

    ottimo commento, privo di livore, equilibrato, esatto, faccio i miei complimenti e divulgo

    • Mi dispiace dover mettere i puntini sulle I Federico. Lo spirito del del federalismo è cercare l’UNIONE NELLA DIVERSITA’, Non quello di essere “indipendenti”. Se non si è animati da questo spirito nobile, che in fondo è sinonimo di progresso umano, sia come individui, sia come gruppi o popoli, finiremo sempre per cercare le strade della divisione e costruiremo sempre comunità altamente conflittuali. Nessun ragionamento potrà scardinare in me questa idea, che a me appare coerente con i criteri che la natura adotta per costruire le società che crea. Ed è anche la ragione per la quale non partecipo attivamente come dovrei a questa impresa dell’Indipendenza sicuramente degna e fatta in buonafede.

      • Marco says:

        Partecipi pure ma, per favore, ci eviti queste “lezioncine ” non richieste o almeno dimostri rispetto per gli altri interlocutori: trovo offensivo il tono presuntuoso col quale lei e l’altro pretendete di dare “lezioni” su concetti semplici, elementari e fondamentali che tutti i veri federalisti conoscono e condividono.

      • Giacomo says:

        Paolo, non è ripetendo una frase all’infinito che la frase diventa vera. Federalismo è unione contrattuale tra persone e comunità consenzienti, basata sulla mutua convenienza ad unirsi. Non c’è alcuna convenienza ad unirsi con comunità che vivono di parassitismo e di statalismo. Ecco perché l’indipendenza dall’italia è una fase necessaria per generare da zero e dal basso un modello federale funzionante. Tu contesti spesso il federagismo leghista, e poi dici che va bene federare il cane coi pidocchi e le zecche, sulla scia dei deliri leghisti. Mi spiace ma non ti seguo. È vero, è preoccupante che così pochi indipendentisti abbiano chiari i principi elementari del Federalismo (mi spiace, Marco, lei fa parte di una nobile minoranza), ma quello sarà un problema che purtroppo affronteremo poi. Ora per noi qua su (e subito a ruota per voi Toscani) l’esigenza è quella di affrancarsi da uno stato colonialista, uno stato idrovora che divora ricchezze e risparmi prodotti da chi lavora, per regalarli a chi sostiene il leviatano col proprio voto clientelare. È lapalissiano, e solo l’ideologia ti può impedire di vederlo. Punta la luce sulla realtà, non sui tuoi occhi, per piacere.

        • valter bay says:

          L’analisi di Marchi è ineccepibile…ma incompleta storicamente sia nei tempi sia nei contenuti e spiego il perché:
          1) La “parabola” di Bossi NON comincia nel 1996, ma nel 1985 e prende corpo nel 1987 (elezione a Senatur!!)
          2) Il progetto politico “cattaneiano” deriva sia da Cattaneo, sia dalla Carta di Chivasso del 1943
          3) L’accento sulla “questione settentrionale” è stato apparentemente divulgato da Bossi, ma in realtà è del 1976/1977 con la nascita della Liga Veneta in Cornuda di Treviso sotto lo stimolo di Franco Rocchetta e successivamente, negli anni immediatamente seguenti, è stato amplificato da “Arnassita Piemonteisa” (poi Union Piemonteisa) di Roberto Gremmo….Bossi venne buon ultimo e si insediò parassitariamente nel disegno federalista di cui non ha mai capito neppure una virgola!!!!!!! Quindi NON merito, ma demerito per aver sminuito fin dall’inizio il progetto confederale del Nord Italia su modello svizzero.
          4) Per una questione “elettorale” di elezioni Europee del 1984 entra in gioco anche Bruno Salvadori di Uniòn Valdotaine
          5) All’origine (anni ‘80) Bossi fu incaricato di fungere da “rappresentante” del disegno e del progetto federalista per due motivi:
          a) Era disoccupato e non aveva un posto di lavoro da difendere, né una famiglia da mantenere.
          b) Si dichiarò disponibile a fungere da portavoce per tutti noi che invece avevamo famiglie e posti di lavoro ed eravamo giocoforza costretti a militare nel progetto federalista in modo quasi clandestino
          c) Dal 1987 godeva di “immunità parlamentare” e poteva dunque dire (in nome e per conto nostro) ciò che noi non potevamo dire a causa di incombenti e continue minacce di querele e sanzioni
          6) Il successo di Bossi nei primi tempi fu dovuto ad una PERFETTA e CALCOLATISSIMA strategia da noi fornita a supporto della sua azione divulgativa. L’insuccesso fu dovuto alla estromissione da parte di Bossi di tutti i suoi più preparati “strateghi” nel timore che essi in un breve spazio di tempo avrebbero potuto intralciare la sua ambizione personale…Bossi avrebbe (nel nostro progetto) fungere da megafono validissimo per la nostra strategia (ed egli accettò con entusiasmo!!!!) ma poi tradì tutti per ignoranza personale, per mancanza di cultura generale, per disamore al progetto federalista, per visione “bottegaia” del movimento politico. Bossi a tal fine si circondò di mezze figure in ogni Regione del Nord degradando il progetto federalista a banale questione di bottega familiare…
          7) Il tradimento della causa Federalista (quindi leghista) legata alla Carta di Chivasso, a Liga Veneta (Franco Rocchetta), a Union Piemonteisa (Roberto Gremmo, Franco Ferraresi, Roberto Vaglio, Valter Bay), al Melòn (Cecovini), a Lega Emilia (Dosi), a Union (poi lega) Ligure (Ravera, Castellaneta, Serra) non si attuò nel 2000, ma iniziò fin dal 1991 col congresso di Pieve Emanuele…
          8) Quanto al simbolo del “guerriero di Legnano” è forse arrivato il momento di capire da dove Bossi trasse tale simbolo : esisteva a Varese un giornalino che nella testata riportava tale simbolo, inoltre occorre osservare questo link http://it.wikipedia.org/wiki/File:Brigata_Legnano.jpg
          Cordiali saluti

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